Le figure del podcast: lo speaker

C’era una volta… lo speaker

Al tempo di TikTok e YouTube, del lavoro da casa e dell’arte di reinventarsi, sembrerebbe che chiunque possa fare un podcast. E per certi versi forse è così. La verità però è che ci sono alcune figure specifiche dietro la realizzazione di un podcast di qualità: nelle prossime settimane ve ne racconteremo alcune.

Iniziamo oggi con la figura dello speaker. Diverso dal conduttore (di cui parleremo in un altro articolo), lo speaker nel podcast entra in gioco in sostanza quando è prevista una narrazione

Si tratta di una figura che naturalmente non nasce in questo ambito, ma ha invece una storia lunga, che pone le sue radici nel mondo dei programmi radiofonici o della pubblicità radio-televisiva. Ciò significa che uno speaker tendenzialmente nasce come dj o doppiatore. Ovunque sia protagonista un microfono.

Non esiste comunque un percorso preciso e lineare per diventare speaker e tutt’ora difficilmente è ritenuta una professione a sé stante. Se si volesse trovare una definizione univoca di questo ruolo, basterebbe dire che lo speaker è un “professionista della voce”. Un animale da studio di registrazione, un atleta del microfono, un maestro delle corde vocali.

Lo speaker è una persona che ha studiato a fondo la propria voce, che sa decostruirla e reimpostarla per arrivare a sfruttarne al massimo tutte le potenzialità. 

È necessario un attento lavoro di conoscenza di sé e di ascolto della richiesta, per far incontrare le proprie capacità con la sensibilità del committente/pubblico. Dopodiché la performance ideale sarà data da un equilibrio di estetica, ritmo e personalizzazione. 

Ovvero: ok la bella voce, ma bisogna anche saperla usare.

Lo speaker oggi: quali prospettive

Intendiamoci, non è necessario avere uno speaker professionista per fare un podcast di successo. Molto spesso, anzi, è proprio il contrario: i produttori ricorrono a voci “inesperte” perché già conosciute dal pubblico in altri ambiti, o perché spigliate di natura e quindi percepite come autentiche. Soprattutto, come si diceva, non c’è l’ombra di speaker nei podcast non narrativi. Prendiamo ad esempio due nomi-simbolo del podcasting in Italia: Pablo Trincia, giornalista e Alessandro Barbero, professore. Certamente non nascono speaker, eppure non hanno problemi a totalizzare fiumi di download.

Qui a Gli Ascoltabili privilegiamo il podcast narrativo, e abbiamo da sempre un rapporto stretto col mondo dello speakeraggio/doppiaggio. Come non ci stanchiamo mai di sottolineare, l’efficacia di nostri podcast come La mia storia, Scaffali Roversi, Scemi da un matrimonio,Lady Killer e altri dipende anche dal contributo di interpreti professionisti.

Oggi il panorama dei mestieri della voce non è più quello di trent’anni fa, quando tra cinema e televisione le opportunità di lavoro per speaker e doppiatori erano certamente più numerose, varie e di maggiore qualità. Il mondo dei social e le piattaforme streaming spingono sempre più verso una fruizione di contenuti in lingua originale ed è questa la modalità cui è abituato e che ricerca il nuovo pubblico dominante, fatto di millennial e zoomer. 

Qual è quindi il nuovo “habitat” ideale del professionista della voce? Principalmente il mondo dei videogiochi, che rappresenta il più grosso mercato dell’entertainment. Qui ingenti investimenti sono destinati a localizzazione e doppiaggio, in particolare da parte delle più grosse case videoludiche che realizzano giochi di tipologia AAA quali Assassin’s Creed, World of Warcraft, Call of Duty… eccetera. Tuttavia, c’è anche da segnalare che una significativa fetta di mercato è oggi rappresentata da titoli mobile, che invece quasi mai sono tradotti e/o doppiati.

Approdare al podcast: dallo speakeraggio pubblicitario…

E il mondo podcast? Probabilmente è ancora presto per valutare quali prospettive riserva questo ambito per gli speaker, ma il settore – che rappresenta ancora una nicchia – ci offre già interessanti spunti di riflessione.

Recitare davanti a un microfono non è un gioco da ragazzi. Non lo è in generale, e non lo è a maggior ragione per un medium come il podcast che – specialmente in Italia – è ancora tutto da scoprire.

Fermo restando che ogni professionista è a sé e ha il proprio stile, a seconda del settore di provenienza – speakeraggio, recitazione, doppiaggio – sono riscontrabili alcuni punti comuni negli approcci degli interpreti.

Uno speaker pubblicitario è allenato a leggere un copione, magari anche fornitogli all’ultimo minuto. In quanto a estetica e gestione dei tempi, sarà imbattibile. Recitare in un podcast però richiede (anche) altro: una capacità di empatia con il testo, di ricerca della verità interpretativa che ha più a che vedere con il ruolo di attore che non con quello di speaker tradizionale. Chi è abituato a trailer, promo e claim pubblicitari dovrà dunque mettere in conto di spogliarsi degli orpelli propri del mestiere, e “mostrare il fianco” per rendere il contenuto più vicino alla realtà.

…dal doppiaggio…

Un discorso simile vale per i doppiatori.

“Diceva sempre che doppiare gli piaceva, perché ogni giorno potevi diventare qualcun altro: oggi sei Cary Grant, domani Robert De Niro, un giorno sei Al Pacino, quello dopo Tom Cruise! Quel giorno Giacomo era Mr. Quaggott.”

Per fortuna, non tutti gli incarichi di doppiaggio sono come quello di Giacomo Poretti in Chiedimi se sono felice, relegato a “interpretare” i colpi di tosse di una comparsa. Ma è vero che il ruolo di doppiatore (di contenuti audiovisivi) contiene già in sé una sorta di compromesso: devi interpretare il personaggio, ma allo stesso tempo anche l’attore che lo incarna nella versione originale. Il tutto trovando una modalità adeguata al contesto linguistico e culturale del tuo pubblico, che sarà certamente diverso da quello di provenienza. Questa ricerca al cinema e in televisione porta a una recitazione che se risulta vincente nei film e nelle serie tv, non lo è altrettanto nei podcast.

Provate a chiudere gli occhi mentre ascoltate la scena di un film doppiato: noterete che il modo in cui si esprimono i personaggi non rispecchia la realtà di tutti i giorni. Come spettatori ci siamo abituati e anzi, probabilmente rigetteremmo un’interpretazione diversa.

Tuttavia questa modalità riprodotta in un podcast può risultare troppo artificiosa e portare il pubblico a non “credere” a ciò che sta ascoltando. In questo caso, dunque, al doppiatore sarà richiesto un ulteriore “compromesso”: la ricerca di una maggiore autenticità, senza timore di accogliere incertezze e “sporcature”. 

…e dal palcoscenico teatrale

E per quanto riguarda chi proviene dal teatro? Dicevamo più sopra che l’attore ha dalla sua il fatto di essere già abituato a calarsi in una parte, nel senso di studiare la psicologia di un personaggio e trarre dalla propria esperienza personale gli elementi utili a esprimerla in modo credibile (ci perdonerete per la semplificazione della ricerca attoriale, che ovviamente è molto più complessa di così). 

A questo si aggiunge un fenomeno recente, quello che ha visto molti attori e doppiatori conosciuti al grande pubblico cimentarsi nella lettura di audiolibri, soprattutto i grandi classici: pensiamo a nomi come Francesco Pannofino, Fabrizio Gifuni, Paola Cortellesi, Claudio Bisio, Alba Rohrwacher. Un fenomeno alimentato anche dal programma radiofonico Ad alta voce di Rai Radio 3.

L’audiolibro però è un contenuto ancora diverso dal podcast, ha una durata più dilatata, e si presume venga ascoltato “a puntate”. E nell’audiolibro l’attore si sostituisce  di fatto alla voce narrante, andando poi a interpretare – nel caso di un romanzo – ove necessario le esclamazioni dei personaggi protagonisti.

Un podcast richiede all’attore di effettuare quella ricerca interpretative cui è abituato, senza però avere a disposizione i tempi, i confronti e le prove del teatro. Senza contare che nel podcast l’attore deve fare i conti con un “filtro” che si pone tra lui e il personaggio, tra lui e il pubblico: il famigerato microfono, che modifica e amplifica la voce e la mette al centro della scena. Un oggetto così piccolo e banale, che tuttavia a un primo impatto può spaventare anche l’interprete più navigato. 

Accade dunque che nel formato podcast lo speaker pubblicitario e il doppiatore possono imparare qualcosa dall’attore, e viceversa. Alla ricerca di una figura “mitologica” che è ancora da perfezionare e scoprire: lo speaker di podcast.  


Folco Files: tra realtà e fiction, un nuovo modo di concepire l’investigazione

Attenzione attenzione, c’è un nuovo investigatore in città. Oddio, non è proprio un investigatore, e non siamo proprio in città…

Potete trovarlo fuori dal pronto soccorso, con uno svapo in mano, mentre guarda smanioso la sigaretta della signora che fuma accanto a lui. Oppure tra i corridoi degli ospedali italiani, con un caffè in mano e il suo taccuino nell’altra.

È Folco Scuderi, professione Risk Manager. Per capirci, è l’uomo che i direttori sanitari chiamano quando, a causa di un episodio di malasanità, vengono denunciati da un paziente, o da un familiare: suo è il compito di decidere se un caso meriti un risarcimento oppure no. 

Per farlo, Folco si immerge profondamente nelle storie delle persone che ha intorno, tra pazienti incazzati, direttori sanitari spaventati, professionisti sanitari allo stremo.

Ogni caso è diverso, ogni persona ha la sua versione dei fatti: Folco studia, s’impiccia, domanda. La verità non è sempre sotto al naso di tutti, e quando c’è di mezzo la salute, ogni minimo dettaglio può fare la differenza. In ballo non ci sono soltanto risarcimenti, ma la vita, la consapevolezza e la fiducia delle persone, in un sistema che non sempre fa ciò che promette. 

Folco Files racconta in ogni puntata un caso di malasanità, partendo da storie realmente accadute, un po’ Dottor House, un po’ X-Files. 

Un Risk Manager tra i corridoi degli ospedali italiani

L’errore è una componente inevitabile della realtà. Se però a sbagliare è un medico, un infermiere, o un altro professionista sanitario, la posta in gioco si fa molto alta. 

Se eliminare l’errore umano non è immaginabile, ciò non significa che non si possa fare qualcosa in concreto per creare le condizioni ideali che permettano ai nostri specialisti di lavorare nel miglior modo possibile.

Eppure,  i dati parlano chiaro: in Italia ogni anno vengono istruite 300000 cause contro medici, infermieri, strutture sanitarie pubbliche o private

Se un paziente subisce un errore sanitario, che viene definito danno, di una certa gravità, questo può denunciare il medico, o la struttura sanitaria, e richiedere e ottenere un risarcimento danni.

I tipi di errori possono causare lesioni, invalidità o anche la morte del paziente: nel nostro Paese, gli incidenti causati da malasanitàriguardano, per il 38,4%, l’attività chirurgica, per il 20,7% gli errori diagnostici, per il 10,8% gli errori terapeutici, per il 6,7% le infezioni.

E questi dati ancora non tengono conto dell’emergenza da Covid-19 che stiamo vivendo in questo momento.

Sbagliano meno di quanto pensate

Verrebbe quasi da puntare il dito su questi professionisti che sembrano sbagliare così tanto, eppure, guardiamo ancora più da vicino i numeri del nostro Paese: ogni 1000 abitanti l’Italia ha 3,2 posti letto, contro i 5 di media dell’Unione Europea. Abbiamo 5,8 infermieri, quando in media gli altri paesi ne anno 8,5; l’età media dei nostri medici è di 55 anni, la più alta in tutta Europa.

Numeri che fanno riflettere, e anche un po’ arrabbiare. Quante morti sarebbero evitabili?

Ve lo diciamo noi: 70 ogni 100000.

In questa situazione si inserisce Folco, professione Risk Manager.

Il Risk Management è l’insieme di tutte quelle attività che servono a riconoscere, gestire ed evitare il rischio. È un processo complicato, che necessita di professionisti, specie perché in sanità la posta in gioco è alta, anzi, altissima.

Attenzione: le storie che raccontiamo sono ispirate a fatti realmente accaduti

Lo sappiamo, lo sappiamo, i nostri podcast crime vi piacciono molto, anzi, forse sono i vostri preferiti. Vi piace immergervi nel nero della psiche umana, sentire storie di assassini seriali, morti cruente, città insanguinate. Piace anche a noi, non credete!

Tuttavia, stavolta non vi portiamo in tempi lontani, o in piccoli paesi dove un serial killer nascosto nell’ombra è già pronto, con la mannaia in mano, a fare a pezzetti il suo vicino di casa. 

Stavolta vi portiamo in una realtà che è molto, ma molto più sporca di sangue dei luoghi dei delitti che vi abbiamo raccontato finora.

Questo sangue è sparso sui pavimenti delle sale operatorie, sui camici immacolati dei chirurghi, nelle stanze dei pazienti ricoverati, nelle sale parto degli ospedali italiani. Ogni giorno, a ogni ora, in ogni istante.

Folco Files vuole raccontare questo: vuole raccontare del dolore dei coniugi Gasbarri, che si sono visti strappare dalle mani i loro bambini appena nati. Vuole raccontare il dolore di Lucia, che da quando è stata operata all’ipofisi, ha perso la gioia di vivere – e molto, molto di più. O ancora le storie di Alfredo, Irene, Marta, del piccolo Gabriele. Storie tremende, rese ancor più tremende perché partono da casi realmente accaduti, e più tremende ancora perché questi casi sono destinati a ricapitare, se non ci sforziamo di fare qualcosa. 

Il nostro Folco ha un nome e un cognome: Maurizio Trombini

Ci sono voci che non si dimenticano. Possiamo dimenticare un viso, un odore, una percezione. Si dimentica il passo svelto o leggero di una persona, i colpi di tosse, le risate. Ma la voce… la voce rimane.

E scommettiamo che avete riconosciuto subito il nostro Folco?

È Maurizio Trombini, attore, doppiatore e speaker dei più talentosi – e riconoscibili – del nostro Paese. 

Sappiamo che non dovete fare un grande sforzo per ricordare dove lo avete sentito, ma vi diamo qualche input: Maurizio Trombini è il narratore degli sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo per RSI, la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, ma è anche la voce di alcuni personaggi dei cartoni animati più famosi con cui i bambini degli anni 90 trascorrevano il pomeriggio, come Dragon Ball Z, i Transformers, One PieceRemì le sue avventure, The Batman e molti, molti altri. 

Ah, quasi ci dimenticavamo: Maurizio Trombini è la voce di Lucignolo, la rubrica di Studio Aperto andata in onda su Italia 1 tra il 2003 e il 2006, e ripresa anni dopo da Enrico Ruggeri e Marco Berry.

Ecco che partiva Smoke on the Water dei Deep Purple, il logo di Italia 1 si divideva in due e appariva “Lucignolo”. Trombini approfondiva, partendo dai testi di Mario Giordano, temi di attualità che coinvolgevano il mondo dei giovani, i loro gusti, le loro manie, i loro eccessi.

Non solo Folco, comunque: intorno a lui gravitano attori, doppiatori e speaker esperti, che prestano la loro voce a personaggi – anzi, persone – che hanno tanto da dire, e che chiedono di essere ascoltate, come Valeria Perdonò, Chiara Leoncini, Maria Ariis, Alex Cendron, Riccardo Buffonini, Dario Sansalone e molti altri. 

Siete pronti ad ascoltare i casi di Folco? 

Folco Files esce con un nuovo episodio ogni giovedì sera, sul nostro sito de Gli Ascoltabili e sulle principali piattaforme di podcast.


La mia storia: torna il podcast che unisce memoria e intrattenimento

Piccoli uomini, grandi eventi… in podcast

I fan de Gli Ascoltabili se ne saranno accorti: è tornato La mia storia, il podcast su donne e uomini comuni al cospetto di grandi avvenimenti storici. 

Nata nel 2018 da un’idea di Giacomo Zito, la serie è la quintessenza del modo di intendere e fare podcast del nostro gruppo creativo. Alla base, come sempre, c’è il potere della narrazione: in ogni episodio facciamo la conoscenza di un personaggio – fittizio ma verosimile – che si trova alle prese con una vicenda personale. Sullo sfondo nel frattempo si consuma un evento di portata ben più grande, destinato a passare alla storia.

Che si tratti di un fatto criminoso, di un evento sportivo o – come in uno dei nuovi episodi – di un chiacchieratissimo royal wedding, la cronaca si impone nelle vite dei protagonisti influenzando spesso le loro scelte o cambiando la loro prospettiva sulla realtà.

Tra verità, finzione, verosimile, questo podcast gratuito propone dunque un’antologia di racconti in cui ordinario e straordinario si mescolano, per offrire un punto di vista inedito e invitare a guardarci sempre attorno: perché in ogni istante può compiersi la storia

Ad arricchire la narrazione, un ricco sound design che tra effetti sonori e musiche suggestive non manca di includere frammenti di notiziari reali, aiutando l’ascoltatore a immergersi nei fatti conosciuti di un passato più o meno recente che ci riguarda tutti.

La nuova stagione, lo “spettro” di quel virus

Certe storie vanno fatte decantare per essere apprezzate a pieno. È così che, dopo essersi preso un “anno sabbatico”, il podcast narrativo La mia storia torna in grande stile: e lo fa in occasione di uno dei momenti più surreali e significativi del nostro tempo, questo famigerato 2020 che ha unito il mondo intero sotto la minaccia della pandemia da COVID-19.

Proprio il 2020 e il Coronavirus diventano il fil rouge che tiene insieme tutti gli episodi della nuova stagione, fornendo la chiave interpretativa di fatti che sono appena accaduti, eppure già si candidano a entrare nei libri di storia. 

Fatti come l’assassinio, avvenuto il 3 gennaio, del generale iraniano Soleimani, considerato l’uomo più potente del Medio Oriente: l’evento è visto attraverso gli occhi di una donna italiana che lavora a Tehran, nell’episodio che dà l’avvio alla nuova stagione del podcast. La donna, di nome Leila, a partire dalla morte del generale sarà costretta a confrontarsi con una vita divisa a metà, tra due paesi totalmente diversi.

O ancora, insieme ai personaggi immaginari di Johanne Alexandra Hill e di Ed Hoaks riviviamo rispettivamente il “polverone” sollevato dal Principe Harry e Meghan Markle in Regno Unito e lo scandalo sessuale legato al nome di Harvey Weinstein

Nella seconda stagione di La mia storia il tema della pandemia accompagna gli eventi, non quale fulcro narrativo – a eccezione di un paio di episodi – ma come contestualizzazione reale che rappresenta la “nuova norma” in un anno che appare diverso da tutti gli altri. Una scelta autoriale con cui sembrano iniziare a fare i conti anche il mondo del cinema e della televisione, con esempi di prodotti di intrattenimento dove i simboli del Coronavirus (isolamento, mascherine, distanze di sicurezza…) sono semplicemente incorporati nella narrazione

La Storia secondo Gli Ascoltabili

Il podcast La mia storia è nato dalla volontà di arricchire l’offerta di audio drama della piattaforma Gli Ascoltabili, che fin dalla sua nascita, forte dell’esperienza di successo di Destini Incrociati, ha fatto del felice connubio tra realtà e fiction un baluardo della propria sperimentazione nell’ambito della produzione di contenuti.

La Storia con la s maiuscola, però, non era ancora stata affrontata così da vicino dal nostro team. Eppure si tratta di un tema amatissimo dagli ascoltatori di podcast, fin dagli esordi del medium in Italia: basti pensare alla popolarità del podcast di Alessandro Barbero, un fenomeno che ha trasformato uno storico e divulgatore in una star del web capace di attirare anche le generazioni più giovani. O, ancora, al “lato B della storia” raccontato con arguzia e raffinatezza dagli amici di Bistory: un tuffo avvincente nei “fogli dimenticati” del passato, alla scoperta di personaggi entrati nella leggenda o, al contrario, caduti nell’oblio.

Noi de Gli Ascoltabili ci siamo approcciati al genere a modo nostro: vale a dire con l’intento di sfruttare la Storia come mezzo per narrare altre storie, più piccole, con la s minuscola, eppure capaci di risuonare nelle esperienze personali di ognuno. E anche di gettare nuova luce sui grandi eventi che fanno loro da sfondo.

Le voci dietro ai protagonisti

Un racconto pregno di significato merita uno storyteller all’altezza. E in La mia storia i narratori  eccellenti si moltiplicano per il numero degli episodi: sono attori, speaker e doppiatori d’esperienza, tra cui spiccano diversi nomi già noti a Gli Ascoltabili e ai nostri ascoltatori, e che rappresentano sempre una garanzia di qualità. Nomi di prestigio dai background variegati come Maria Ariis, Riccardo Buffonini, Alex Cendron, Chiara Leoncini, Valeria Perdonò, Dario Sansalone e molti altri. Tutti loro hanno messo ancora una volta le loro doti interpretative al servizio delle nostre storie, per dare vita a personaggi che certamente non sarebbero stati gli stessi senza l’apporto prezioso del loro talento.

Un compito non facile quello di questi professionisti della voce, costretti ad adeguare il proprio estro a un formato, quello del podcast audio, che richiede di trovare un punto di incontro tra la forza drammaturgica del teatro e la ricerca estetica, la sveltezza del ruolo di speaker pubblicitario. Altolà agli eccessi, che al solo udito intralciano la comprensione e sono pertanto mal sopportati dal pubblico. E guai anche a non scadere in una lettura “fredda”, che ugualmente rischia di porre una distanza tra narratore e ascoltatore. 

Il risultato perfetto emerge dalla capacità di spogliarsi delle proprie certezze di fronte al microfono, e calarsi nel personaggio senza temere di dare spazio a piccole sbavature e a un’autenticità che su altri palchi e in altri formati verrebbe scoraggiata. 

Curiosi di ascoltare l’esito di questa ricerca? La mia storia arriva con un nuovo episodio ogni venerdì sera, sul nostro sito e sulle principali piattaforme di podcast. E per non perdersi neanche un aggiornamento sui contenuti in uscita, seguite la serie anche sulla pagina Facebook a lei dedicata!


Podcast narrativi e audio drama: un mondo in esplosione

Fiction podcast, narrativa, audio drama, radiodramma: di cosa stiamo parlando?

Chissà, forse non vi è ancora capitato di lasciarvi travolgere da un podcast narrativo; di pura fiction o anche di “non-fiction romanzata”. Ma negli ultimi anni vi è stata una vera e propria esplosione dei cosiddetti audio drama: no, non c’entrano molto con i cari vecchi radiodrammi – ne parleremo tra poco. Esplosione, dicevamo, che si è verificata soprattutto negli USA. Però nemmeno in Italia si scherza, specie qui da noi a Gli Ascoltabili. Ma sappiamo già quanto ci amate e seguite, non preoccupatevi. A proposito, Demoni urbani ha superato il milione di download. Anzi, già che ci siamo: se volete diventare nostri piccoli supporter, date un piccolo contributo: avrete in cambio un vantaggio esclusivo.

Fiction e non-fiction

Dicevamo dei podcast narrativi, genere in ascesa. Certo, qui da noi in Italia, la tipologia ha avuto successo soprattutto nel campo del true-crime di cui Demoni Urbani rappresenta il massimo esempio. Ma sta piano piano prendendo piede la fiction vera e propria, con esempi di podcast narrativi di tutto rispetto. Possiamo ricordare il nostro La mia storia, in cui si mantiene ancora un gancio con la realtà. Si tratta infatti di finzione su sfondo reale. Storie che incrociano i grandi eventi della Storia recente (la storia con la s maiuscola, intendiamo).

Fiction podcast e serie tv: perché scegliere un formato e non un altro?

Ma perché qualcuno – si potrebbe pensare – dovrebbe ascoltare dei podcast di narrativa quando potrebbe sorbire tanta fiction sprofondando nel divano di casa (magari con gli amici o gli amanti) e mettendo su qualche serie tv su Netflix, Sky, Amazon Prime? Innanzitutto, scusate la tautologia, non stiamo parlando della stessa cosa: l’audio drama ha un suo linguaggio e richiede un approccio diverso, tanto quanto può differire la lettura di un romanzo rispetto alla visione di un film. Poi – possiamo dirlo senza temere di sminuire il formato – il podcast non richiede la vostra totale immersione nell’ascolto. Anzi, il bello è proprio che lo si può ascoltare mentre si svolgono altre attività che non impegnano troppo la mente: guidare, viaggiare, lavarsi, sbrigare faccende domestiche, ecc. Senza, per questo, offrire solo un ascolto distratto. Per nulla.

No, gli audiolibri non c’entrano

C’è un’enorme varietà di podcast narrativi a portata di mano, e la quantità di scelta può essere un po’ snervante, specialmente se vogliamo tenere sott’occhio anche l’offerta in lingua inglese. Però cominciamo facendo un po’ di chiarezza. I podcast narrativi non hanno niente a che vedere con gli audiolibri. Ne abbiamo già parlato in un recente articolo e il discorso può essere ripreso anche in questo contesto.

Gli audio drama – per lo più in lingua inglese – circolano fin dai primi anni di esistenza del medium (la fine degli anni zero e i primi anni ’10). All’inizio si rivolgevano più che altro agli amanti del mistero e ai fan dell’horror e della fantascienza. In Italia, infatti, ebbe subito grande successo la trasposizione in podcast delle puntate di Blu notte, il programma televisivo di Carlo Lucarelli. Ma il formato sta davvero prendendo piede in questi anni ’20 – in particolare dall’ascesa di Welcome to Night Vale, che ha radicalmente affinato la sensibilità del genere e ha ispirato un’ondata di creatori altrettanto inclini.

Tale formato sta diventando, anzi, un vero terreno di sperimentazione e innovazione. Tanto che persino da Hollywood guardano (e ascoltano) con attenzione cosa accade per poter trarre da questo materiale adattamenti cinematografici. D’altronde è anche facile capire perché: produrre serie podcast è molto meno costoso e rischioso delle grandi produzioni cinematografiche. Già comprare i diritti di produzione ha costi molto bassi.

E nemmeno i radiodrammi

Lo accennavamo già all’inizio: i podcast di fiction non c’entrano con i cari vecchi radiodrammi. Anzi, diciamolo pure: i radiodrammi sono stati un formato il cui successo è stato piuttosto variabile e che non hanno mai davvero “sfondato”.

Sembra, al contrario, che i podcast stiano avendo un successo sempre più ampio e che la tendenza lasci intravedere ulteriori importanti crescite.

Qual è la fondamentale differenza, dunque, rispetto al radiodramma? Quest’ultimo privilegiava l’aspetto, per così dire, “teatrale” della fiction: suoni, rumori, dialoghi, voci. Negli odierni podcast, invece, prevale l’aspetto della narrazione pura, a una voce. Intervallata, magari, da piccole sequenze “drammatiche”, ma di breve durata e minore importanza rispetto al narrato. Crescono di importanza, invece, le musiche e i suoni di contorno, che acquisiscono una vera e propria funzione diegetica e sono in grado di suscitare forti emozioni negli spettatori.

E gli altri media?

Se in italia il mondo mediatico tradizionale fa orecchie di mercante e, sostanzialmente, ignora l’esistenza del genere o si limita a qualche accenno di tanto in tanto, nel mondo anglosassone – lo si diceva già – i podcast sono entrati a pieno titolo nel mondo dello storytelling, di fianco ai film e alle serie tv. Anche la BBC vi ha messo le mani e ne produce di molto interessanti.

Da noi, a lanciare il genere nel mercato di massa c’è soprattutto Amazon Audible, con cui Gli Ascoltabili ha già collaborato in varie occasioni e che ha appena diffuso la nostra Lady Killer, podcast narrativo di genere true-crime che, come già Demoni urbani, sta avendo un certo successo.

È arrivato il momento di darsi a questa nuova serialità narrativa

Insomma, l’inverno sta arrivando. Va bene, forse ancora è un po’ presto – al massimo ci stiamo avvicinando all’autunno –, ma, insomma, il mood è già quello. E poi ricordatevi che siamo nel 2020 e che in giro c’è una pandemia mondiale. Quale momento migliore per cominciare a esplorare questo formato e godere delle interessanti sperimentazioni narrative che può riservarci? I podcast di narrazione possono portarvi dritti nella fantasia, possono afferrarvi, farvi ridere, aiutarvi a rilassarvi prima di andare a letto o anche farvi perdere la fermata dell’autobus. In qualsiasi modo lo facciano, una storia può portarvi da qualche parte e tenervi lontano dalle paure del quotidiano e dalla sua routine. Gli Ascoltabili sono la piattaforma ideale per cominciare.


La scialuppa e la nave

La tecnologia ci ha teso una mano in queste settimane. Ma non è la risposta

Misuriamo il livello di sollecitazione del computer portatile dalla schizofrenia con la quale la sua ventola parte per raffreddare il processore. In queste settimane è sempre accesa. Abbiamo la suite di Adobe per registrare con Audition, Pages sempre aperto per scrivere i copioni, XMind, Zoom, Zencastr, Slack, Mail, Keynote… un casino.

Da quando abbiamo scoperto gli strumenti di videoconferenza, non passa giornata senza una sessione, una call… alla fine ci si sente esausti. Noi che facciamo podcast di professione abbiamo sperimentato l’uso di queste piattaforme che ci hanno permesso di simulare l’interazione con ospiti, esperti, influencer come se fossero in studio con noi. Ma non c’è davvero uno studio. E questo è certamente uno degli aspetti che più ci mandano in confusione quando progettiamo un podcast.

Oggi la pianificazione de GliAscoltabili è ricca di nuovi titoli e progetti: ora che abbiamo quasi terminato grandi serie come Demoni Urbani e Sostenibilità for Beginners, la nostra concentrazione è tutta sulla prossima stagione, nella quale intendiamo pubblicare nuove serie narrative di grande impatto. A patto di trovare momenti di concentrazione verticale, sempre più difficili nella babele della connettività a 360°.

I contesti delle nostre videocall ci fanno atterrare in soggiorni con librerie, nella migliore delle ipotesi, quando non in cucine e angoli nella camera da letto. Le immagini di background in chiave hanno vivacizzato per un po’ le nostre discussioni. Ma dopo aver commentato le (finte) vacanze alle Maldive o qualche scorcio di montagna, riemerge la pesantezza di una situazione che appiattisce le nostre realtà. Cerchiamo allora con determinazione ciò che attraverso la narrazione, nei podcast che realizziamo, ci propone un senso della nostra esperienza umana in questi appartamenti. 

Oggi è più facile entrare in contatto, ma ciò che facciamo riveste valore nella dimensione sociale

Da produttori di podcast italiani abbiamo intervistato molte figure importanti su ambiti tra i più eterogenei: giornalisti, scrittori, esperti tecnologici, scienziati, medici. È sempre stato interessante incontrarli eppure… vederli in questi contesti familiari, sebbene ce li faccia sentire più vicini, rende più difficile attribuire loro la straordinarietà che rappresentano.

Abbiamo già condiviso la difficoltà di trovare delle storie in questo periodo che non siano di virus e resistenza. Anche le storie di ripartenza alla lunga sono poco stimolanti. Come se uscire da questo binario unico, che è il ritorno a tappe verso la normalità, fosse un film già visto. Possibile che anche il video sia diventato un luogo di omologazione, fatto di webcam e computerini, dove mettersi spalle alla finestra ci fa diventare piccoli seguaci di Nosferatu?

Meglio un podcast fatto bene. Solo audio. E pazienza se YouTube fa più numeri del podcast. In fondo è l’unico caso in cui l’immagine è al servizio dell’audio, godiamoci questo piccolo primato dei podcast italiani.

Il podcast è specchio di una società in cammino

Ci impone di immaginare, di colmare con la nostra fantasia autobiografica le suggestioni che il sonoro ci trasmette, è per questo uno strumento esaltante sia per chi realizza contenuti in formato podcast che per chi li ascolta. Naturalmente stiamo scrivendo dei podcast narrativi più coinvolgenti, quelli frutto di un percorso di progettazione che nasce dall’ispirazione per una storia, un’atmosfera, che prende il volo dal pensiero, più che dall’intrattenimento fugace del tenersi compagnia come fanno generalmente le radio. Quel podcast che ci piace fare a GliAscoltabili, parlando di ogni argomento capace di contenere una storia coinvolgente.

Per questo il podcast riflette la società: perché è specchio delle nostre idee e delle nostre paure, delle nostre felicità e solitudini. Un terreno di sperimentazione che la residenza forzata nelle nostre case ha amplificato squarciando panorami che non avremmo potuto visitare personalmente, permettendoci di viaggiare laddove non avremmo potuto percorrere pochi metri a piedi senza essere fermati. Adesso siamo pronti a fare di nuovo sul serio, al netto dei “mostri” della diretta come Zoom, Skype, Bluejeans, che ci distruggono nell’immagine, con le nostre allergie, le nostre familiarità che improvvisamente diventano broadcast per persone sconosciute che si impossessano dei nostri privati. Keep out!

Con @HOME – Tecniche di sopravvivenza abbiamo conosciuto persone interessanti, scoperto dimensioni inedite. Non vediamo l’ora di ritornare a raccontare la vita

L’esperienza del podcast che poi è anche un video Zoom che è anche un video YouTube di @HOME – Tecniche di sopravvivenza è stata un’ottima scialuppa di salvataggio che ci ha permesso di guadare il mare che avevamo davanti, insieme a un gruppo di naufraghi che ha voluto mettere a disposizione le proprie competenze e il proprio metodo redazionale per fare qualcosa fatto bene, pensato, con un capo e una coda. Se vi dicessimo che questo progetto lo abbiamo fatto anche e soprattutto per noi? E poi abbiamo imparato nuove modalità per entrare in contatto con il nostro pubblico, attraverso esperti-persone normali che ci hanno fatto sentire meno soli e con qualche strumento in più per interpretare quanto ci stava accadendo.

Ora che il peggio sembra passato siamo tutti pronti a riprendere il nostro lavoro di narratori, e a impostare nuove serie di podcast capaci di guardare al futuro, come una serie sui grandi scrittori condotta da Paolo Roversi, una sul mondo sanitario dove le mille storie umane che si svolgono negli ospedali rivelano drammi, passioni, solidarietà e scenari incredibili, collaborazioni con altri podcaster di successo, perché non vediamo l’ora di contaminarci con contributi di esperienze differenti. Infine, narrazione per bambini, per dare il giusto tributo ai grandi assenti dal dibattito pubblico: narriamo anche per loro. GliAscoltabili non seguirà più le stagioni. Saremo pronti anche ad agosto per fare il nostro lavoro: interpretare la realtà per attribuirle un senso con podcast italiani di qualità.


Delitti & Roversi, un nuovo format crime

Paolo Roversi, uno degli scrittori “crime” più prolifici del nostro Paese, si cimenta nel podcast con Gli Ascoltabili

Doveva accadere, prima o poi, che la piattaforma di podcast narrativi dalla quale vi scriviamo si contaminasse con le penne più prolifiche e appassionate del genere crime. Un incontro di sensibilità che hanno raggiunto vette apicali, Gli Ascoltabili con Demoni Urbani, la serie giunta alla sua terza stagione e supportata da un crescente riscontro di pubblico e appassionati, diventata uno dei migliori podcast italiani su Spotify e sulle altre piattaforme.

L’incontro tra Gli Ascoltabili e Paolo Roversi è stato favorito proprio da un’iniziativa di Simone Spoladori, l’ideatore di Demoni Urbani, e chi altri poteva farlo? Ce lo porta un pomeriggio stanco di ottobre, nel quale incontriamo Paolo, che subito si presenta con il suo sorriso disarmante e compagnone. Come spesso accade, l’idea che ti fai di uno scrittore noir è completamente diversa da ciò che poi la realtà ti offre sul suo piatto d’argento. Paolo è un ragazzo (sì, ragazzo è la parola giusta, nello spirito) diventente e che si diverte in quello che fa. Non banale, abituato all’approfondimento, ma che non si prende mai troppo sul serio.

Quando ci sediamo a parlare, emerge subito l’apprezzamento per il mondo dei podcast. In fondo quella del podcast narrativo è l’estensione naturale del blogging o del social writing. E uno scrittore, per far arrivare il pubblico ai propri romanzi e racconti, vive del rapporto con i propri lettori. Ed eccoci qui.

Paolo stava per rilasciare il suo ultimo romanzo, Psychokiller, oggi in libreria edito da SEM

Nasce una collaborazione attorno a un progetto: raccontare la Milano Criminale degli anni sessanta… In un podcast

Iniziare una collaborazione si, ma da cosa? Per Paolo e Simone non ci sono dubbi: potremmo iniziare dalle storie della Milano criminale, quella cui Paolo ha dedicato un libro, uno dei suoi primi libri di racconti, uscito nel 2011

Ci siamo, l’accostamento con la serie “Demoni Urbani” è immediato, anche se Demoni parla di delitti, i racconti della mala milanese hanno sempre per sfondo la città. Ecco, la città come teatro di vicende che lasciano con il fiato sospeso. Questo è il denominatore comune tra le due idee. 

Anche lo sfondo è affascinante. Quello della Milano del boom economico, della crescita industriale, una milano grigia nella quale tutti i suoi abitanti pensavano solo a lavorare e a produrre per una società affamata di benessere. Quella dove le scorciatoie erano considerate riprovevoli, figuriamoci quelle basate sul crimine come rapine, furti con scasso. 

Era anche una Milano nella quale raramente ci scappava il morto. Anzi, nei casi che Paolo Roversi racconta con la sua viva voce, non capita mai. Questa particolarità rende ancora più mitizzata la figura dei suoi protagonisti, spesso ammirati per le loro gesta criminali, spesso adulati anche dalla stampa, da penne autorevoli come quella di Indro Montanelli…

Il progetto è pronto. Sono quattro le storie da raccontare:

La rapina di Via Osoppo, quella dei sette uomini d’oro. Anno 1958

La rapina di Via Montenapoleone. Anno 1964

La storia di Luciano Lutring, il solista del mitra.

La storia della Banda Cavallero, fine anni ’60.

Da un’idea narrativa alla sua realizzazione in formato podcast. Nasce Delitti & Roversi… il podcast

Paolo Roversi ha in testa tutti i passaggi chiave delle storie. E noi autori ci chiediamo se basti la sua voce con un sottofondo musicale per risolvere il trattamento della serie. Che volete, è la nostra cifra realizzativa, quella di creare atmosfere anche con una realizzazione attenta, immersiva, fatta di ritmo e commenti musicali.

Un podcast che possa quindi essere memorabile, ascoltabile, coinvolgente, che possa riportarci nell’atmosfera di quegli anni diventati oramai mitici. 

È così che i nostri relizzatori hanno realizzato un podcast nel quale le musiche hanno un ruolo fondamentale. Le musiche delle serie di cinema polizieschi che in Italia hanno spopolato negli anni ’60 e ’70.

E non finisce qui. Per contestualizzare adeguatamente ciascuna delle quattro storie, abbiamo inserito delle schede informative su come si viveva in quel periodo storico. Quali fossero le auto del momento, quanto costava la vita, com’era la conformazione delle nostre città, profondamente cambiate oggi. Le Schede sono state incorniciate con un particolarissimo sound design, come fossero spezzoni di veri telegiornali dell’epoca, quelli di Rai 1 e Rai 2, dal momento che non c’erano altri canali disponibili all’epoca.

Delitti & Roversi esordisce con una serie di quattro episodi che rappresenta solo l’inizio di una lunga storia

Il titolo “Delitti & Roversi” nasce da un veloce ping pong frutto di una collaborazione allargata tra noi autori, Paolo Roversi e sua moglie, che è una validissima copywriter. È proprio un titolo felice, laddove il cognome dello scrittore assume un carattere così… sinistro, oltre che aperto, e quindi adatto a mille reinterpretazioni e varianti. 

Noi de Gli Ascoltabili condividiamo l’importanza di una copertina altrettanto coinvolgente del contenuto del podcast. Per questo ci siamo affidati all’immaginazione del team grafico che segue tutte le nostre produzioni. Gianluca Chinnici e Nicoletta Intrepido, coadiuvati da Mona Mahmoudian hanno elaborato un nuovo progetto grafico che mette Paolo Roversi al centro della scena… podcast!

Insomma, questo podcast sui crimini che hanno reso mitica la mala milanese degli anni ’60 è solo l’inizio di una collaborazione con Paolo Roversi che ci porterà a tanti altri progetti in futuro.

Abbiamo già in cantiere un’idea importante di cui non vi spoileriamo niente, tanto più che sulla piattaforma Gli Ascoltabili c’è pronta questa miniserie di quattro episodi di podcast consigliati da ascoltare “a nastro”, come una serie di Netflix appassionante…

Siamo convinti che Delitti & Roversi diventerà un punto di riferimento tra i podcast italiani.

Come da manuale quindi concludiamo con i crediti.

La serie di podcast gratuiti è condotta da Paolo Roversi, curata da Giacomo Zito e Simone Spoladori. Ricerche musicali e sound design: Francesco Campeotto. Produzione Ilaria Villani. Comunicazione Maria Triberti. Visual design e Social: Gianluca Chinnici, Nicoletta Intrepido, Francesca Limardo.