Podcast narrativi: tra realtà e finzione, i migliori titoli de Gli Ascoltabili

I podcast non ci stancano mai, e passeremmo le ore attaccate ai nostri dispositivi per ascoltare le nostre puntate preferite dei nostri podcast preferiti (d’altro canto noi de Gli Ascoltabili pubblichiamo i migliori podcast in questo universo mica per niente), e siamo assetati storie. Storie vere, storie verissime, fiction, non fiction: storie crime, storie storiche, storie d’attualità. I podcast disponibili sono infiniti, così come i generi, gli argomenti, gli host, le sensazioni.

In ogni caso, da sempre la lotta tra gli amanti della fiction e i cultori della non-fiction si sono scontrati alacremente, manco fossimo alle Termopili. Da un lato, i fan sfegatati del reality sfoggiano i loro podcast veri anzi verissimi: saggi, interviste, testimonianze, documentari; dall’altra, gli amanti del fantastico, che dai podcast vogliono una via di fuga dalla stessa realtà: e allora via di storie, storie e ancora altre storie.

Ma noi non saremmo gli autori dei vostri podcast preferiti, se non cercassimo di accontentare i nostri amatissimi ascoltatori. In che modo, vi domanderete? Elementare, Watson! Proponendovi alcuni podcast narrativi che mescolino sapientemente fiction e non fiction, realtà e immaginazione, fatti concreti ed elaborazioni verosimili.

Insomma, in due parole: podcast narrativi, baby!

Folco Files: casi di insana sanità

Attenzione attenzione, c’è un nuovo investigatore in città. Oddio, non è proprio un investigatore, e non siamo proprio in città… Potete trovarlo fuori dal pronto soccorso, oppure tra i corridoi degli ospedali italiani, con un caffè in mano e il suo taccuino nell’altra. È Folco Scuderi, professione Risk Manager. Per capirci, è l’uomo che i direttori sanitari chiamano quando, a causa di un episodio di malasanità, vengono denunciati da un paziente, o da un familiare: suo è il compito di decidere se un caso meriti un risarcimento oppure no.  Per farlo, Folco si immerge profondamente nelle storie delle persone che ha intorno, tra pazienti incazzati, direttori sanitari spaventati, professionisti sanitari allo stremo.

Ogni caso è diverso, ogni persona ha la sua versione dei fatti: Folco studia, s’impiccia, domanda. La verità non è sempre sotto al naso di tutti, e quando c’è di mezzo la salute, ogni minimo dettaglio può fare la differenza. In ballo non ci sono soltanto risarcimenti, ma la vita, la consapevolezza e la fiducia delle persone, in un sistema che non sempre fa ciò che promette. 

Folco Files racconta in ogni puntata un caso di malasanità, partendo da storie realmente accadute, un po’ Dottor House, un po’ X-Files. 

Le storie raccontate sono ispirate a fatti realmente accaduti: abbiamo coinvolto un vero Risk Manager – Flaviano Antenucci, che vogliamo ringraziare pubblicamente – che ha seguito il team autoriale durante le varie fasi della produzione del podcast. La voce è del magnifico Maurizio Trombini

Tra fiction e non-fiction: La mia Storia

La mia storia è il podcast narrativo incentrato su donne e uomini comuni al cospetto di grandi avvenimenti storici. 

Nata nel 2018 da un’idea di Giacomo Zito, la serie è la quintessenza del modo di intendere e fare podcast del nostro gruppo creativo. Alla base, come sempre, c’è il potere della narrazione: in ogni episodio facciamo la conoscenza di un personaggio – fittizio ma verosimile – che si trova alle prese con una vicenda personale. Sullo sfondo nel frattempo si consuma un evento di portata ben più grande, destinato a passare alla storia.

Che si tratti di un fatto criminoso, di un evento sportivo o – come in uno dei nuovi episodi – di un chiacchieratissimo royal wedding, la cronaca si impone nelle vite dei protagonisti influenzando spesso le loro scelte o cambiando la loro prospettiva sulla realtà.

Tra verità, finzione, verosimile, questo podcast gratuito propone dunque un’antologia di racconti in cui ordinario e straordinario si mescolano, per offrire un punto di vista inedito e invitare a guardarci sempre attorno: perché in ogni istante può compiersi la storia

Ad arricchire la narrazione, un ricco sound design che tra effetti sonori e musiche suggestive non manca di includere frammenti di notiziari reali, aiutando l’ascoltatore a immergersi nei fatti conosciuti di un passato più o meno recente che ci riguarda tutti. Ascoltate qui tutte le puntate!

Demoni Urbani: la quinta stagione in esclusiva su Spotify

Demoni Urbani, la serie crime ormai diventata cult, che ripercorre i più atroci delitti compiuti nelle città italiane e non, è tornata, più frizzante e sanguinolenta che mai. È la nostra regina dei podcast narrativi.

La perturbante voce di Francesco Migliaccio ci accompagna nuovamente verso storie criminali conosciute e meno conosciute, alla scoperta del “lato oscuro” Una narrazione vibrante che, tra indagini sul comportamento umano e descrizioni da medico legale, trasporta l’ascoltatore indietro nel tempo, facendolo sentire parte integrante di luoghi e culture spesso dimenticati. 

Sì, perché per molti versi la grande protagonista silenziosa di Demoni Urbani è lei: la città, con il suo carico di storia e tradizioni, con i suoi abitanti che vedono, mormorano, sentenziano, da dietro una tenda appena scostata o radunati attorno al tavolino di un bar… detentori di una memoria collettiva che, di volta in volta, ci consegna un tassello preziosissimo della nostra cultura.

Nell’ultima stagione ci siamo allargati oltre confine, cercando e investigando storie di crimini violenti avvenuti in diverse parti del globo – a partire da Harakiri 3.0, la prima puntata della quinta serie, ambientata in Giappone, e che potete ascoltare qui.

La quinta stagione di Demoni Urbani, in esclusiva su Spotify è online.

Lady Killer: un format originale, tra cronaca e fiction

Lady Killer è uno dei podcast narrativi nato dalla partnership tra Gli Ascoltabili e Audible – esattamente come i nostri podcast Agatha Christie Scomparsa e Il Mostro – ed è una serie true crime dedicata alle principali serial killer donne della storia.

Dall’inglese Mary Ann Cotton, alla “saponificatrice di Correggio”, passando per nomi meno noti quali Enriqueta Martì o Margarita Sanchez, fino a vere e proprie “celebrità” come Aileen Wuornos… sedici storie in grado di far accapponare la pelle anche agli habitué del genere. Autentiche sanguinarie o presunte tali, le “lady assassine” sono tutte accomunate da un vissuto fuori dal comune, che ha contribuito a plasmarne la psiche e/o determinarne le azioni. Un passato fatto di abusi, ingiustizie e violenza.

Ogni episodio di Lady Killer parte da un punto nodale della vita della protagonista, per poi allargarsi al racconto della sua storia, alle uccisioni, espresse con abbondanza di dettagli, in un dispiegarsi cronologico di tutti gli elementi che hanno formato il profilo della donna, fino all’epilogo. Un perfetto mix tra realtà e finzione. Ascolta Lady Killer qui!


Calls di Apple TV+: la serie tv in cui comanda l’audio

La rivoluzione di Calls: un po’ serie tv, un po’ podcast

Nel marzo 2021, una nuova serie tv è approdata su Apple TV+, la piattaforma per lo streaming video di Apple: si tratta di Calls. Rispetto ad altri titoli del marchio, è passata un po’ in sordina, forse proprio per il formato inusuale. Eppure, si tratta di una serie tv di altissima qualità, oltre che di grande interesse per lo sviluppo dei contenuti audiovisivi.

Perché mai parlare di una serie tv su Gli Ascoltabili? A essere precisi, Calls è una sorta di via di mezzo tra un podcast e una serie tv. O almeno questo è il modo più semplice e veloce per inquadrarla. 

La serie si compone di nove episodi da circa un quarto d’ora l’uno, in apparenza slegati tra loro. Ogni episodio consiste in una o più telefonate, di cui si sente solamente l’audio. Ciò che compare a video non sono scene live action, ma i nomi degli interlocutori, i testi dei dialoghi e una grafica in stile “futuristico” che interagisce con il parlato simulando radiofrequenze e non solo. 

Noiosa? Tutt’altro: grazie alla qualità di scrittura, Calls tiene incollati allo schermo. 

La particolarità di questa serie è che, sebbene sia pensata per un supporto video, affida all’audio le redini della narrazione. Per una volta, quindi, il video si sviluppa in funzione dell’audio, e non viceversa. Ciò però non significa che la serie possa essere seguita anche solo ascoltando (come un podcast). La parte visiva in Calls è importantissima, studiata nella sua essenzialità per aumentare l’impatto emotivo. Le grafiche animate di volta in volta rappresentano onde sonore, linee telefoniche che si incrociano, ma anche sospiri, esitazioni, distanze (fisiche o psicologiche) tra i personaggi. È interessante anzi notare come il ruolo dell’immagine muti leggermente da un episodio all’altro.

Nel complesso, viene reso efficacemente il tema della comunicazione oltre il tempo e lo spazio, che fa da fil rouge tra le puntate.

Spazio al sonoro, ovvero spazio all’immaginazione. All’insegna dell’horror

Calls di Apple TV+ prende spunto dall’omonima serie francese scritta da Timothée Hochet e prodotta da Canal+. La versione americana, ampiamente rivista sia sul piano visivo che uditivo, è adattata e diretta da Fede Álvarez

Intervistato sulla nascita di questa serie tv mystery/horror, il regista uruguaiano ha affermato che ha subito accolto favorevolmente la proposta di Apple, perché non capita spesso a Hollywood di poter lavorare su qualcosa di totalmente nuovo.

Ben noto agli amanti del cinema horror (suoi il remake di La Casa e Man in the Dark), Álvarez attinge alle basi del genere a lui familiare per sfruttare tutto il potere evocativo del sonoro e associarlo a un trattamento visivo perturbante. La sfida principale – dice – è stata tradurre in questo particolare linguaggio grafico gli espedienti comunicativi utilizzati abitualmente con film e serie live-action. In più, il regista si è trovato a fare “un passo indietro” rispetto al solito, per fare spazio alla capacità immaginativa degli spettatori.

Un buon equilibrio tra audio e video nel supportare la narrazione è forse il principale punto di forza della serie. Come diceva Ennio Morricone: “Il cinema – la tv in questo caso – è un’arte che coinvolge udito e vista e che solo nella loro democratica parità di fruizione può vedere esaltati i suoi significati”.

Anche il cast di voci conta nomi celebri: Aubrey Plaza, Rosario Dawson, Aaron Taylor-Johnson, Pedro Pascal, Nick Jonas, Mark Duplass, Jennifer Tilly e molti altri.

Il cast vocale completo è stato annunciato soltanto con l’uscita della serie. La registrazione dei dialoghi si è svolta nel 2020, durante la pandemia di COVID-19: all’ascolto non si direbbe, ma gli attori hanno registrato i dialoghi separatamente, ognuno a casa propria a causa del lockdown. A quanto pare, la distanza reale li ha aiutati a entrare nella parte. Ha inoltre favorito un metodo di lavoro dinamico e focalizzato esclusivamente sugli elementi base della produzione: la storia e i suoi interpreti.

Calls, una riflessione su relazioni e comunicazione

Tra le serie tv del 2021, Calls è sicuramente un gioiellino da non perdere. Non solo per chi divora storie del piccolo schermo, ma anche per chi ama i podcast di qualità (o anche i vecchi serial radiofonici): d’altronde, chi meglio di un appassionato di emozioni “in cuffia” può apprezzare un prodotto del genere? Ovvero una serie che può ispirare modalità alternative di trattamento audio/video, e far riflettere sulle possibilità offerte dal mezzo sonoro.

Lo stesso tema della comunicazione, come si diceva, è al centro del concept di Calls. Come spesso accade nel genere horror contemporaneo, infatti, l’elemento paranormale (di cui non riveliamo nulla) è soltanto un mezzo per parlare di un’umanissima quotidianità.

Tra grida, interferenze, silenzi, versi inquietanti, le telefonate raccontano di relazioni guastate o falsate da una lontananza che è emotiva più che geografica. Pezzi di vita tenuti insieme da un sottilissimo filo, quello del telefono, su cui corrono dialoghi colmi di non detto. È qui che emerge il potere della voce, capace di comunicare molto anche senza parlare o senza dire ciò che vorrebbe davvero, solo con un cambio di tono, un gemito, o una risata. Si nota quindi anche l’importanza di attori professionisti per veicolare una buona storia. 

Non sappiamo se e quanto si parlerà di Calls nei prossimi anni, né se è prevista una stagione 2.

In atteso di scoprirlo, ci perdonerete se ci siamo concessi per una volta di parlare di video su Gli Ascoltabili: qualunque contenuto è di nostro interesse, se è di ispirazione per immaginare nuove frontiere dell’intrattenimento! 

Tutti i podcast de Gli Ascoltabili sono disponibili qui


E alla fine arrivano i podcast Amazon Music in Italia

Udite Udite, cari amatori di podcast e podcaster incalliti… chi si è aggiunto alla già abbondante lista di produttori e distributori di podcast? Dopo Google, Netflix, Apple e chi più ne ha più ne metta, il super colosso Amazon, già creatore dell’incredibile piattaforma Audible (a proposito, sapete che abbiamo prodotto anche noi alcune serie per Audible, come Agatha Christie scomparsa, Lady Killer e Il Mostro?), decide di aprire ai podcast un nuovo canale dei suoi: Amazon Music.

A partire dal 14 aprile, infatti, Amazon Music accoglie tanti nuovi podcast, alcuni già conosciuti dal pubblico, altri freschi freschi e prodotti in esclusiva per Amazon Music. Di che si tratta, come ascoltarli, dove ascoltarli? È presto detto.

Podcast e Amazon Music: parola d’ordine, fidelizzare

In un’intervista recentissima Craig Strachan, Head of Podcasts Europe di Amazon Music, spiega come è nata la necessità – per non dire il bisogno – di aggiungere i podcast all’abbondante offerta del colosso americano.

«I podcast esistono da un po’ di tempo, ma nel corso dell’ultimo anno hanno trovato un’ulteriore spinta a causa dei lockdown: la gente li ascolta di più e ci sono anche più persone che li creano[…]. Dopo aver lanciato i podcast negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania, Giappone, Messico e Brasile, «L’Italia era uno dei mercati successivi: pensiamo che sia una buona opportunità, e del resto sono i nostri stessi utenti a chiedercelo».

Chi lavora nell’ambiente, chi produce contenuti editoriali di diversa natura lo sa bene: i podcast sono un ottimo terreno per piantare progetti interessanti anche perché sono ancora molte le persone che non conoscono questo mondo e che, potenzialmente, possono diventare grandi fan. L’idea è quindi quella di scoprire questi potenziali fruitori, e fidelizzarli.

In questo sta la più evidente differenza tra altre realtà che producono podcast, a partire da Apple: se Apple, infatti, ha proposto app separate per musica e podcast, Amazon sceglie un’altra strada: un unico luogo dove poter ascoltare la propria musica preferita e insieme scoprire nuovi podcast – nello stesso modo, per intenderci, di Spotify

«Vogliamo rimuovere la “frizione” dello spostamento da un’app all’altra per l’ascolto di podcast. Se la parte musicale si basa sulla personalizzazione, la proposta dei podcast viene curata editorialmente, che secondo noi è il modo migliore per diffonderli».

Amazon Music: quali podcast ascoltare

Quali podcast possiamo trovare su Amazon Music? È presto detto. Innanzitutto, potete trovare alcuni dei podcast di successo più apprezzati dagli italiani, come La zanzara o Morgana, ma Amazon non si è certo fermato qui. Come molte altre piattaforme prima di loro, anche Amazon Music ha deciso di puntare sulla produzione di contenuti audio originali. 

Due esempi significativi si possono riscontrare nei due podcast il Dr. Death e Bunga Bunga. Il primo è la versione italiana dell’omonima serie condotta da Laura Beil, molto popolare negli Stati Uniti, basato su casi di negligenza medica (Noi abbiamo trattato il tema nel bellissimissimo podcast Folco Files, il nostro Risk Manager in corsia, che nel corso della serie ha avuto a che fare con tanti casi di malasanità – il tutto raccontato dalla voce del meraviglioso Maurizio Trombini), il secondo è un podcast di Whitney Cummings, comica statunitense che racconta in forma ironica la vita di Silvio Berlusconi.

Su Amazon Music si possono trovare contenuti di informazione e di intrattenimento come il podcast curato da Il sole 24 ore, Start; Mitologia: le meravigliose storie del mondo antico show, di Alessandro Gelain, filosogo e attore che ci racconta le storie dei miti greci e romani; ma anche podcast come Morgana, Muschio Selvaggio, Gli Slegati, Da Costa a Costa e molti, moltissimi altri. Siamo solo all’inizio: ogni giorno saranno introdotti tanti nuovi podcast e tante puntate ed episodi nuovi. Aspettare per credere. 

Amazon Music e podcast: come usufruirne e quanto costa

Ascoltare i podcast di Amazon Music è semplicissimo. Possiamo usufruire di Amazon Music senza costi aggiuntivi, semplicemente con il proprio account Amazon. Ognuno può ascoltare le proprie puntate preferite tramite l’app di Amazon Music, oppure il sito web. I contenuti disponibili sono moltissimi, sono divisi per categoria e si possono scoprire nuovi contenuti di qualità attraverso suggerimenti ad hoc. 

Come per la musica, l’ascolto di podcast tramite Amazon Music si avvale di funzioni come lo skip di 15 o 30 secondi, il raddoppio della velocità, la programmazione dello spegnimento automatico. Oltre che con l’app e il sito web, i podcast di e su Amazon Music si possono ascoltare sui dispositivi Amazon Echo e tramite il client web, accessibile all’indirizzo music.amazon.it/podcasts.

Anche Roberto Piola, Head of Amazon Music Italia, dichiara: «I clienti italiani possono ora godere dei loro contenuti preferiti in vari formati. La nostra missione è arricchire la loro esperienza di intrattenimento e con il lancio dei podcast è esattamente ciò che stiamo facendo […] Inoltre, per Amazon Music, questa nuova offerta, insieme al live streaming disponibile direttamente all’interno dell’applicazione, rafforza il nostro ruolo centrale per i creatori di contenuti».

Intanto, noi continuiamo a goderci l’ascolto dei migliori podcast italiani su tutte le principali piattaforme di streaming audio: naturalmente, sempre con un “orecchio di riguardo” per i mitici podcast de Gli Ascoltabili! Da Demoni Urbani a Tutte le famiglie felici, da Folco Files a Il podcast del disagio, da La mia storia a Gli adolescenti si fanno male… dal 2018, Gli Ascoltabili produce podcast gratuiti per tutti i gusti e le occasioni.


Potere al sonoro: il fenomeno dei vocaloid

Vocaloid: che cosa sono (o meglio, sono stati)

In un passato recente, per una nicchia di appassionati, grazie ai vocaloid le tecnologie audio hanno preso il sopravvento, dimostrando di poter dominare il mercato musicale anche facendo a meno del corpo umano. Un fenomeno che oggi forse è giunto al tramonto, perché dunque parlarne nel 2021? Perché fa riflettere sulla possibile evoluzione dei mezzi di fruizione audio, compresi i podcast.

Cantanti “robot”, concerti tenuti da ologrammi… fantascienza? No, è il magico mondo dei vocaloid. Che cosa sono? Per essere precisi, sarebbe più corretto chiedersi che cos’è: vocaloid è un sintetizzatore software che nasce nei primi 2000, con lo scopo di sintetizzare la voce umana semplicemente immettendo il testo e la melodia di una canzone. 

Creato per l’appunto come programma per l’audio, presto Vocaloid è diventato molto di più: si è deciso di immettere nella sua banca dati una serie di voci diverse associate ad altrettanti personaggi di fantasia, presentati in forma animata. Quel che è successo è che i cantanti inventati sono diventati delle vere e proprie star in Giappone (e non solo): è così che quelle che dovevano essere semplici mascotte si sono trasformate nel vero prodotto! 

Oggi con il termine vocaloid si identificano proprio questi personaggi, che – dice qualcuno – potrebbero aver ispirato fortemente il panorama audio. Per non parlare del panorama degli eventi, attualmente messo in discussione come mai prima, a causa della pandemia di Covid-19. Proprio come cantanti in carne ed ossa, infatti, i vocaloid si esibiscono talvolta anche in concerti, sotto forma di ologrammi che si muovono sul palco. 

Chiunque acquisti il software può realizzare brani con il vocaloid che preferisce, ciò significa che nessuno ha l’esclusiva sull’utilizzo di queste voci sintetizzate. A chi si chiedesse cos’è un vocaloid si potrebbe dunque rispondere che è una via di mezzo tra uno strumento e un cantante virtuale.

Breve storia ed evoluzione dei vocaloid

L’elaborazione del segnale usato dal software Vocaloid è stata fatta per la prima volta da Kenmochi Hideki alla Pompeu Fabra University di Barcellona. In seguito, a partire dal 2004, la Yamaha Corporation ha sviluppato e commercializzato il software.

La tecnologia si serve di voci registrate di cantanti o attori, che possono anche essere modificate con effetti come il vibrato o il pitch shift. 

In base agli aggiornamenti del software coi rispettivi personaggi lanciati di volta in volta, si usa suddividere i vocaloid in diverse “generazioni”. Oggi siamo giunti alla quinta generazione.

I primissimi vocaloid sono stati nel 2004 Leon e Lola, rispettivamente una voce maschile e una femminile, che cantano solo in inglese. È però con la seconda generazione, risalente al 2007, che il fenomeno vocaloid è esploso davvero. Quell’anno è nata Hatsune Miku, ad oggi forse il personaggio più popolare, sviluppato da Crypton Future Media. Il suo nome è formato da ideogrammi giapponesi corrispondenti alle parole “primo” (初, hatsu), “suono” (音, ne), e “futuro” (ミク, miku), e vuole significare dunque “la prima voce del futuro”. La sua voce è stata ottenuta campionando quella della doppiatrice giapponese Saki Fujita.

Hatsune Miku è il primo vocaloid che si è davvero espanso oltre il software, generando merchandising di vario tipo: action figures, un manga, due videogiochi, abbigliamento e altro.

Altri vocaloid famosi sono Kagamine Rin/Len, Megurine Luka, GUMI e IA, ma i personaggi sono davvero moltissimi e c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Col passare degli anni, il software vocaloid ha perso il forte legame che aveva coi suoi personaggi, perdendo popolarità. Al momento non è chiaro se ci sia un futuro per i vocaloid. Inizialmente però, personaggi come Hatsune Miku sono stati un’ottima ancora di salvezza per aspiranti cantanti e soprattutto produttori discografici in cerca di occasioni. 

Di vocaloid, musica live e podcast

Nel 2020, Hatsune Miku doveva partecipare a uno dei festival più importanti del mondo: il Coachella. Poi annullato per ovvi motivi. Chissà se un’opportunità del genere si ripresenterà e, nel caso, come sarà accolta dal pubblico. Di certo, non sarebbe la prima volta nella storia che una folla di persone si riunisce per applaudire un ologramma. Oltre ai già citati concerti dei vocaloid, ricordiamo diverse “band virtuali”: già negli anni Sessanta Alvin and the Chipmunks, poi Jem and the Holograms, i Gorillaz, e altri meno famosi. 

Negli ultimi anni poi si è assistito a fenomeni analoghi che fanno pensare a un vero e proprio trend in corso: l’esibizione di un ologramma di 2pac al Coachella 2012, un intero concerto nominato “The Bizarre World of Frank Zappa” del 2019 dove il rocker (morto nel 1993) era una figura virtuale sul palco… e ancora, un intero tour per l’ologramma di Roy Orbison, cantante morto nel 1988.

Tralasciando le considerazioni estetiche (ed etiche) che pongono, è evidente che questi eventi suggeriscono la possibilità di rinnovare il concetto di evento e anche di cantante. 

Cos’hanno di specifico i vocaloid rispetto a questi fenomeni? Il vocaloid, come dicevamo, alla fin fine è potenzialmente “di tutti”. Uno dei primi motivi per cui l’esperimento ha avuto successo era proprio la possibilità di essere cantante dal proprio divano di casa, di rubare una voce professionale e farne ciò che si voleva anche solo per la durata di una canzone. Una bella messa in discussione del rapporto tra pubblico e vip. Non solo il vocaloid è una celebrità da ammirare, ma è anche uno stimolo alla creatività.

Nell’ultimo anno, in modo diverso, abbiamo assistito a un fenomeno simile per quanto riguarda la produzione di podcast: grazie a un mezzo d’espressione cui è relativamente facile accedere, molte “persone comuni” si sono reinventate produttori di contenuti, speaker, conduttori… senza bisogno di muoversi da casa. Da qui, l’esplosione in Italia del fenomeno podcast, con la nascita di numerosissimi nuovi show. Ovviamente, un conto è fare podcast, un altro è fare podcast di qualità, un lavoro che richiede l’impegno sinergico di professionalità ben precise. Oggi, però, il fenomeno dei podcast ci comunica anche e soprattutto questo: l’idea di un entertainment aperto a tutti, dove la linea di separazione tra produttore e fruitore è molto meno netta che altrove.

Ovviamente il settore ancora molto giovane, soprattutto in Italia. Ma in futuro, c’è forse da aspettarsi un’evoluzione simile a quella del mercato musicale, con ologrammi e voci sintetizzate a sostituire le persone “reali”? Nasceranno podcast presentati da personaggi analoghi ai vocaloid? Staremo a vedere. Per il momento, godiamoci i podcast italiani “tradizionali”… con un occhio di riguardo per quelli de Gli Ascoltabili!


Facebook si apre al mondo dei podcast – ed era ora!

Assidui lettori de Gli Ascoltabili d’Italia, di tutto il mondo e dell’universo intero, unitevi, vorremmo fare un annuncio. Lo abbiamo già più volte ribadito, nel corso del tempo – o meglio, dei nostri articoli, come ad esempio questo, questo o questo – ma è il caso di ribadirlo. In tempi non sospetti ci abbiamo visto lunghissimo con la scommessa dei podcast, ma un sacco di bella gente ci ha seguito a ruota, investendo come se non ci fosse un domani nella produzione di podcast di qualità, podcast originali, podcast bellissimi, in Italia e all’estero. I nostri sono pure gratuiti, tiè.

Oprah, Harry e Meghan, Bruce Springsteen e Obama, Spotify (a proposito, lo sai che Demoni Urbani ora è in esclusiva su Spotify? no? Sappilo), Amazon, Netflix, Apple… insomma, alla nutrita lista di amanti dei podcast, si aggiunge anche il solo, unico, incommensurabile Mark. Mark Zuckerberg.

Il fondatore di Facebook, il quinto uomo più ricco del mondo, ha appena annunciato di puntare sull’audio per rivoluzionare il social network più famoso del mondo. Scopriamone i dettagli. 

Facebook e la rivoluzione audio: i dettagli

La pandemia che stiamo vivendo ha posto tutta una serie di cambi di paradigma relativi al nostro modo di intendere la comunicazione e i mezzi con cui attuarla. Stare a casa, il coprifuoco, l’impossibilità di uscire dalla propria regione o dal proprio comune hanno inciso fortemente nelle scelte di tutti i giorni, anche dal punto di vista comunicativo: se è vero che gli ottimisti vedono opportunità in ogni pericolo, Zuckerberg si può definire il re degli ottimisti. E ha cavalcato l’onda.

A metà del 2020, mentre il mondo si affacciava all’epidemia da SARS-CoV-2 e moltissime persone vivevano in lockdown, Facebook ha creato le Rooms, ovvero delle stanze virtuali nelle quali gruppi di amici, parenti e familiari potevano incontrarsi e fare videochiamate in compagnia. L’innovazione, rispetto allo standard di Facebook, è che nelle stanze ci si poteva accedere anche senza essere iscritti al social: era sufficiente per il moderatore della videochiamata girare un link di accesso alle persone desiderate. 

In questi giorni, Zuckerberg ha annunciato il lancio di una vasta gamma di prodotti audio, che andranno ad affiancare testi, foto e video, arricchendo ancor più le sue piattaforme.

Gli strumenti pensati in questa ottica sono, per il momento, tre: stanze audio, soundbites e podcast.

Stanze audio, per cominciare

Le stanze audio non sono altro che le stanze Messenger private dell’opzione video: in questo modo, chiunque potrà accedere alle stanze, indipendentemente dal fatto di avere i capelli puliti, per intenderci. Battute vere a parte, le stanze audio permettono una maggiore inclusività, sono comode e funzioneranno esattamente come le stanze classiche: il moderatore potrà scegliere un argomento di cui parlare, aggiungere gli amici al gruppo, passare il link a chiunque voglia aggiungersi e iniziare la conversazione.

Lo sappiamo, leggi sempre i nostri articoli, perciò di sicuro a questo punto avrai pensato: ma questo è ciò che fa Clubhouse! Bravo! Meriti una stellina per essere al passo con i nostri articoli – per tutti gli altri ecco il link in cui parliamo abbondantemente di Clubhouse. In effetti, il collegamento all’app protagonista della rivoluzione ascoltabile alla quale vi abbiamo già abituati e alla quale la nostra piattaforma di podcast sta dando un notevole contributo, è abbastanza evidente: uso della voce, contenuti effimeri, attenzione alla privacy. Non temete, però, Clubhouse e le Facebook Rooms non sono la stessa cosa: alle Facebook Rooms puoi entrare senza l’obbligo dell’invito. 

Soundbites e podcast

Il secondo strumento, anche se probabilmente sarà il primo ad arrivare sul mercato, dovrebbe essere Soundbites: sarà la versione audio di Reels, lo strumento che consente di scambiare brevi video e messaggi vocali.

Avevamo già visto qualche settimana fa Twitter inserire all’interno del suo feed la possibilità di inviare messaggi vocali, che restano però fissi, esattamente come i post classici, a meno che l’utente non decida di eliminarli: insomma, Clubhouse è stato ampiamente copiato – e come biasimare tutti? Quando un format funziona, funziona – Lo sappiamo bene, noi, che vantiamo di numerosi tentativi di imitazione

Last, but not least, signore e signori, i podcast. Mark, vecchia volpe, finalmente, diciamo noi! Quanto ci voleva per capire che i podcast sono lo strumento ideale per comunicare contenuti efficaci e bellissimi? E non dire che non te l’avevamo detto.

Facebook e la rivoluzione dell’audio: come andrà a finire?

Ancora non c’è niente di certo, se non il fatto che, come riportato su Il corriere della sera, “Zuckerberg, parlando dei nuovi strumenti audio del suo gruppo, ha detto che l’intenzione è quella di guardare all’utente più come creatore (di contenuti che possono anche produrre un reddito) che come consumatore. La società, del resto, ha già introdotto piattaforme come Start che dovrebbero aiutare i creatori a monetizzare il valore del loro lavoro”.

Quante cose possono succedere! Non sappiamo se il futuro ci riserva una collaborazione – o una contrapposizione – tra Facebook e Clubhouse, né quanto, come e quando Mark proporrà his own podcasts, ma e noi amanti dei podcast, noi che le storie le concepiamo prima con le proprie orecchie, poi con gli altri sensi, non vediamo l’ora di saperne di più.

Intanto, mentre aspettiamo notizie certe, spingiamo un po’ i nostri podcast super divertenti e bellissimi, come Hardcorviale e Il podcast del disagio, ma anche quelli interessanti e bellissimi, come Tutte le famiglie felici e La mia storia, o ancora quelli zeppi di suspense e bellissimi, come Folco Files e Demoni Urbani.

Qualsiasi sia la vostra serie preferita, noi de Gli Ascoltabili siamo qui a farvi compagnia, nell’attesa che Mark Zuckerberg proponga dei podcast straordinari con i quali allietare i nostri momenti liberi, sempre, ovunque.

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Podcast “bollenti” sotto il segno dell’eros

L’anno scorso Nour Emam, blogger egiziana con un suo seguito interessante in tutto il Medio Oriente, ha scritto e condotto unpodcast dedicato alla gravidanza che, tra l’altro, aveva appena vissuto in quel periodo.

Nel podcast, disponibile in inglese e in arabo a questo link Nour Emam non si è limitata a parlare degli aspetti più comuni – e condivisi – della gravidanza, ma si è concentrata molto su aspetti che riguardavano la sfera del sesso e dell’educazione sessuale.

Sex Education, folks, trattata senza censure, senza fronzoli, con un impegno e un’intenzione di rendere i contenuti a tema sessuale accessibili a tutti, e il pubblico ha risposto positivamente: in Medio Oriente il podcast è seguitissimo, e se date uno sguardo al suo profilo Instagram – che trovate qui – vedrete le infinità di commenti, di domande e di spunti che gli utenti – e le utenti, stavolta è bene specificarlo – le lasciano ogni giorno, senza sosta. Beh, dite poco: pensate che Nour Emam è stata inserita da tra le 10 donne più influenti egiziane.

In ogni caso, l’importanza del poter parlare liberamente di sesso, sessualità e libertà sessuale è più recente di quanto sarebbe stato lecito. E il podcast è il mezzo ideale.

È l’unico senso dell’amor… è l’udito… è l’udito!

Ragazzi, oggi non ci risparmiamo: quando si parla di podcast di qualità, ormai lo sapete, noi siamo sempre in pole position. E quando c’è da raccontare l’evoluzione dell’eros, noi non ci tiriamo indietro e, anzi, tiriamo fuori dall’armadio le nostre tute in latex. O meglio, tiriamo fuori le nostre serie podcast preferite a tema hot!

La sessualità, ovviamente, si può declinare in mille modi diversi. Noi ne abbiamo scelti tre – per ora, eh! – che corrispondono a tre podcast freschissimi che non vediamo l’ora di farvi riascoltare – se già, da bravi, li conoscevate – o da farvi conoscere. Intrigante, vero?

Bando alle ciance, ecco il nostro podio rosso fuoco. Hardcorviale, signore e signori, per coloro che al sesso ci pensano, avoglia, ma, come dì… c’hanno anche voglia de ride. Il podcast del Disagio – che già il nome è un programma – per coloro che hanno reso il Mainagioia come l’unico modo di vivere contemplabile. Infine Quelli della 405, il podcast sui Millennials, scritto dai Millennials, e raccontato dai Millennials che hanno a che fare con sesso, sessualità e annessi e connessi.

Siete pronti? Uscite le cuffie e correte ad ascoltare i vostri podcast preferiti: e ricordate. I migliori podcast in questo universo li trovate solo da noi, Gli Ascoltabili!

Hardcorviale: il podcast più caldo de Gli Ascoltabili

Fabio Di Ranno e Valeria Giasi – autori, sceneggiatori e produttori dalla tv, che annoverano I Cesaroni tra i loro lavori più amati hanno scelto  GliAscoltabili.it per veicolare Hardcorviale – Non c’è sesso senza buffering, il podcast più caldo che c’è.

Hardcorviale, in otto episodi, racconta la tragicomica epopea di Nando Moricone, un pensionato che vive a Roma e che, fin da subito, dichiara di essere vittima “della crisi del porno”. L’ultimo noleggiatore della zona ha chiuso i battenti e lui si trova costretto ad affrontare un viaggio iniziatico alla scoperta del web, affiancato da una spalla che di virgiliano ha ben poco: il rapper Derek. 

“Hard” sintetizza tutto quello che c’è da immaginarsi sul porno; “Corviale”, per chi non lo sapesse, è il nome di un imponente complesso residenziale romano che in molti conoscono come “Il Serpentone” per le dimensioni che ha, luogo dell’anima che fa da motore al dramma esistenziale del povero Nando…

Potete ascoltare le pazzesche puntate di Hardcorviale direttamente sul sito de Gli Ascoltabili o sulle principali piattaforme podcast.

Non c’è Millennials senza disagio… non c’è disagio senza Tinder 

Ma vogliamo parlare di podcast calienti alla playa del sol? Ma certo che vogliamo. Il podcast del disagio è una nuova serie in audio racconta le disavventure dei millennials – e non solo.

Come si decide cosa è “disagio” e come lo vivono i millennials? A rispondere sono gli aneddoti raccolti sulla loro Community del Web da due amiche che la patente da millennials ce l’hanno… Valentina “Vee” Tridente e Cecilia Tanzi.

Dopo anni di relazioni e disavventure tossiche, raccolte e poi raccontate sul loro blog, Valentina e Cecilia hanno deciso di dare voce alle storie più tragiche e imbarazzanti dei membri della Community del Disagio, spinte dalla convinzione che nella condivisione, nell’autoironia e anche negli oroscopi da quattro soldi si celi la chiave della crescita personale.

In ogni episodio affrontano un viaggio all’interno del disagio vissuto da esponenti della loro stessa categoria. Lo fanno raccogliendo e commentando aneddoti in arrivo dai membri della Community del Disagio di Instagram, affiancate alla rubrica condotta da Mattia Piagneri in arte AntiChristina, che associa all’episodio raccontato – e alla disfunzione contenuta in essa! – un rimando astrologico.

La prima puntata del podcast è dedicata al fantastico, imbattuto, desiderata tra i desiderati…. Tinder!

C’è chi usa Tinder e chi mente. Vee e Cecilia affrontano il loro viaggio tra i meandri del disagio partendo dalle storie più tragicomiche legate alla celebre dating app. Tra corteggiatori molesti e switch non graditi, si insinua il segno zodiacale dell’Ariete, opportunamente sezionato dalla Sibilla della Community, AntiChristina.
Ascolta qui la prima puntata e qui tutte le puntate uscite finora. 

Quelli della 405 – La vita come viene 

Definire il focus de Quelli della 405 è facile facile… Il sesso raccontato da un gruppo di millennials… in una serie in podcast. 

Quelli della 405 esplora gli aspetti più interessanti della sessualità dei millennials affidandosi alle voci di sette giovani studenti di design, che vivono tutti in via Vigevano, a Milano, in un grande appartamento che sulla porta segna il numero “405”. 

Ogni episodio è dedicato a un tema specifico – la “prima volta”, l’autoerotismo, l’identità di genere – che ciascun personaggio analizza alla luce di esperienze, paure e desideri, condivise con il resto del gruppo. 

Beatrice, Giuseppe, Marta, Sefora e Teresa, Nina e Sonia, protagonisti e ideatori della serie,  accompagnano l’ascoltatore in un viaggio senza filtri verso alcune tematiche centrali della sessualità, offrendo spunti di riflessione – e momenti di puro divertimento – ai coetanei e anche alle generazioni più “lontane”. 

Ascolta subitissimo tutte le magnifiche puntate de Quelli della 405 qui!


Tutte le famiglie felici: il podcast dedicato a tutte le famiglie, al di là degli stereotipi

A partire da marzo, la famiglia de Gli Ascoltabili accoglie un nuovo podcast di qualità, e noi non potremmo essere più contenti! Tutte le famiglie felici è un podcast pensato per raccontare famiglie distanti dalla norma alla quale siamo stati abituati per molto tempo. Condotto da Rossella Canevari – giornalista e scrittrice – è un’occasione per scoprire tante storie di famiglie particolari, che invece meriterebbero di essere trattate esattamente per quello che sono: famiglie, ancor più se sono felici. Ogni settimana, Canevari intervista una famiglia diversa: siete pronti a non perdervi neanche una puntata?

Tutte le famiglie felici… possono chiamarsi famiglia

Famiglia è una parola meravigliosa, una parola in grado di dare conforto, amore e protezione. O almeno, così dovrebbe, o almeno così ci piace pensare.Mamma, papà, figlio, figlia. Mamma, papà, figlie, Mamma, papà, figli. Mamma, papà, figlio o figlia unico. Per anni la società ci ha abituato a un unico concetto di famiglia, certo declinabile lievemente, che la generazione X, quella dei boomer, per intenderci – ma non solo – ha accolto e fatto propria, in maniera più o meno inconsapevole.

Oggi le cose stanno cambiando. Stanno cambiando, sì, ma non sono cambiate del tutto. Famiglia deriva dal latino ’familia’, parola che indicava semplicemente l’insieme dei famuli, ovvero di coloro che abitavano nella stessa dimora: gli schiavi e i servitori, per fare un esempio, facevano appunto parte dei famuli. Andando avanti, spesso si torna indietro, e quando indietro non si può più andare, si può tornare ad andare avanti: finalmente, poco alla volta, il concetto di famiglia si sta allargando. Finalmente, ognuno può trovare parte nella propria famiglia.

Tutte le famiglie felici… si trovano su Gli Ascoltabili

«Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo». Una frase che di sicuro avrete già sentito altre volte, e si tratta dell’incipit di Anna Karenina, il capolavoro di Lev Tolstoj, nella meravigliosa traduzione di Maria Bianca Luporini. 

Esistono famiglie formate da due madri o due padri, innamorati dei propri figli. Esistono famiglie fatte da persone che condividono il sangue, oppure no. Famiglia, perché no, sono due o più coinquilini, che si prendono cura gli uni degli altri. C’è chi ha tante famiglie, e tante figlie: pensiamo al magnifico mondo queer, con le Drag Queen che, spesso, vengono cacciate dalla famiglia d’origine e ne creano una nuova – i fan di RuPaul’s Drag Race ne sanno qualcosa, così come i cultori di quella serie capolavoro di Netflix che è Pose. La famiglia può avere disabilità, perché non dovrebbe?

Insomma, lo abbiamo detto, ma lo ripetiamo: Tutte le famiglie felici ha l’obiettivo di raccontare realtà forse distanti dalla solita, attraverso le voci dei protagonisti, moderate da Canevari. Tutte le Famiglie Felici è un podcast che racconta la famiglia vera, che va ben oltre il concetto di “tradizionale”. Un podcast che dà voce soprattutto a quei nuclei famigliari che sono meno rappresentati nelle narrazioni sulla famiglia, ma che sono presenti e radicati nel tessuto sociale del nostro Paese. 

In ogni puntata Canevari incontra un ospite diverso che ha costruito una famiglia che è parte a tutti gli effetti della nostra società, anche se molti non vogliono capirlo. Il dialogo tra i due andrà a toccare tematiche molto importanti, dalla legislazione attuale alle difficoltà che queste famiglie incontrano quotidianamente, dai pregiudizi della società, al supporto, quando ricevuto, di amici e familiari.

Ascolta il primo episodio di Tutte le famiglie felici, insieme a Giulia, su Gli Ascoltabili

Giulia e Rossella sono amiche da anni. Giulia vive a Roma, fa la sceneggiatrice, ed è innamorata di Antonella, con la quale vorrebbe tanto creare una famiglia. Milo arriva, fortemente voluto e cercato, attraverso l’inseminazione eterologa. L’intero processo, però, è stato svolto all’estero, perché in Italia la legislazione è ambigua. Cosa devono fare le coppie come Giulia e Antonella per coronare il loro sogno di diventare genitori, oggi? Come reagiscono i parenti, gli amici, i conoscenti, quando una coppia omogenitoriale annuncia di aspettare un bambino? Quali sono le difficoltà che un bambino, figlio di una coppia omogenitoriale, può riscontrare nella sua quotidianità? È così difficile riuscire a creare una piccola famiglia felice? Ascolta qui la puntata! 

Tutte le famiglie felici… leggono La bambina del freddo

Rossella Canevari è giornalista, scrittrice e autrice televisiva. Da aprile 2020 si occupa di comunicazione per l’area Responsabilità Sociale (CSR) della Croce Rossa Italiana. ioni per case editrici non da poco.
La bambina del freddo, il suo prossimo romanzo in uscita ad aprile 2021 per Bookabook, pone al centro della narrazione la storia di Emma Lanfranchi. Una brillante capo redattrice di un quotidiano milanese al quarto mese di gravidanza che un giorno inizia a ricevere strane lettere scritte a mano con una grafia stentata, firmate da sua figlia non ancora nata.

Sconvolta dall’emozione e sovrastata dal peso di questa situazione straordinaria, Emma cerca di capire cosa stia capitando e chi sia l’autore delle lettere che iniziano ad arrivarle a casa e al lavoro. Se non fosse per il fatto che ha deciso di tenere segreta la gravidanza ottenuta attraverso un’inseminazione eterologa, Emma penserebbe di essere vittima di un’intimidazione, o forse di un crudele scherzo. Così inizia a indagare e contemporaneamente a dubitare di chi le sta vicino e di sé stessa. Presto si trova suo malgrado costretta a fare i conti con le sue scelte e a dover rispondere delle sue decisioni a una bambina del freddo, con anni d’anticipo sulla tabella di marcia.


Obama, Springsteen e gli altri. I podcast VIP americani del 2021

“Renegades: Born in the USA”

L’anno della rivincita dell’audio, la “febbre del podcast” colpisce anche i vip: Barack Obama e Bruce Springsteen sono l’esempio recente più illustre. Ma non il solo. I podcast vip americani del 2021 sono tutti da scoprire. A partire proprio dall’ex capo di stato e dal rocker con la R maiuscola.

“I’m the President, he’s the Boss”. Con queste parole nel 2016 Barack Obama consegnava a Bruce Springsteen la Presidential Medal of Freedom. 

Poi un paio di sere, alla Casa Bianca, i due amici cenavano insieme e si raccontavano a vicenda, scambiandosi pareri sul futuro degli USA. E l’ex first lady Michelle faceva notare al marito come Bruce fosse un esempio di resilienza da prendere a modello.

Cinque anni dopo: Obama non è più presidente, Springsteen ha inciso due nuovi album, il mondo è messo in ginocchio da un male sconosciuto. 

È allora che i due decidono di riprendere le loro chiacchierate e fare un podcast insieme.

L’ex presidente USA ha da sempre un buon rapporto col mondo dell’entertainment: forte del sostegno di Hollywood, durante il suo mandato ha spesso giocato coi trend della tv e dei social.

Nel 2018, inoltre, ha fondato assieme alla moglie Michelle la casa di produzione Higher Ground, siglando un accordo pluriennale con Netflix per la produzione di film e show televisivi. L’obiettivo: promuovere la diversità e l’inclusione nel mondo dell’intrattenimento.

In seguito, Higher Ground ha stretto una partnership con Spotify, per la produzione di podcast originali. Il primo titolo è stato un successo: The Michelle Obama Podcast.

Ecco dunque che, dopo Michelle, anche Barack fa il suo esordio nello studio di registrazione. Il titolo del podcast condotto insieme a Bruce Springsteen è Renegades: Born in the USA. Otto episodi in cui “the Chief and the Boss” conversano tra loro sugli argomenti più svariati.

La strana coppia, o forse no

“All’apparenza, io e Bruce non abbiamo molto in comune. Lui è un bianco di una cittadina nel New Jersey, io un nero di razza mista, nato alle Hawaii. Lui è un’icona del rock n roll, io… non sono così cool. (…) Quello che abbiamo scoperto in queste conversazioni è che entrambi crediamo ancora nell’ideale americano, non come atto nostalgico, ma come bussola per il duro lavoro che ci attende.”

Così Barack Obama introduce il podcast. Le conversazioni tra i due “giganti” avvengono nello studio di registrazione di Springsteen, in New Jersey. 

Riconoscono di essere accomunati dalla convinzione di avere una voce che valga la pena di essere ascoltata. È così che, a partire dalle proprie esperienze, trattano temi tra il serio e il faceto, dal razzismo alla famiglia, dal mondo del lavoro alla musica. Alla ricerca delle radici dell’America e allo stesso tempo (idealmente) di una via che indichi la rotta da seguire. Una commistione dichiarata tra intrattenimento e “servizio pubblico”, dunque. In pieno American style.

Altri podcast VIP americani del 2021

Sono sempre di più le celebrità che si fanno sedurre dalla produzione di podcast. Quest’anno, oltre a Obama e Springsteen, si segnalano il Principe Harry e Meghan Markle.

Senza scomodare ex presidenti ed ex reali inglesi, negli Stati Uniti ci sono altri vip che si sono dati al podcasting proprio negli ultimi mesi.

Partiamo con un’altra “strana coppia”, quella formata da Bill Gates e Rashida Jones. Lui guru dell’informatica, lei attrice e attivista, il loro podcast indipendente Bill Gates and Rashida Jones ask big questions riguarda esattamente ciò che dice il titolo: in ogni episodio, i due cercano di rispondere a una delle principali domande che affliggono l’uomo di oggi. Ad esempio “è troppo tardi per contrastare il cambiamento climatico?”, “si possono evitare le ineguaglianze?”, “come sarà il mondo dopo il Covid-19?” e molto altro. Ad aiutarli, ospiti quali il Dottor Fauci, il sindaco di Compton Aja Brown, la scrittrice Elizabeth Kolbert.

Di genere più leggero è invece The History of Sketch Comedy, podcast di Audible condotto da Keegan-Michael Key (metà del duo Key & Peele, insieme a Jordan Peele). Come dice il titolo, la serie in 10 episodi racconta l’evoluzione della sketch comedy, addirittura partendo dal 1500. Naturalmente, insieme alla storia, l’esperto Key fornisce un’analisi delle gag e dei performer più famosi che negli anni hanno dato forma al genere.

Nel 2021 un’altra superfamosa si è data al podcasting. Si tratta di Paris Hilton che, cavalcando l’onda di un documentario YouTube che ha fatto molto parlare, ci propone oggi una serie audio che porta il suo nome. This is Parisin ogni episodio vede l’ereditiera riflettere su temi di costume e società, da sola o col supporto di ospiti. La durata degli episodi varia, dai 10 ai 20 ai 55 minuti, senza un criterio specifico. L’idea è dare spazio (almeno in apparenza) a spontaneità, divertimento e imprevedibilità.

Prossimamente nei vostri auricolari a stelle e strisce

Tra i podcast vip americani del 2021, non mancano titoli annunciati di recente, ma ancora in attesa di vedere la luce.

È il caso della serie documentaristica One Click, prodotta da Cadence13. L’attrice Elle Fanning e la giornalista Jessica Wapner. A partire da un articolo scritto dalla Wapner per Daily Beast, questo podcast originale proporrà un’indagine su un farmaco dietetico mortale e sui pericoli del dark web. Attraverso la narrazione dell’attrice, One Click si propone di esplorare i problemi di salute mentale legati alla body image.

Un duo è protagonista anche di un podcast del tutto diverso, There be Monsters di IHeart Radio: si tratta degli attori John Boyega e Darren Criss. In questo podcast narrativo di genere fantascientifico, John Locke (Boyega) è un uomo misterioso che si infiltra in una start-up della Silicon Valley specializzata in body hacking, guidata dal CEO Max Fuller (Criss).

Last but not least, l’ultima star in ordine di tempo ad anticipare l’uscita di un suo podcast è stata niente meno che Kim Kardashian. Appena archiviato l’iconico reality familiare “Al passo con le Kardashian” e il matrimonio con Kanye West, Kim in risposta a un tweet di una fan ha fatto intendere che prossimamente potrebbe uscire una serie podcast condotta da lei. La produzione? Spotify.

Kim Kardashian chi? Restando in terra italiana, anche Gli Ascoltabili conta tra i suoi podcast gratuiti un’esclusiva Spotify: si tratta della serie cult Demoni Urbani, disponibile per l’ascolto qui!


Massimo Picozzi racconta Il Mostro

Gli Ascoltabili per Audible, una produzione esclusiva sul primo serial killer italiano: il Mostro di Firenze

Prendete la vicenda delittuosa più popolare della storia d’Italia, uno stimato criminologo, un colosso dei contenuti audio e la piattaforma di podcast di qualità creatrice di uno dei podcast crime più amati degli ultimi anni

Il risultato che otterrete sarà Il Mostro, la nuova produzione realizzata da Gli Ascoltabili per Audible, disponibile per l’ascolto su audible.it.

Si tratta della terza collaborazione tra i due player, dopo il fictional Agatha Christie Scomparsa – da poco sbarcato anche sul mercato francese – e la serie crime al femminile Lady Killer.

Oggetto della serie, com’è facile intuire, la storia del Mostro di Firenze: una vicenda di cronaca nera che conta ben 16 omicidi, avvenuti in provincia di Firenze tra il 1968 e il 1985, e dagli sviluppi giudiziari ancora più lunghi e complessi.

Voce narrante del podcast l’attore fiorentino Massimo Alì, che di episodio in episodio ripercorre tutte le fasi dei crimini avvenuti quando lui era adolescente. Per farlo, si reca sui luoghi che di quei crimini sono stati testimoni, viaggia sulle tracce dei delitti, ascolta i ricordi della gente comune. Alla riscoperta dei fatti e dei loro protagonisti più o meno conosciuti.

A intervallare il suo racconto, il commento da esperto di Massimo Picozzi, psichiatra e criminologo che ha seguito alcuni tra i principali casi di cronaca nera degli ultimi anni, e vanta una lunga collaborazione editoriale con Carlo Lucarelli. Forte della sua esperienza nel settore, Picozzi traccia una profilazione criminale del maniaco.

L’alternarsi di fiction e analisi scientifica costruisce un podcast di qualità in grado di snodarsi su più livelli. Il Mostro è inchiesta, legal thriller, detective story e racconto di costume.

I delitti del Mostro, una storia italiana ancora attuale

Chi è il Mostro di Firenze? Nelle campagne toscane, un serial killer assale e distrugge la vita di diverse coppiette appartate in auto, scatenando interrogativi e terrore. Si tratta di un mostro in solitaria? O dietro si nasconde una regia precisa, che schiera in campo diverse pedine?

Dai tribunali alle pagine di giornale, dal chiacchiericcio da bar ai referti ufficiali, la sanguinosa epopea del Mostro di Firenze ha accompagnato l’Italia dal 1968 per quasi vent’anni. 

Nel suo complesso, è una storia dai tratti misteriosi e raccapriccianti, che mette a nudo le contraddizioni e gli orrori di un Paese che cambia volto. 

Con il Mostro di Firenze, le famiglie italiane scoprono la vita sessuale dei propri figli poco più che adolescenti, le tecniche di profiling sperimentate oltreoceano approdano anche da noi, le aule di tribunale sono sotto i riflettori, così come i vizi segreti e le paure inconfessate di buona parte della popolazione. 

A un certo punto della vicenda, il terrore diffuso genera anche uno spot televisivo/manifesto dal titolo “Occhio, ragazzi!”, finalizzato a mettere in guardia le giovani coppie dal frequentare zone isolate, per non incappare nel temibile killer.

Gli omicidi del Mostro si distinguono non solo per il numero, ma anche per l’efferatezza che mostrano, che scatena il panico anche al di fuori dell’Italia. Ai processi partecipa addirittura lo scrittore americano Thomas Harris, “padre” del personaggio di Hannibal Lecter. E a creare l’identikit dell’assassino contribuisce il profiler John E. Douglas, su cui in tempi recenti è stata incentrata la serie Mindhunter.

Tutt’ora questo capitolo nerissimo della nostra cronaca presenta molti punti interrogativi che non trovano risposta. Sarà per questo, o per l’urgenza di esorcizzare un trauma mai superato, che negli anni la vicenda del Mostro ha generato un interesse spropositato, animando blog, forum, discussioni, canali YouTube, che anche a distanza di decenni propongono nuove angolazioni e interpretazioni dei fatti.

C’è ad esempio il sito che propone i profili dei personaggi coinvolti e la trascrizione di gran parte delle deposizioni dei processi, o il blogger che ricostruisce le dinamiche degli omicidi nel dettaglio, inscenandoli in prima persona.

Un podcast tra ricostruzione scientifica e narrazione

La serie crime Il Mostro è introdotta oggi dal sito web dedicato www.ilmostrodifirenze.it e si articola in dieci puntate da 50 minuti:

  1. L’ultimo delitto
  2. Il delitto del 1974
  3. Il primo delitto del 1981
  4. Il secondo delitto del 1981 
  5. Il delitto del 1982
  6. Il delitto del 1968
  7. Il delitto del 1983
  8. Il delitto del 1984
  9. Caccia ai compagni di merende
  10. 10.Una storia di tutti

Evitando di seguire un andamento cronologico lineare, il podcast italiano Il Mostro si apre con il racconto dell’ultimo delitto del killer. Avviene a Scopeti, in una calda notte del settembre 1985. Vittime una coppia di turisti francesi – Nadine Mauriot e Jean Michel-Kraveichvili trovati morti presso un’auto in campagna, come tutti gli altri che li hanno preceduti. 

Da qui, il racconto prosegue a ritroso nel tempo, finché all’altezza del 1982 non si arresta per l’emergere della famosa “pista sarda”. Ovvero quella che, per la prima volta, portò gli inquirenti a collegare il “killer delle coppiette” – così era conosciuto in un primo momento – a un misterioso duplice omicidio avvenuto nel 1968. La cronaca si completa con gli ultimi casi, arrivando all’arresto di Pietro Pacciani, identificato come responsabile di gran parte dei delitti, morto prematuramente nel 1998.

Nel corso del processo a Pacciani si coniò il termine “compagni di merende”, per identificare alcune conoscenze dell’accusato – nello specifico, Mario Vanni e Giancarlo Lotti – che lo affiancavano in attività non ben identificate e che poi sono stati in parte condannati insieme a lui.

Le puntate del podcast sono state scritte da Lorenzo Pedrazzi, Giuseppe Paternò Raddusa e Maria Triberti. La produzione è stata gestita da Giacomo Zito e Ilaria Villani.

A ricreare le giuste atmosfere per i fatti narrati contribuiscono inoltre le musiche originali del collettivo Operà Music, realizzate appositamente per il progetto.

Non vi resta che immergervi nel podcast: potete farlo passando da qui o da qui.


Le tecnologie per l’ascolto dei podcast e della radio: come cambiano le abitudini

È nato prima l’uovo o lo streaming audio? Il dilemma del podcast che non poteva vivere senza lo smartphone

Le tecnologie per ascoltare musica, podcast, radio sono importanti quanto gli stessi musica, podcast, radio. Non solo perché gli strumenti influenzano in maniera decisiva le nostre abitudini di ascolto, ma anche perché influenzano la qualità stessa dell’ascolto. Secondo voi, le nostre modalità di consumo audio sarebbero le stesse senza le AirPods o il bluetooth in macchina? Oppure senza lo streaming di Spotify, Apple Music, Tidal, Idagio? E, ancora, non potrebbero esistere i podcast di oggi senza internet sullo smartphone. E così i video-podcast senza YouTube. E che dire del modo in cui scopriamo nuova musica? La pagina Esplora di Spotify non è certo solo una suppellettile…

Anche gli angeli ascoltano Beethoven, ma vogliono la stereofonia

Ma non è solo un discorso legato all’attualità. Anche se volessimo fare una storia della musica, non potremmo prescindere dalle tecnologie di diffusione audio. E non pensate solo all’invenzione del giradischi (e quindi dei dischi) o all’invenzione della radio: tecnologie che hanno stravolto sia il consumo della musica che quello della stessa composizione. Pensate anche all’evoluzione della qualità audio. Credete che sarebbe lo stesso ascoltare, che so, la Nona di Beethoven diretta da Karajan o Dark Side of the Moon dei Pink Floyd senza l’invenzione della stereofonia? Vi immaginate il coro e il tema dell’Inno alla gioia o il rumore delle monete e il basso di Money su un altoparlante monofonico?

L’uomo non è solo corpo è anima: è anche cultura e tecnologia

La storia dell’uomo non è solo fatta di grandi caratteristiche universali (la capacità di percepire i suoni come musica, e quindi di crearne; oppure di sentirsi parte di un tutto infinito e indefinibile); no, la storia dell’uomo è fatta anche di cambiamenti cognitivi dovuti alla cultura e alla tecnologia. Va bene, è vero: sembra un ovvietà. Ma quante volte sentiamo parlare dei bei tempi andati come se noi e le nostre vite fossimo indipendenti da questi cambiamenti? Come se, presi e catapultati, che so, negli anni ’60, saremmo sempre gli stessi noi? Purtroppo non è così. Solo una macchina del tempo può prenderci e portarci nel passato così come siamo.

Covid-19 e consumi audio: un mondo in evoluzione

Prendiamo un esempio concreto e recente: la pandemia da Covid-19. Sono bastati alcuni mesi di lockdown per stravolgere alcune abitudini e accelerare alcuni processi già in corso. Pensate all’ascolto della radio. In quel periodo, molte persone, per ovvie ragioni, hanno smesso di utilizzare l’automobile. Qual è stata una delle principali conseguenze di ciò (a parte la riduzione delle emissioni di CO2, ça va sans dire)? Esatto: le stesse persone hanno ridotto notevolmente l’ascolto della radio. In più hanno cominciato ad ascoltarla in streaming su cellulari, pc e smart tv. Per inciso, proprio quest’anno, si è deciso di passare definitivamente alla Radio Digitale DAB.

Pensiamo anche ai podcast. La pandemia ha fatto crescere in maniera esponenziale ascoltatori e ascolti, facendo passare questi oggetti sonori da prodotti di nicchia a prodotti di massa. Anche oggi che non siamo più in quarantena (almeno per ora), il numero degli ascoltatori di podcast è notevolmente più alto e sono mutati anche i luoghi e le abitudini di ascolto. Per esempio, la macchina è sempre più un posto dove si ascoltano podcast, oltre che la radio; in particolare podcast di notizie e approfondimento, ma anche narrativi. Non solo: anche i format e le aziende come la nostra che se ne occupano stanno aumentando. Certo, noi siamo stati dei pionieri. Ma questa è un’altra storia.

Smartphone, smartphone delle mie brame, chi è il più hi-fi del reame?

Insomma, lo abbiamo capito: lo strumento principe dell’ascolto è ormai lo smartphone. Ad affiancarlo ci sono computer, smart speaker e assistenti vocali, smart tv. Non vi sembra che manchi qualcuno? Esatto, manca l’impianto hi-fi, o la radio o come diavolo vogliamo chiamarlo. Qualcuno potrebbe pensare che questo abbia comportato un abbassamento della qualità di ascolto. No, non è così. O, almeno, non lo è più. Lo streaming audio negli ultimi tempi offre sempre più soluzioni per l’ascolto in alta qualità del suono (anche più del compact-disc). Uno dei pionieri è stato Idagio, la nota app per gli amanti della musica classica (sempre molto esigenti in materia di qualità del suono) che permette un ascolto in qualità FLAC. Per chi ama altri generi, invece, sono arrivati poi Tidal e Amazon Music HD.

Anche per quanto riguarda i podcast, la qualità ormai non si trova solo nelle registrazioni dei programmi radio da ascoltare in differita. Anche i podcast che nascono già come podcast ormai sono in alta qualità. È finito il tempo delle registrazioni casalinghe sceneggiate da amatori improvvisati e curate da speaker da un tanto al kilo. Ormai tantissimi podcast, anche in Italia, sono prodotti da aziende come Cast Edutainment (titolare della nostra piattaforma GliAscoltabili) che fanno della qualità il loro marchio e che si servono di professionisti di alto livello.

Tremate tremate, i vinili son tornati

La rivoluzione ascoltabile di cui parlavamo qualche tempo fa, quindi, non è soltanto figlia di qualche geniale pioniere che ha introdotto nuovi oggetti da ascoltare. È anche, e forse di più, il frutto del cambiamento tecnologico. Certo, oggi assistiamo sempre più ad alcuni atteggiamenti dall’apparenza luddista. Pensate ai collezionisti di vinili e ai nostalgici del cd. Affermano di avere bisogno dell’oggetto per poter davvero gustare il suono e scegliere adeguatamente la musica. Ma, in genere, si tratta di persone che affiancano queste abitudini a quella dello streaming. Più spesso, di persone che danno molta importanza all’aspetto storico della musica. Che quindi vogliono conoscerla per come è stata e come si è diffusa (in fondo l’album musicale esiste perché esiste il disco). È anche comprensibile, poi, sotto certi aspetti un eventuale attaccamento alla tradizione: aprire un’app di musica e podcast e trovarvi dentro decine e decine di milioni di brani e “oggetti audio” tra cui scegliere spesso lascia spaesati. Ma, anche qui, si tratta solo di adeguare i nostri strumenti cognitivi. Il futuro sembra sempre più andare nella direzione in cui nel nostro smartphone troviamo tutto quello che ci serve e tutto in alta qualità. Bisogna solo cambiare prospettiva.


Podcast e audiolibri non sono la stessa cosa

Podcast e audiolibri: conoscerne le caratteristiche per comprenderne la fruizione

Podcast e audiolibri sono sempre più ascoltati dal pubblico italiano – e non solo. Anche se si tratta di due prodotti diversi, pensati per un pubblico più o meno specifico e con differenti metodi di fruizione, può capitare di non saperli riconoscere.

Vale la pena spendere qualche parola sulle loro caratteristiche principali, per comprenderne le differenze e capire quale prodotto sia meglio scegliere in base al proprio tempo, al proprio “mood” e, perché no, al proprio budget.

Senza perdere tempo in tecnicismi che, spesso, lasciano perplessi, un podcast è un file audio ottimizzato per poter essere ascoltato su diversi device elettronici, a partire dagli smartphone. Il nome stesso deriva dal fatto che i primi strumenti per il loro ascolto erano, appunto, i cari e vecchi iPod.

Pensati per l’ascolto seriale, di durata variabile i podcast si possono ascoltare online, su diverse piattaforme, e offline, scaricando le singole puntate.

Diritto, musica, arte, letteratura; ma anche gossip, cucina, true crime: qualsiasi sia l’argomento di interesse, è facile trovare il podcast più adatto alle proprie necessità.

Di per sé, il concetto di audiolibro ha radici ben più profonde rispetto alla sua creazione fisica. L’ascolto, infatti, è per antonomasia la metodologia più efficace di apprendimento e di trasmissione delle storie. Pensiamo ai cantori greci, che tramandavano le gesta degli eroi più gloriosi raccontando ad alta voce al loro pubblico, che spesso ripeteva – e naturalmente modificava – ciò che avevano sentito.

Allo stesso modo, seppur in una forma puntuale e precisa, funziona l’audiolibro.

Un audiolibro – lo dice la parola stessa – è la registrazione audio di un libro: può essere letto da un professionista, come un attore o uno speaker, o dall’autore o autrice del libro in questione. Come i podcast, possono prevedere più voci, oppure essere letti da un’unica persona; possono avere intermezzi musicali, o effetti sonori in linea con la narrazione; possono avere elementi paratestuali che ne aumentano la drammatizzazione, come ad esempio il rumore di uno sparo o l’incedere di passi furtivi.

L’esperienza della lettura si va così ad amplificare, permettendo di “entrare” profondamente nelle parole che si stanno ascoltando.

Podcast e audiolibri hanno, spesso, differente durata

Andiamo a fondo della distinzione. Un’importantissima differenza tra l’ascolto di podcast e l’ascolto di audiolibri riguarda la loro durata. Un audiolibro può richiedere diverse ore di ascolto prima di essere terminato, legato com’è al libro da cui è tratto. Ascoltarne uno dall’inizio alla fine è cosa alquanto complicata: la divisione in capitoli certo può aiutare, ma si rischia di non ricordarsi precisamente i diversi passaggi che sono stati precedentemente ascoltati. Dopotutto, nemmeno leggere un libro senza pause è facilmente fattibile.

In questo senso, i podcast ci vengono in aiuto. Grazie alla loro natura seriale e episodica, in contrapposizione con il fatto che l’audiolibro sia rilasciato come un prodotto singolo, i podcast possono essere più facilmente frazionati e pertanto ascoltati ovunque, in qualsiasi momento.

I dati parlano chiaro: negli Stati Uniti circa il 70% della popolazione ha familiarità con i podcast; più della metà – il 51% – dichiara di averne ascoltato almeno uno nel corso della vita. Ben il 32% degli americani, inoltre, ascolta almeno un podcast al mese, mentre il 22% dichiara di ascoltarne almeno uno a settimana.

Per quanto riguarda l’occasione d’utilizzo, il 49% degli ascolti di podcast avviene in casa, il 22% dei fruitori preferiscono invece ascoltare podcast durante gli spostamenti, sia in macchina, mentre guidano, sia sui mezzi pubblici. Un ulteriore spaccato di popolazione preferisce ascoltare i podcast nel tempo libero, durante l’attività fisica in palestra o durante una camminata in giro per la città.

Una profonda differenza tra podcast e audiolibri consiste nella disponibilità di titoli presenti

In generale, accedere ai podcast è estremamente facile: è sufficiente cercare in rete il proprio titolo preferito, magari partendo da quelli incisi dallo speaker del cuore, oppure scaricare una delle numerosissime app per smartphone, nelle quali cercare con facilità.

Secondo gli ultimi dati statistici, raccolti dalla Edison Research Infinite Dial a marzo 2020, attualmente esistono oltre un milione di podcast e oltre trenta milioni di episodi, in più di cento lingue. I numeri salgono di giorno in giorno.

Così è anche per tutti i podcast de Gli Ascoltabili, disponibili su Spreaker, Spotify, Apple Podcasts e tutte le principali piattaforme.

Diverso è il caso degli audiolibri: essendo protetti da diritti d’autore e, sottoposti alla gestione dei diritti digitali (DRM), i singoli audiolibri sono strettamente collegati alla piattaforma di fruizione o di acquisto. Ciò significa che un libro acquistato su una data piattaforma potrà essere ascoltato esclusivamente da lì, e non potrà essere esportato in un’altra applicazione, né tantomeno essere condiviso.

A livello puramente numerico, invece, la differenza si fa sentire: abbiamo già indicato che esistono, a oggi, circa un milione di podcast. Per quanto riguarda gli audiolibri, invece, i numeri si abbassano notevolmente. Se Audible, per esempio, ha un catalogo di circa 60000 titoli, “solo” 14000 sono in italiano. Su Storytel la situazione non è diversa: dei 10000 titoli disponibili, poco più di 3000 sono in italiano.

Quanto “costa” ascoltare podcast e audiolibri?

Chi vuole avvicinarsi all’ascolto di un audiolibro può, oggi, percorrere diverse strade. Da un lato gli audiolibri, come qualsiasi altro prodotto, possono essere comprati: facilmente reperibili sui principali store online e nelle librerie, hanno spesso un costo cospicuo, tendenzialmente in linea con il prezzo di copertina del volume in edizione trade.

L’alternativa più comune – e più utilizzata – si basa sull’utilizzo di piattaforme di abbonamento, come le già citate Audible o Storytel, che permettono l’ascolto illimitato dei numerosissimi audiolibri in catalogo per una cifra mensile che si aggira intorno ai 10 euro. L’iscrizione prevede un periodo variabile di prova gratuita, dopodiché si può scegliere il tipo di abbonamento preferito.

I podcast, invece, sono prevalentemente gratuiti. Non mancano naturalmente le eccezioni, nello specifico i podcast prodotti da piattaforme fruibili tramite abbonamento: un esempio? La serie Agatha Christie scomparsa, realizzata da Gli Ascoltabili in collaborazione con Audible.

Al di là di questo tipo di produzioni, la natura gratuita del podcast spinge sempre più i podcaster a cercare forme alternative di guadagno, come sponsorizzazioni o crowdfunding, in grado di sostenere la “macchina” produttiva.

In particolare, il crowdfunding prevede di chiedere agli ascoltatori una piccola donazione (ma comunque facoltativa) in cambio dell’invio di episodi extra o altri bonus particolari. A Gli Ascoltabili lo abbiamo fatto con una delle nostre serie di punta, Demoni Urbani.

E voi, siete più persone da podcast o da audiolibri? Intanto, Qui si possono trovare i nostri consigli su alcuni podcast da non perdere!


I video podcast: un paradosso o una realtà?

Cosa sono i videopodcast?

Che gli ascoltatori abituali di podcast siano in costante aumento, non solo negli USA ma anche in Europa e in Italia, ce lo dimostrano molti dati. Proprio nell’epoca in cui si pensava che il video avrebbe trionfato, i fruitori di contenuti puramente audio crescono costantemente. Perché, allora, soprattutto negli Stati Uniti, diversi tra i più popolari podcast vengono pubblicati su YouTube corredati da contenuti video? Non solo: sulle piattaforme podcast – Apple, in particolare – i videopodcast si fanno più numerosi: CNN 10, per esempio, che, quotidianamente, riassume in dieci minuti le notizie più importanti del giorno; oppure il seguitissimo TED, che non si limita, come si potrebbe credere, a trasformare in podcast le sue già note conferenze, ma crea dei contenuti nuovi appositamente concepiti. Resta YouTube, però, il luogo in cui questo formato si trova in abbondanza. Perché? Qual è, allora, la differenza tra un podcast e un comunissimo video in streaming?

I videopodcast, quel qualcosa in più.

Andiamo con ordine. Un video podcast, come si può intuire, non fa altro che aggiungere, all’elemento audio, l’elemento video. Provate a guardare, per esempio, il nostro @Home – Tecniche di sopravvivenza, il video podcast nato per superare bene la quarantena. L’elemento video, si diceva, può essere di vario tipo e diversa complessità: semplici immagini o filmati di accompagnamento, motion graphics, oppure – come più spesso accade – i volti di chi parla, anche ripresi in studio di registrazione e variamente montati. Già, i volti; tra poco torneremo sull’importanza di questo elemento. Intanto, come si può aver intuito, in un video podcast resta comunque l’audio l’elemento più importante. Per quanto la complessità video possa variare, alla fine un video podcast può essere anche solamente ascoltabile (esatto: come i nostri podcast). Il contrario, invece, non è possibile.

YouTube. Ovvero Dove ti ascolto i podcast

Sia come sia, si pensi che, secondo un studio di Futuri Media/University of Florida citato da The Verge, YouTube è attualmente il podcast player dominante sul mercato: il 43% degli ascoltatori di podcast mensili afferma di aver utilizzato, nell’ultimo anno, la nota piattaforma video per ascoltare podcast; più di Apple (34%) e Spotify (23%). Certo, si potrebbe obiettare, i contenuti su YouTube possono anche essere formati, di fatto, di solo audio (qualche foto e due scritte in sovrimpressione non fanno un video podcast). Tuttavia, se si fa una ricerca, si può empiricamente notare come i podcast di maggior rilievo abbiano in genere un vero elemento video. In alcuni casi, addirittura, podcast di successo già esistenti hanno deciso di offrire, tramite YouTube, i loro programmi in un nuovo formato video podcast, differenziando i contenuti per spingere gli ascoltatori che vogliono approfondire l’ascolto verso il tradizionale formato. Come ad esempio hanno fatto Joe Rogan con il suo  Joe Rogan Experience e H3.

Il podcast H3, in particolare, utilizza uno dei take più popolari nel formato “YouTube podcast”. Vi sono, infatti, tre canali: H3H3 Productions (6 milioni di iscritti), H3 Podcast (2 milioni) e H3 Podcast Highlights (1,3 milioni). Il canale principale viene utilizzato per commenti più lunghi, le collaborazioni speciali e gli sketch comici. Gli ultimi due, invece, sono dedicati esclusivamente al podcast. Il principale canale Podcast H3 ha oltre 208 milioni di visualizzazioni totali, ma il canale secondario dedicato alle clip di ogni episodio ne ha oltre 388 milioni. La creazione di un canale separato per le clip consente ai podcaster di sfruttare l’algoritmo di raccomandazione di YouTube, che mostra i contenuti su argomenti specifici a cui uno spettatore è già interessato.

Perché un videopodcast?

Ora resta la domanda principale: perché? Inutile girarci intorno: YouTube dà accesso a una platea di due miliardi di utenti registrati (sì, avete letto bene). Spotify ha “solo” 230 milioni di utenti mensili. Inoltre, grazie alla funzione che genera in automatico i sottotitoli, la piattaforma può far arrivare il proprio contenuto in tutto il mondo. Insomma, non c’è storia. Ma YouTube è pensata per il video, non per il podcast. E sono pensate per il video anche tutte le funzioni di marketing e monetizzazione che la stessa piattaforma offre. Si interfaccia bene, poi, con i social network; anche questi pensati per il video più che per i podcast. Se è vero, infatti, che sui social è possibile condividere anche delle clip audio, è altrettanto vero che le clip video sono di maggiore e più immediata presa sugli utenti, grazie soprattutto alle modalità di anteprima, fruizione e condivisione che gli stessi social offrono.

Scienza e podcast

Approfondiamo un altro aspetto. Poco sopra abbiamo fornito un dato curioso: in genere, nei video podcast, l’elemento video è formato dai volti degli speaker o degli ospiti. In più – si diceva –, il video si può anche ignorare e mantenere la fruizione classica di solo audio senza perdere fondamentali elementi di significato o narrazione. Perché, allora, investire tempo e denaro per creare contenuti video? Qui la risposta ci viene dalle scienze cognitive. «Because half of the human brain is devoted directly or indirectly to vision». Queste le parole del professor Mriganka Sur del MIT’s Department of Brain and Cognitive Sciences. Noi esseri umani siamo tendenzialmente animali “visuali”. Recuperiamo più facilmente informazioni tramite le immagini, apprendiamo più facilmente, ricordiamo meglio. Insomma, un podcast corredato di volti riesce ad arrivare a un pubblico più ampio e a risultare più memorabile, e genera maggiore desiderio di serialità e ripetizione. Molto più di quanto possa fare il solo audio. Una caratteristica sorprendente della memoria umana, infatti, è che le immagini sono ricordate meglio delle parole. I test di riconoscimento evidenziano come le persone riescano a ricordare più di due mila immagini con almeno il 90% di accuratezza, per un periodo di diversi giorni, anche con tempi di presentazione molto brevi durante l’apprendimento. Questa eccellente memoria per le immagini supera la nostra capacità di ricordare le parole. Il motivo potrebbe risiedere nel fatto che le immagini vengano associate automaticamente e con più facilità ad altre conoscenze sul mondo. Il che si traduce in una codifica più elaborata di quanto si verifichi con le parole.

Guardiamoci in faccia su… youtube!

Ma non solo: la nostra attenzione è particolarmente sensibile ai volti, alla loro ricerca e indagine, alla loro memorizzazione. Tale attitudine diventa più importante man mano che si invecchia, a causa della ricchezza di informazioni che si possono ottenere dai volti. Secondo alcuni psicologi, le caratteristiche facciali ci forniscono addirittura più dati della stessa lingua parlata. Noi umani siamo “progettati” per far gravitare la nostra attenzione sui volti di altri umani. Usiamo le espressioni facciali di altre persone per sviluppare il contesto emotivo. La tua battuta è stata una freddura? I tuoi manicaretti hanno deliziato o no gli ospiti? Devi osservare i volti delle persone per scoprirlo. Gli umani hanno circuiti neurali specifici dedicati al riconoscimento facciale. Vivono nel lobo temporale mediale e si scatenano ogni volta che vediamo una faccia. Questi circuiti fanno sì che un volto balzi subito in primo piano nella nostra attenzione, anche quando è in competizione con altri stimoli. Quindi il nostro cervello reagisce in modo diverso ai volti. Dà a questi la priorità rispetto ad altri stimoli visivi. 

E poi? E poi niente

Il video, insomma, offre al pubblico un motivo in più per scegliere un podcast anziché seguire il flusso di altri stimoli a cui sono quotidianamente soggetti. Un podcast video propone un diverso tipo di attrattiva che l’audio da solo non può offrire.

A questo punto, però, è bene tirare le fila. Abbiamo visto come, di fatto, in un video podcast l’elemento video – almeno per il momento – non va a intaccare l’elemento audio. I podcast restano quello che sono: degli ascoltabili. Il video, tuttavia, permette di arrivare a platee molto più ampie, di utilizzare più facilmente gli algoritmi di promozione e diffusione dei social, di rendere più memorabili i propri contenuti. Insomma, non ci troviamo di fronte a una rivoluzione. I creatori di podcast sanno che YouTube è uno strumento prezioso per lo sviluppo e la crescita di podcast, ma YouTube non ha innescato alcun cambiamento nei prodotti che possa arrivare a trasformarli. Piuttosto, la crescita comune che stanno avendo i podcast  di qualità deriva dalle iniziative dei loro autori e dalla qualità dei loro contenuti; oltre che dall’intuizione di come utilizzare YouTube a loro vantaggio.


I 10 migliori podcast esteri scelti per voi da “Gli Ascoltabili”

La top 10 internazionale secondo "Gli Ascoltabili"

Ascoltandoci e leggendoci l’avrete capito: i podcast sono quella cosa che si ascolta “tra un caffè e una corsa verso l’autobus”. In una vita frenetica come la nostra, mentre collezioniamo informazioni a non finire e non abbiamo più tempo di selezionare ciò che vogliamo sentire, il podcast è completamente slegato da vincoli di spazio e di tempo.

Quando e dove ascoltare un podcast? Lo decidete voi. Che stiate scalando una montagna, siate al mare con gli amici o sul letto in una calda domenica pomeriggio, il podcast sa farvi compagnia, meglio di qualsiasi altra cosa. Un amico che arricchisce il vostro tempo, senza monopolizzarlo, che potete spegnere e riaccendere quando volete e che ha sempre storie nuove da raccontarvi.

Rispetto ai podcast in italiano non ci dilunghiamo nemmeno! Gli Ascoltabili hanno i podcast che fanno per voi: crime, d’intrattenimento, informativi, introspettivi, per tutti i gusti.

Mentre in Italia il podcast si sta affermando solo ora, in altri Paesi, come UK e USA, è un fenomeno ormai ben radicato.

Gli Ascoltabili sono i podcast giusti per qualsiasi momento della giornata. Ma, se siete talmente podcast addict da non farvi bastare i podcast italiani, se siete curiosi e aperti ad ascolti più “internazionali” e volete sapere che cosa c’è al di fuori della nostra penisola, noi de Gli Ascoltabili non vi lasciamo soli: ecco dunque una lista di podcast esteri per questa estate 2019, da non perdere assolutamente.

Giro del mondo 10 podcast

Cominciamo con SERIALpiù di un milione di americani sta impazzendo per questo nuovo cult in formato podcast. Serial nasce dai medesimi creatori di This American Life ed è condotto dalla giornalista Sara Koenig. Il podcast racconta storie criminali realmente accadute, con un taglio estremamente giornalistico che sa tenere col fiato sospeso fino all’ultimo colpo di scena.
Se siete in attesa della terza stagione di Demoni Urbani, il nostro podcast sui crimini italiani più efferati, Serial potrebbe tenervi buona compagnia. 

Di tutt’altro genere è BAD WITH MONEY, podcast di successo in cui Gaby Dunn racconta il difficilissimo rapporto che i millennials hanno con le loro finanze. Investimenti di dubbia efficacia, chicche sui guadagni degli youtuber e molto altro: Bad with money parla dei giovani come non avete mai sentito!

La BBC, tra programmi d’informazione e documentari, si è buttata nel mondo dei podcast, producendo format di rilievo come THE FOOD PROGRAMME, che parla di cibo da diversi punti di vista: che cambiamenti potrebbe portare la situazione politica europea del 21esimo secolo sulla nostra tavola? Come cambierà il nostro rapporto col cibo nell’era dei social network? Se avete fame di congetture e riflessioni sul tema, questo è il podcast che fa per voi!

Poteva mancare un podcast sul sesso? Ovviamente no. Se Quelli della 405 ha aperto tutti i vostri Chakra sensuali e vi ha tolto qualche tabù dal cuore, GUYS WE F#@$!F è il podcast senza filtri che stavate cercando. Senza vergogna, senza pudore, ma pieno di battute da farvi rotolare dal ridere, le due newyorkesi Corinne Fiser e Krystyna Hutchinson parlano liberamente del sesso con i loro ex, alzando fiere il loro manifesto dell’“anti-slut shaming podcast”.

Se siete appassionati di design e la nostra puntata di Destini incrociati su De Lucchi – Sottsass vi ha lasciato con l’acquolina in bocca, vale la pena prendersi 4 stagioni di tempo per ascoltare 99% INVISIBLE. Questo podcast di successo americano di Roman Mars racconta come e quanto il design impatti sul nostro modo di vivere. “Il 99% di ciò che sei è invisibile e intoccabile”: questo è il punto di partenza di ogni episodio, che racconta i lati più nascosti e trascurati del design, costruendo uno storytelling piacevole e sempre diretto e mirato.

Una produzione firmata Gimlet è CRIME TOWN, una serie che racconta come il crimine organizzato ha cambiato e sta cambiando le città americane. Un mix di giornalismo investigativo e dramma ben ricamato, che lega trame apparentemente sconnesse per dare, nel corso della serie, una mappa ben precisa di ciò che accade.

TED TALKS DAILY è un podcast con pubblicazioni giornaliere sugli argomenti più disparati, dall’intelligenza artificiale alla geologia. Ogni episodio è raccontato dai più grandi innovatori, pensatori e attivisti del nostro tempo e raccoglie in formato audio gli stessi contenuti delle già famosissime conferenze Ted Talks. 
Ispirarti, permetterti di pensare in grande, convincerti a fare quel passo tanto difficile sono stimoli che solo un podcast, tra una pausa pranzo ed una corsa serale, può darvi.

Se soffrite d’insonnia, forse SLEEP WITH ME è il podcast per voi. Tra i trend di Spotify, infatti, si fa spazio un format molto particolare, che con la sua voce profonda e i suoi suoni rilassanti vi permetterà di dimenticarvi dei vostri problemi e di annoiarvi così tanto, ma così tanto, da farvi cadere in un sonno profondissimo.
Per settembre, quando torneranno le ansie da lavoro, mettetelo in lista, vi servirà.

THE CHERNOBYL PODCAST segue il grandissimo successo della nuovissima mini serie HBO: la collezione di interviste al suo creatore, Craig Mazin, ne svela i retroscena più interessanti, raccontando le fasi produttive e le scelte narrative necessarie alla resa drammatica del prodotto. Negli episodi di questo podcast emergente vengono svelate tutte le sotto-trame più impensabili e inedite, tagliate dallo show per esigenze narrative.

Ultimo, ma non meno importante, GLOBAL NEWS PODCAST è uno tra i podcast informativi più ascoltati dell’anno: in maniera puntuale racconta le news da tutto il mondo analizzandone nel dettaglio tutti gli aspetti. Le sue pubblicazioni sono molto frequenti: due volte al giorno durante i giorni feriali e una volta nel weekend. Global news resta uno dei podcast di successo più completi e degni di attenzione.

Una lista che potrebbe continuare a lungo, quella dei podcast esteri più ascoltati e interessanti del 2019. Per rimanere aggiornati sulle novità tenete d’occhio il nostro blog e prestate attenzione ai trend delle migliori piattaforme per podcast. Nell’attesa delle nuove serie de Gli Ascoltabili, auguriamo un buon podcast internazionale a tutti voi!


Il genere Crime sfonda il muro dei podcast, ed è subito febbre!

Crimini, misteri, ladri e tutori della legge. La domanda di suspense e adrenalina non tramonta mai e sfonda nel mondo dei podcast.

È vero, per un blog che è dedicato ai migliori podcast italiani, parlare di televisione è forse fuori tema, ma la nostra attenzione è più che giustificata: nel mondo della serialità televisiva, la categoria crime è indubbiamente una di quelle che ottiene i riscontri maggiori, ovvio che per chi sperimenta nella creazione di podcast di successo, l’argomento diventi all’ordine del giorno. 

Negli ultimi trent’anni della storia della tv, non si contano le serie, appartenenti a questo genere, che sono diventate veri e propri cult, dal seminale CSI a The Wire, da Breaking Bad a True Detective. Si tratta di prodotti di altissima qualità, sia sul piano della costruzione narrativa sia su quello della confezione, particolarmente caratterizzati da un impianto visivo di altissimo livello.

Insomma, dalla progettazione alla scrittura, dalla sceneggiatura alla realizzazione, niente viene lasciato al caso. La stessa ricetta che viene richiesta a un podcast da classifica.

Il 2017 è l’anno di svolta per il genere Crime in tv, che ha dato ispirazione ad innumerevoli serie di podcast.

Alla fine del 2017, su Netflix, ha visto la luce un prodotto estremamente interessante e innovativo: si tratta di Mindhunter, che ha avuto come showrunner Joe Penhall (The Road) e alla regia nientemeno che David Fincher (Fight Club, Seven) e ha cambiato la carte in tavola. Scritta e girata benissimo, Mindhunter ha saputo raccontare gli anni della nascita della psicologia criminale e la mente di efferati serial killer rinunciando in modo radicale alla rappresentazione visiva dei crimini, incentrando il racconto esclusivamente sulla parola senza che la tensione drammatica ne risentisse minimamente. Al contrario, la scrittura evocativa di Penhall, fatta di parole “piene” ed estremamente calibrate, ha trasformato l’assenza della componente visiva in un punto di forza in grado di rendere ancora più intensa la drammaticità delle situazioni raccontate.

Fatte le debite proporzioni, è stata proprio la visione di una serie come Mindhunter il punto di partenza per il team di autori de Gli ascoltabili per immaginare una serie crime in formato podcast, incentrata quindi sulla parola, i suoni, le atmosfere da ascoltare. Il fascino della psicologia criminale, i torbidi monologhi interiori dei serial killer e la ricostruzione di indagini e crimini ci sono sembrati perfettamente compatibili con la nostra filosofia di fare intrattenimento di alto livello, di costruire narrazioni efficaci e con grande cura della confezione per un programma on demand

Abbiamo ovviamente ascoltato con grande interesse uno dei più importanti esperimenti di podcast crime esistente negli Stati Uniti, Crimetown, prodotto da Gimlet Media, che dedica ogni stagione a una diversa città americana e a una singola storia criminale in essa ambientata. 

L’idea de Gliascoltabili si era da subito orientata verso una struttura antologica della serie di podcast, ma ci siamo chiesti se le città italiane non avessero da offrire storie criminali, magari poco note, altrettanto interessanti, se non di più, rispetto a quelle offerte da Crimetown. 

Il passaggio decisivo è avvenuto quando ci siamo imbattuti la storia di Antonio Boggia, il killer della Stretta Bagnera, viuzza nei dintorni di via Torino, a Milano: anche Milano, alla fine dell’Ottocento, aveva avuto il suo Jack lo Squartatore, ma in pochi ne erano a conoscenza. Noi ci siamo subito appassionati alla vicenda e ai dettagli di quella storia ormai sepolta nel tempo. Tanto da farla ritornare a vivere in un podcast capace di rievocare i brividi di quei momenti.

Da un caso ispiratore a una serie di podcast di successo: Demoni Urbani

Spaziando dall’Ottocento dino ai giorni nostri, sono state molte altre le storie criminali che ci hanno affascinato, alcune note e altre meno note, che sono avvenute nelle strade, nelle metropoli o nelle piccole città nelle quali scorre la nostra quotidianità. 

Da questo insieme di circostanze e di considerazioni è nata alla fine la serie di podcast Demoni Urbani, la cui prima stagione ha ottenuto un grande successo di pubblico, anche grazie alle straordinarie interpretazioni dell’host Francesco Migliaccio, attore di teatro dal talento cristallino e dalla carriera importante, che con la sua voce graffiante e a tratti dolente accompagna gli ascoltatori nelle storie infernali dello show.

Forti di questo importante successo abbiamo subito messo in cantiere la seconda serie di podcast, che porta Demoni Urbani alla pausa estiva, con gli smartphone di tutti gli appassionati ben carichi di episodi da ascoltare tutti d’un fiato, come vuole la tradizione delle serie tv, meglio se di notte, meglio se a luci spente!

La seconda serie del podcast racconta alcune storie decisamente famose nell’ambito della cronaca nera del nostro paese, come quella del primo episodio, dedicata al Mostro di Firenze, nella quale la voce di Francesco Migliaccio ricostruisce sia la fobia collettiva del “mostro” che ha segnato gli anni ’80, sia la grottesca sfilata degli improbabili “compagni di merende” durante il processo che ne seguì, negli anni ’90.

Ogni podcast crime ha una sua carica di attrazione. Cosa porta un ascoltatore a entrare nei meandri della follia omicida?

L’interesse nei confronti del crimine, addirittura il fascino che l’illegalità esercita nei confronti dell’uomo è un dato che certamente non va dimostrato. Dal mito alla letteratura, dal teatro al cinema, dal videogioco al podcast, tutti i generi narrativi vantano una produzione che soddisfa una domanda sempre crescente. Il podcast è arrivato ultimo in ordine di apparizione, ma mutua tutte le categorie e gli stili narrativi dei suoi predecessori. Demoni Urbani, la serie crime de Gliascoltabili ha raccolto questa eredità e subito si è posizionata ai primi posti delle classifiche di podcast italiani. La domanda è naturale: cosa porta il pubblico ad interessarsi di queste vicende oltre il fatto che siano all’interno di podcast di qualità come Demoni? Certamente il bisogno di conoscere i limiti del proibito, esplorare il confine labile tra bene e male, proiettare fuori da sé, per osservarla meglio, la paura della morte, come ultimo confine del nostro vivere.

Gli autori del podcast Demoni Urbani lavorano in questa direzione, aiutati dalla splendida voce di Francesco Migliaccio che scava nelle menti, nei profili psicologici di carnefici e vittime, ponendo a ciascuno di noi la domanda: cosa avrà portato questi protagonisti della notte a delitti così efferati?

Demoni è un podcast che ha sì come perno una voce profonda e sfumata, ma anche la realizzazione complessiva è estremamente curata. Dalla scelta delle musiche, che attingono ai generi più attuali di electro pop con sfumature punk, al sound design, volto ad esaltare i suoni di quei momenti tragici, per proiettare chi ascolta nel “qui e ora” di ciò che è accaduto.

Non abbiamo ancora terminato di scrivere la seconda serie che già una terza è in programmazione. Da settembre 2019 il podcast di maggiore successo tornerà in programmazione con storie che, oltre alle varie città italiane, toccherà luoghi e protagonisti che, fino a un istante prima di rivelarsi quali spietati assassini, si celavano attorno a noi con sconcertante naturalezza.

Intanto che aspettiamo i nuovi episodi, vi invitiamo su gliascoltabili.it a fare incetta dei migliori podcast di intrattenimento, per i vostri momenti di relax… e di terrore di quest’estate. 


I disagi adolescenziali in un podcast tra fiction e realtà!

Podcast di successo: non solo intrattenimento. "Gli ascoltabili" lancia una serie che coniuga fiction e problemi adolescenziali

Come tutte le idee che si rispettino, anche Gli adolescenti si fanno male, serie di podcast prodotta da gliascoltabili.it, nasce da un clima fertile per la sperimentazione che si respira nella nostra redazione. I nostri autori si guardano intorno come segugi, pronti a raccogliere ogni idea che abbia in sé un indizio di novità creativa per creare un podcast.

Di solito sono le persone e le loro storie il punto di partenza ideale di una serie di podcast di successo. Ed è anche il caso del quale vogliamo parlarvi. Ci ha contattati ancora un anno fa (gliascoltabili.it non esisteva  ancora) il prof. Furio Ravera (foto in evidenza), psichiatra esperto di tematiche giovanili che ha scritto diversi libri sull’argomento, frutto dello studio di numerosi casi seguiti sul campo. Ci chiedeva di supportarlo nell’editing di un libro basato su casi oggetto della sua esperienza di psichiatra. Abbiamo accettato la sfida non tanto perché comprovati editor (anche se ci sappiamo fare…), quanto perché convinti di poter dare un valido contributo alla diffusione di storie che avrebbero potuto essere di aiuto a giovani in difficoltà e ai loro genitori. E così è stato facile appassionarsi ai contenuti del manoscritto, da cui ha preso strada l’idea di un format per un podcast che riuscisse a intrattenere, oltre che informare, sulle storie di chi abusa di sostanze o si sottopone a sorprendenti pratiche di autolesionismo attraverso le quali esprime il proprio disagio.

Il nostro obiettivo era comunque di creare qualcosa di veramente unico, che potesse parlare sia ai millennials che a un pubblico più maturo, senza tradire la nostra anima intrattenitiva. Perché i podcast de Gliascoltabili, sono questo: intrattenimento e grandi storie

Gli Adolescenti si fanno male, l’originalità di un podcast nel quale l’esperto adulto e il giovane alla ricerca di sé dialogano insieme.

Per come erano state scritte da Furio Ravera, le storie cliniche dei suoi pazienti erano straordinariamente coinvolgenti ed emotive. Ne siamo stati subito coinvolti, alcuni di noi in quanto genitori di adolescenti, altri perché giovani con ancora presente l’esperienza di crescere appena vissuta. È stato questo coinvolgimento il catalizzatore per creare un podcast vincente.

Infatti non avremmo mai voluto perdere, nel creare un podcast, la vividezza di quello stile di racconto, la sensazione alla lettura di conoscere i protagonisti nel profondo, di provare per loro intima condivisione, compassione, desiderio di cessare la loro sofferenza. Abbiamo quindi deciso di redigere, di ciascun paziente, una scheda della personalità. Come nelle sceneggiature dei film, anche il podcast ha le sue regole narrative: il nostro foglio excel si è riempito di nomi di fantasia, età ipotetiche, abitudini, cenni biografici e dei famigliari, pensieri e tratti del carattere. A quel punto, per il nostro autore Giuseppe Paternò Raddusa, scrivere monologhi assolutamente verosimili, anche se di fantasia, è stato un gioco da… ragazzi! 

Poi abbiamo chiamato giovanissimi attrici e attori provenienti dalle migliori accademie teatrali di Milano, e abbiamo proposto loro la sfida: sarebbero stati capaci di interpretare paure, sofferenze e pensieri di coetanei meno fortunati di loro? Beh, la risposta la riserverà l’ascolto delle puntate del podcast. Noi ne siamo orgogliosi!

Avevamo quindi le testimonianze dei pazienti, completamente ricreate in registrazione al microfono ma assolutamente vere nel significato, e ora? Ecco che abbiamo fatto entrare in scena il Prof. Furio Ravera il quale era inizialmente riluttante a varcare la soglia dello studio di registrazione dei podcast de gliascoltabili.it, ma alla fine – e ve lo stiamo per raccontare – ci ha preso un gran gusto.

Furio Ravera, dallo studio psicanalitico allo studio di registrazione del podcast.

Lo studio dove registrare i podcast è una grande sala con un tavolo quadrato e quattro microfoni, le cuffie e tutto il resto. Dall’altra parte del vetro i tecnici del suono Sara Varicchione e Francesco Campeotto. Un’atmosfera, per chi non si è mai cimentato nel realizzare un podcast, che può rivelarsi imbarazzante. Diciamo che anche per il grande esperto Furio Ravera, trent’anni di ricerche cliniche in ambito psicologico, un felice presente come specialista EMDR e una riconosciuta competenza a livello nazionale, entrare nello studio come host di un podcast ha destato più di una perplessità. Poi lo abbiamo invitato ad accomodarsi e a indossare la cuffia. A quel punto gli abbiamo proposto di ascoltare insieme la testimonianza registrata dalla prima attrice. 

All’ascolto, gli occhi di Ravera si accendono, improvvisamente anche lui pare rivivere le stesse sensazioni provate davanti ai suoi pazienti, entrare nelle loro storie, interrogarsi su come impostare la seduta per aiutarli a superare il loro disagio… E poi la riproduzione della traccia registrata dall’attore termina e si accende la lampadina “on air” della registrazione.

Furio Ravera si è trasformato così in un fiume in piena davanti al microfono, ha compreso perfettamente la logica per realizzare un podcast di successo che abbiamo riservato al suo progetto e ne è parte, fulcro portante, al cento per cento.

Siamo andati avanti così, per dodici puntate di podcast scaricabili gratuitamente sul nostro sito e sulle principali piattaforme di aggregazione come ITunes, Spreaker, Spotify.

Fiction, contenuti e un’eccellente realizzazione: ecco perché quelli de Gliascoltabili sono considerati i migliori podcast in circolazione.

Un risultato, quello del podcast Gli Adolescenti si fanno male, che è frutto certamente di una grande passione e cura dei dettagli, ma soprattutto di una competenza e talento nel raccontare storie che i nostri autori hanno sviluppato in anni di impegno e sperimentazione nei podcast che sono oggi il medium più in crescita nel panorama dell’intrattenimento sonoro, tanto che Spotify stessa, dopo essere diventata leader in ambito musicale, ha deciso di investire nello storytelling d’autore.

Il podcast di qualità come “Gliadolescenti…” è in grado di accrescere la conoscenza e la cultura dell’ascoltatore, creando allo stesso tempo identificazione e intrattenimento. Con un piccolo grande vantaggio: mentre la parola “Intrattenere” nasce dall’espressione “tenere a sé”, con il podcast libera dai vincoli di spazio e tempo e permette di ascoltare on demand la puntata che ci interessa, dove e quando vogliamo.

Scoprite tutte le serie di podcast successo de gliascoltabili.it sul nostro sito e dateci tutte le stelle disponibili, laddove ci sono stelle! Abbiamo bisogno del vostro supporto per continuare a produrre i migliori podcast di qualità liberi da scaricare.


La mia voce è adatta per fare un podcast? Riflessione semiseria sugli ingredienti per fare un podcast da classifica

Come tutte le cose, anche per i podcast, il punto non è l’obiettivo ultimo. Ma il percorso per raggiungerlo

Tutti coloro che si avvicinano al mondo dei podcast hanno almeno due obiettivi: un’idea, un contenuto e il desiderio di farsi conoscere. L’ordine è esattamente questo, non può essere ribaltato con considerazioni del tipo “cosa “tira” in questo momento e di cosa potrei parlare per fare un podcast di successo? Okkei, forse l’ho presa un po’ alla larga, ma questo inizio di ragionamento ha a che fare con il ruolo che la voce ha nel podcast per come lo intendiamo oggi.

Il podcast se ne fa un baffo del “palcoscenico” offerto dai media tradizionali. Le generazioni cresciute davanti alla televisione hanno impresso nel proprio dna una “grammatica” della forma fatta di formule di rito, musiche al momento giusto, applausi, eccetera eccetera. Il bello del fare un podcast gratuito è esprimersi in modo totalmente libero, sperimentando nuove modalità, ricercando il proprio linguaggio adatto all’audio per il digitale

Gli unici aspetti che vale la pena preservare nel processo di costruzione di un podcast sono: l’intelligenza del contenuto, la spontaneità, la progettazione efficace della narrazione. E la notizia è che non serve una bella voce per fare un ottimo podcast.

Ok, se ce l’avete già questo non è per forza un problema. Il punto è che non esiste una voce bella o brutta, ma unicamente una voce usata bene o male. E soprattutto una voce che è capace di trasferire dei contenuti da una parte (il microfono) all’altra  (lo smartphone di chi ascolta il podcast). 

La voce attiene alla forma e per fare un podcast la forma non basta. 

Lo script. Fondamentale in un podcast, ma non usarlo quando schiacci il tasto “rec”.

Script, scritto, quindi pensato, frutto di rielaborazione, processo di perfezionamento continuo. Un’ancora di salvezza quando l’emozione ti blocca il flusso spontaneo della narrazione, ma anche un peso enorme quando si tratta di liberare la freschezza e la spontaneità di un podcast.

Meglio un’organizzazione schematica dei contenuti che liberi la personalità dell’host del podcast. Essere sé stessi in questi casi è fondamentale e la naturalezza dell’esposizione è qualcosa che si può e si deve allenare con il tempo. Non dimentichiamo che un podcast da classifica ha nella continuità della produzione e della pubblicazione la prima condizione per poter avere delle chance di divulgazione.

Per noi di Gliascoltabili la scrittura di un podcast è un aspetto fondamentale. Ma stiamo lavorando costantemente insieme ad attori e giornalisti per sperimentare le modalità più efficaci per generare l’effetto naturalezza che tutti gli ascoltatori ricercano in un podcast. Bene, il podcast è interessante, i contenuti sono ok, la forma mi piace, ma il tono di voce dell’host è scostante e genera una distanza.  Ecco che tutti gli sforzi per costruire un contenuto in formato podcast diventano improvvisamente vani.

Vero è anche l’opposto: non serve necessariamente replicare l’atmosfera incasinata della nostra cameretta una domenica mattina per essere considerati freschi e spontanei, e allora?

Anche un podcast di “chiacchere” richiede tanta preparazione.

Un esempio ci è dato dal podcast degli studenti Naba “Quelli della 405”, che ha completamente rivoluzionato il significato di podcast, portandolo a un livello di quotidianità e spontaneità da millennials. Per di più in un argomento tabù come il sesso senza veli vissuto dai giovani. La storia dei podcast si arricchisce così di un nuovo tassello, laddove ben sette ragazzi e ragazze si riuniscono in un ambiente domestico per parlare delle loro esperienze. Ma se credessimo che il progetto non richieda una grande preparazione autoriale compieremmo un grosso sbaglio. Il nostro Giuseppe Paternò Raddusa segue costantemente i ragazzi, discute con loro la scaletta del podcast, ne smussa le spigolature, genera raccordi. In una parola, progetta.

Abbiamo già parlato di Edison Jakupi e del suo podcast QBPC. Anche lui, partendo dal presupposto di costruire un podcast in formato talk show, ha il suo momento di studio e preparazione. Cosa sono i podcast è quindi un concetto che assume tantissime connotazioni e che ci impone di fermarci alla definizione di “un programma audio di vari contenuti veicolati attraverso il medium digitale sulle piattaforme di distribuzione audio più diffuse”. Non ci resta che procedere esempio per esempio, per capire cosa può maggiormente interessarci.

Cosa significa podcast

Entrare nel soggiorno della nonna con un podcast forse è una missione impossibile sulla carta. Dipenderà da come ci abitueremo a interagire con uno smart speaker, a quanto l’intelligenza artificiale riuscirà a coccolarci nelle azioni più comuni e soprattutto a garantirci la libertà di cui abbiamo bisogno senza generare l’effetto “grande fratello”.

Abbiamo bisogno di facilitatori, non di badanti. Per questo il podcast, al di là della difficoltà di pronuncia del nome, per i più tradizionalisti, è uno strumento ancora pieno di potenzialità, la cui definizione sfugge alla nostra umana necessità di dare un’etichetta alle cose. Siamo nel mezzo di un percorso di cambiamento, non sappiamo se sarà il web o la trasmissione wifi, a gestire le nostre fruizioni, non sappiamo nemmeno se saremo continuamente intermediati dai grandi colossi che si stanno scannando per i contenuti. L’importante è che il podcast sia sempre assimilabile a una necessità per la quale il genere umano continua a battersi perché è incomprimibile. La libertà di raccontare storie. E noi de Gliascoltabili siamo particolarmente appassionati a uno storytelling di qualità, tanto da dedicare tutto il nostro tempo per proporvi costantemente nuove ingaggianti produzioni.


Con i podcast si ride: HardCorviale è online su Gli Ascoltabili!

Il passaggio da analogico a digitale (nel porno) ispira una esilarante epopea romana in podcast, solo su Gli Ascoltabili dal 7 giugno.

HardCorviale: il podcast che non ti aspetti, tra Scola e Cesaroni

Fabio Di Ranno e Valeria Giasi – autori, sceneggiatori e produttori dalla tv, che annoverano I Cesaroni tra i loro lavori più amati – ci hanno contattato su Internet, per la precisione su Facebook, uno dei canali social de GliAscoltabili.it su cui veicolare i nostri podcast. Ci hanno scritto di aver scritto e prodotto una serie podcast fictional dal titolo HardCorviale – Non c’è sesso senza buffering. «Sarebbe bello farla uscire sulla vostra piattaforma!», e noi, sempre attenti sulle evoluzioni del mondo podcast, abbiamo deciso di contaminarci con questa simpatica realtà tutta romana.

Prima di tutto abbiamo cercato di capire cosa fosse HardCorviale, e ci è bastato ascoltarne i primi minuti in anteprima per catapultarci in un universo a metà tra il cinema di Ettore Scola e una puntata di Stracult. Nulla è visivo: HardCorviale è una serie esclusivamente in podcast. Che dal 7 giugno potete ascoltare solo su GliAscoltabili.it

Behind HardCorviale: perché il podcast?

HardCorviale, in otto episodi, racconta la tragicomica epopea di Nando Moricone, un pensionato che vive a Roma e che, fin da subito, dichiara di essere vittima “della crisi del porno”. L’ultimo noleggiatore della zona ha chiuso i battenti e lui si trova costretto ad affrontare un viaggio iniziatico alla scoperta del web, affiancato da una spalla che di virgiliano ha ben poco: il rapper Derek. 

“Hard” sintetizza tutto quello che c’è da immaginarsi sul porno; “Corviale”, per chi non lo sapesse, è il nome di un imponente complesso residenziale romano che in molti conoscono come “Il Serpentone” per le dimensioni che ha, luogo dell’anima che fa da motore al dramma esistenziale del povero Nando. 

Con una premessa così, ci è sembrato assurdo non assecondare l’allettante proposta di Fabio e Valeria, dato che un soggetto come quello da loro pensato dimostra cosa significa podcast oggi: uno strumento moderno e coinvolgente che dice la sua sulla direzione che stanno prendendo l’intrattenimento, l’informazione, il modo di raccontare storie.

Qualcosa che sperimentiamo da ottobre, quando GliAscoltabili.it ha fatto il suo debutto, offrendo a chi ci ascolta serie podcast dai contenuti diversificati, in linea coi trend – affrontiamo il sesso visto dai millennials con Quelli della 405, giovani problematici con Gli Adolescenti si fanno male, i disagi delle coppie moderne con Scemi da un matrimonio, le crime stories più efferate con Demoni Urbani… – a dimostrazione che il podcast, se si vuole, può raccontare davvero di tutto. Ed è così che, tra i titoli che produciamo, abbiamo deciso di ospitare un podcast di qualità come HardCorviale. 

È stato interessante, da parte nostra, comprendere come Di Ranno e Giasi, provenienti dal mondo della televisione, abbiano deciso di virare verso il mondo dei podcast: «Avevamo voglia di sperimentare in maniera libera un racconto che fosse sganciato da… da tutto – ci ha detto Valeria – dalle esigenze produttive che hai quando lavori al cinema, in tv, dove ci sono esigenze legate all’Auditel, o alla produzione». 

Dalla tv al podcast, dalle immagini ai suoni

Per due autori che arrivano dal mondo della scrittura per la tv non dev’essere stato semplice capire come si fa un podcast. Quando abbiamo incontrato Fabio, poco prima della messa in onda del podcast su GliAscoltabili.it, ci ha raccontato come per lui «la differenza è che manca l’immagine: in tv o in un film puoi ridurre i dialoghi, perché gli spettatori devono essere attenti alle immagini, che possono raccontare anche senza dialoghi. Con il podcast, invece, il fuoco dev’essere sul dialogo, da lì si deve evincere tutto, anche solo una battuta può raccontare tutto quello che c’è da sapere di un personaggio».

E soprattutto assume un ruolo fondamentale il lavoro sul suono, come osserva Valeria: « Ci siamo concentrati molto su un modello creativo che, al di là dello script, comprendesse anche un tipo di narrazione legata ai suoni: utilizzo della musica, dei sound effects, della regia vera e propria. Abbiamo attraversato una fase sperimentale abbastanza lunga, che ha compreso anche il lavoro con gli attori, per cercare di definire appieno quale potesse essere la migliore cifra stilistica per il progetto».

Podcast e personaggi, come ti creo un carattere che funziona

E di personaggi HardCorviale ne ha un bel campionario, a partire dal protagonista, Nando Moricone, “vittima della crisi del porno”, che nella serie ha la voce di Fabio Quinti Asmanzio. Quello di Moricone è un personaggio complesso, ricco di sfumature, al centro di una transizione digital non richiesta e sgradevolissima. 

«Il carattere di Nando», rivela Fabio, «ha ispirato tutta la storia. Abbiamo immaginato un uomo che fosse gagliardo e candido, con una sua particolare visione del mondo. Lo abbiamo soprannominato ‘l’uomo del cacciavite’, perché ha questa visione di uomo d’altri tempi, un po’ vintage, non si è mai preoccupato di imparare qualcosa di nuovo, come navigare sul web». Insomma, un personaggio che ricorda certe sfumature della commedia all’italiana, con un’accelerata importante in direzione della contemporaneità: con HardCorviale il linguaggio del podcast si contamina con quello della commedia, del divertimento.

Ne viene fuori un podcast di qualità, che – ne siamo certi – sarà in grado di appassionare gli ascoltatori grazie a un mix davvero equilibrato tra risate e, perché no, un po’ di amarezza. Quella che si riscontra in tutte le storie che si rispettano, e che meritano di essere raccontate. Come scaricare il podcast? Ovviamente sulla nostra piattaforma di contenuti audio, gratuitamente, a partire dal 7 giugno