Le figure del podcast: l’autore

Scrivere podcast non è come scrivere un racconto… è meglio 😉

Come scrivere un podcast? Nelle scorse settimane abbiamo parlato del profilo dello speaker, la voce e spesso il volto che accompagna l’ascolto dei vostri podcast preferiti. Ci abbiamo dedicato un intero articolo, che non potete assolutamente perdervi, e che trovate qui

Se associate il lavoro dell’autore al ricordo ottocentesco dello scrittore chiuso nel suo stanzino polveroso, tra scaffali di libri e fogli sparsi dappertutto, ci avete preso solo sulla parte della polvere. Un po’ giornalista, un po’ sceneggiatore, un po’ molto narratore, la figura dell’autore è essenziale nella produzione dei podcast, e, come vedremo tra poco, scrive molto più di quello che possiate pensare.

La scrittura di podcast è diversa dalla scrittura di un articolo, di uno spot pubblicitario, di un racconto o di un romanzo. In un certo senso, però, è l’unione di tutte queste cose – se non di più. 

Storie, trame, intrecci: il pane quotidiano di un autore di podcast

Ogni mattina un autore si sveglia e sa che dovrà raccontare una storia

Che si tratti di una serie narrativa, di un talk, di un’intervista o ancora di un’inchiesta, ogni podcast nasce dal desiderio di coinvolgere il proprio pubblico utilizzando la sacra arte del racconto. 

Tutti i podcast de Gli Ascoltabili nascono sempre dalla stesura di un copione.

La sceneggiatura di un podcast, come è facile immaginare, è differente da quella di un film, o di uno spettacolo teatrale. Chi ha un po’ di dimestichezza con l’argomento, avrà presente di cosa parliamo: se il copione di un prodotto audiovisivo può avere al suo interno, oltre ai dialoghi, s’intende, delle indicazioni sommarie sulla gestualità degli attori e note relative all’ambiente in cui la scena si sta svolgendo – nel caso del cinema: interno/esterno, giorno/notte, eccetera –, un copione per un podcast narrativo prevede maggiori indicazioni che andranno ad arricchire il dialogo tra le tracce audio. Qualche esempio?

L’autore di un podcast narrativo dovrà scrivere il testo che lo speaker leggerà, dargli le indicazioni di senso e di intenzione, suggerire a chi di dovere i passaggi musicali e gli effetti sonori, confrontandosi con il sound designer e successivamente con i grafici per creare un prodotto completo, su tutti i fronti.

Immaginiamo uno dei nostri podcast preferiti, come ad esempio Demoni Urbani. Il nostro Francesco Migliaccio sta raccontando la storia di un dato massacro, e descrive il momento del delitto nei minimi dettagli. L’assassino è dietro alla porta, silenzioso… e a un certo punto.. ZAC! Prende la mannaia e fa a pezzi la sua vittima.

L’autore avrà scritto non solo le parole di Migliaccio, ma avrà dato indicazioni sul mood sonoro della scena, sul volume, sul punto preciso in cui inserire un brano o un effetto. Tutte indicazioni che il sound designer raccoglierà e interpreterà secondo la sua sensibilità ed esperienza.

Podcast talk, podcast narrativi, podcast divulgativi… a ogni format il suo autore

Va da sé che come per qualsiasi altro prodotto audiovisivo, ogni tipologia di podcast segue delle regole precise.

Abbiamo visto in breve che un podcast narrativo si fonda sulla stesura e lettura di un copione. In questo senso, è la tipologia di podcast che maggiormente si avvicina all’audiolibro (con le dovute differenze di cui abbiamo parlato qui e qui).

Un podcast narrativo dal copione avrà bisogno di un quantitativo più ampio di indicazioni, che riguardano, appunto, il parlato, l’intenzione, il ritmo, l’andamento della puntata. 

Un podcast talk, invece, data la sua natura che riprende il format dell’intervista, avrà una sorta di copione-canovaccio che detti il tempo all’host e agli speaker presenti. Ma per forza di cose, si affiderà anche all’improvvisazione.  Si tratta questa della forma di podcast probabilmente più “pura” e diffusa, quella che più ci riconduce al mondo radiofonico da cui questo medium nasce. Pensiamo anche solo ad alcuni tra i podcast più popolari del momento (o di sempre): titoli come The Joe Rogan Experience, TED Talks Daily, The Michelle Obama podcast… o in Italia, La Zanzara e Muschio Selvaggio, solo per citarne due. 

In questo tipo di podcast molto spesso autore e host coincidono: per farla breve, insomma, il podcast È l’autore. La buona riuscita di questo tipo di podcast dipende molto dal carisma dell’host/autore: non è detto che un bravo autore sia anche un bravo host, ma molto spesso la passione compensa la tecnica. 

Un podcast divulgativo, infine, richiederà un lavoro particolarmente ampio in una prima fase, quella della raccolta dati, confrontando gli argomenti che si andranno a trattare, evitando di incappare in fake news. Un esempio su tutti gli esempi? I podcast – bellissimi – di Alessandro Barbero, of course.

Scrivere per gli occhi non è come scrivere per la voce

Torniamo al podcast narrativo fondato su un copione. Una caratteristica fondamentale del mestiere di scrivere podcast riguarda la natura del prodotto. Stiamo parlando di un testo che andrà letto ad alta voce, e senza un supporto visivo: è un concetto che un autore deve tenere bene in mente, durante la scrittura.

Può sembrare banale, e forse scontato, ma provate a leggere ad alta voce, che so, una pagina del vostro libro preferito, oppure l’etichetta del detersivo per la lavastoviglie: un autore ha scritto entrambi i testi, eppure con intenti completamente diversi. 

Un autore di podcast deve evitare l’utilizzo di parole e locuzioni cacofoniche, le allitterazioni. L’ipotassi è quasi bandita, così come l’utilizzo di frasi troppo contorte, di cui non si coglie facilmente il soggetto.

Molto importante inoltre, specie se il podcast è particolarmente lungo, ricordarsi che l’ascoltatore non ha il copione sotto mano: ripetere i concetti fondamentali, a differenza di altri testi, non solo non fa male ma è di grande aiuto.

Mai come in questo caso, comunque, un copione impreciso si sente

Il confronto con altre figure è più importante di quanto non si pensi

I podcast si costruiscono in team: scrivere un podcast è un’attività meno solitaria di quello che si creda. 

A livello puramente strutturale, la scrittura di podcast è solitamente preceduta, come molte altre forme di scrittura, da un’ampia fase di documentazione, di cernita delle informazioni, di controllo e fact-checking: a prescindere dal format, la qualità del prodotto parte sempre dalla sua coerenza interna.

Dopo aver raccolto gli argomenti, è il momento di ordinarli, magari usando una scaletta, per avere in mente a grandi linee il discorso che si vorrà intraprendere. Solo successivamente, se è previsto un copione, inizia la scrittura vera e propria.


La “gelida” estate di Demoni Urbani

Per molti iniziano le ferie, non per la serie crime più amata

Il 4 maggio 2020 si è conclusa la terza stagione di Demoni Urbani, gettando nello sconforto migliaia di seguaci (2.054 i likes della pagina Facebook dedicata). Un coro di voci disperate si è subito levato sui social de Gli Ascoltabili: “Quando tornate?”, “Come faremo senza la voce di Francesco Migliaccio?”, “Non sarà più lunedì senza Demoni Urbani”… e così via. 

D’altronde, era prevedibile: il crime Demoni Urbani è uno dei podcast di maggiore successo della nostra piattaforma, che dalla sua nascita è riuscito a collezionare una schiera di ascoltatori sempre più nutrita e affezionata. Di conseguenza, come l’arrivo di una nuova stagione è accolto con entusiasmo, la sua conclusione suscita dispiacere in tutti coloro che ogni lunedì sera alle 23 si connettono per ascoltare un episodio inedito.

Per un po’, il nostro social team ha giocato con i fans, seminando il dubbio su una  possibile chiusura definitiva della serie. Un pizzico di “perfidia”, solo per tenere gli ascoltatori sulla corda un altro po’.

Naturalmente, non c’era nulla di fondato: Demoni Urbani non va da nessuna parte. 

Tutto il contrario: a solo un mese e mezzo dalla fine della terza stagione, Gli Ascoltabili ha annunciato a sorpresa il ritorno dell’amatissima serie. Una “summer edition” totalmente inedita, che inaugura l’estate nel segno del crime.

Al mare, in montagna o a casa propria, l’estate si ascolta nelle cuffie

La stagione più calda avrà tutto un altro sapore grazie al ritorno del podcast crime. Diciamolo, sono mesi particolari: l’emergenza COVID-19 ha ridefinito i piani per l’estate, che in Italia solitamente si dividono tra ombrellone e camminate nel verde. Chissà quante persone riusciranno a vivere le ferie come preventivato. Difficile quindi, più degli anni passati, immaginare il contesto in cui i fans dei podcast italiani ascolteranno la nuova stagione della serie sui delitti d’Italia: sdraiati in spiaggia? Oppure tra le mura di casa? In ogni caso, ci penserà Demoni Urbani a portarci in villeggiatura. Naturalmente… a modo suo.

Per questa stagione, il team autoriale de Gli Ascoltabili ha selezionato storie delittuose verificatesi nei mesi estivi, oppure legate a gite fuori porta. È così che gli appassionati di crime potranno immergersi ancora di più nelle vicende raccontate, ascoltando il podcast nello stesso periodo dell’anno in cui sono avvenuti gli omicidi, e chissà, magari scoprendo di trovarsi nelle stesse località o in situazioni analoghe (la gita in barca, la scampagnata sui monti…ecc.). 

Protagonista dell’episodio, una storia drammatica che certamente è ancora impressa nella memoria di molti ascoltatori: l’omicidio della contessa Alberica Filo Della Torre, nella sua villa a Roma. La storia è nota. I primi sospetti ricaddero sul figlio dell’insegnante privata dei bambini e, in seguito, sull’ex cameriere: entrambi furono però scagionati dal DNA. Alla contessa erano intestati sei conti bancari in Svizzera che si ipotizzò servissero da transito per operazioni del SISDE, ma non fu mai stato dimostrato. All’epoca, l’impatto mediatico fu enorme, per un intrigo sciolto vent’anni dopo, con un ulteriore test del DNA che incastrò il filippino. 

Per quanto riguarda i temi dei prossimi episodi… no spoiler! Come sempre, finché gli episodi non sono online, la redazione de Gli Ascoltabili si riserva di mantenere il mistero circa le storie che saranno raccontate.

Con la “summer edition”, Demoni Urbani chiede l’aiuto dei suoi fans

La veste “estiva” non è l’unica novità della nuova serie. Con la pubblicazione del podcast, questa volta gli ascoltatori sono stati accolti da una richiesta particolare: quella di fornire un piccolo contributo per sostenere la realizzazione della prossima stagione. Una piccola campagna di fundraising.

Infatti, come i fans sanno, Gli Ascoltabili è una piattaforma indipendente di podcast gratuiti, tra i quali rientra anche Demoni Urbani. Dietro lo schermo ci sono però molte persone al lavoro per mantenere alta la qualità di queste serie e garantirne pertanto il successo: autori, art director, attori, speaker, produttori, tecnici del suono, esperti di comunicazione social. Un lavoro costante alimentato dalla passione, che richiede tempo, energia e attrezzature adeguate.

Così, senza stravolgere la sua natura di podcast gratuito, Demoni Urbani per il futuro ha chiesto aiuto al suo pubblico: quel pubblico che è stato determinante per dare alla serie il successo che ha ottenuto in questi anni. La richiesta è di versare un piccolo contributo monetario di €4,90. 

A lanciare l’appello non poteva che essere lui: Francesco Migliaccio, attore teatrale di spicco e voce ormai storica di Demoni Urbani, amatissimo dal pubblico.

Il regalo di Demoni Urbani per i partecipanti al crowdfunding

Naturalmente gli ascoltatori sono liberi di scegliere se fare l’offerta richiesta, oppure no. La stessa natura del crowdfunding è quella di “chiedere”, non certo esigere. Sempre secondo le regole del crowdfunding, è previsto però un gesto concreto come ringraziamento per coloro che aderiscono.

Infatti, alle persone che offriranno quei €4,90, Gli Ascoltabili ha pensato di riservare un vantaggio esclusivo: l’invio di due puntate inedite che non verranno mai pubblicate online, ma che resteranno nella loro collezione personale di Demoni Urbani. 

Con questo piccolo contributo, il pubblico aiuterà a far sì che ci siano altre stagioni di Demoni Urbani gratuite per tutti. Come contribuire? Sarà sufficiente cliccare sulla pagina dedicata e compilare il form con i dati richiesti.

Il pubblico di Demoni Urbani ha già iniziato a rispondere alla richiesta d’aiuto, e noi de Gli Ascoltabili non possiamo che rinnovare il nostro più sentito ringraziamento per l’affetto e la fiducia che ci riserva ogni giorno da tre (ormai quattro) stagioni del podcast a questa parte. Già sentiamo che questa iniziativa non farà altro che avvicinarci sempre più ai nostri ascoltatori: da parte nostra, continueremo a impegnarci per realizzare podcast di qualità come facciamo da sempre. Per il momento, auguriamo a tutti buone vacanze estive in compagnia di Demoni Urbani!


Demoni Urbani, online la terza stagione

Continua l’esplorazione del cuore di tenebra d’Italia, raccontato dai luoghi che ne portano il segno

I nostri ascoltatori più fedeli se ne saranno certamente accorti: è tornata Demoni Urbani, la serie crime ormai diventata cult, che ripercorre i più atroci delitti compiuti nelle città italiane.

La perturbante voce di Francesco Migliaccio ci accompagna nuovamente verso storie criminali conosciute e meno conosciute, alla scoperta del “lato oscuro” dello Stivale. Una narrazione vibrante che, tra indagini sul comportamento umano e descrizioni da medico legale, trasporta l’ascoltatore indietro nel tempo, facendolo sentire parte integrante di luoghi e culture spesso dimenticati. 

Sì, perché per molti versi la grande protagonista silenziosa di Demoni Urbani è lei: la città, con il suo carico di storia e tradizioni, con i suoi abitanti che vedono, mormorano, sentenziano, da dietro una tenda appena scostata o radunati attorno al tavolino di un bar… detentori di una memoria collettiva che, di volta in volta, ci consegna un tassello preziosissimo della nostra cultura.

Demoni Urbani: quando la città è vittima, carnefice e… giudice

Da sempre, in letteratura e al cinema, il crime più di altri generi è votato all’analisi critica del contesto geografico e sociale in cui avvengono i fatti che racconta. Il crime intrattiene infatti una relazione privilegiata con l’ambiente cui fa riferimento: si potrebbe dire che il “luogo del delitto” non è soltanto lo spazio fisico in cui si verifica il reato, ma anche la cultura che permea di senso tale spazio.

È facile immaginare come l’Italia, paese così vivace e variegato, così ricco di tradizioni concentrate in uno spazio ristretto, si presti particolarmente all’esplorazione storica e umana offerta dal genere crime.

Non sarà un caso se, storicamente, nel nostro paese il genere in questione assume addirittura un altro nome, il “giallo” mutuato dalle famose copertine della serie Mondadori. Una testimonianza palpabile dell’influenza che può avere la cultura locale su una tipologia letteraria (e non solo) sempre più ricca, sempre meno associabile a un solo colore.

La “vocazione locale” dell’Italia si riversa sull’interpretazione (e di conseguenza, sulla rappresentazione) di quelle tristi storie delittuose che hanno sconvolto le nostre città. 

“Il paese è piccolo e la gente mormora”… influenzato dal proprio mondo, il giudizio implacabile della comunità locale spesso e volentieri si infiltra tra le pieghe della storia, determinando il corso degli eventi o quanto meno il ricordo che se ne conserverà.

I delitti compiuti da Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira nell’immaginario comune diventano “il massacro del Circeo”, Pietro Pacciani (o chi per lui) è conosciuto come “il mostro di Firenze”, Leonarda Cianciulli è “la saponificatrice di Correggio”, Marco Bergamo è “il mostro di Bolzano”, e così via. Il luogo del delitto diventa identificativo del delitto stesso, come condannato a portare nel tempo una cicatrice che non si rimargina.

Una tradizione che spazia dalla carta stampata al grande e piccolo schermo

Numerosissimi autori negli anni hanno colto questo tratto della nostra cultura, sfruttandolo ed esplorandolo nelle loro detective story. Ricordiamo così la Milano noir di Giorgio Scerbanenco, Renato Olivieri e molti altri, la Bologna di Carlo Lucarelli, la borghesia torinese di Fruttero & Lucentini, l’irresistibile Sicilia dipinta da Andrea Camilleri… o ancora, in tempi più recenti, la cupa Aosta vista dagli occhi del vicequestore Rocco Schiavone nei romanzi di Antonio Manzini, e la Napoli anni Trenta di Maurizio De Giovanni con il suo Commissario Ricciardi.

La tendenza italiana a riservare un ruolo particolare al luogo dell’azione si riscontra anche al cinema e in televisione. Senza andare nel dettaglio delle moltissime sfaccettature che l’impronta territoriale presenta nel crime made in Italy sullo schermo, basterà segnalare che a un certo punto la città è arrivata a “invadere” persino i titoli dei film: è successo negli anni Settanta, con il breve quanto fortunato filone dei poliziotteschi, che ci ha regalato titoli come Roma a mano armata, Milano calibro 9, Napoli violenta, Milano odia: la polizia non può sparare… ecc.

Demoni Urbani, la storia italiana del crimine in chiave podcast

Demoni Urbani si inscrive in questa tradizione, portando la voce della città sporca di sangue nell’universo dei podcast: senza porsi limitazioni di tempo, si va dalla Roma di epoca fascista della vicenda di Gino Girolimoni, alla Busto Arsizio delle Bestie di Satana, fino alla Erba di Olindo e Rosa Bazzi (al centro di uno dei nuovi episodi).

Il web è già in fermento: sono infatti migliaia i fan del podcast ideato da Simone Spoladori, che si affrettano a postare commenti, valutazioni, condivisioni ad ogni uscita. A Simone Spoladori chiediamo quale sia, secondo lui, il segreto di questa serie.

«Direi che Demoni Urbani ha permesso e permette agli ascoltatori di ripercorrere fatti di cronaca noti – come la vicenda de Il mostro di Firenze o la strage di Erba – e anche di scoprire fatti decisamente meno noti, come gli omicidi della Stretta Bagnera o la storia del vampiro di Bergamo. Poi penso che il crime abbia successo alla radio perché, non mostrando le efferatezze che vengono raccontate, costringe ognuno a fare i conti con il lato nero della propria immaginazione, e questa operazione ha indubbiamente un fascino perverso. Credo però che l’aspetto determinante per il successo della serie siano le straordinarie performance di un attore fantastico come Francesco Migliaccio».

Che si tratti di una grande metropoli o di un antico borgo, il narratore di Demoni Urbani Francesco Migliaccio si incammina metaforicamente lungo i vicoli e bussa alle porte degli interni che custodiscono i più inquietanti segreti della nostra storia. Ne riascoltiamo suoni e rumori, ne ricordiamo i dettagli processuali, interroghiamo le città nel tentativo di comprendere qualcosa di più sull’orrore che arriva a sconvolgere la realtà di tutti i giorni. 

E le città, dolentemente, rispondono.