Podcast e fiction: un universo tutto da scoprire

Nei paesi anglosassoni divertono e ingaggiano. Anche in Italia i tempi sono ormai maturi.

Julia Roberts in Homecoming, serie tratta da un podcast Gimlet Media

La comunità italiana di autori e sceneggiatori con un minimo di dimestichezza nei confronti di quello che sta accadendo all’estero in materia di podcast di finzione è in fibrillazione: sono sempre di più i podcast che raccontano storie appassionanti, coinvolgenti e soprattutto ben scritte e interpretate. Una valvola di sfogo, quella dei podcast di racconto, che ha permesso alle menti migliori di esercitarsi, testare le idee in una palestra come quella del sonoro, che permette comunque di immergere gli ascoltatori in universi di finzione con costi di produzione assolutamente accessibili. Se infatti cercare un produttore televisivo o, peggio ancora, cinematografico, è complicato, richiede contatti, pazienza e una serie di fortunate circostanze a contorno per vedere il proprio progetto venire alla luce, con un podcast è tutto più facile. Realizzare un podcast infatti è relativamente semplice e se non c’è un produttore di podcast a portata di mano è anche possibile tentare la strada dell’autoproduzione.

Il trend si è invertito: i podcast di fiction contaminano gli altri media

Abbiamo salutato il progetto del podcast Serial come uno spartiacque, con le sue decine di milioni di download e ascolti in streaming in tutto il mondo. Non c’è autore che non abbia pensato di cimentarsi in realizzazioni simili, anche in Italia. Ad esempio il fortunato progetto prodotto da Repubblica intitolato Veleno, realizzato da Alessia Rafanelli e Pablo Trincia, ha seguito l’esempio con un’inchiesta su un caso di cronaca nera effettivamente accaduto, con momenti di rappresentazione della realtà che ci avvicinano più alla verosimiglianza che alla finzione: prima volta per un podcast italiano, premiata con la scalata di tutte le classifiche di podcast . Poi è arrivato The Habitat di Gimlet Media e tutti ci siamo chiesti se fosse realtà o finzione, con un trattamento originale che mirava a raccogliere suoni e atmosfere di ambienti reali, nei quali gli attori recitavano nello spazio e non nell’atmosfera asettica di uno studio di registrazione. Tutti siamo rimasti di stucco: un podcast di racconto che intercetta uno degli argomenti più attuali, la futura colonizzazione del pianeta Marte, con un prodotto che rappresenta le nostre paure, speranze, ambizioni e… la nostra normalità.

In Italia abbiamo fatto i conti con il nostro inglese, maledicendoci (parla chi scrive) per non avere allenato abbastanza la lingua per poter comprendere i dettagli nascosti, le scelte idiomatiche. Ma il suono, quello sì, potevamo comprenderlo in tutta la sua innovatività. Taglio cinematografico per un podcast realizzato con ispirazione che ci ha riportato immediatamente ai nostri prodotti di cinquanta e più anni fa. Quando le storie si ascoltavano per radio, in orari prestabiliti, e non si chiamavano podcast ma “radiodrammi”.

ll podcast, una questione di linguaggio (più che di tecnica)

Il suono, l’immagine, la parola. Ovunque ci giriamo c’è sempre qualcuno pronto a dirci come si fanno le cose, figuriamoci poi come si fanno i podcast. Il bello della faccenda è che non ci sono più regole. Dimentichiamo allora la retorica narrativa dei radiodrammi ed entriamo in una dimensione del quotidiano che è stata completamente trasformata dalla tecnologia. Ci mandiamo whatsapp vocali, pubblichiamo Instagram stories, abbiamo tra le mani dispositivi facili e veloci e non sarà un caso che Steven Soderbergh ha realizzato un film da 1,5 milioni di dollari girandolo con un iPhone 7s. E allora qual è l’aspetto dirimente tra un buon podcast di finzione e un prodotto da dimenticare? In un universo narrativo di podcast di finzione a contare è il linguaggio, bellezza, parafrasando Humphrey Bogart. .

Stiamo appena entrando in confidenza con l’inglese dei personaggi della finta stazione spaziale che subito dopo esce la serie di podcast più interessante: Homecoming. Sempre di quei fenomeni di Gimlet (ecco perché sono stati acquistati da Spotify per 220 milioni di dollari!).

Homecoming è una serie di podcast scritta da gente di cinema, quello di Serie A, interpretata da attori di Hollywood in odore di Oscar, realizzata grazie a una sceneggiatura di ferro che si articola in tempi e spazi diversi, come nelle migliori serie tv Netflix. E che succede?

Che il podcast scavalla la china, diventa genere di riferimento, linguaggio specialistico, opera d’arte a sé e non frutto di rielaborazione.

Lo spartiacque di Homecoming: quando è il podcast a fare tendenza

La serie di podcast più ascoltata diventa un caso da studiare. Si interessano guru dell’intrattenimento televisivo, ne acquisiscono i diritti, trasformano il progetto in una serie tv per Amazon Prime video. Con Julia Roberts, ci pensate?

Aspetta, ma allora si può fare, ma allora le mie idee possono avere una platea più ampia, non essere tarpate da mediocri produttori in cerca solo di quello che “funziona” che nella maggior parte dei casi significa non rischiare mai, generando altrettanta mediocrità. Quanti autori e sceneggiatori sono chiusi nei loro bilocali, passando nottate scrivendo e giornate facendo un lavoro di passaggio? Date loro un motivo per crederci e genereranno tanta energia sostenibile da far muovere un paese, almeno in Italia. Crediamoci, ragazzi, scriviamo podcast di finzione, ribaltiamo il dogma che quando si parla di storie inventate il podcast diventi il peggiore dei radiodrammi, facciamogliela vedere, cazzo!

Gli Ascoltabili è la piattaforma di podcast italiani che più si distingue per originalità di trattamento. Con La mia storia ha iniziato a muovere le acque della finzione nel podcast grazie a storie autoconsistenti nelle quali un personaggio agita i propri moventi e pulsioni sullo sfondo di eventi realmente accaduti. Ma c’è sempre questo tabù dell’effetto radiodramma, questa paura di sentire cavalieri e “cloppete cloppete” anche i loro cavalli, in un utilizzo degli effetti sonori didascalico e fuori contesto. 

No, il podcast moderno richiede altro. Infatti gli americani, i tedeschi (non è un caso che l’headquarter di Audible sia a Monaco) già ragionano diversamente. Microfoni di presa diretta che raccolgono la prova d’attore in ambienti perfettamente compatibili con le note di sceneggiatura. Non importa se la voce va fuori fuoco, è così anche nella realtà, obiettivo creare un’esperienza d’ascolto il più verosimile possibile per l’ascoltatore di podcast.

Podcast di finzione: e adesso?

Ma sì, prendiamoci anche questa responsabilità, iniziamo a  creare podcast di finzione convincenti, investendo risorse autoriali, attoriali, tecniche, cercando di divertirci soprattutto, credendo in un prodotto in grado di soddisfare noi, perché se ci piace allora sarà più facile che piaccia anche al pubblico. Gli Ascoltabili è pronta a questa sfida con una serie di progetti di podcast già in fase avanzata di realizzazione. Giuseppe Paternò Raddusa è in pole position come showrunner di una serie dedicata a coppie sull’orlo del fallimento, del cambiamento, della risoluzione, in una serie antologica il cui titolo non vi anticipiamo per creare un po’ di suspense. Possiamo solo dirvi che ha la capacità di analizzare ogni modo di essere coppia nel nostro tempo. E ancora prenderà il via una serie di podcast dedicata ai disagi giovanili, con la preziosa consulenza del prof. Furio Ravera, psicologo e psichiatra dalla grande esperienza. Ritornerà Demoni Urbani, la seconda stagione. Ideata da Simone Spoladori, che ne è anche lo showrunner, è il nostro podcast crime per antonomasia, e con tutta probabilità Gli Ascoltabili si apriranno a contaminazioni con altri autori e sceneggiatori con delle idee che meritano di essere realizzate. A proposito, se avete un sogno nel cassetto, forse è arrivato il momento di tirarlo fuori, nel segno dei podcast di qualità.


La musica e il podcast. Questione di feeling… e di diritti.

I podcast musicali sono potenzialmente tra i più richiesti. Ma anche quelli che hanno più limiti alla loro diffusione.

Memphis, aka Roger Mantovani nello studio degli Ascoltabili, durante le registrazioni di Vinyl Nights

Noi de Gliascoltabili.it abbiamo da tempo una gran voglia di cimentarci con un podcast di musica. Eppure abbiamo sempre qualche resistenza al riguardo, prevalentemente dettata dalle ferree regole che dominano il diritto d’autore e la gestione dei diritti di riproduzione delle opere.

Beninteso, non che avessimo intenzione di creare un podcast che non rispettasse la normativa. Al contrario, ci siamo informati e scoperto che, ahinoi, non esiste la possibilità di realizzare un podcast che, oltre che parlare di musica, possa anche fare ascoltare dei brani correlati. Il vuoto normativo, a nostro parere, è dato dalle due massime autorità al riguardo, ovvero la SCF, società che gestisce la raccolta dei compensi dovuti ad artisti e produttori per l’utilizzo di musica registrata, e la Siae, società italiana autori ed editori, che gestisce i diritti.

A quanto pare le due società hanno regolato la tematica dei podcast in modo incompleto, permettendo l’utilizzo di brani per realizzare un podcast unicamente quale derivazione di un programma radiofonico.

In conclusione, un podcast di argomento musicale contenente musica che non sia stato precedentemente oggetto di un programma radiofonico, non potrebbe essere depositato in rete, proprio perché non è letteralmente previsto nelle normative pensate da Siae e Scf: se non hai una radio – o una web radio – non potresti realizzare un podcast musicale.

Aggiungiamo che una web radio musicale, oltre ai costi di gestione tecnica, richiede anche qualche migliaio di euro di costi annuali per Siae e SCF, il che allontana i produttori di podcast dall’idea di occuparsi di musica suonata e ascoltata.

La musica e i podcast. Le novità arrivano dall’estero, ma non solo…

Abbiamo come al solito aperto una finestra nell’immenso panorama di podcast in lingua inglese e ci siamo imbattuti in una produzione americana realizzata indipendentemente da un ex pubblicitario e musicista, Jake Brennan.

Come spesso accade a chi racconta storie (lo posso confermare avendolo vissuto sulla mia pelle), questa vocazione per il podcast storytelling nasce anche per Jake in un momento di crisi personale e professionale. Jake chiede al suo migliore amico per quale motivo lo assumerebbe. E questi gli risponde: ti assumerei per raccontarmi una storia davanti a un microfono.

Jake si carica di entusiasmo e inizia a documentarsi e scrivere su ciò che ama di più: la musica. Disgraceland nasce così. Un podcast sulle vicende torbide e criminose che ammantano le vite di alcuni dei musicisti più famosi che hanno calcato le scene internazionali del rock and roll. 

Da Sid Vicious a John Lennon, da Frank Sinatra a Marvin Gaye.

Disgraceland è un podcast di narrazione perfetto, e non ha una canzone al suo interno. Le musiche originali sono scritte e suonate dallo stesso host (il conduttore), risolvendo in un colpo solo i rigidi limiti della riproduzione musicale all’interno del podcast diffuso in rete.

Un racconto coinvolgente, caratterizzato da una ritmica che tiene viva l’attenzione. Ma anche dal tono scanzonato e autoironico del conduttore. Da sentire.

Come fare un podcast di musica italiano?

E qui veniamo alle notizie di casa nostra. I podcast musicali che è possibile ascoltare su Itunes sono molti, ma emanazione diretta di altrettanti programmi radiofonici (Radio1, Radio2, Radio Dee Jay, ecc.).

Un tentativo di realizzare qualcosa di nuovo è venuto lo scorso anno da Alessio Bertallot, notissimo DJ e conduttore radiofonico, che ha realizzato un progetto insieme allo scrittore Alessandro Baricco.

Questi ha letto brani del suo romanzo più conosciuto, Novecento, alternando la lettura a scelte musicali effettuate dallo stesso Bertallot. Il problema del divieto di associare parole e musica in un unico contenitore, per le già citate questioni di diritti d’autore, è stato superato dall’utilizzo della piattaforma Spotify che ha gestito le parole lette da Baricco e le canzoni di Bertallot, come singoli eventi di una vera e propria playlist.

Certamente quello di PlayNovecento, questo il nome del progetto, è un esperimento geniale, che resta tuttavia un caso isolato.

Noi de GliAscoltabili intanto, registriamo tutti questi stimoli e siamo pronti ormai a scendere in campo con un progetto di narrazione a sfondo musicale in formato podcast.

Una serie di podcast di racconto che ha a che vedere con i vinili che hanno fatto la storia della musica.

Nasce Vinyl Nights, il podcast che racconta la vita che scorre nei solchi di un vinile!

Ed eccoci all’ultimo nato in casa Gliascoltabili.it. Un podcast di narrazione interpretato da Roger Mantovani che insieme a Giacomo Zito è l’autore del format, scritto sapientemente da Giuseppe Paternò Raddusa. Se ancora ci fosse qualcuno con dei dubbi sulla possibilità di realizzare un podcast a tema musicale senza… musica, ecco la risposta! In Vinyl Nights si raccontano le vicende umane, i moventi, le passioni che animano artisti, manager produttori a realizzare progetti ai quali sono in pochi a credere e che si trasformano in successi planetari. Il vinile dona un carattere di autenticità alla storia, immergendoci in un universo produttivo nel quale il click di una puntina sul vinile è musica esso stesso e capace di rievocare atmosfere affascinanti. Nel Podcast Vinyl Nights Memphis, aka Roger Mantovani, racconta come lui sa fare, supportato da una voce della coscienza che lo incalza, lasciando alla voce di wikilady, ovvero la splendida Adele Pellegatta, il compito di spiegare gli aspetti meno conosciuti e forse più tecnici delle storie. Un podcast da ascoltare tutto d’un fiato che vi aspetta sulla piattaforma gliascoltabili.it


Podcast: uno strumento aperto a ogni tipologia di contenuto.

Intrattenimento di qualità e modelli produttivi intelligenti nel panorama dei nuovi podcast, italiani e stranieri.

Viene dal francese e nasce dall’unione del verbo tenere con l’avverbio dentro: entretenir, intrattenere. Ed è il verbo italiano più adatto al genere che sta letteralmente spopolando: il podcast.

Intrattenimento è quindi la parola d’ordine per chi crea un podcast e quale sia il genere di contenuto e la modalità, il trattamento con il quale è realizzato. Non esiste un argomento che si differenzi per gradimento. I podcast si diffondono egualmente se trattano di sport, con la classica formula della chiacchera da bar, o attraverso racconti epici di storie scolpite nell’immaginario, di economia, grazie a dissertazioni di vari esperti più o meno autorevoli, di medicina, di tecnologia (invero un genere particolarmente seguito) e ancora di racconto, di fiction, di musica e chi più ne ha più ne metta.

Non abbiamo la pretesa di spiegare come si crea un podcast. Il bello di questa fase di “democratizzazione” della comunicazione è che chiunque può farsi il proprio podcast nel modo che gli piace e che ritiene possa ingaggiare il suo pubblico di riferimento.

Perché il podcast risponde anch’esso alle nuove regole della socialità: definire una comunità attraverso interessi condivisi. Di nicchia, di interesse trasversale, realizzato attraverso le regole classiche dell’intrattenimento o completamente rivoluzionario per contenuti e modo di porgerli, il podcast ha esattamente in questo la ragione del proprio successo: la libertà di esprimersi nel modo che riteniamo più giusto secondo le nostre sensibilità.

Vediamo alcuni dei podcast più interessanti di quest’ultimo periodo.

Homecoming. Dal podcast a una serie tv con Julia Roberts!

Il paese da cui traiamo spunto per i podcast sono, ovviamente, gli Stati Uniti. Qui il podcast è uno degli strumenti di intrattenimento a maggiore indice di crescita e di veicolazione di pubblicità. Una vera manna per gli inserzionisti che nel podcast vedono un nuovo medium capace di veicolare con maggiore forza il proprio brand.

Homecoming è una serie realizzata da Gimlet Media, basata su un thriller psicologico ambientato in un futuro prossimo, il 2022.

Il personaggio principale, Heidi, è un’addetta al centro Homecoming, una sorta di riabilitazione per veterani di guerra. Riabilitazione da cosa, poi, non è dato scoprirlo all’inizio della serie. Heidi vive due dimensioni. Quella del centro di riabilitazione e quella di qualche anno più avanti, nel quale è cameriera di un ristorante, e non ha quasi alcun ricordo dell’esperienza passata.

Il successo del podcast di Gimletha convinto i produttori di Amazon a coinvolgere uno tra i più noti autori cinetelevisivi: Sam Esmail, il creatore di Mr. Robot, la serie tv che ha attirato milioni di fan attorno alla figura di Elliot Anderson e del suo mentore Mr Robot, appunto.

Sam ha preso Homecoming, si è fatto aiutare dai suoi creatori Eli Horowitz e Micah Bloomberg, ed è partito alla conquista della tv.

A voi decidere se iniziare ad ascoltare il podcast o gettarvi su Amazon Prime  per la serie video.

Quasidì. Un podcast autoprodotto (e poi sponsorizzato) da due intraprendenti ragazze

Ilenia Zodiaco e Valentina Tomić decidono di strutturare il loro pensiero sui temi importanti della loro vita, attraverso contenuti, approfondimenti che si specchiano con l’esperienza del pubblico. Gli argomenti del podcast sono assolutamente aperti. Dall’ansia da social alla manovra economica. Il punto di vista del format è sempre lo stesso: quello di due (quasi) adulte che hanno imparato come fare un podcast con le loro mani e magari trovare anche uno sponsor disposto a supportarle.

Quasidì risponde a un’esigenza primaria dei nostri giovani: esprimersi attraverso la rete con creazioni come il podcast, consapevoli che la gran parte dei contenuti che si trovano nei social sono futili e dànno poco senso alle loro vite.

Il podcast è progettato, scritto, realizzato con cura. Rappresenta un punto di vista di due host (quasi) adulte ed è sempre gradevole da ascoltare.

Demoni Urbani, Cronache dei ’90, Destini Incrociati. Lo storytelling all’ennesima potenza.

Sono i podcast di narrazione basati su storie vere e costruiti secondo uno schema narrativo coinvolgente e immersivo. Utilizzo di documenti originali, musiche che ambientano le storie, differenti ritmi vocali per caratterizzare il racconto ora con pathos ora con freddezza.

Demoni Urbani, genere crime, racconta dei delitti che danno alle città dove vengono perpetrati un’aura sinistra e inquietante. Cronache dei ’90, genere sport, che racconta le partite di calcio più epiche degli anni ’90. Destini Incrociati, podcast realizzato dal team che lo ha reso famoso sulle frequenze di Radio 24, sulle vite di chi, grazie a un incontro, ha dato una svolta alla propria vita.

Italiani, stranieri, autoprodotti con pochi mezzi, ascoltati da pubblici diversi, audio capaci di unire comunità, interessi, di vivere più consapevolmente il nostro presente in continuo mutamento, che dànno alla parola podcast significato.


7 consigli per fare un podcast

Guida pratica all'autoproduzione di un podcast

1. “Come fare un podcast” è la seconda domanda. La prima è: perché?

È il nuovo strumento di auto espressione, ha caratteristiche di democraticità e facilità di diffusione. Ma questo non significa che là fuori ci sia un mondo di ascoltatori che non aspettano altro che scaricare e riprodurre il vostro podcast. Quindi, la prima domanda alla quale dovrete trovare una risposta è: perché farlo?

Tranquilli, non vi trasformeremo in marketer dell’ultim’ora, un podcast può essere realizzato semplicemente per appagare un bisogno individuale di espressione, o semplicemente per assecondare la passione verso qualcosa che viene creato attraverso il suono e le parole. Non bisogna per forza essere profeti di un nuovo messaggio o men che meno scrittori dai cassetti pieni di soggetti per romanzi mai pubblicati da riadattare in longform di racconto. L’importante è che abbiate perfettamente chiaro il motivo per il quale volete realizzare un podcast.

Riempire un vuoto di contenuti, raccontare la propria storia, trattare un argomento con un taglio mai sentito prima, appagare la propria passione per il racconto…

Una volta che avete risposto a questa domanda, è utile passare alla seconda. Quale format per il mio podcast? Ovvero: qual’è il mio progetto di podcast?

2. Il format del mio podcast

Format è l’insieme di regole ed elementi caratteristici che rendono il vostro podcast unico e distinguibile rispetto agli altri. Risponde a un insieme di indicazioni di forma e di contenuto. La forma di un podcast attiene al tipo di struttura, recitata, narrativa, in forma di reportage, o semplicemente raccontata a voce da un cosiddetto host, che potreste essere voi stessi. La sostanza di un podcast attiene ai suoi contenuti: di cosa vorrete parlare?

Ed eccoci a un altro bivio: vogliamo realizzare un podcast condotto a braccio o abbiamo necessità di un testo preciso sul quale appoggiarci durante la registrazione?

Il nostro consiglio è quello di avere sempre ben presente la struttura dei vostri contenuti. PIù scrivete, più sarete critici verso voi stessi, più genererete podcast di qualità che verranno apprezzati dal vostro pubblico.

Vi sembrerà di entrare in una fase interminabile di revisioni al vostro testo, di ricerche per supportare le vostre tesi, una fase frustrante perché vi porta sempre più lontano dal momento più eccitante, quello della produzione davanti al vostro microfono ma, credeteci, è un momento cruciale. Scrivere il vostro contenuto per un podcast sta al progetto di una casa per un architetto. Inziereste mai la costruzione della vostra dimora prendendo in mano mattoni e cemento? Certo che no.

Per essere un po’ più concreti provate a rispondere a queste necessità: 

  • di che cosa voglio parlare?
  • sarò io l’host del podcast? In questo caso sono abbastanza disinvolto al microfono? Quali sono i miei difetti principali nel parlare che posso migliorare?
  • Il mio podcast ha bisogno di una sigla? Avrà delle musiche di accompagnamento? Ci saranno dei documenti sonori a supportare il mio racconto?

Ricordate che più complicato sarà il vostro progetto, più lunga sarà la fase di produzione del podcast.

E qui veniamo a un ulteriore aspetto fondamentale.

3. Ho sufficienti risorse mentali e fisiche per realizzare il progetto di podcast che ho immaginato?

Magari questa considerazione vi avrà fatto sorridere. Tuttavia non sottovalutate il concetto di “sostenibilità”. Avrete abbastanza tempo per realizzare il vostro podcast, dopo l’entusiasmo del primo episodio? Avete tutti gli strumenti tecnologici che vi servono?

Uno degli aspetti alla base del successo di un podcast è la continuità. Ovvero la regolarità nella pubblicazione dei vostri contenuti. La comunità di ascoltatori è come una piantina che per crescere deve essere curata quotidianamente con attenzioni, cure, e nutrimento. Siete pronti? Bene.

Più complicato sarà il vostro progetto, più difficile la sua realizzazione. Tenetelo bene in testa quando iniziate a progettare. “Keep it simple” è spesso la parola d’ordine più appropriata, soprattutto se si è alle prime armi.

4. Quale progetto di diffusione voglio associare al mio podcast?

Convinti dell’obiettivo di raggiungere un pubblico il più vasto possibile e appurato quanto la continuità sia il primo elemento chiave per generare ascolti verso il vostro podcast, dovrete individuare qual’è l’emento distintivo del vostro podcast rispetto alla massa i podcast disponibili nelle varie piattaforme. In cosa si distingue, a quale esigenza risponde? Non fatevi spaventare da questi quesiti: le risposte più giuste sono quelle più semplici. Siete esperti di una materia a tal punto che potete considerarvi autorevoli? Le informazioni che porgete sono preziose e interessanti? Vi ritenete degli abili storyteller? Ecco fatto!

Ora viene il bello. Posto che non c’è la fila là fuori di persone che vogliono ascoltare la vostra produzione podcast, occorrerà comprendere come maometto (il podcast) andrà alla montagna (il pubblico). Innanzitutto un sito web dedicato è sempre da consigliare. Correlare una pagina facebook o instagram pure. Creare un piano editoriale di contenuti per tenere viva l’attenzione del vostro pubblico sulle nuove uscite, altrettanto essenziale. Insomma. Dopo il podcast c’è tanto altro lavoro!

5. Comunicare il mio podcast all’esterno

Un podcast non necessità di immagini, ma la sua comunicazione si! Pertanto il tuo podcast dovrà avere un’immagine, un marchio, un logo, insomma tutto ciò che ne rende possibile l’identificazione nell’universo di informazioni che offre il web. Ogni piattaforma di diffusione, da itunes a Spreaker, passando da Soundcloud, richiede il caricamento di un’immagine. Pensa anche ai vari blog che potranno recensire il tuo programma, anche loro troveranno un’immagine a corredo utile per pubblicare un articolo: tu al microfono, un selfie con un personaggio intervistato, ogni immagine è utile allo scopo. E non dimenticare che tutti i social che utilizzerai richiederanno un’immagine per la copertina. 

6. Quale strumentazione tecnica è necessaria per realizzare il mio podcast?

La cosa bella dei podcast è che possono essere realizzati con gli strumenti più disparati. E questo non ne inficia il successo. Ci sono podcast che vantano una grande diffusione realizzati con un microfono collegato a un computer (vedi il caso di Caffé Design) e podcast poco ascoltati con alle spalle una produzione di altissimo livello. Diciamo che il minimo di risorse che vi servono sono un microfono, magari USB, un computer con un software di registrazione, e un minimo di dimestichezza con i programmi di editing audio.

Se registrate a casa sceglietevi un luogo tranquillo. Di solito le due ante invernali dell’armadio aperte sono lo sfondo ideale per chi inizia con un podcast. Altrimenti piazzatevi in salotto e avvisate i vostri genitori di non fare troppo casino!

Per crescere non ci sono limiti ma ricordatevi il tip #3 sulla sostenibilità!

7. Come distribuire un podcast. Serve ancora il feed RSS?

Posto che chi scrive non è un nerd e non conosce granché del codice necessario a distribuire un feed ogni volta che pubblicate un nuovo podcast sul vostro sito, il consiglio che vi diamo è tanto semplice quanto pratico: affidatevi a una piattaforma di contenuti. I tutorial di Itunes, di Spotify, Spreaker e Soundcloud sono molto semplici e vi rendono la vita  facile. Perché trasformarsi in esperti del coding quando se ne può fare a meno?

Se avete un’idea per realizzare un podcast ma non volete mettere su una macchina infernale per la sua produzione, provate a parlarcene. Magari il vostro progetto potrebbe trovare spazio su Gli ascoltabili


Con Gli ascoltabili il podcast si impara all’università

Parla Giacomo Zito, cofondatore della piattaforma di podcast e docente alla NABA di Milano

Quando il coordinatore didattico dell’università mi ha proposto il progetto, non ci ho creduto. Insegno elementi di giornalismo e storytelling per futuri comunicatori da più di cinque anni, con un percorso dedicato ai progetti più disparati. Mai avrei pensato che l’offerta mi sarebbe giunta lo stesso anno in cui abbiamo lanciato la piattaforma di podcast dalla quale ci state leggendo.
Fare un podcast, per un giovane specialista di comunicazione, rappresenta una vera sfida con se stessi, mettersi alla prova, comprendere come migliorare le proprie capacità comunicative. Per il resto, anche in un podcast, il primato è sempre dell’idea e del progetto.
È arrivato il momento di studiare seriamente il fenomeno podcast. Oltre cinquanta studenti si sono cimentati nell’impresa.
Due classi di studenti alla vigilia della laurea specialistica di Design della Comunicazione si sono quindi immerse nell’analisi del grande successo dei podcast sia negli Stati Uniti che in Italia e hanno provato a ideare un format pensato apposta per questo medium. A fare del podcast uno strumento di arricchimento personale è stata la sua straordinaria adattabilità a riempire i tempi una volta morti delle nostre giornate. Complice lo smartphone, che funge anche da device di riproduzione di suoni, musica e, appunto, podcast.
Nessun limite alla forma di linguaggio, allo scopo, se di servizio o di intrattenimento. I podcast sono stati presi in considerazione in tutte le loro forme, analizzando stili di vita e modalità di ascolto del pubblico sempre crescente dei podcast addicted italiani. Da docente non immaginavo che il percorso didattico del creare un podcast sarebbe stato così entusiasmante per gli studenti. Questi ultimi, facilitati dalle loro conoscenze in ambito marketing e comunicazione, hanno lavorato non solo sull’idea creativa e il suo sviluppo, ma soprattutto nel progetto di valorizzazione del podcast e della ricerca di uno sponsor che trovi in questo strumento, un valido veicolo di comunicazione.

Un’università internazionale e multiculturale per approcciare il podcast senza barriere linguistiche.

In effetti non ci avevo pensato. In ciascuna classe del biennio specialistico della Naba sono presenti nutrite schiere di studenti stranieri, in particolare cinesi. Come avrei potuto farli cimentare in un progetto di podcast italiano? Semplice, facendogli fare dei podcast in cinese! Al di là della battuta, l’aspetto più importante dello studio è stato quello dell’analisi del mercato dei podcast, delle figure professionali che ruotano attorno al mondo della produzione audio, della capacità di ideare, progettare e realizzare tutti gli elementi che rendono un podcast memorabile.
Sviluppare lo storytelling efficace per un podcast è un obiettivo indispensabile per giovani studenti con poca esperienza alle spalle. Naturale che quasi tutti si siano appoggiati alla loro esperienza autobiografica per rendere i lavori convincenti, credibili e ingaggianti.
Restando in tema Cina, gli studenti della terra del Drago hanno evidenziato quanto fosse utile per loro parlare in un podcast dei loro problemi in un Paese straniero. Abbiamo scoperto che gli studenti cinesi fuori sede sono più di cinquecentomila, un numero pazzesco! E tutti vivono le stesse difficoltà, oltre che un’esperienza davvero fuori dal comune. Condividerla con i loro coetanei in Cina è diventato estremamente facile con i podcast da loro ideati. Il primo si intitola Hot Water e il secondo World China. Il nome Hot water nasce dal fatto che un luogo comune per i cinesi è essere considerati dei bevitori di acqua calda. Al contrario di noi europei che prediligiamo le bevande fresche. In questo stereotipo sta tutto il significato del podcast Hot Water. Il format, condotto dalle studentesse Yuan Joe e Zhang Han, racconta il bello e il brutto di un’esperienza formativa certamente esclusiva, ma che riserva anche diversi disagi. Interessantissimo podcast per chi parla cinese, da distribuire, oltre che su GliAscoltabili.it, anche sulla piattaforma di podcast cinese Himalaya.
Come Hot Water anche World China si concentra sulle differenze culturali. questa volta però il podcast è realizzato anche in inglese per raggiungere un pubblico di ascoltatori internazionali.

Lo studio del mercato alla base del percorso per produrre un podcast di successo.

L’immersione nel già variegato mondo dei podcast ha permesso di ottenere diverse informazioni. Soprattutto dal paese guida di questo crescente fenomeno dei podcast: Gli Stati Uniti d’America. Seguendo le orme dell’incredibile successo dei crime podcast, anche gli studenti Naba hanno elaborato un format dedicato alle storie inquietanti, scegliendo un taglio più glamour. È nato così Noir, the dark side of fashion, un format dedicato al lato oscuro delle stelle della moda. Da Versace a Gucci passando per Alexander McQueen, si scopre in ogni puntata come la moda non sia solo prestigio, stile e passerelle, ma presenti spesso un duro conto di dolore.
Sempre per restare in tema, Neverland, il podcast dedicato alle inquietudini delle grandi rockstar. Il pubblico dei podcast non è interessato unicamente alle crime stories, ma anche ad informarsi e ad arricchire la propria cultura. Ed ecco che dalla fervida fantasia degli studenti della Naba nascono alcuni podcast veramente originali. Bonifake 8 è un format che indaga con sarcasmo ed ironia nell’universo delle fake news. Un podcast che farà parlare di sé sicuramente, Linea 97 è un podcast di servizio che aiuterà gli studenti fuori sede a Milano a scoprire gli eventi più interessanti della città. Serendipity è il format che esalta il pensiero laterale come forma di massima creatività. Megané è uno squarcio di poesia per parlare in podcast dei temi che più ci interessano, dal tema della sostenibilità, la pace, la guerra, i rapporti umani, attraverso il filtro dell’opera cinematografica di Hayao Miyazaki.

Il sesso nei podcast poteva mancare?

Un gruppo di studenti si è infine cimentato nel tema del sesso in podcast. Naturalmente in chiave autobiografica, sette studenti si ritrovano nell’appartamento condiviso per raccontarsi le esperienze sessuali senza vincoli e tabù. Sono Quelli della 405, la vita come viene.
Alcuni di questi podcast realizzati dagli studenti saranno prodotti dalla nostra piattaforma di podcast e li potrete trovare a partire dalle prossime settimane su GliAscoltabili.it. Naturalmente fino al prossimo anno accademico in Naba che, vi assicuriamo, sarà dedicato nuovamente ai podcast pensati e creati dai giovani.


I “podcast addicted” italiani

Ecco i nuovi campioni della gestione del proprio tempo

podcast preferiti italiani

Sanno che cosa sono i podcast, come crearli, dove scaricarli. Sono tra noi, in auto, dove trovano i podcast scaricandoli a iTunes, sul tram, con le loro cuffiette, mentre ascoltano podcast italiani e stranieri, in palestra, tra le fila di una sessione di spinning, con il loro device dove scaricare il podcast preferito. Appartengono a ogni tipologia sociale. Di cultura medio alta, così come alto è il loro reddito, ma anche operai, agricoltori, impiegati, che hanno imparato come amministrare al meglio il loro tempo, che è sempre scarso e guai a sprecarlo.

Tutti sappiamo come gli smartphone stanno cambiando le nostre abitudini, viviamo con disagio l’isolamento che ci contagia in metropolitana, per non dire al ristorante, rapiti dal richiamo del nostro schermo e di relazioni virtuali consumate sul web. Eppure il cambiamento verso una maggiore consapevolezza sembra passare proprio dal nostro inseparabile dispositivo mobile che ci garantisce connessione continua con il mondo sociale cui apparteniamo. Come? La rivoluzione arriva dal suono e dai contenuti on demand. Dai podcast, per intenderci.

Per una volta essere “podcast addicted” non assume connotazioni negative, anzi. Basta solo un pizzico di organizzazione e soprattutto: sapere cosa sono i podcast, dove si trovano i podcast e, soprattutto, quando ascoltare i podcast.

Ottavio, direttore editoriale, consumatore seriale di podcast italiani e stranieri, rigorosamente on demand.

La sua giornata è  frenetica, tra manoscritti da leggere (più ne legge più gli si accumulano sulla scrivania), scrittori da incontrare, presentazioni cui presenziare. Per questo non c’è mai abbastanza tempo nella sua giornata, da dedicare alla famiglia o alla sua passione, i libri antichi. Ottavio ha un’ossessione giustificata dal suo lavoro: tenersi costantemente aggiornato. Per questo ha escogitato un sistema infallibile. Ogni sera mette in carica il suo smartphone collegandolo al computer, già programmato per scaricare al momento giusto il nuovo podcast sulle uscite editoriali il lunedì, il podcast del Newyorker il martedì, il podcast su come scrivere longform di successo il mercoledì e il podcast la Zanzara il giovedì, perché l’impegno gratifica, ma ogni tanto una mezz’ora di cazzeggio ci vuole.

Al mattino Ottavio salta in macchina e piazza lo smartphone sul suo supporto. E la sua auto è pronta a intrattenerlo nei trentacinque minuti che lo separano dall’ufficio.

Ottavio: podcast addicted #1

Veronica, stylist per una nota casa di moda. Ascolta podcast per nutrire la mente di contenuti non visivi, che le aprano nuovi orizzonti.

Veronica ha studiato business of fashion al Polimoda di Firenze. Il suo primo impiego è l’ennesima sfida della sua vita. Due collezioni all’anno più le capsule collection per seguire il mercato sono un impegno importante. Ha bisogno di continua ispirazione, di respirare i trend, di conoscere ciò che accade nel momento stesso in cui accade. Per lei il suo smartphone è iscritto ad alcuni dei podcast di moda più importanti del settore. Girlboss Radio è il podcast per conoscere i segreti delle più grandi professioniste del settore. Non manca anche Vogue Podcast, condotto da André Leon Talley per stare sempre connessa su tutte le tendenze in ascesa. Al terzo posto il podcast pop fashion condotto da Kaarin Vembar, stylist che Veronica ha eletto a modello per il suo futuro. Ne è talmente una fan che anche lei un giorno vuole riuscire a imparare come fare un podcast come il suo. 

Veronica, impegnata com’è tra meeting, organizzazione di sfilate, visite ai flagship store, ascolta i suoi podcast preferiti la sera prima di addormentarsi: chiude gli occhi, si rilassa da ogni stimolo visivo, ma tiene viva la mente pronta per il giorno successivo. 

Veronica: podcast addicted #2

Francesco, insegnante di filosofia, appassionato di cinema e nerd per vocazione.I podcast sono per lui una finestra sul mondo, nutrimento per la mente.

Staccarsi dall’insegnamento è per lui come smettere di respirare. Ma le sue anime sono diverse, appassionato di tecnologia, conosce tutte le novità del web e le app che stanno trasformando i nostri costumi. Infine il cinema, per il quale potrebbe disdire qualsiasi incontro galante, quando non riesce a unire entrambe le cose. Il suo smartphone è attivo la mattina e la sera sul tram che lo porta al liceo. Sempre con il sorriso stampato in faccia, d’altronde per un professore, aprirsi a nuovi orizzonti attraverso i podcast italiani che ascolta mattino e sera è un piacere. Comincia con “I Magnifici Sette” de Gli Ascoltabili, podcast sul cinema di oggi e di ieri. Non manca il podcast di Dario Vignali, per scoprire che, in fondo, anche lui non è male quanto a conoscenza di tecnologia. Piccolo segreto? La passione per Filosofarsogood, il podcast di filosofia. Perché anche se la insegna, a Francesco piace continuare a imparare!

Francesco: podcast addicted #3

Facile diventare un podcast addicted, un po’ meno smettere se, come dicono le statistiche, i podcast italiani stanno letteralmente esplodendo, sia per chi sa come fare un podcast, che per chi sa dove e quando ascoltarlo.


Il significato del podcast per le aziende

Uno strumento in più per la comunicazione d'impresa

Le aziende, tra i più sensibili e attenti interpreti dei trend e dei cambiamenti nei modi di comunicare, si stanno sempre più interessando ai podcast come strumento di comunicazione. Presenti nei social network, investono sempre di più nel mondo digitale, dove il pubblico spende più tempo e attenzione alla ricerca di contenuti, intrattenimento, relazioni.

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