Il governo ha annunciato più volte quest’anno aumenti salariali ma non c’è niente di vero: alla fino lo stipendio resta uguale, ecco perché
Il sistema fiscale italiano ha bisogno di essere rinnovato. È un’emergenza sempre più imminente, che non può più aspettare. Tutti i bonus e gli aumenti che hanno decantato quest’anno non si traducono in un vero incremento del reddito. Tutto ciò che vi è stato raccontato è falso, i nostri stipendi sono fragili davanti all’aumento del costo della vita: in presenza di un’inflazione elevata, il salario subisce una pesante erosione che va ad incidere sul reddito netto percepito.
Esiste un motivo, o meglio, un fenomeno che spiega questo meccanismo: si chiama drenaggio fiscale o fiscal drag. In un recente rapporto dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb), si evidenziano gli effetti del fiscal drag sugli stipendi degli italiani. Cerchiamo cosa succede ai bonus una volta che sono erogati: lo Stato praticamente finanzia sé stesso, a discapito dei lavoratori, ecco perché.
Gli aumenti in busta paga previsti dai contratti collettivi sembrano non tradursi in un effettivo incremento proprio a casa del drenaggio fiscale, poiché il sistema tributario italiano, qualora l’inflazione sia elevata, finisce per erodere i benefici statali.
Il drenaggio fiscale, in poche parole, è il fenomeno per cui, quando avviene un aumento del salario previsto dai contratti collettivi per compensare il carovita, si perde parte dei benefici fiscali perché si entra in scaglioni Irpef superiori (a volte anche senza entrare in scaglioni superiori, i benefici possono diminuire all’aumentare del reddito), senza percepire un reale aumento del netto in busta paga. Questo perché l’incremento, il più delle volte, riguarda il lordo, e viene assorbito dal maggior prelievo fiscale. Quindi, l’aumento — che di norma avviene in automatico e varia in base ai contratti — non si traduce in un miglioramento reale del potere d’acquisto, poiché serve soprattutto a coprire il maggior carico fiscale e non ad aumentare effettivamente lo stipendio netto. Ecco quale potrebbe essere la soluzione a questo problema secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio.
Il problema risiede proprio nel sistema fiscale italiano, basato sulla progressività dell’Irpef — ovvero: più reddito hai, più tasse paghi — che in molti casi finisce per penalizzare i lavoratori invece di tutelarli. Infatti, molto spesso accade che a causa di piccoli aumenti lordi, si finisca in scaglioni di reddito superiori, pur percependo praticamente lo stesso reddito netto.
Ecco perché, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, una soluzione potrebbe essere intervenire con una revisione periodica e tempestiva delle aliquote Irpef, delle detrazioni e di tutti i parametri fiscali legati all’inflazione, per garantire una reale tutela dei redditi da lavoro. Questo anche tramite l’introduzione di crediti d’imposta compensativi.
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