Culture Next di Spotify: perché il podcast piace sempre di più

I podcast sono il futuro, ma soprattutto il presente: sono moltissime le aziende che, finalmente, si stanno muovendo verso questa direzione, e propongono podcast accattivanti che accompagnano il fruitore nelle diverse fasi della giornata. 

D’altronde, che il podcast stia sempre più uscendo dalla nicchia in cui si trova relegato, lo abbiamo già detto qui, per esempio, e poi ancora qui e qui. Abbiamo anche visto come gli altri media abbiano ignorato il fenomeno e ora debbano inseguire una rivoluzione di cui non sono stati partecipi. 

Per fortuna, Gli Ascoltabili è stato tra i pionieri del podcasting in italiano e oggi è leader nel genere true crime, sia tra i podcast gratuiti, sia tra i podcast a pagamento su Audible.

Oggi ce lo conferma anche Spotify, nel suo ultimo report di Culture Next, che vi facciamo scaricare qui

L’analisi di Spotify combina dati qualitativi, quantitativi e interni, intervistando diversi membri della Gen Z (15-25 anni) e i Millennial (26-40 anni) da tutto il mondo. Questo  in collaborazione con Archrival, un’agenzia che si occupa di cultura giovanile. 

Obiettivo del report: capire come due generazioni adiacenti ma già distanti come la Generazione Z e i Millennial affrontano una sfida comune, ovvero quella di ricostruire, dal periodo post pandemia, la cultura dalle fondamenta.

Millennial e Gen Z: perché ascoltano i podcast?

Rispetto all’anno scorso, su Spotify si è visto un incremento di podcast del 108%, con circa 1,8 milioni di titoli: com’è naturale, a essere aumentati sono anche i creatori e i produttori di contenuti, le aziende branded podcast, ma anche gli appassionati che vogliono provare a mettersi in gioco e produrre i propri podcast.

Molti i temi che risvegliano la loro attenzione, chiari i motivi che li spingono a scegliere questo tipo di ascolto: se per i Millennial ascoltare podcast significa cercare conforto nel passato recente, per la Gen Z si tratta, piuttosto, di un modo per evadere da una vita saturata dal digitale.

Millennials e Gen Z: cosa vogliono ascoltare?

Le abitudini di Millennial e Gen Z sono strettamente correlate, com’è normale, al periodo storico che stiamo vivendo. Un periodo, a dir poco stressante.

Secondo i dati raccolti, il 72% dei Millennial e il 63% dei membri della Gen Z concordano sull’importanza dei contenuti audio per ridurre i livelli di stress. Via libera, dunque, non solo a podcast incentrati sulla meditazione, sul self-care o sulla mindfulness. Gli ascoltatori cercano nell’audio un mix di contenuti da abbinare al proprio stato d’animo, playlist musicali che accompagnino le loro sessioni di meditazione, e suoni binaurali che possano alleviare la sensazione d’ansia generazionale. 

L’era post-lockdown ha inoltre causato un bisogno concreto da parte di entrambe le generazioni di fuggire, almeno metaforicamente, dalle quattro mura di casa. Ecco che gli appassionati di musica ascoltano contenuti audio per uscire dalla sensazione di prigionia, utilizzando musica, playlist e podcast per estraniarsi, fosse anche per poco, dal contesto.

I podcast, in particolare, vengono in aiuto a una generazione che ha quasi perso la fiducia nelle istituzioni sociali, nella politica e nella religione. i giornali, la tv, i giornalisti storici sono spesso portatori di notizie traviate, parziali e personali. 

I podcast e i contenuti audio sono percepiti come molto più affidabili, e i podcaster danno una sensazione di autenticità, accessibilità e affidabilità, anche in mezzo a uno scetticismo diffuso. Difficilmente i podcaster seguono copioni preimpostati; più spesso, rivelano il loro sé “reale”, vulnerabile e schietto, con cui gli ascoltatori hanno maggiori probabilità di sentirsi intimamente connessi.

Come devono comportarsi le aziende a riguardo?

Abbiamo appurato come Millennial e Gen Z includano nella loro routine i contenuti audio: per questo i brand possono e devono cogliere l’opportunità e cominciare a interagire attivamente con il proprio pubblico di riferimento, seguendo il flusso ricettivo degli ascoltatori.

Via libera, quindi, a playlist personalizzate “a rotazione”, che aiutino il brand a farsi conoscere, ma che permettono anche agli ascoltatori di essere più ricettivi, cosa facilitata quando i messaggi corrispondono al loro stato d’animo.

In secondo luogo, le aziende devono essere in grado di accogliere nuovi target di ascoltatori, non più differenziati per età anagrafica o genere, quanto per gli interessi.

A titolo informativo, i gamer, che per anni sono stati ragazzi giovani, hanno visto un grande incremento di donne (nel 2019 erano ben il 44%) e sono tra le categorie “nuove” che ascoltano maggiormente contenuti audio: playlist durante le sessioni di gioco, e podcast per imparare e scoprire cose nuove tra una sessione e l’altra. Non per niente, tra il primo trimestre del 2020 e il primo trimestre del 2021, il tempo trascorso in streaming tramite le console di gaming è aumentato del 35%.

Last, but not least, è importante stendere partnership con coloro che creano contenuti interessanti. Non bisogna dimenticare che con l’influenza dei social media le collaborazioni tra musicisti, podcaster, pubblico e brand sono aumentate al punto da cambiare nuovamente il paradigma “produttore/ascoltatore. Le community di fan non vanno trascurate, quanto ascoltate e, accontentate. 

Cosa devono fare i brand, quindi? Devono stare al passo, offrire opportunità uniche per coinvolgere gli ascoltatori, promuovere la connessione con loro attraverso il racconto di sé: ovviamente, utilizzando il podcast, e magari appoggiandosi a piattaforme di podcast gestite da gente che ne sa… come Gli Ascoltabili, naturalmente. 


La storia – non tanto antica – dei podcast

I podcast sono i nostri strumenti di acquisizione di contenuti preferiti. Li ascoltiamo in ogni occasione, in ogni luogo, su ogni piattaforma. Eppure, ci facciamo accompagnare dall’ascolto di podcast da, decisamente, poco tempo.

All’inizio del nuovo millennio, il termine podcasting non esisteva nemmeno. Ma con l’arrivo di varie tecnologie, come l’accessibilità economica ad apparecchiature e software per la registrazione domestica, l’accesso a Internet più rapido e un aumento delle comunità di nicchia che desiderano contenuti on-demand specializzati, ecco che i podcast hanno raggiunto milioni di ascoltatori. Ma cosa facevamo prima di ascoltare i podcast?

Il mondo dei podcast

La storia dei podcast è strettamente correlata alla nascita dell’iPod di Apple. Il primo iPod, lo ricordiamo, è uscito nel 2001. Pochi anni dopo, nel 2004, l’ex VJ di MTV Adam Curry e lo sviluppatore di software Dave Winer hanno ideato un piano che avrebbe consentito loro di scaricare trasmissioni radio online da Internet direttamente sull’iPod.

Winer aveva creato un software aggregatore RSS (Really Simple Syndication) e Curry aveva codificato un programma intitolato iPodder, che poteva estrarre file audio da un feed RSS in modo che potessero essere trasferiti su un iPod. Per la prima volta, i file delle trasmissioni radiofoniche potevano essere archiviati su un lettore portatile e ascoltati, quindi, in movimento.

Così nasce il podcasting: letteralmente, l’unione tra la parola (I)Pod – intesa come “baccello”, “capsula” dallo strumento che raccoglieva i file – e Broadcasting, ovvero “trasmissione”.

Da lì, il podcasting ha iniziato – lentamente ma inesorabilmente – a prendere piede. 

Nell’ottobre 2004 nasce il primo fornitore di servizi di podcast, Libsyn.com (Liberated Syndication); nel 2005 il New Oxford American Dictionary ha indicato la parola “podcastcome parola dell’anno

Dal 2006 al 2013: nuovi temi per il mondo dei podcast

Dal 2006 i podcast si staccano dall’egemonia Apple per diffondersi anche in altri canali: a gennaio, infatti,  Steve Jobs spiegato al suo pubblico come creare il proprio podcast utilizzando il software GarageBand gratuito di Apple.

Un mese dopo, Lance Anderson è diventato il primo podcaster a portare il suo spettacolo in tournée con un tour di podcast dal vivo, The Lance Anderson Podcast Experiment

Quel Natale, il primo podcast in assoluto è partito nientemeno che da Buckingham Palace, quando il discorso del giorno di Natale della Regina Elisabetta fu reso disponibile per il download come podcast.

Nel 2007 i podcast hanno iniziato a guadagnare riconoscimenti per l’enorme pubblico che stavano accumulando. Ricky Gervais ha stabilito il Guinness World Record per il podcast più scaricato, con oltre 250.000 download per episodio.

Nel 2009 i podcast hanno raggiunto un altro traguardo: Edison Research ha riferito che il 43% degli americani aveva sentito parlare di podcasting almeno una volta nella vita; negli anni successivi, ecco che i podcast si ritagliano un posto importante nella coscienza pubblica, diventando il medium su cui puntare per la veicolazione di contenuti.

Un momento di svolta nella storia dei podcast: prima e dopo il 2014

Nel 2014 This American Life ha pubblicato Serial, un podcast di giornalismo investigativo, nel quale la conduttrice Sarah Koenig riapriva un caso di un omicidio del 1999 e, attraverso una serie di conversazioni telefoniche, costruiva un legame con l’ipotetico assassino, del quale non v’era certezza avesse commesso il crimine.

Per il suo uso innovativo del podcast e per l’accattivante dinamica sviluppata tra Koenig e i soggetti delle sue interviste, Serial ha conquistato la nazione come nessun podcast era (ancora) stato capace di fare. Per fare un esempio, Serial è stato il primo podcast ad essere parodiato su Saturday Night Live ed è diventato il primo podcast a vincere un Peabody Award.

Sempre nel 2014, poi, avvengono altre due episodi destinati a fare la storia del podcast. In primo luogo, allo show reso podcast di Marc Maron WTF partecipa nientemeno che Barack Obama; e il New York Times debutta con un podcast homemade, The Daily. 

Podcasting ai giorni nostri

Agli albori del 2015 era stato riferito che, entro il 2019, 165 milioni di persone avrebbero ascoltato podcast e 90 milioni di americani avrebbero ascoltato podcast almeno una volta al mese. L’era del podcasting era ormai prossima all’avvento. 

Per anni, Spotify si è conteso testa a testa il primato con Apple Music per la condivisione audio. Dopo essersi evoluto in una piattaforma dominante per la musica, Spotify ha iniziato a compiere una serie di mosse strategiche nel tentativo di consolidarsi anche come piattaforma principale per i podcast.

Nel 2019, Spotify ha acquisito il principale studio di podcast Gimlet Media, responsabile di programmi popolari come StartUp, Reply All e Crimetown. Ci abbiamo scritto un bel pezzone a riguardo, lo trovate qui

Non solo: negli ultimi mesi Spotify ha anche acquistato la piattaforma per la creazione di podcast Anchor e la società di produzione di podcast Parcast.

Nel luglio 2020, la società di radio satellitare SiriusXM ha rivelato la sua determinazione ad espandere i suoi orizzonti in tema podcast acquisendo l’app di podcast Stitcher come parte di un accordo da 325 milioni di dollari.

Mentre il podcasting era inizialmente celebrato come un mezzo democratico in cui i creatori indipendenti potevano trovare la loro voce, un segmento predominante del settore sta ora seguendo le orme di altri media mainstream e viene scelto per accordi esclusivi con varie reti, costruendo verso un sistema che potrebbe presto rispecchiare l’offerta/scontro dei principali canali di streaming.

Il futuro del podcasting

Si può già parlare del futuro del podcasting? Forse qualcosa si può dire. Probabilmente ci troveremo davanti a una rapida accelerazione della podcast-mania, con investimenti cospicui di tempo, risorse e denaro da parte non solo dei piccoli e grandi produttori di contenuti streaming, ma anche delle diverse aziende.

Entro la fine del 2021, si prevede che le entrate pubblicitarie dei podcast supereranno il miliardo di dollari. 

E anche se può sembrare che il podcasting si stia evolvendo troppo velocemente, è bene ricordare che è un mezzo ancora molto giovane. E, come tutti i giovani, è imprevedibile, e noi saremo come sempre in prima linea per carpirne tutte le sue nuove e vecchie peculiarità. 


Podcast narrativi: tra realtà e finzione, i migliori titoli de Gli Ascoltabili

I podcast non ci stancano mai, e passeremmo le ore attaccate ai nostri dispositivi per ascoltare le nostre puntate preferite dei nostri podcast preferiti (d’altro canto noi de Gli Ascoltabili pubblichiamo i migliori podcast in questo universo mica per niente), e siamo assetati storie. Storie vere, storie verissime, fiction, non fiction: storie crime, storie storiche, storie d’attualità. I podcast disponibili sono infiniti, così come i generi, gli argomenti, gli host, le sensazioni.

In ogni caso, da sempre la lotta tra gli amanti della fiction e i cultori della non-fiction si sono scontrati alacremente, manco fossimo alle Termopili. Da un lato, i fan sfegatati del reality sfoggiano i loro podcast veri anzi verissimi: saggi, interviste, testimonianze, documentari; dall’altra, gli amanti del fantastico, che dai podcast vogliono una via di fuga dalla stessa realtà: e allora via di storie, storie e ancora altre storie.

Ma noi non saremmo gli autori dei vostri podcast preferiti, se non cercassimo di accontentare i nostri amatissimi ascoltatori. In che modo, vi domanderete? Elementare, Watson! Proponendovi alcuni podcast narrativi che mescolino sapientemente fiction e non fiction, realtà e immaginazione, fatti concreti ed elaborazioni verosimili.

Insomma, in due parole: podcast narrativi, baby!

Folco Files: casi di insana sanità

Attenzione attenzione, c’è un nuovo investigatore in città. Oddio, non è proprio un investigatore, e non siamo proprio in città… Potete trovarlo fuori dal pronto soccorso, oppure tra i corridoi degli ospedali italiani, con un caffè in mano e il suo taccuino nell’altra. È Folco Scuderi, professione Risk Manager. Per capirci, è l’uomo che i direttori sanitari chiamano quando, a causa di un episodio di malasanità, vengono denunciati da un paziente, o da un familiare: suo è il compito di decidere se un caso meriti un risarcimento oppure no.  Per farlo, Folco si immerge profondamente nelle storie delle persone che ha intorno, tra pazienti incazzati, direttori sanitari spaventati, professionisti sanitari allo stremo.

Ogni caso è diverso, ogni persona ha la sua versione dei fatti: Folco studia, s’impiccia, domanda. La verità non è sempre sotto al naso di tutti, e quando c’è di mezzo la salute, ogni minimo dettaglio può fare la differenza. In ballo non ci sono soltanto risarcimenti, ma la vita, la consapevolezza e la fiducia delle persone, in un sistema che non sempre fa ciò che promette. 

Folco Files racconta in ogni puntata un caso di malasanità, partendo da storie realmente accadute, un po’ Dottor House, un po’ X-Files. 

Le storie raccontate sono ispirate a fatti realmente accaduti: abbiamo coinvolto un vero Risk Manager – Flaviano Antenucci, che vogliamo ringraziare pubblicamente – che ha seguito il team autoriale durante le varie fasi della produzione del podcast. La voce è del magnifico Maurizio Trombini

Tra fiction e non-fiction: La mia Storia

La mia storia è il podcast narrativo incentrato su donne e uomini comuni al cospetto di grandi avvenimenti storici. 

Nata nel 2018 da un’idea di Giacomo Zito, la serie è la quintessenza del modo di intendere e fare podcast del nostro gruppo creativo. Alla base, come sempre, c’è il potere della narrazione: in ogni episodio facciamo la conoscenza di un personaggio – fittizio ma verosimile – che si trova alle prese con una vicenda personale. Sullo sfondo nel frattempo si consuma un evento di portata ben più grande, destinato a passare alla storia.

Che si tratti di un fatto criminoso, di un evento sportivo o – come in uno dei nuovi episodi – di un chiacchieratissimo royal wedding, la cronaca si impone nelle vite dei protagonisti influenzando spesso le loro scelte o cambiando la loro prospettiva sulla realtà.

Tra verità, finzione, verosimile, questo podcast gratuito propone dunque un’antologia di racconti in cui ordinario e straordinario si mescolano, per offrire un punto di vista inedito e invitare a guardarci sempre attorno: perché in ogni istante può compiersi la storia

Ad arricchire la narrazione, un ricco sound design che tra effetti sonori e musiche suggestive non manca di includere frammenti di notiziari reali, aiutando l’ascoltatore a immergersi nei fatti conosciuti di un passato più o meno recente che ci riguarda tutti. Ascoltate qui tutte le puntate!

Demoni Urbani: la quinta stagione in esclusiva su Spotify

Demoni Urbani, la serie crime ormai diventata cult, che ripercorre i più atroci delitti compiuti nelle città italiane e non, è tornata, più frizzante e sanguinolenta che mai. È la nostra regina dei podcast narrativi.

La perturbante voce di Francesco Migliaccio ci accompagna nuovamente verso storie criminali conosciute e meno conosciute, alla scoperta del “lato oscuro” Una narrazione vibrante che, tra indagini sul comportamento umano e descrizioni da medico legale, trasporta l’ascoltatore indietro nel tempo, facendolo sentire parte integrante di luoghi e culture spesso dimenticati. 

Sì, perché per molti versi la grande protagonista silenziosa di Demoni Urbani è lei: la città, con il suo carico di storia e tradizioni, con i suoi abitanti che vedono, mormorano, sentenziano, da dietro una tenda appena scostata o radunati attorno al tavolino di un bar… detentori di una memoria collettiva che, di volta in volta, ci consegna un tassello preziosissimo della nostra cultura.

Nell’ultima stagione ci siamo allargati oltre confine, cercando e investigando storie di crimini violenti avvenuti in diverse parti del globo – a partire da Harakiri 3.0, la prima puntata della quinta serie, ambientata in Giappone, e che potete ascoltare qui.

La quinta stagione di Demoni Urbani, in esclusiva su Spotify è online.

Lady Killer: un format originale, tra cronaca e fiction

Lady Killer è uno dei podcast narrativi nato dalla partnership tra Gli Ascoltabili e Audible – esattamente come i nostri podcast Agatha Christie Scomparsa e Il Mostro – ed è una serie true crime dedicata alle principali serial killer donne della storia.

Dall’inglese Mary Ann Cotton, alla “saponificatrice di Correggio”, passando per nomi meno noti quali Enriqueta Martì o Margarita Sanchez, fino a vere e proprie “celebrità” come Aileen Wuornos… sedici storie in grado di far accapponare la pelle anche agli habitué del genere. Autentiche sanguinarie o presunte tali, le “lady assassine” sono tutte accomunate da un vissuto fuori dal comune, che ha contribuito a plasmarne la psiche e/o determinarne le azioni. Un passato fatto di abusi, ingiustizie e violenza.

Ogni episodio di Lady Killer parte da un punto nodale della vita della protagonista, per poi allargarsi al racconto della sua storia, alle uccisioni, espresse con abbondanza di dettagli, in un dispiegarsi cronologico di tutti gli elementi che hanno formato il profilo della donna, fino all’epilogo. Un perfetto mix tra realtà e finzione. Ascolta Lady Killer qui!


Calls di Apple TV+: la serie tv in cui comanda l’audio

La rivoluzione di Calls: un po’ serie tv, un po’ podcast

Nel marzo 2021, una nuova serie tv è approdata su Apple TV+, la piattaforma per lo streaming video di Apple: si tratta di Calls. Rispetto ad altri titoli del marchio, è passata un po’ in sordina, forse proprio per il formato inusuale. Eppure, si tratta di una serie tv di altissima qualità, oltre che di grande interesse per lo sviluppo dei contenuti audiovisivi.

Perché mai parlare di una serie tv su Gli Ascoltabili? A essere precisi, Calls è una sorta di via di mezzo tra un podcast e una serie tv. O almeno questo è il modo più semplice e veloce per inquadrarla. 

La serie si compone di nove episodi da circa un quarto d’ora l’uno, in apparenza slegati tra loro. Ogni episodio consiste in una o più telefonate, di cui si sente solamente l’audio. Ciò che compare a video non sono scene live action, ma i nomi degli interlocutori, i testi dei dialoghi e una grafica in stile “futuristico” che interagisce con il parlato simulando radiofrequenze e non solo. 

Noiosa? Tutt’altro: grazie alla qualità di scrittura, Calls tiene incollati allo schermo. 

La particolarità di questa serie è che, sebbene sia pensata per un supporto video, affida all’audio le redini della narrazione. Per una volta, quindi, il video si sviluppa in funzione dell’audio, e non viceversa. Ciò però non significa che la serie possa essere seguita anche solo ascoltando (come un podcast). La parte visiva in Calls è importantissima, studiata nella sua essenzialità per aumentare l’impatto emotivo. Le grafiche animate di volta in volta rappresentano onde sonore, linee telefoniche che si incrociano, ma anche sospiri, esitazioni, distanze (fisiche o psicologiche) tra i personaggi. È interessante anzi notare come il ruolo dell’immagine muti leggermente da un episodio all’altro.

Nel complesso, viene reso efficacemente il tema della comunicazione oltre il tempo e lo spazio, che fa da fil rouge tra le puntate.

Spazio al sonoro, ovvero spazio all’immaginazione. All’insegna dell’horror

Calls di Apple TV+ prende spunto dall’omonima serie francese scritta da Timothée Hochet e prodotta da Canal+. La versione americana, ampiamente rivista sia sul piano visivo che uditivo, è adattata e diretta da Fede Álvarez

Intervistato sulla nascita di questa serie tv mystery/horror, il regista uruguaiano ha affermato che ha subito accolto favorevolmente la proposta di Apple, perché non capita spesso a Hollywood di poter lavorare su qualcosa di totalmente nuovo.

Ben noto agli amanti del cinema horror (suoi il remake di La Casa e Man in the Dark), Álvarez attinge alle basi del genere a lui familiare per sfruttare tutto il potere evocativo del sonoro e associarlo a un trattamento visivo perturbante. La sfida principale – dice – è stata tradurre in questo particolare linguaggio grafico gli espedienti comunicativi utilizzati abitualmente con film e serie live-action. In più, il regista si è trovato a fare “un passo indietro” rispetto al solito, per fare spazio alla capacità immaginativa degli spettatori.

Un buon equilibrio tra audio e video nel supportare la narrazione è forse il principale punto di forza della serie. Come diceva Ennio Morricone: “Il cinema – la tv in questo caso – è un’arte che coinvolge udito e vista e che solo nella loro democratica parità di fruizione può vedere esaltati i suoi significati”.

Anche il cast di voci conta nomi celebri: Aubrey Plaza, Rosario Dawson, Aaron Taylor-Johnson, Pedro Pascal, Nick Jonas, Mark Duplass, Jennifer Tilly e molti altri.

Il cast vocale completo è stato annunciato soltanto con l’uscita della serie. La registrazione dei dialoghi si è svolta nel 2020, durante la pandemia di COVID-19: all’ascolto non si direbbe, ma gli attori hanno registrato i dialoghi separatamente, ognuno a casa propria a causa del lockdown. A quanto pare, la distanza reale li ha aiutati a entrare nella parte. Ha inoltre favorito un metodo di lavoro dinamico e focalizzato esclusivamente sugli elementi base della produzione: la storia e i suoi interpreti.

Calls, una riflessione su relazioni e comunicazione

Tra le serie tv del 2021, Calls è sicuramente un gioiellino da non perdere. Non solo per chi divora storie del piccolo schermo, ma anche per chi ama i podcast di qualità (o anche i vecchi serial radiofonici): d’altronde, chi meglio di un appassionato di emozioni “in cuffia” può apprezzare un prodotto del genere? Ovvero una serie che può ispirare modalità alternative di trattamento audio/video, e far riflettere sulle possibilità offerte dal mezzo sonoro.

Lo stesso tema della comunicazione, come si diceva, è al centro del concept di Calls. Come spesso accade nel genere horror contemporaneo, infatti, l’elemento paranormale (di cui non riveliamo nulla) è soltanto un mezzo per parlare di un’umanissima quotidianità.

Tra grida, interferenze, silenzi, versi inquietanti, le telefonate raccontano di relazioni guastate o falsate da una lontananza che è emotiva più che geografica. Pezzi di vita tenuti insieme da un sottilissimo filo, quello del telefono, su cui corrono dialoghi colmi di non detto. È qui che emerge il potere della voce, capace di comunicare molto anche senza parlare o senza dire ciò che vorrebbe davvero, solo con un cambio di tono, un gemito, o una risata. Si nota quindi anche l’importanza di attori professionisti per veicolare una buona storia. 

Non sappiamo se e quanto si parlerà di Calls nei prossimi anni, né se è prevista una stagione 2.

In atteso di scoprirlo, ci perdonerete se ci siamo concessi per una volta di parlare di video su Gli Ascoltabili: qualunque contenuto è di nostro interesse, se è di ispirazione per immaginare nuove frontiere dell’intrattenimento! 

Tutti i podcast de Gli Ascoltabili sono disponibili qui


E alla fine arrivano i podcast Amazon Music in Italia

Udite Udite, cari amatori di podcast e podcaster incalliti… chi si è aggiunto alla già abbondante lista di produttori e distributori di podcast? Dopo Google, Netflix, Apple e chi più ne ha più ne metta, il super colosso Amazon, già creatore dell’incredibile piattaforma Audible (a proposito, sapete che abbiamo prodotto anche noi alcune serie per Audible, come Agatha Christie scomparsa, Lady Killer e Il Mostro?), decide di aprire ai podcast un nuovo canale dei suoi: Amazon Music.

A partire dal 14 aprile, infatti, Amazon Music accoglie tanti nuovi podcast, alcuni già conosciuti dal pubblico, altri freschi freschi e prodotti in esclusiva per Amazon Music. Di che si tratta, come ascoltarli, dove ascoltarli? È presto detto.

Podcast e Amazon Music: parola d’ordine, fidelizzare

In un’intervista recentissima Craig Strachan, Head of Podcasts Europe di Amazon Music, spiega come è nata la necessità – per non dire il bisogno – di aggiungere i podcast all’abbondante offerta del colosso americano.

«I podcast esistono da un po’ di tempo, ma nel corso dell’ultimo anno hanno trovato un’ulteriore spinta a causa dei lockdown: la gente li ascolta di più e ci sono anche più persone che li creano[…]. Dopo aver lanciato i podcast negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania, Giappone, Messico e Brasile, «L’Italia era uno dei mercati successivi: pensiamo che sia una buona opportunità, e del resto sono i nostri stessi utenti a chiedercelo».

Chi lavora nell’ambiente, chi produce contenuti editoriali di diversa natura lo sa bene: i podcast sono un ottimo terreno per piantare progetti interessanti anche perché sono ancora molte le persone che non conoscono questo mondo e che, potenzialmente, possono diventare grandi fan. L’idea è quindi quella di scoprire questi potenziali fruitori, e fidelizzarli.

In questo sta la più evidente differenza tra altre realtà che producono podcast, a partire da Apple: se Apple, infatti, ha proposto app separate per musica e podcast, Amazon sceglie un’altra strada: un unico luogo dove poter ascoltare la propria musica preferita e insieme scoprire nuovi podcast – nello stesso modo, per intenderci, di Spotify

«Vogliamo rimuovere la “frizione” dello spostamento da un’app all’altra per l’ascolto di podcast. Se la parte musicale si basa sulla personalizzazione, la proposta dei podcast viene curata editorialmente, che secondo noi è il modo migliore per diffonderli».

Amazon Music: quali podcast ascoltare

Quali podcast possiamo trovare su Amazon Music? È presto detto. Innanzitutto, potete trovare alcuni dei podcast di successo più apprezzati dagli italiani, come La zanzara o Morgana, ma Amazon non si è certo fermato qui. Come molte altre piattaforme prima di loro, anche Amazon Music ha deciso di puntare sulla produzione di contenuti audio originali. 

Due esempi significativi si possono riscontrare nei due podcast il Dr. Death e Bunga Bunga. Il primo è la versione italiana dell’omonima serie condotta da Laura Beil, molto popolare negli Stati Uniti, basato su casi di negligenza medica (Noi abbiamo trattato il tema nel bellissimissimo podcast Folco Files, il nostro Risk Manager in corsia, che nel corso della serie ha avuto a che fare con tanti casi di malasanità – il tutto raccontato dalla voce del meraviglioso Maurizio Trombini), il secondo è un podcast di Whitney Cummings, comica statunitense che racconta in forma ironica la vita di Silvio Berlusconi.

Su Amazon Music si possono trovare contenuti di informazione e di intrattenimento come il podcast curato da Il sole 24 ore, Start; Mitologia: le meravigliose storie del mondo antico show, di Alessandro Gelain, filosogo e attore che ci racconta le storie dei miti greci e romani; ma anche podcast come Morgana, Muschio Selvaggio, Gli Slegati, Da Costa a Costa e molti, moltissimi altri. Siamo solo all’inizio: ogni giorno saranno introdotti tanti nuovi podcast e tante puntate ed episodi nuovi. Aspettare per credere. 

Amazon Music e podcast: come usufruirne e quanto costa

Ascoltare i podcast di Amazon Music è semplicissimo. Possiamo usufruire di Amazon Music senza costi aggiuntivi, semplicemente con il proprio account Amazon. Ognuno può ascoltare le proprie puntate preferite tramite l’app di Amazon Music, oppure il sito web. I contenuti disponibili sono moltissimi, sono divisi per categoria e si possono scoprire nuovi contenuti di qualità attraverso suggerimenti ad hoc. 

Come per la musica, l’ascolto di podcast tramite Amazon Music si avvale di funzioni come lo skip di 15 o 30 secondi, il raddoppio della velocità, la programmazione dello spegnimento automatico. Oltre che con l’app e il sito web, i podcast di e su Amazon Music si possono ascoltare sui dispositivi Amazon Echo e tramite il client web, accessibile all’indirizzo music.amazon.it/podcasts.

Anche Roberto Piola, Head of Amazon Music Italia, dichiara: «I clienti italiani possono ora godere dei loro contenuti preferiti in vari formati. La nostra missione è arricchire la loro esperienza di intrattenimento e con il lancio dei podcast è esattamente ciò che stiamo facendo […] Inoltre, per Amazon Music, questa nuova offerta, insieme al live streaming disponibile direttamente all’interno dell’applicazione, rafforza il nostro ruolo centrale per i creatori di contenuti».

Intanto, noi continuiamo a goderci l’ascolto dei migliori podcast italiani su tutte le principali piattaforme di streaming audio: naturalmente, sempre con un “orecchio di riguardo” per i mitici podcast de Gli Ascoltabili! Da Demoni Urbani a Tutte le famiglie felici, da Folco Files a Il podcast del disagio, da La mia storia a Gli adolescenti si fanno male… dal 2018, Gli Ascoltabili produce podcast gratuiti per tutti i gusti e le occasioni.


Potere al sonoro: il fenomeno dei vocaloid

Vocaloid: che cosa sono (o meglio, sono stati)

In un passato recente, per una nicchia di appassionati, grazie ai vocaloid le tecnologie audio hanno preso il sopravvento, dimostrando di poter dominare il mercato musicale anche facendo a meno del corpo umano. Un fenomeno che oggi forse è giunto al tramonto, perché dunque parlarne nel 2021? Perché fa riflettere sulla possibile evoluzione dei mezzi di fruizione audio, compresi i podcast.

Cantanti “robot”, concerti tenuti da ologrammi… fantascienza? No, è il magico mondo dei vocaloid. Che cosa sono? Per essere precisi, sarebbe più corretto chiedersi che cos’è: vocaloid è un sintetizzatore software che nasce nei primi 2000, con lo scopo di sintetizzare la voce umana semplicemente immettendo il testo e la melodia di una canzone. 

Creato per l’appunto come programma per l’audio, presto Vocaloid è diventato molto di più: si è deciso di immettere nella sua banca dati una serie di voci diverse associate ad altrettanti personaggi di fantasia, presentati in forma animata. Quel che è successo è che i cantanti inventati sono diventati delle vere e proprie star in Giappone (e non solo): è così che quelle che dovevano essere semplici mascotte si sono trasformate nel vero prodotto! 

Oggi con il termine vocaloid si identificano proprio questi personaggi, che – dice qualcuno – potrebbero aver ispirato fortemente il panorama audio. Per non parlare del panorama degli eventi, attualmente messo in discussione come mai prima, a causa della pandemia di Covid-19. Proprio come cantanti in carne ed ossa, infatti, i vocaloid si esibiscono talvolta anche in concerti, sotto forma di ologrammi che si muovono sul palco. 

Chiunque acquisti il software può realizzare brani con il vocaloid che preferisce, ciò significa che nessuno ha l’esclusiva sull’utilizzo di queste voci sintetizzate. A chi si chiedesse cos’è un vocaloid si potrebbe dunque rispondere che è una via di mezzo tra uno strumento e un cantante virtuale.

Breve storia ed evoluzione dei vocaloid

L’elaborazione del segnale usato dal software Vocaloid è stata fatta per la prima volta da Kenmochi Hideki alla Pompeu Fabra University di Barcellona. In seguito, a partire dal 2004, la Yamaha Corporation ha sviluppato e commercializzato il software.

La tecnologia si serve di voci registrate di cantanti o attori, che possono anche essere modificate con effetti come il vibrato o il pitch shift. 

In base agli aggiornamenti del software coi rispettivi personaggi lanciati di volta in volta, si usa suddividere i vocaloid in diverse “generazioni”. Oggi siamo giunti alla quinta generazione.

I primissimi vocaloid sono stati nel 2004 Leon e Lola, rispettivamente una voce maschile e una femminile, che cantano solo in inglese. È però con la seconda generazione, risalente al 2007, che il fenomeno vocaloid è esploso davvero. Quell’anno è nata Hatsune Miku, ad oggi forse il personaggio più popolare, sviluppato da Crypton Future Media. Il suo nome è formato da ideogrammi giapponesi corrispondenti alle parole “primo” (初, hatsu), “suono” (音, ne), e “futuro” (ミク, miku), e vuole significare dunque “la prima voce del futuro”. La sua voce è stata ottenuta campionando quella della doppiatrice giapponese Saki Fujita.

Hatsune Miku è il primo vocaloid che si è davvero espanso oltre il software, generando merchandising di vario tipo: action figures, un manga, due videogiochi, abbigliamento e altro.

Altri vocaloid famosi sono Kagamine Rin/Len, Megurine Luka, GUMI e IA, ma i personaggi sono davvero moltissimi e c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Col passare degli anni, il software vocaloid ha perso il forte legame che aveva coi suoi personaggi, perdendo popolarità. Al momento non è chiaro se ci sia un futuro per i vocaloid. Inizialmente però, personaggi come Hatsune Miku sono stati un’ottima ancora di salvezza per aspiranti cantanti e soprattutto produttori discografici in cerca di occasioni. 

Di vocaloid, musica live e podcast

Nel 2020, Hatsune Miku doveva partecipare a uno dei festival più importanti del mondo: il Coachella. Poi annullato per ovvi motivi. Chissà se un’opportunità del genere si ripresenterà e, nel caso, come sarà accolta dal pubblico. Di certo, non sarebbe la prima volta nella storia che una folla di persone si riunisce per applaudire un ologramma. Oltre ai già citati concerti dei vocaloid, ricordiamo diverse “band virtuali”: già negli anni Sessanta Alvin and the Chipmunks, poi Jem and the Holograms, i Gorillaz, e altri meno famosi. 

Negli ultimi anni poi si è assistito a fenomeni analoghi che fanno pensare a un vero e proprio trend in corso: l’esibizione di un ologramma di 2pac al Coachella 2012, un intero concerto nominato “The Bizarre World of Frank Zappa” del 2019 dove il rocker (morto nel 1993) era una figura virtuale sul palco… e ancora, un intero tour per l’ologramma di Roy Orbison, cantante morto nel 1988.

Tralasciando le considerazioni estetiche (ed etiche) che pongono, è evidente che questi eventi suggeriscono la possibilità di rinnovare il concetto di evento e anche di cantante. 

Cos’hanno di specifico i vocaloid rispetto a questi fenomeni? Il vocaloid, come dicevamo, alla fin fine è potenzialmente “di tutti”. Uno dei primi motivi per cui l’esperimento ha avuto successo era proprio la possibilità di essere cantante dal proprio divano di casa, di rubare una voce professionale e farne ciò che si voleva anche solo per la durata di una canzone. Una bella messa in discussione del rapporto tra pubblico e vip. Non solo il vocaloid è una celebrità da ammirare, ma è anche uno stimolo alla creatività.

Nell’ultimo anno, in modo diverso, abbiamo assistito a un fenomeno simile per quanto riguarda la produzione di podcast: grazie a un mezzo d’espressione cui è relativamente facile accedere, molte “persone comuni” si sono reinventate produttori di contenuti, speaker, conduttori… senza bisogno di muoversi da casa. Da qui, l’esplosione in Italia del fenomeno podcast, con la nascita di numerosissimi nuovi show. Ovviamente, un conto è fare podcast, un altro è fare podcast di qualità, un lavoro che richiede l’impegno sinergico di professionalità ben precise. Oggi, però, il fenomeno dei podcast ci comunica anche e soprattutto questo: l’idea di un entertainment aperto a tutti, dove la linea di separazione tra produttore e fruitore è molto meno netta che altrove.

Ovviamente il settore ancora molto giovane, soprattutto in Italia. Ma in futuro, c’è forse da aspettarsi un’evoluzione simile a quella del mercato musicale, con ologrammi e voci sintetizzate a sostituire le persone “reali”? Nasceranno podcast presentati da personaggi analoghi ai vocaloid? Staremo a vedere. Per il momento, godiamoci i podcast italiani “tradizionali”… con un occhio di riguardo per quelli de Gli Ascoltabili!


Facebook si apre al mondo dei podcast – ed era ora!

Assidui lettori de Gli Ascoltabili d’Italia, di tutto il mondo e dell’universo intero, unitevi, vorremmo fare un annuncio. Lo abbiamo già più volte ribadito, nel corso del tempo – o meglio, dei nostri articoli, come ad esempio questo, questo o questo – ma è il caso di ribadirlo. In tempi non sospetti ci abbiamo visto lunghissimo con la scommessa dei podcast, ma un sacco di bella gente ci ha seguito a ruota, investendo come se non ci fosse un domani nella produzione di podcast di qualità, podcast originali, podcast bellissimi, in Italia e all’estero. I nostri sono pure gratuiti, tiè.

Oprah, Harry e Meghan, Bruce Springsteen e Obama, Spotify (a proposito, lo sai che Demoni Urbani ora è in esclusiva su Spotify? no? Sappilo), Amazon, Netflix, Apple… insomma, alla nutrita lista di amanti dei podcast, si aggiunge anche il solo, unico, incommensurabile Mark. Mark Zuckerberg.

Il fondatore di Facebook, il quinto uomo più ricco del mondo, ha appena annunciato di puntare sull’audio per rivoluzionare il social network più famoso del mondo. Scopriamone i dettagli. 

Facebook e la rivoluzione audio: i dettagli

La pandemia che stiamo vivendo ha posto tutta una serie di cambi di paradigma relativi al nostro modo di intendere la comunicazione e i mezzi con cui attuarla. Stare a casa, il coprifuoco, l’impossibilità di uscire dalla propria regione o dal proprio comune hanno inciso fortemente nelle scelte di tutti i giorni, anche dal punto di vista comunicativo: se è vero che gli ottimisti vedono opportunità in ogni pericolo, Zuckerberg si può definire il re degli ottimisti. E ha cavalcato l’onda.

A metà del 2020, mentre il mondo si affacciava all’epidemia da SARS-CoV-2 e moltissime persone vivevano in lockdown, Facebook ha creato le Rooms, ovvero delle stanze virtuali nelle quali gruppi di amici, parenti e familiari potevano incontrarsi e fare videochiamate in compagnia. L’innovazione, rispetto allo standard di Facebook, è che nelle stanze ci si poteva accedere anche senza essere iscritti al social: era sufficiente per il moderatore della videochiamata girare un link di accesso alle persone desiderate. 

In questi giorni, Zuckerberg ha annunciato il lancio di una vasta gamma di prodotti audio, che andranno ad affiancare testi, foto e video, arricchendo ancor più le sue piattaforme.

Gli strumenti pensati in questa ottica sono, per il momento, tre: stanze audio, soundbites e podcast.

Stanze audio, per cominciare

Le stanze audio non sono altro che le stanze Messenger private dell’opzione video: in questo modo, chiunque potrà accedere alle stanze, indipendentemente dal fatto di avere i capelli puliti, per intenderci. Battute vere a parte, le stanze audio permettono una maggiore inclusività, sono comode e funzioneranno esattamente come le stanze classiche: il moderatore potrà scegliere un argomento di cui parlare, aggiungere gli amici al gruppo, passare il link a chiunque voglia aggiungersi e iniziare la conversazione.

Lo sappiamo, leggi sempre i nostri articoli, perciò di sicuro a questo punto avrai pensato: ma questo è ciò che fa Clubhouse! Bravo! Meriti una stellina per essere al passo con i nostri articoli – per tutti gli altri ecco il link in cui parliamo abbondantemente di Clubhouse. In effetti, il collegamento all’app protagonista della rivoluzione ascoltabile alla quale vi abbiamo già abituati e alla quale la nostra piattaforma di podcast sta dando un notevole contributo, è abbastanza evidente: uso della voce, contenuti effimeri, attenzione alla privacy. Non temete, però, Clubhouse e le Facebook Rooms non sono la stessa cosa: alle Facebook Rooms puoi entrare senza l’obbligo dell’invito. 

Soundbites e podcast

Il secondo strumento, anche se probabilmente sarà il primo ad arrivare sul mercato, dovrebbe essere Soundbites: sarà la versione audio di Reels, lo strumento che consente di scambiare brevi video e messaggi vocali.

Avevamo già visto qualche settimana fa Twitter inserire all’interno del suo feed la possibilità di inviare messaggi vocali, che restano però fissi, esattamente come i post classici, a meno che l’utente non decida di eliminarli: insomma, Clubhouse è stato ampiamente copiato – e come biasimare tutti? Quando un format funziona, funziona – Lo sappiamo bene, noi, che vantiamo di numerosi tentativi di imitazione

Last, but not least, signore e signori, i podcast. Mark, vecchia volpe, finalmente, diciamo noi! Quanto ci voleva per capire che i podcast sono lo strumento ideale per comunicare contenuti efficaci e bellissimi? E non dire che non te l’avevamo detto.

Facebook e la rivoluzione dell’audio: come andrà a finire?

Ancora non c’è niente di certo, se non il fatto che, come riportato su Il corriere della sera, “Zuckerberg, parlando dei nuovi strumenti audio del suo gruppo, ha detto che l’intenzione è quella di guardare all’utente più come creatore (di contenuti che possono anche produrre un reddito) che come consumatore. La società, del resto, ha già introdotto piattaforme come Start che dovrebbero aiutare i creatori a monetizzare il valore del loro lavoro”.

Quante cose possono succedere! Non sappiamo se il futuro ci riserva una collaborazione – o una contrapposizione – tra Facebook e Clubhouse, né quanto, come e quando Mark proporrà his own podcasts, ma e noi amanti dei podcast, noi che le storie le concepiamo prima con le proprie orecchie, poi con gli altri sensi, non vediamo l’ora di saperne di più.

Intanto, mentre aspettiamo notizie certe, spingiamo un po’ i nostri podcast super divertenti e bellissimi, come Hardcorviale e Il podcast del disagio, ma anche quelli interessanti e bellissimi, come Tutte le famiglie felici e La mia storia, o ancora quelli zeppi di suspense e bellissimi, come Folco Files e Demoni Urbani.

Qualsiasi sia la vostra serie preferita, noi de Gli Ascoltabili siamo qui a farvi compagnia, nell’attesa che Mark Zuckerberg proponga dei podcast straordinari con i quali allietare i nostri momenti liberi, sempre, ovunque.

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Tutte le famiglie felici: il podcast dedicato a tutte le famiglie, al di là degli stereotipi

A partire da marzo, la famiglia de Gli Ascoltabili accoglie un nuovo podcast di qualità, e noi non potremmo essere più contenti! Tutte le famiglie felici è un podcast pensato per raccontare famiglie distanti dalla norma alla quale siamo stati abituati per molto tempo. Condotto da Rossella Canevari – giornalista e scrittrice – è un’occasione per scoprire tante storie di famiglie particolari, che invece meriterebbero di essere trattate esattamente per quello che sono: famiglie, ancor più se sono felici. Ogni settimana, Canevari intervista una famiglia diversa: siete pronti a non perdervi neanche una puntata?

Tutte le famiglie felici… possono chiamarsi famiglia

Famiglia è una parola meravigliosa, una parola in grado di dare conforto, amore e protezione. O almeno, così dovrebbe, o almeno così ci piace pensare.Mamma, papà, figlio, figlia. Mamma, papà, figlie, Mamma, papà, figli. Mamma, papà, figlio o figlia unico. Per anni la società ci ha abituato a un unico concetto di famiglia, certo declinabile lievemente, che la generazione X, quella dei boomer, per intenderci – ma non solo – ha accolto e fatto propria, in maniera più o meno inconsapevole.

Oggi le cose stanno cambiando. Stanno cambiando, sì, ma non sono cambiate del tutto. Famiglia deriva dal latino ’familia’, parola che indicava semplicemente l’insieme dei famuli, ovvero di coloro che abitavano nella stessa dimora: gli schiavi e i servitori, per fare un esempio, facevano appunto parte dei famuli. Andando avanti, spesso si torna indietro, e quando indietro non si può più andare, si può tornare ad andare avanti: finalmente, poco alla volta, il concetto di famiglia si sta allargando. Finalmente, ognuno può trovare parte nella propria famiglia.

Tutte le famiglie felici… si trovano su Gli Ascoltabili

«Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo». Una frase che di sicuro avrete già sentito altre volte, e si tratta dell’incipit di Anna Karenina, il capolavoro di Lev Tolstoj, nella meravigliosa traduzione di Maria Bianca Luporini. 

Esistono famiglie formate da due madri o due padri, innamorati dei propri figli. Esistono famiglie fatte da persone che condividono il sangue, oppure no. Famiglia, perché no, sono due o più coinquilini, che si prendono cura gli uni degli altri. C’è chi ha tante famiglie, e tante figlie: pensiamo al magnifico mondo queer, con le Drag Queen che, spesso, vengono cacciate dalla famiglia d’origine e ne creano una nuova – i fan di RuPaul’s Drag Race ne sanno qualcosa, così come i cultori di quella serie capolavoro di Netflix che è Pose. La famiglia può avere disabilità, perché non dovrebbe?

Insomma, lo abbiamo detto, ma lo ripetiamo: Tutte le famiglie felici ha l’obiettivo di raccontare realtà forse distanti dalla solita, attraverso le voci dei protagonisti, moderate da Canevari. Tutte le Famiglie Felici è un podcast che racconta la famiglia vera, che va ben oltre il concetto di “tradizionale”. Un podcast che dà voce soprattutto a quei nuclei famigliari che sono meno rappresentati nelle narrazioni sulla famiglia, ma che sono presenti e radicati nel tessuto sociale del nostro Paese. 

In ogni puntata Canevari incontra un ospite diverso che ha costruito una famiglia che è parte a tutti gli effetti della nostra società, anche se molti non vogliono capirlo. Il dialogo tra i due andrà a toccare tematiche molto importanti, dalla legislazione attuale alle difficoltà che queste famiglie incontrano quotidianamente, dai pregiudizi della società, al supporto, quando ricevuto, di amici e familiari.

Ascolta il primo episodio di Tutte le famiglie felici, insieme a Giulia, su Gli Ascoltabili

Giulia e Rossella sono amiche da anni. Giulia vive a Roma, fa la sceneggiatrice, ed è innamorata di Antonella, con la quale vorrebbe tanto creare una famiglia. Milo arriva, fortemente voluto e cercato, attraverso l’inseminazione eterologa. L’intero processo, però, è stato svolto all’estero, perché in Italia la legislazione è ambigua. Cosa devono fare le coppie come Giulia e Antonella per coronare il loro sogno di diventare genitori, oggi? Come reagiscono i parenti, gli amici, i conoscenti, quando una coppia omogenitoriale annuncia di aspettare un bambino? Quali sono le difficoltà che un bambino, figlio di una coppia omogenitoriale, può riscontrare nella sua quotidianità? È così difficile riuscire a creare una piccola famiglia felice? Ascolta qui la puntata! 

Tutte le famiglie felici… leggono La bambina del freddo

Rossella Canevari è giornalista, scrittrice e autrice televisiva. Da aprile 2020 si occupa di comunicazione per l’area Responsabilità Sociale (CSR) della Croce Rossa Italiana. ioni per case editrici non da poco.
La bambina del freddo, il suo prossimo romanzo in uscita ad aprile 2021 per Bookabook, pone al centro della narrazione la storia di Emma Lanfranchi. Una brillante capo redattrice di un quotidiano milanese al quarto mese di gravidanza che un giorno inizia a ricevere strane lettere scritte a mano con una grafia stentata, firmate da sua figlia non ancora nata.

Sconvolta dall’emozione e sovrastata dal peso di questa situazione straordinaria, Emma cerca di capire cosa stia capitando e chi sia l’autore delle lettere che iniziano ad arrivarle a casa e al lavoro. Se non fosse per il fatto che ha deciso di tenere segreta la gravidanza ottenuta attraverso un’inseminazione eterologa, Emma penserebbe di essere vittima di un’intimidazione, o forse di un crudele scherzo. Così inizia a indagare e contemporaneamente a dubitare di chi le sta vicino e di sé stessa. Presto si trova suo malgrado costretta a fare i conti con le sue scelte e a dover rispondere delle sue decisioni a una bambina del freddo, con anni d’anticipo sulla tabella di marcia.


Obama, Springsteen e gli altri. I podcast VIP americani del 2021

“Renegades: Born in the USA”

L’anno della rivincita dell’audio, la “febbre del podcast” colpisce anche i vip: Barack Obama e Bruce Springsteen sono l’esempio recente più illustre. Ma non il solo. I podcast vip americani del 2021 sono tutti da scoprire. A partire proprio dall’ex capo di stato e dal rocker con la R maiuscola.

“I’m the President, he’s the Boss”. Con queste parole nel 2016 Barack Obama consegnava a Bruce Springsteen la Presidential Medal of Freedom. 

Poi un paio di sere, alla Casa Bianca, i due amici cenavano insieme e si raccontavano a vicenda, scambiandosi pareri sul futuro degli USA. E l’ex first lady Michelle faceva notare al marito come Bruce fosse un esempio di resilienza da prendere a modello.

Cinque anni dopo: Obama non è più presidente, Springsteen ha inciso due nuovi album, il mondo è messo in ginocchio da un male sconosciuto. 

È allora che i due decidono di riprendere le loro chiacchierate e fare un podcast insieme.

L’ex presidente USA ha da sempre un buon rapporto col mondo dell’entertainment: forte del sostegno di Hollywood, durante il suo mandato ha spesso giocato coi trend della tv e dei social.

Nel 2018, inoltre, ha fondato assieme alla moglie Michelle la casa di produzione Higher Ground, siglando un accordo pluriennale con Netflix per la produzione di film e show televisivi. L’obiettivo: promuovere la diversità e l’inclusione nel mondo dell’intrattenimento.

In seguito, Higher Ground ha stretto una partnership con Spotify, per la produzione di podcast originali. Il primo titolo è stato un successo: The Michelle Obama Podcast.

Ecco dunque che, dopo Michelle, anche Barack fa il suo esordio nello studio di registrazione. Il titolo del podcast condotto insieme a Bruce Springsteen è Renegades: Born in the USA. Otto episodi in cui “the Chief and the Boss” conversano tra loro sugli argomenti più svariati.

La strana coppia, o forse no

“All’apparenza, io e Bruce non abbiamo molto in comune. Lui è un bianco di una cittadina nel New Jersey, io un nero di razza mista, nato alle Hawaii. Lui è un’icona del rock n roll, io… non sono così cool. (…) Quello che abbiamo scoperto in queste conversazioni è che entrambi crediamo ancora nell’ideale americano, non come atto nostalgico, ma come bussola per il duro lavoro che ci attende.”

Così Barack Obama introduce il podcast. Le conversazioni tra i due “giganti” avvengono nello studio di registrazione di Springsteen, in New Jersey. 

Riconoscono di essere accomunati dalla convinzione di avere una voce che valga la pena di essere ascoltata. È così che, a partire dalle proprie esperienze, trattano temi tra il serio e il faceto, dal razzismo alla famiglia, dal mondo del lavoro alla musica. Alla ricerca delle radici dell’America e allo stesso tempo (idealmente) di una via che indichi la rotta da seguire. Una commistione dichiarata tra intrattenimento e “servizio pubblico”, dunque. In pieno American style.

Altri podcast VIP americani del 2021

Sono sempre di più le celebrità che si fanno sedurre dalla produzione di podcast. Quest’anno, oltre a Obama e Springsteen, si segnalano il Principe Harry e Meghan Markle.

Senza scomodare ex presidenti ed ex reali inglesi, negli Stati Uniti ci sono altri vip che si sono dati al podcasting proprio negli ultimi mesi.

Partiamo con un’altra “strana coppia”, quella formata da Bill Gates e Rashida Jones. Lui guru dell’informatica, lei attrice e attivista, il loro podcast indipendente Bill Gates and Rashida Jones ask big questions riguarda esattamente ciò che dice il titolo: in ogni episodio, i due cercano di rispondere a una delle principali domande che affliggono l’uomo di oggi. Ad esempio “è troppo tardi per contrastare il cambiamento climatico?”, “si possono evitare le ineguaglianze?”, “come sarà il mondo dopo il Covid-19?” e molto altro. Ad aiutarli, ospiti quali il Dottor Fauci, il sindaco di Compton Aja Brown, la scrittrice Elizabeth Kolbert.

Di genere più leggero è invece The History of Sketch Comedy, podcast di Audible condotto da Keegan-Michael Key (metà del duo Key & Peele, insieme a Jordan Peele). Come dice il titolo, la serie in 10 episodi racconta l’evoluzione della sketch comedy, addirittura partendo dal 1500. Naturalmente, insieme alla storia, l’esperto Key fornisce un’analisi delle gag e dei performer più famosi che negli anni hanno dato forma al genere.

Nel 2021 un’altra superfamosa si è data al podcasting. Si tratta di Paris Hilton che, cavalcando l’onda di un documentario YouTube che ha fatto molto parlare, ci propone oggi una serie audio che porta il suo nome. This is Parisin ogni episodio vede l’ereditiera riflettere su temi di costume e società, da sola o col supporto di ospiti. La durata degli episodi varia, dai 10 ai 20 ai 55 minuti, senza un criterio specifico. L’idea è dare spazio (almeno in apparenza) a spontaneità, divertimento e imprevedibilità.

Prossimamente nei vostri auricolari a stelle e strisce

Tra i podcast vip americani del 2021, non mancano titoli annunciati di recente, ma ancora in attesa di vedere la luce.

È il caso della serie documentaristica One Click, prodotta da Cadence13. L’attrice Elle Fanning e la giornalista Jessica Wapner. A partire da un articolo scritto dalla Wapner per Daily Beast, questo podcast originale proporrà un’indagine su un farmaco dietetico mortale e sui pericoli del dark web. Attraverso la narrazione dell’attrice, One Click si propone di esplorare i problemi di salute mentale legati alla body image.

Un duo è protagonista anche di un podcast del tutto diverso, There be Monsters di IHeart Radio: si tratta degli attori John Boyega e Darren Criss. In questo podcast narrativo di genere fantascientifico, John Locke (Boyega) è un uomo misterioso che si infiltra in una start-up della Silicon Valley specializzata in body hacking, guidata dal CEO Max Fuller (Criss).

Last but not least, l’ultima star in ordine di tempo ad anticipare l’uscita di un suo podcast è stata niente meno che Kim Kardashian. Appena archiviato l’iconico reality familiare “Al passo con le Kardashian” e il matrimonio con Kanye West, Kim in risposta a un tweet di una fan ha fatto intendere che prossimamente potrebbe uscire una serie podcast condotta da lei. La produzione? Spotify.

Kim Kardashian chi? Restando in terra italiana, anche Gli Ascoltabili conta tra i suoi podcast gratuiti un’esclusiva Spotify: si tratta della serie cult Demoni Urbani, disponibile per l’ascolto qui!


Il Podcast del Disagio sbarca su Gli Ascoltabili

Allacciate le cinture e preparate le vostre cuffiette, c’è un nuovo podcast in città.

L’inverno è ormai finito e qui, alla redazione de Gli Ascoltabili, ci prepariamo a regalarvi un sacco di novità. D’altro canto, produciamo i migliori podcast gratuiti mica per niente. 

Nuovi format, nuovi host nuove stagioni dei vostri podcast preferiti (chi ha orecchie per intendere, intenda ;)), e contenuti sempre freschissimi: il 2021 è iniziato nel migliore dei modi!

Ok, bene, ma di che si tratta? Parliamo de Il podcast del disagio, una nuova serie in audio racconta le disavventure dei millennials – e non solo. Se vi siete appassionati a podcast di qualità come Global Pillage, Couldn’t Help But Wonder, Welcome To My Vagina, My Favourite Murder, Fake Doctors Real Freinds, ecco, il Podcast del disagio – condividere la sfiga sotto la guida delle stelle fa esattamente al caso vostro, ascoltare per credere.

Ma vediamo più da vicino di che cosa si tratta.

Il podcast del disagio – condividere la sfiga sotto la guida delle stelle online su Gli Ascoltabili

Giovedì 25 febbraio debutta Il podcast del disagio – condividere la sfiga sotto la guida delle stelle, un viaggio in dodici episodi alla scoperta delle piccole, grandi sfighe condivise da una generazione “confusa”, più che maledetta: quella dei Millennials. 

Chi sono, però, i Millennials? Noti anche come la Generazione Y, a livello meramente anagrafico stanno a indicare tutti coloro nati tra il 1981 e il 1996. 

Sono i figli dei boomer, la generazione nata nel grande boom economico e che ha conosciuto un mondo ricco di benessere e di possibilità. Non occorrevano grandi studi per ambire a una carriera lavorativa di successo: il lavoro c’era, e lo si prendeva senza troppe storie. Lavoro sicuro, poi, portava di conseguenza una più veloce e facilitata emancipazione dal proprio nucleo familiare, e la possibilità di crearne uno nuovo. I boomer sono la generazione del posto fisso da 8 ore al giorno, della casetta monofamiliare, dei figli sotto ai trent’anni. 

Poi è arrivata la crisi economica e a farne le spese sono stati soprattutto loro, i Millennials, che si sono trovati a rosicchiare un’economia già spolpata dai loro genitori.

I Millennials: laureati, sostenibili, instabili… i re e le regine del disagio!

I Millennials hanno una percentuale altissima, molto più alta delle generazioni precedenti, di laureati (siamo a oltre il 54%), e il tasso di disoccupazione è al 22%. Nonostante siano spinti dalla reale volontà di migliorare le cose, di essere spinti da emozioni positive, sono la generazione dell’ansia e dell’angoscia, per il futuro e per la frustrazione di non avere certezze nell’ambito lavorativo.

I Millennials ambiscono alla stabilità, e con difficoltà la ottengono. Non solo una stabilità economica, ma anche, in realtà, una stabilità emotiva: sono la generazione di Tinder, degli incontri online, della scelta del partner proprio come se fossero tutti inseriti in un catalogo. 

Eppure, ne hanno fatte di cose buone. I Millennials sono i primi a non essersi fatti influenzare dalla xenofobia – come le generazioni precedenti – e ad aver immaginato un mondo senza confini e una società cosmopolita. Per primi si sono interessati all’ambiente, dando un’importanza cruciale alla preservazione del mondo in cui viviamo. Hanno creato possibilità dove non ce n’erano, inventandosi il lavoro, proponendosi strartupper, imparando una flessibilità che li rende adatti a situazioni lavorative in continua evoluzione, ed evolvendosi a loro volta. E… i Millennials sono tra le categorie che ascoltano maggiormente podcast e sono soliti usufruire di contenuti audio di qualità!

Di questo, e di molto, molto altro, parla il podcast de Gli Ascoltabili Il podcast del disagio – condividere la sfiga sotto la guida delle stelle.

Il disagio di essere Millennials in un podcast ad hoc

Come si decide cosa è “disagio” e come lo vivono i millennials? A rispondere sono gli aneddoti raccolti sulla loro Community del Web da due amiche che la patente da millennials ce l’hanno… Valentina “Vee” Tridente e Cecilia Tanzi.

Dopo anni di relazioni e disavventure tossiche, raccolte e poi raccontate sul loro blog, Valentina e Cecilia hanno deciso di dare voce alle storie più tragiche e imbarazzanti dei membri della Community del Disagio, spinte dalla convinzione che nella condivisione, nell’autoironia e anche negli oroscopi da quattro soldi si celi la chiave della crescita personale.

In ogni episodio affrontano un viaggio all’interno del disagio vissuto da esponenti della loro stessa categoria. Lo fanno raccogliendo e commentando aneddoti in arrivo dai membri della Community del Disagio di Instagram, affiancate alla rubrica condotta da Mattia Piagneri in arte Antichristina, che associa all’episodio raccontato – e alla disfunzione contenuta in essa! – un rimando astrologico.

Condurre Il podcast del disagio – condividere la sfiga sotto la guida delle stelle

Il podcast, condotto dalle speaker Valentina “Vee” Tridente e dalla blogger Cecilia Tanzi, nasce  dall’esperienza della prima nel mondo della radio e della seconda come fondatrice della Community del Disagio, ritrovo spirituale su Instagram in cui gli utenti condividono quotidianamente storie di disagio amoroso ed esistenziale. 

La sfiga, tuttavia o per fortuna, può essere decodificata con l’aiuto degli astri: è per questo motivo che  Valentina e Cecilia associano le tragicomiche storie della Community ai segni zodiacali.

Sarà il supporto della Sibilla della Community, Mattia Piagneri in arte AntiChristina, a  sviluppare episodio dopo episodio pillole di Astrosofia, un’analisi pungente, più social che scientifica,  che analizza le storie sgangherate estratte dalla comunità. 

Ogni settimana una nuova puntata dedicata a uno dei grandi temi del disagio, e un analisi precisissima e degna dei migliori astrologi dedicata a ciascun segno zodiacale.

Scopriamo più da vicino queste perle della conduzione:

Valentina “Vee” Tridente è una Dj, Speaker e Podcaster. Nata in Italia ha vissuto per diversi anni a Londra dove ha studiato come interprete e traduttrice per poi buttare tutto all’aria decidendo che la sue vere passioni erano la musica e la comunicazione. Oggi si divide tra radio, podcast e campagne di marketing sui social per l’industria musicale,  ma sotto sotto odia Tik Tok perché non lo sa usare. Si considera una femminista nonostante tutte le sue contraddizioni: odia il calcio, non sa nulla di motori e spera sempre che un uomo si offra di portarle le borse della spesa.

Cecilia Tanzi, aka Celyciah, è una cinica educatrice disincantata che sogna di crescere una generazione di bambini gender fluid. Passa la maggior parte del suo tempo a raccoglie e narrare le confessioni delle anime perdute della Community del Disagio: centro di assistenza virtuale per cuori infranti, da lei creato, in cui condividere esperienze d’amore fallite e farsi dare consigli psicologici improvvisati. Non le piace quasi niente e nessuno, eccetto l’ironia, la pizza e i cani.

Antichristina, l’alias Drag  di Mattia Piagneri, è la Sibilla glitterata del Podcast del disagio, una soubrette della porta accanto cresciuta a MTV, film horror e rom-com anni 90 & 00.Un po’ ribelle per natura, un po’ diva per vocazione, di giorno lavora come tatuatore e di notte si trasforma, per la gioia dei suoi fan, su Tik Tok. Crede fermamente che il mondo sarebbe un posto migliore con una spolverata di brillantini e la sua missione è quella di portare quella ventata di frivolezza che si respira all’inizio di un party, in ogni cosa che fa.

Insomma, Millennials o no, a qualunque generazione voi apparteniate, non potete proprio perdervi il Podcast del disagio, insieme a tutti i migliori podcast italiani che potete trovare su tutte le principali piattaforme di streaming audio.

Mi raccomando, però, date uno sguardo al catalogo dei mitici podcast de Gli Ascoltabili! Da Demoni Urbani a Sostenibilità for Beginners, da Folco Files a Delitti&Roversi, da La mia storia a Gli adolescenti si fanno male… dal 2018, Gli Ascoltabili produce podcast gratuiti per tutti i gusti e le occasioni.


Su Netflix, Apple e il mondo podcast

Netflix punta – anche – sui podcast: si testa la modalità “solo audio”

Alla presentazione dei Golden Globes 2020, Ricky Gervais presentava, ad uno ad uno, i celeberrimi attori presenti, in una delle sue performance più memorabili. Tra una battuta assolutamente scorretta e l’altra, Gervais diceva, testualmente: 

«No one cares about movies anymore. No one goes to cinema, no one really watches network TV. Everyone is watching Netflix. This show should just be me coming out, going, “Well done Netflix. You win everything. Good night.”» (trad: A nessuno importa più dei film. Nessuno va al cinema, nessuno guarda davvero la TV generalista. Tutti guardano Netflix. In questo show dovrei esserci solo io che esco e dico “Ben fatto, Netflix. Vinci tutto tu. Buona notte”)

E si trattava di tempi non sospetti, prima ancora dei vari lockdown per la pandemia che, neanche a dirlo, hanno contribuito all’aumento delle iscrizioni alla piattaforma.

Netflix ha sbancato in ogni ambito, ha una quotazione in borsa da capogiro, con un fatturato che supera i venti miliardi di dollari, e contenuti originali di grande successo (si pensi a serie come La regina degli scacchi, o film come L’incredibile storia dell’isola delle rose)… e non finisce qui. 

Sì, perché pare che il colosso californiano si stia aprendo sempre più anche al mondo dei podcast

Negli ultimi tempi, infatti, dalla app della piattaforma è possibile impostare la fruizione dei contenuti nella sola modalità audio. Basta cliccare sul tasto “Video Off” in cima al player, oppure abilitare la modalità “Audio Only” dalle impostazioni generali. 

Si tratta per il momento di un semplice aggiornamento lato server (disponibile solo per Android), ma può essere visto come una sperimentazione ispirata dal crescente interesse verso i contenuti audio, come podcast e audiolibri.

Un’ulteriore prova, insomma, del fatto che la produzione di podcast di qualità è un trend che non passa inosservato!

I podcast originali di Netflix

La modalità solo audio di Netflix consente di seguire le serie o i film preferiti risparmiando dati, batteria e concentrandosi sul potere della voce o del suono. In effetti, alcuni contenuti in particolare (come gli show di stand-up comedy) possono anche essere seguiti senza immagini, ma si potrebbe obiettare che la fruizione audio di contenuti pensati per il video sarà sempre una fruizione “parziale”.

Vale comunque come “prova generale” da parte di Netflix prima di scegliere se approdare verso la produzione di podcast vera e propria.

In realtà, però, il Re Mida dello streaming di podcast già ne produce, anche se non se ne parla molto. Al momento esistono quasi solo per il mercato statunitense, ma sono in costante crescita (22 mentre scriviamo questo articolo): riguardano tutti le produzioni a marchio Netflix, o la vita in azienda. Quest’ultimo caso ad esempio è quello di We Are Netflix, con il Senior Software Engineer Lyle Troxell che intervista altri dipendenti sul loro lavoro e i valori dell’azienda.

Altri come The Call Sheet, Watching With o Behind the Scenes, sono invece conversazioni con celebrità o persone della produzione, sui dietro le quinte dei vari show.

Interessante il titolo You can’t make this up, dove l’autrice e conduttrice di genere crime Rebecca Lavoie esplora le storie vere che si trovano dietro i più amati contenuti thriller e gialli del marchio.

O Because I watched: racconti di persone reali da tutto il mondo, su come alcune serie o film (rigorosamente Netflix) hanno cambiato la loro vita.

In tutti i casi si tratta naturalmente di branded podcast, curati dalla divisione marketing per attirare o tener vivo l’interesse del pubblico verso i contenuti della piattaforma. Difatti, con il branded podcast un’azienda può creare un legame di fiducia con il suo utente medio, raccontando storie che comunichino i valori su cui l’azienda stessa si fonda (e in cui l’utente può riconoscersi). A proposito, conoscete i branded podcast realizzati da Gli Ascoltabili?

Apple pronta a lanciare la “Netflix dei podcast”?

Se davvero Netflix stesse pensando di ampliare il suo dominio anche verso il meraviglioso mondo dei podcast, forse dovrebbe guardarsi le spalle. 

Secondo le ultime indiscrezioni dei media americani, sembra infatti che Apple stia pensando di lanciare un nuovo servizio di abbonamento a pagamento per ascoltare podcast

Pare che il brand della mela stia incontrando società di produzione del settore per valutare il “grande salto”, ma al momento non c’è nulla di concreto. Come Netflix, probabilmente sta tastando il terreno per verificare che quello dei contenuti audio sia effettivamente un trend da cavalcare con prospettive a lungo termine. 

D’altronde, già nel 2019 Apple meditava di comprare serie podcast originali per averne l’esclusiva, e a fine 2020 ha partecipato alla corsa per l’acquisizione della nota compagnia di podcast indipendenti Wondery (poi andata ad Amazon).

Anche nel caso di Apple, comunque, esistono già dei podcast originali. Attualmente, il brand realizza per lo più podcast di natura “corporate”, che mirano a diffondere news aziendali: si tratta dei titoli Apple Keynote, Apple Quarterly Earnings Calls (sugli andamenti trimestrali) e Events at the Apple Store

Unica eccezione – per il momento – è costituita dal talk lanciato a giugno 2020 The Zane Lowe Interview Series: in ogni episodio del podcast, il dj di Apple Music Zane Lowe coinvolge un musicista/cantante famoso in una conversazione intima sulla sua vita e le sue canzoni. Tra gli artisti intervistati, figurano celebrità come Miley Cyrus, Eminem, Paul McCartney, Mariah Carey e i Foo Fighters.

Che dopo il lancio di Apple TV+, Apple stia pensando a una sorta di “Apple Podcasts+”? Per il momento, l’esperienza di The Zane Lowe Interview Series è ancora un caso isolato. Come si dice, chi vivrà vedrà!

Intanto, noi continuiamo a goderci l’ascolto dei migliori podcast italiani su tutte le principali piattaforme di streaming audio: naturalmente, sempre con un “orecchio di riguardo” per i mitici podcast de Gli Ascoltabili! Da Demoni Urbani a Sostenibilità for Beginners, da Folco Files a Delitti&Roversi, da La mia storia a Gli adolescenti si fanno male… dal 2018, Gli Ascoltabili produce podcast gratuiti per tutti i gusti e le occasioni. Li conoscete tutti?


Podcast e scuola: un binomio vincente?

No, non stiamo parlando del self-learning

Di podcast per imparare, online, se ne trovano tanti. Podcast motivazionali, ad esempio, di quelli per la crescita personale. Ci sono, poi, tantissimi podcast per apprendere l’inglese o un’altra lingua, o per fare trading . O addirittura per fare i podcast! Ma quanti ce ne sono pensati per la scuola? Pochissimi, in Italia, o forse nessuno che nasca veramente come tale. Perché? Qui a Cast Edutainment e a Gli Ascoltabili stiamo analizzando il fenomeno. Se volete darci una mano, rispondete a questo sondaggio e magari fatelo circolare:

Occhio alle orecchie: abbiamo qualche dato parziale

Intanto, abbiamo già qualche dato parziale che ci permette di trarre qualche spunto di riflessione.

Il 2020 annus horribilis ma anche annus mirabilis della rivoluzione ascoltabile

Cominciamo col dire – anche se ormai sembra quasi un esercizio retorico – che il lockdown ha segnato uno spartiacque fondamentale: ha creato un prima, in cui i podcast erano conosciuti solo da una nicchia di appassionati, e un poi, in cui più o meno tutti (a prescindere che siano ascoltatori abituali di podcast o meno) sanno cosa sia lo strumento e magari saprebbero anche dove trovarlo. Ma di questo avevamo già ampiamente parlato qui.

Studenti all’avanguardia e insegnanti in retroguardia. O forse no?

Sappiamo, poi, che il medium è più conosciuto e apprezzato dagli studenti che dagli insegnanti. È vero: non ci meravigliamo più di tanto. Va fatta, tuttavia, una considerazione. È probabile che a falsare questo dato sia la presenza di insegnanti over 40 e over 50, fascia anagrafica che, come ci mostrano già altri dati, è ancora resistente alla penetrazione dei podcast. In realtà, considerando questi dati parziali, sembrerebbe che l’ascolto di podcast tra gli insegnanti di età compresa tra i 25 e i 40 anni sia ben più frequente che tra gli studenti delle scuole superiori. Anche se c’è un dato curioso: questi stessi insegnanti usano molto di più i podcast per formarsi, studiare, aggiornarsi che non per insegnare. Eppure sembrerebbe che tutti dispongano di attrezzature sufficienti, a scuola come a casa, per poter far ascoltare dei podcast ai propri studenti. D’altronde, questi stessi insegnanti assegnano un punteggio più alto ai podcast come strumento di apprendimento che ai podcast come strumento di insegnamento. Perché? Probabilmente – ma qui, per ora, siamo nel campo delle pure ipotesi – permane una visione per cui il podcasting serve per il self-learning, non per accompagnare, approfondire o completare una lezione.

Tanti esempi di podcast didattici

Certo – si potrebbe obiettare – se non ci sono podcast pensati appositamente per le scuola come si può pensare che gli insegnanti li usino per insegnare? In realtà il discorso è più complesso. Ed è più complesso perché di podcast pieni di materiali di approfondimento, nelle più svariate discipline, ce ne sono tanti. Pensate solo agli, ormai incensatissimi, podcast di storia di Alessandro Barbero. Oppure – perché no? – alla nostra serie Gli adolescenti si fanno male. Qui di seguito, per esempio, trovate una puntata con la quale si può affrontare in classe un importantissimo tema di attualità: il coming out.

Esempi di podcast didattici ce ne sono numerosi. Certo, il mondo anglosassone ci offre un panorama ben più variegato e intrigante. Guardate qui, per esempio: trovate numerosi materiali divisi per livello scolastico e ricchi di paratesti. Oppure qui: cinquanta podcast solo per gli studenti delle scuole superiori. E poi ancora qui: i più svariati canali che possono usare gli studenti per ripassare, studiare, approfondire.

I podcast, la scuola e il futuro

Insomma, il mondo editoriale didattico italiano, come spesso accade in questi ambiti, ha ancora numerosi passi in avanti da fare. D’altra parte il 2020 potrebbe essere stato il terremoto che ha scosso anche il panorama dei podcast scolastici. Staremo a vedere. Intanto riflettiamo ancora su un punto. Perché si dovrebbero usare i podcast a scuola? Non si rischia di entusiasmarsi un po’ troppo per il mezzo senza, poi, effettivamente pensare al fine? Decisamente no. I podcast possono essere persino più utili dei video documentari o animati che si usano già da tempo. È vero: dal nostro sondaggio emerge che, secondo l’opinione di studenti e insegnanti, le cose stanno nei termini contrari. Ma ci sentiamo di poter sostenere questa tesi senza timore. Volete sapere perché?

In primo luogo, per quello che abbiamo già detto in più occasioni: l’audio è il mezzo del futuro. Il mezzo per la trasmissione di informazioni, naturalmente. Il podcast è un medium estremamente flessibile e versatile, che consente di diffondere contenuti di alta o altissima qualità con costi decisamente contenuti. Almeno rispetto al video. Provate a dare un’occhiata ai video didattici su YouTube, per esempio. A parte alcuni fatti molto bene e pieni di informazioni dettagliate fornite in maniera ingaggiante, tantissimi sono raffazzonati, noiosi e privi di un pensiero di edutainment alla base. Il podcasting, invece, permette ad aziende editoriali e media house, senza spingere agli estremi il rapporto costi-benefici, di ingaggiare autori e attori per produrre podcast didattici dall’alto valore formativo.

Sappiamo bene, in secondo luogo, come la generazione z (o dei post millenials, o Gen Z, iGen, Post-Millennials, Centennials, Zoomer, Plural: insomma, chiamatela come diavolo volete) sia abituata a livelli di attenzione continuata molto contenuti. Qui e qui potete trarre, dalle parole di uno Psicologo dei consumi, anche qualche informazione neuroscientifica sull’argomento. Quindi, venendo al sodo e senza tergiversare, potete rendervi conto come dare a un podcast – cioè uno strumento che non richiede un’attenzione esclusiva – a uno studente abituato a fare più cose contemporaneamente può essere il mezzo più efficace per traghettare informazioni verso il suo cervello. Informazioni difficilmente traghettatili in altro modo. Credete davvero che, nel tempo libero, quel ragazzo si metta davvero a guardare un video didattico di venti minuti su YouTube? Difficile.

E poi, in terzo luogo, volete sapere un altra cosa? Non diffondete troppo la voce, però. Si può anche fare didattica creando un podcast. Cioè con alcuni strumenti che le scuole possono permettersi o – meglio – creando una convenzione con qualche azienda editoriale, si possono creare degli oggetti audio insieme agli studenti che, oltre a permettere l’apprendimento durante la realizzazione, possono diventare uno strumento di studio e ripasso molto ingaggiante in vista di verifiche ed esposizioni orali.

Insomma, per concludere, podcast e scuola sono un binomio vincente? Certamente sì. Mettendo in campo competenze e strategie adeguate e avendo ben in mente qual è l’obiettivo.


Il podcasting in numeri: l’Europa e l’estero

Covid-19, lockdown, pandemic fatigue… perché il 2020 è stato l’anno dei podcast?

Il 2020 è stato un anno batosta per tutti. L’emergenza coronavirus ha messo in crisi interi settori, non ultimo quello dell’intrattenimento e dello spettacolo. Infiniti gli eventi cancellati, rimandati, mandati in streaming. Tuttavia, per ogni concerto saltato, da qualche parte, nel mondo, è nato un nuovo podcaster.

I dati cantano chiaro: il 2020 è stato l’anno dei podcast. La Ipsos, una delle più importanti multinazionali di ricerche di mercato, ha pubblicato la sua digital audio survey focalizzata sui podcast in Italia e ha mostrato come, rispetto all’anno scorso, nel nostro Paese gli ascoltatori di podcast sono cresciuti del 4%. Vi sembra poco? Correte a dare un’occhiata qui!

Una vera e propria rivoluzione, come ben sanno i nostri fedeli lettori che non si sono persi i nostri articoli, in particolare questo, che deve molto anche ai recenti lockdown.

Abbiamo trascorso parecchio tempo a casa, noi come gli altri paesi europei e non. Come se non bastasse l’essere vittime di una pandemia globale, stiamo combattendo contro nemici invisibili, subdoli, che raccolgono la loro forza nel fatto che si nega la loro stessa esistenza. Un esempio tra tutti? La pandemic fatigue.

La pandemic fatigue – lo ha spiegato qui uno dei più importanti professori e medici italiani – è la risposta mentale alle situazioni associate alla pandemia che stiamo vivendo.

Le sensazioni siamo certi che le conoscete bene: noia, rabbia, paura, appiattimento emozionale, stanchezza fisica, difficoltà a mantenere la concentrazione e, soprattutto, affaticamento mentale.

Questo è dovuto principalmente perché, a differenza della prima ondata, nella quale avevamo accumulato risorse per rispondere allo stress, questa nuova ondata ci ritrova con le “pile scariche”, senza energia e motivazione – complice il fatto che non vediamo, per ora, la fine di questo tunnel.

Come combattere la pandemic fatigue? Con poche, semplici, ma importantissime mosse: ritagliandosi del tempo per fare ciò che ci piace di più, in compagnia e in solitudine.

Come ascoltare i nostri podcast preferiti, per esempio…

Chi ascolta maggiormente i podcast all’estero? And the winner is… South Corea!

Bando alle ciance, dopo la classifica del podcaster medio italiano, che potete leggere in questo articolo, è bene ricordarci che non siamo gli unici ascoltatori di podcast al mondo – anche se, minimo, siamo i più stilosi.

Nell’ultimo mese ci siamo piazzati comunque molto bene: siamo al sesto posto (sesto, ragazzi, pazzesco) dei maggiori ascoltatori di podcast a livello MON-DIA-LE, poco sotto gli Stati uniti, la Svezia, l’Irlanda, la Spagna, e la Corea del Sud.

Attualmente, i podcast attivi raggiungibili tramite Apple Podcast sono 1,5 milioni circa, mentre gli episodi sono poco più di 37 milioni.

Negli ultimi tre mesi sono stati aggiunti 280 mila podcast, di cui solo 3,7 mila nelle ultime 24 ore. Ogni mese vengono aggiunti circa 90 mila podcast mentre ne vengono rimossi 13 mila. Le lingue in cui si trovano podcast sono cento, anche se la maggior parte sono, come si potrebbe bene immaginare, in inglese.

Tuttavia, quando parliamo di piano internazionale, per avere dei dati indicativi, bisogna fare riferimento agli USA, vero punto di riferimento per il mondo podcast e luogo in cui si anticipano le tendenze che poi si diffondono altrove. La situazione qui è molto, molto interessante.

In America oltre il 75% della popolazione ha familiarità con il mondo dei podcast…. E dici poco?

I dati, negli States, parlano chiaro, anzi, chiarissimo. Ad avere una qualche familiarità con i podcast è circa il 75% della popolazione, in crescita rispetto al 70% del 2019. Il 55% (circa 155 milioni di persone), poi, ne ha ascoltato almeno uno – in crescita rispetto al 51% del 2019. Il 37% (circa 104 milioni) ha ascoltato almeno un podcast nell’ultimo mese – in crescita rispetto al 32% del 2019. Inoltre, il 24% (circa 68 milioni) ascolta settimanalmente i podcast – in crescita rispetto al 22% del 2019.

Se parliamo d’età, notiamo che il picco di ascoltatori americani ha tra i 25 e i 34 anni: in questa fascia la percentuale di ascoltatori è del 28%. Segue la fascia tra i 35 e i 44 anni, con circa il 21%, e a ruota la fascia giovine, quella tra i 18 e i 34 anni (qui siamo al 18% della popolazione). Dopo i 45 anni, la percentuale tende ad abbassarsi al 16%.

Ancora, Il 49% degli ascolti dei podcast avviene a casa (in calo rispetto al 51% degli scorsi anni. Sarà per caso dovuto al fatto che quest’anno, anche gli Americani si sono beccati la loro dose di lockdown?), il 22% degli utenti, ascolta podcast mentre guida, l’11% al lavoro, il 4% sui mezzi pubblici e il 3% quando fa una passeggiata.

Gli utenti ascoltano una media di 7 diversi spettacoli a settimana, in aumento rispetto ai 5 del 2017. L’80%, poi, ascolta tutti oppure la maggior parte di ogni episodio, in calo rispetto all’86% del 2017.

Solo il 19% degli ascoltatori aumenta la velocità di riproduzione. Il che è una buona notizia, significa per lo meno che la puntata ci sta coinvolgendo abbastanza da non farci venire voglia di filarcela a gambe levate e a lasciare perdere il podcast.

Crediti immagine: https://musicoomph.com/podcast-statistics/

L’ascolto dei podcast in America tende a crescere con l’istruzione

I podcast attirano maggiormente le persone più ricche e istruite. In effetti, è del 45% in più di probabilità che un ascoltatore di podcast abbia una laurea e del 68% in più di una laurea. È anche molto più probabile che siano HNI (individui con un patrimonio netto elevato), con il 45% in più di probabilità di avere un reddito familiare netto di oltre $ 250.000, che è un quarto di milione di dollari, ogni anno.

Podcast di genere, No, thank you!

Il pubblico del podcasting è incredibilmente equilibrato. Quando si tratta di equilibrio di genere, il pubblico dei podcast è ben bilanciato: siamo intorno al 51% della popolazione maschile, contro il 49% della popolazione femminile.

Un incremento notevole, se pensiamo che solo l’anno scorso la percentuale era 44% contro 56% a favore degli uomini.


Per il momento ci fermiamo qui. A presto per un altro report a tutto podcast!


Podcast 2021: i trend in Italia

Il consumo di podcast in Italia, nel 2021, non può non tenere conto della situazione COVID-19

Ormai lo abbiamo appurato: il pubblico dei podcast italiani cresce esponenzialmente, di anno in anno. Se nel 2019 ha superato i 12 milioni di ascoltatori – dato quasi impensabile fino a pochi anni fa, quando si credeva che in Italia il mercato podcast non sarebbe riuscito mai a penetrare -, il 2020 è stato irrimediabilmente segnato dalla pandemia da COVID-19. 

Non esiste ambito in cui la pandemia non abbia sortito effetti. Per quanto riguarda il nostro Paese, i cambiamenti hanno riguardato ogni ambito della concezione dell’ascolto. Sono cambiati i modi di fruizione dei podcast, così come il sesso e l’età dell’ascoltatore “ideale”. È cambiata la location dell’ascolto; è cambiata anche la motivazione che ha spinto gli ascoltatori ad affezionarsi a un format piuttosto che a un altro. Trovate un sacco di dati interessanti in un articolo che abbiamo scritto e che vi postiamo qui. 

Un’altra parola chiave del 2020 – e che, ci auguriamo, non debba più tornare con la stessa forza nel 2021, è “lockdown”. Chiuderci in casa ha creato crisi su ogni fronte, compreso l’ascolto. Alzino la mano tutti coloro che ascoltavano podcast nel tragitto da casa al lavoro, magari a piedi, in macchina o sui pezzi pubblici, per fare un esempio.

Il 2021 non potrà quindi che continuare – almeno per la prima parte dell’anno – la scia di cambiamento iniziata nel 2020. Ma, nossignore, i trend previsti per l’anno che è appena iniziato non si fermano qui. 

La rivoluzione dell’audio continua: nel 2021 Spotify acquista Megaphone

Per Spotify il 2021 è un anno di scelte e di scommesse

Sono anni che Spotify muove passi, o meglio, falcate, in direzione del business dei podcast. Pensiamo solo al fatto che l’anno scorso ha acquistato, sborsando milioni di dollari per l’acquisto di Anchor, applicazione per la creazione di podcast, e Gimlet, una società di produzione, all’epoca tra l’altro in grave perdita economica. 

Il 2020 si è concluso firmando un accordo da 235 milioni di dollari per l’acquisto di Megaphone

Megaphone, per chi non lo sapesse, è una piattaforma di pubblicità e podcast tra le più innovative a livello globale. La punta di diamante di questa piattaforma sta proprio nell’unire, nello stesso spazio, publishers e advertisers, in un clima di scambio reciproco di ispirazione creativa. 

L’obiettivo è quello di aiutare inserzionisti e publisher a utilizzare appieno il potenziale del podcast, Le aziende potranno utilizzare Megaphone Targeted Marketplace , che permetterà a sua volta di mettere la tecnologia Streaming Ad Insertion a disposizione dei podcast publisher di terze parti.

Il podcast, in questo modo, rinsalda la sua posizione di media del futuro, nuova frontiera che si configura come mezzo privilegiato per esplorare i trend della comunicazione: il 2021 potrebbe diventare, perché no, il mezzo di acquisizione di contenuti favorito dagli utenti, grazie anche all’accesso multi device da numerose piattaforme.

Cosa vogliono gli ascoltatori del 2021?

Rispetto all’anno passato, nel 2020, su Spotify si è visto un incremento di podcast del 108%, con circa 1,8 milioni di titoli: com’è naturale, a essere aumentati sono anche i creatori e i produttori di contenuti, le aziende branded podcast, ma anche gli appassionati che vogliono provare a mettersi in gioco e produrre their own podcast.

Già nello scorso anno, comunque, gli ascoltatori si sono fatti sentire: come? Scegliendo cosa ascoltare e cosa no. Qui e qui potete trovare due degli ultimi studi di ricerca, targati rispettivamente Ipsos e Nielsen.

– Più attenzione all’etica e alla sostenibilità

Nel 2021 Greta Thunberg è diventata maggiorenne. E insieme a lei, finalmente, cresce a dismisura l’interesse per la salvaguardia del nostro Pianeta. 

I modi in cui lo stiamo rovinando sono un’infinità. Ciò che ci aspettiamo è, dunque, un rinnovato interesse a scoprire in quanti modi, e con quali azioni, anche le più apparentemente innocue, rischiamo di creare danni irreparabili, ma anche a tutte quelle piccole cose che possiamo fare per diventare più sostenibili. 

– Nuovi player investiranno in advertise

Collegandoci ancora alla scelta di Spotify, possiamo dare per scontato che il 2021 sarà l’anno del podcast come strumento pubblicitario. Molti saranno i podcast branded, e molti gli investimenti in questa direzione. Fare ADV con i podcast permette maggior coinvolgimento dell’utente, che, ascoltando, ricorderà meglio i contenuti recepiti. E, perché no, di condividerli con chi ha vicino.

– Maggiore attenzione alla generazione alpha

Ne abbiamo parlato in un articolo poco tempo fa, e ora torniamo sui nostri corretti passi. Il 2021 dovrà essere particolarmente attento ai bisogni della nuovissima generazione alpha, ovvero di quei bambini nati dopo il 2010: quei bambini, insomma, che hanno imparato a utilizzare i tablet prima di imparare a scrivere. Sono loro i consumatori di oggi e di domani: impossibile non tenerne conto,

– Rinnovato interesse per la salute

Apparirà scontato, o forse no: l’emergenza Covid-19 sta causando negli animi di tutti una costante sensazione di incertezza, e un bisogno, forse rinnovato, di affidarsi agli esperti in materia. Per questo, il podcast diventerà lo strumento ideale per permettere agli esperti e alle voci più autorevoli di esprimere con chiarezza e immediatezza tutte quelle che possono essere le preoccupazioni delle persone.

L’utilizzo della voce, poi, si farà doppiamente utile, in quanto permetterà all’ascoltatore di sentirsi maggiormente rassicurato. 

  • Personalizzazione, baby

Non bisogna dimenticarsi che, per i brand, è importantissimo avere bene in mente il proprio pubblico di riferimento, per poterne cogliere le necessità e i bisogni.

Per questo, il 2021 si caratterizzerà da podcast personalizzati, intimi, che puntino a creare un contatto diretto tra i produttori e la propria audience.


Le figure del podcast: il Sound Designer

Sound design? Yes, please

Realizzare podcast di qualità, lo stiamo vedendo in queste settimane, richiede la collaborazione di figure professionali molto diverse. Abbiamo iniziato parlando qui dello speaker, l’artista della voce, e abbiamo poi speso due parole per la figura dell’autore, che potete leggere qui

Oggi puntiamo i riflettori su una terza figura che, diciamolo, è una di quelle che distinguono un podcast amatoriale da un prodotto qualitativamente rilevante: il sound designer.

Basta fare un giro sulle principali piattaforme podcast, su YouTube o su TikTok, per renderci conto della differenza!

Artista del suono, manipolatore dell’invisibile, il suo lavoro va ben oltre quello di trovare l’accompagnamento musicale al prodotto audiovisivo: è anzi una parte fondamentale, che ha la capacità di elevare il prodotto narrativo in quanto sua parte costituente.

Il sound design ha radici più antiche di quello che crediamo

C’era una volta il cinema. Sì, però era muto. In una puntata dell’ultima stagione de La mia storia (che trovate per intero qui) il non più giovane Frank Durand fa la conoscenza con due giovanissimi fratelli, Auguste e Louis Lumière. Nomi nuovi, eh?

Beh, fatto sta che nel 1895 i due fratelli abbiano girato un famoso cortometraggio, in bianco e nero, della durata di 55 secondi: L’arrivée d’un train. Il cortometraggio rappresentava sostanzialmente l’arrivo di un treno in stazione. Grazie alla grandissima profondità di campo, gli spettatori ebbero l’impressione che il treno “uscisse” dallo schermo, pronto a schiacciarli. La scena causò panico, tanto che gli ignari spettatori cominciarono a scappare.

Ora, figuratevi cosa sarebbe successo se i fratelli Lumière fossero stati in grado di aggiungere anche il suono! 

Dobbiamo aspettare il cinema sonoro per dare voce a quella che è una “nuova” categoria lavorativa: i rumoristi, ossia degli attori che, utilizzando la strumentazione che la produzione disponeva, aggiungevano effetti sonori “caserecci”, certo, ma d’effetto. 

Un imput? Guardate:

Già negli anni ’30, il cinema ha percepito la necessità di inserire i suoni all’interno delle pellicole. Nelle occasioni più importanti, c’era l’abitudine di accompagnare la proiezione del film con musica dal vivo, solitamente da un pianista o da un organista.

Nel 1925 la Warner Bros acquisì il Vitaphone, uno strumento che serviva per sincronizzare suoni e immagini: l’inizio di una nuova era. 

Per il passaggio del sonoro al digitale, invece, dobbiamo aspettare il 1966, anno in cui la Dolby propone la Dolby Digital, il sistema di codifica audio multicanale tra i più utilizzati ancora oggi per la riproduzione o trasmissione audio digitale.

Dal cinema, comunque, il sound design arriva a caratterizzare qualsiasi prodotto audiovisivo: che si tratti di cinema, teatro, radio, televisione, podcast, il risultato non cambia: una corretta scelta musicale rende il prodotto più valido rispetto alla concorrenza.

Il sound design nella produzione di podcast

Andiamo alla ciccia: a cosa serve il sound design nella realizzazione di podcast superfighi? Per rispondere a questa domanda siamo andati nei meandri dei nostri studi di registrazione, e abbiamo chiacchierato con i nostri Sound Designer

«Il sound design per il podcast serve per valorizzare dal punto di vista sonoro il racconto e le idee dell’autore. Si realizza innanzitutto cercando di comprendere quali sono i momenti chiave del racconto, con l’obiettivo di capire se trattarli con musiche o suoni specifici, o se risultino più efficaci in assenza di suono». 

Il silenzio – spesso ce lo si dimentica – è un’importante risorsa del sound design: a volte è più potente di qualsiasi altro effetto. 

La ricerca è altresì importante. Non basta fermarsi alla scelta delle musiche, ma bisogna comprendere profondamente quale sia il prodotto che si andrà a realizzare, per recuperare tutto un repertorio di suoni adatti a ricreare l’ambientazione narrata, per permettere all’ascoltatore di immedesimarsi nelle scene.

Un format come Demoni Urbani, ad esempio, deve moltissimo alle scelte del sound designer. Oltre alla scelta delle colonne sonore ideali, necessarie per creare la natura identitaria del format, bisogna prestare attenzione a tutti quei suoni che creino il mood, facciano aumentare la tensione e l’inquietudine nelle orecchie dell’ascoltatore. Un cancello che cigola, un rumore martellante, i passi leggeri di un individuo nascosto nell’ombra sono solo alcuni esempi.

Restando tra i nostri format, invece, per La Mia storia ci si concentrerà su rumori di ambiente, che diano l’idea della realtà che circonda il protagonista o i protagonisti al momento dell’ascolto, creando la cornice più adatta alla narrazione. 

Fare sound design: gli imprescindibili

Il Sound Design, lo abbiamo detto, è prerogativa di tutti, ma arte di pochi. Quali sono gli strumenti sine qua non della creazione del prodotto perfetto?

«Per fare questo mestiere è indispensabile conoscere i tool basilari per trattare e processare il suono, a partire dalla conoscenza dei programmi adeguati.

Si parte dall’avere una profonda dimestichezza di almeno una DAW, ossia dei Digital Audio Workstation, il primo degli indispensabili ferri del mestiere: Protools, Studio One, Logic, Cubase, Ableton sono degli esempi. 

Importantissimi i microfoni, che si utilizzano spesso con la tecnica “Foley”, che consiste nel registrare dei suoni presenti in natura, per inserirli poi nel contesto del podcast, oppure registrare suoni in natura che sono simili a quelli necessari. Un esempio divertente: se in una puntata di un podcast l’ambientazione del racconto è una barca in mezzo al mare, sarà difficile riuscire a registrare il suono “live”: possiamo ovviare a questa problematica utilizzando un microfono a contatto attaccato a una bottiglia d’acqua, e scuoterla leggermente: il risultato darà l’idea di stare solcando i sette mari.»

Ancora, il sound designer utilizza una serie di strumenti atti alla “pulizia del suono” che elimini tutte quelle tracce che possano disturbare l’ascoltatore, distorsioni, riverberi, eco spariscono attraverso l’utilizzo di equalizzatori, pitch shifter, software specifici (Izotope RX), delay

Ah, un’ultima cosa… non dimenticate le cuffie 😉

Più che in altri ambiti, “val più la pratica della grammatica”

Abbiamo illustrato quali siano le conoscenze prettamente tecniche necessarie per intraprendere questo tipo di mestiere, ma anche nel caso ci si voglia dilettare nel sound design. Come muoversi, però, se vogliamo che questa passione si trasformi, magari, in qualcosa di più? «Tutto il resto arriva con l’esperienza, con l’immaginazione, e soprattutto guardando come ottengono certi risultati i sound designer con una seniority maggiore. Chi già fa da anni questo lavoro è una enorme fonte di ispirazione: imparare l’ascolto, essere proattivi nell’inventare nuove tecniche o nel cercare persone che possano condividere il proprio sapere sono i passi successivi da intraprendere.

Conoscere perfettamente i tool, comunque, è la base per poter sperimentare: più la conoscenza dei tool di lavoro è profonda, più è possibile pensare di sperimentare e avere, magari, degli ottimi risultati. Un’esasperazione? Se conosci qualsiasi tool al 100% al giorno d’oggi, puoi fare qualsiasi cosa tu abbia in mente».


Indovina chi fa un nuovo podcast? Harry e Meghan, folks!

Li abbiamo lasciati qualche mese fa, nella loro casetta a Montecito, California, mentre mandano cv in giro per la città alla ricerca di lavori “normali”.

Abbiamo sofferto per la solitudine di Harry, che ha lasciato a Londra famiglia e amici, e rivisto tutte le puntate di Suits in cui Meghan era protagonista.

Tra l’altro, di recente, Meghan Markle è stata protagonista di una vicenda terribile, che ha condiviso in un pezzo struggente e crudo pubblicato sul New York Times, relativo al suo aborto spontaneo avuto pochi mesi fa, “The loss we share”, che potete leggere interamente qui.

In ogni caso, i duchi del Sussex fanno sempre parlare di sé, nel bene o nel male. 

I più informati sapranno che qualche tempo fa, Harry e Meghan hanno fondato una loro società di produzione, la Archewell Audio, sfruttando il passato di attrice di Meghan e il talento di Harry nell’arte dello speakeraggio – di cui abbiamo abbondantemente scritto qui. L’accordo con Netflix non ha tardato ad arrivare, e, come hanno fatto Michelle e Barak Obama una volta lasciata la Casa Bianca, i nostri duchi preferiti si sono messi a produrre contenuti multimediali come film, serie tv, documentari e programmi per bambini. «Il nostro obiettivo è creare contenuti che informino, ma che diano anche speranza. Essendo genitori da poco, per noi è importante creare programmi per famiglie che siano fonte di ispirazione», dicono ai tabloid.

E ora, dopo l’uscita dell’ultima stagione di The Crown, – che, ricordiamo, non ha fatto particolare piacere a nessuno dei membri della Royal Family, figuriamoci Harry e Meghan – i due hanno deciso di stringere un nuovo accordo, stavolta con Spotify.

Dopo Netflix, l’accordo con Spotify: il podcast reale che tutti stavamo aspettando

Sì, ok, vedere serie tv è bello e emozionante, ma volete mettere l’ascolto dei podcast

Se vi serviva un’ulteriore conferma dell’importanza di questo medium super figo, Harry e Meghan vengono in vostro soccorso.

I due hanno da poco trovato un accordo Spotify per trasmettere il loro primo podcast.

Cominceranno con una puntata del podcast «Speciale per le vacanze», nato con l’intento – parole loro – di risollevare il pubblico di tutto il mondo, e verrà rilasciato entro la fine dell’anno. La prima serie, invece, è prevista per l’anno prossimo. 

La partnership include numerosi programmi, che saranno disponibili esclusivamente su Spotify.

In un’intervista recente, i nostri duchi hanno detto che «Quello che amiamo del podcasting è che ricorda a tutti noi di prenderci un momento e di ascoltare veramente, di connetterci l’un l’altro senza distrazioni. Con le sfide del 2020, non c’è mai stato un momento più importante per farlo, perché quando ci ascoltiamo e ascoltiamo le storie degli altri, ci viene ricordato quanto siamo tutti interconnessi». 

Tutti vogliono creare il proprio podcast… e fanno bene!

Everybody wants to produrre il proprio podcast: Harry e Meghan non sono i primi, e ci crediamo. La voglia di condividere le proprie esperienze, creare narrazioni, di raggiungere un pubblico che magari non ha molta voglia di leggere, ma vuole fortemente informarsi, è forte almeno quanto lo è il bisogno di raccontare

Al di là delle grandi aziende e delle grandissime personalità – da Oprah Winfrey a Michelle Obama –  sono moltissime le persone che hanno deciso di creare un podcast, magari creati in maniera fin troppo artigianale, utilizzando il proprio smartphone e un paio di cuffie bluetooth.

I risultati forse non saranno stati particolarmente degni di nota, ma il divertimento sarà assicurato.

Hai un’idea super per il tuo podcast, oppure vuoi saperne di più? Scrivici e condividi con noi la tua idea, possiamo realizzarla insieme!

Voglia di Royal family? Ma ci pensiamo noi! Ascolta “Un’amica reale”, direttamente da “La mia storia”

Eh, lo sappiamo, seguire le vicende della Royal Family è un po’ come sapere a memoria la trama che si nasconde nelle grandi soap, alla stregua di Beautiful o de Il segreto: lo facciamo tutti ma un po’ ce ne vergogniamo. 

Complici i giornali, certo, che condividono sempre e comunque ogni minima e insignificante notizia che possa essere anche solo leggermente collegata alla Royal Family. Kate Middleton veste abiti da 30 sterline? Articolo. Harry e Meghan prendono un nuovo cucciolo? Cento articoli e servizi al tg. A Queen Elizabeth si rompe la leva del cambio della sua macchina e va dal meccanico a farla aggiustare? Minimo una nuova serie tv.

E anche noi, nel nostro piccolo, siamo affascinati dalla Royal Family, fosse solo perché – e qui R. R. Martin fa da insegnante, con la fortunata serie Game of Thrones – dove c’è un trono, ci sono intrighi. Dove ci sono intrighi, c’è curiosità, e dove c’è curiosità, beh, ci siamo tutti noi. 

Per questo la prima puntata della seconda stagione de La mia Storia – che, per quei pochissimi che non lo sapessero è il nostro format dedicato alla vita di uomini comuni al cospetto dei grandi eventi che hanno fatto la Storia, con la S maiuscola, l’abbiamo dedicata alla nostra unica Queen. La puntata, magistralmente interpretata da una pazzesca Maria Ariis, s’intitola “Un’amica reale” e racconta la Elizabeth da un punto di vista assolutamente particolare. Potete sentirla in un sacco di posti, come qui, qui e qui

Non è facile essere la migliore amica di Queen Elizabeth. Joanne, una sessantenne londinese, condivide con la regina d’Inghilterra una vita intera di ricordi. Parla con lei ogni giorno, le chiede consigli, ci beve il the. Ricorda ogni piccolo dettaglio della loro amicizia e, in nome di essa, trascura l’amore per suo marito Howard. Joanne e Elizabeth sono unite, fino a quando un evento scatena l’ira della fedele Joanne. Un evento che supera, in proporzione, anche la pandemia dovuta al coronavirus. È l’arrivo di Meghan Markle, la moglie del principe Harry: una donna lontana dai dettami della corona, che insieme al marito deciderà di allontanarsi dalla famiglia reale. Questa scelta è inaccettabile, per Joanne: la donna non capisce perché l’amica Elizabeth, solitamente così integra e rigida, possa passare oltre a una disgrazia così devastante…


Le figure del podcast: lo speaker

C’era una volta… lo speaker

Al tempo di TikTok e YouTube, del lavoro da casa e dell’arte di reinventarsi, sembrerebbe che chiunque possa fare un podcast. E per certi versi forse è così. La verità però è che ci sono alcune figure specifiche dietro la realizzazione di un podcast di qualità: nelle prossime settimane ve ne racconteremo alcune.

Iniziamo oggi con la figura dello speaker. Diverso dal conduttore (di cui parleremo in un altro articolo), lo speaker nel podcast entra in gioco in sostanza quando è prevista una narrazione

Si tratta di una figura che naturalmente non nasce in questo ambito, ma ha invece una storia lunga, che pone le sue radici nel mondo dei programmi radiofonici o della pubblicità radio-televisiva. Ciò significa che uno speaker tendenzialmente nasce come dj o doppiatore. Ovunque sia protagonista un microfono.

Non esiste comunque un percorso preciso e lineare per diventare speaker e tutt’ora difficilmente è ritenuta una professione a sé stante. Se si volesse trovare una definizione univoca di questo ruolo, basterebbe dire che lo speaker è un “professionista della voce”. Un animale da studio di registrazione, un atleta del microfono, un maestro delle corde vocali.

Lo speaker è una persona che ha studiato a fondo la propria voce, che sa decostruirla e reimpostarla per arrivare a sfruttarne al massimo tutte le potenzialità. 

È necessario un attento lavoro di conoscenza di sé e di ascolto della richiesta, per far incontrare le proprie capacità con la sensibilità del committente/pubblico. Dopodiché la performance ideale sarà data da un equilibrio di estetica, ritmo e personalizzazione. 

Ovvero: ok la bella voce, ma bisogna anche saperla usare.

Lo speaker oggi: quali prospettive

Intendiamoci, non è necessario avere uno speaker professionista per fare un podcast di successo. Molto spesso, anzi, è proprio il contrario: i produttori ricorrono a voci “inesperte” perché già conosciute dal pubblico in altri ambiti, o perché spigliate di natura e quindi percepite come autentiche. Soprattutto, come si diceva, non c’è l’ombra di speaker nei podcast non narrativi. Prendiamo ad esempio due nomi-simbolo del podcasting in Italia: Pablo Trincia, giornalista e Alessandro Barbero, professore. Certamente non nascono speaker, eppure non hanno problemi a totalizzare fiumi di download.

Qui a Gli Ascoltabili privilegiamo il podcast narrativo, e abbiamo da sempre un rapporto stretto col mondo dello speakeraggio/doppiaggio. Come non ci stanchiamo mai di sottolineare, l’efficacia di nostri podcast come La mia storia, Scaffali Roversi, Scemi da un matrimonio,Lady Killer e altri dipende anche dal contributo di interpreti professionisti.

Oggi il panorama dei mestieri della voce non è più quello di trent’anni fa, quando tra cinema e televisione le opportunità di lavoro per speaker e doppiatori erano certamente più numerose, varie e di maggiore qualità. Il mondo dei social e le piattaforme streaming spingono sempre più verso una fruizione di contenuti in lingua originale ed è questa la modalità cui è abituato e che ricerca il nuovo pubblico dominante, fatto di millennial e zoomer. 

Qual è quindi il nuovo “habitat” ideale del professionista della voce? Principalmente il mondo dei videogiochi, che rappresenta il più grosso mercato dell’entertainment. Qui ingenti investimenti sono destinati a localizzazione e doppiaggio, in particolare da parte delle più grosse case videoludiche che realizzano giochi di tipologia AAA quali Assassin’s Creed, World of Warcraft, Call of Duty… eccetera. Tuttavia, c’è anche da segnalare che una significativa fetta di mercato è oggi rappresentata da titoli mobile, che invece quasi mai sono tradotti e/o doppiati.

Approdare al podcast: dallo speakeraggio pubblicitario…

E il mondo podcast? Probabilmente è ancora presto per valutare quali prospettive riserva questo ambito per gli speaker, ma il settore – che rappresenta ancora una nicchia – ci offre già interessanti spunti di riflessione.

Recitare davanti a un microfono non è un gioco da ragazzi. Non lo è in generale, e non lo è a maggior ragione per un medium come il podcast che – specialmente in Italia – è ancora tutto da scoprire.

Fermo restando che ogni professionista è a sé e ha il proprio stile, a seconda del settore di provenienza – speakeraggio, recitazione, doppiaggio – sono riscontrabili alcuni punti comuni negli approcci degli interpreti.

Uno speaker pubblicitario è allenato a leggere un copione, magari anche fornitogli all’ultimo minuto. In quanto a estetica e gestione dei tempi, sarà imbattibile. Recitare in un podcast però richiede (anche) altro: una capacità di empatia con il testo, di ricerca della verità interpretativa che ha più a che vedere con il ruolo di attore che non con quello di speaker tradizionale. Chi è abituato a trailer, promo e claim pubblicitari dovrà dunque mettere in conto di spogliarsi degli orpelli propri del mestiere, e “mostrare il fianco” per rendere il contenuto più vicino alla realtà.

…dal doppiaggio…

Un discorso simile vale per i doppiatori.

“Diceva sempre che doppiare gli piaceva, perché ogni giorno potevi diventare qualcun altro: oggi sei Cary Grant, domani Robert De Niro, un giorno sei Al Pacino, quello dopo Tom Cruise! Quel giorno Giacomo era Mr. Quaggott.”

Per fortuna, non tutti gli incarichi di doppiaggio sono come quello di Giacomo Poretti in Chiedimi se sono felice, relegato a “interpretare” i colpi di tosse di una comparsa. Ma è vero che il ruolo di doppiatore (di contenuti audiovisivi) contiene già in sé una sorta di compromesso: devi interpretare il personaggio, ma allo stesso tempo anche l’attore che lo incarna nella versione originale. Il tutto trovando una modalità adeguata al contesto linguistico e culturale del tuo pubblico, che sarà certamente diverso da quello di provenienza. Questa ricerca al cinema e in televisione porta a una recitazione che se risulta vincente nei film e nelle serie tv, non lo è altrettanto nei podcast.

Provate a chiudere gli occhi mentre ascoltate la scena di un film doppiato: noterete che il modo in cui si esprimono i personaggi non rispecchia la realtà di tutti i giorni. Come spettatori ci siamo abituati e anzi, probabilmente rigetteremmo un’interpretazione diversa.

Tuttavia questa modalità riprodotta in un podcast può risultare troppo artificiosa e portare il pubblico a non “credere” a ciò che sta ascoltando. In questo caso, dunque, al doppiatore sarà richiesto un ulteriore “compromesso”: la ricerca di una maggiore autenticità, senza timore di accogliere incertezze e “sporcature”. 

…e dal palcoscenico teatrale

E per quanto riguarda chi proviene dal teatro? Dicevamo più sopra che l’attore ha dalla sua il fatto di essere già abituato a calarsi in una parte, nel senso di studiare la psicologia di un personaggio e trarre dalla propria esperienza personale gli elementi utili a esprimerla in modo credibile (ci perdonerete per la semplificazione della ricerca attoriale, che ovviamente è molto più complessa di così). 

A questo si aggiunge un fenomeno recente, quello che ha visto molti attori e doppiatori conosciuti al grande pubblico cimentarsi nella lettura di audiolibri, soprattutto i grandi classici: pensiamo a nomi come Francesco Pannofino, Fabrizio Gifuni, Paola Cortellesi, Claudio Bisio, Alba Rohrwacher. Un fenomeno alimentato anche dal programma radiofonico Ad alta voce di Rai Radio 3.

L’audiolibro però è un contenuto ancora diverso dal podcast, ha una durata più dilatata, e si presume venga ascoltato “a puntate”. E nell’audiolibro l’attore si sostituisce  di fatto alla voce narrante, andando poi a interpretare – nel caso di un romanzo – ove necessario le esclamazioni dei personaggi protagonisti.

Un podcast richiede all’attore di effettuare quella ricerca interpretative cui è abituato, senza però avere a disposizione i tempi, i confronti e le prove del teatro. Senza contare che nel podcast l’attore deve fare i conti con un “filtro” che si pone tra lui e il personaggio, tra lui e il pubblico: il famigerato microfono, che modifica e amplifica la voce e la mette al centro della scena. Un oggetto così piccolo e banale, che tuttavia a un primo impatto può spaventare anche l’interprete più navigato. 

Accade dunque che nel formato podcast lo speaker pubblicitario e il doppiatore possono imparare qualcosa dall’attore, e viceversa. Alla ricerca di una figura “mitologica” che è ancora da perfezionare e scoprire: lo speaker di podcast.  


Folco Files: tra realtà e fiction, un nuovo modo di concepire l’investigazione

Attenzione attenzione, c’è un nuovo investigatore in città. Oddio, non è proprio un investigatore, e non siamo proprio in città…

Potete trovarlo fuori dal pronto soccorso, con uno svapo in mano, mentre guarda smanioso la sigaretta della signora che fuma accanto a lui. Oppure tra i corridoi degli ospedali italiani, con un caffè in mano e il suo taccuino nell’altra.

È Folco Scuderi, professione Risk Manager. Per capirci, è l’uomo che i direttori sanitari chiamano quando, a causa di un episodio di malasanità, vengono denunciati da un paziente, o da un familiare: suo è il compito di decidere se un caso meriti un risarcimento oppure no. 

Per farlo, Folco si immerge profondamente nelle storie delle persone che ha intorno, tra pazienti incazzati, direttori sanitari spaventati, professionisti sanitari allo stremo.

Ogni caso è diverso, ogni persona ha la sua versione dei fatti: Folco studia, s’impiccia, domanda. La verità non è sempre sotto al naso di tutti, e quando c’è di mezzo la salute, ogni minimo dettaglio può fare la differenza. In ballo non ci sono soltanto risarcimenti, ma la vita, la consapevolezza e la fiducia delle persone, in un sistema che non sempre fa ciò che promette. 

Folco Files racconta in ogni puntata un caso di malasanità, partendo da storie realmente accadute, un po’ Dottor House, un po’ X-Files. 

Un Risk Manager tra i corridoi degli ospedali italiani

L’errore è una componente inevitabile della realtà. Se però a sbagliare è un medico, un infermiere, o un altro professionista sanitario, la posta in gioco si fa molto alta. 

Se eliminare l’errore umano non è immaginabile, ciò non significa che non si possa fare qualcosa in concreto per creare le condizioni ideali che permettano ai nostri specialisti di lavorare nel miglior modo possibile.

Eppure,  i dati parlano chiaro: in Italia ogni anno vengono istruite 300 mila cause contro medici, infermieri, strutture sanitarie pubbliche o private. 

Se un paziente subisce un errore sanitario, che viene definito danno, di una certa gravità, questo può denunciare il medico, o la struttura sanitaria, e richiedere e ottenere un risarcimento danni.

I tipi di errori possono causare lesioni, invalidità o anche la morte del paziente: nel nostro Paese, gli incidenti causati da malasanità riguardano, per il 38,4%, l’attività chirurgica, per il 20,7% gli errori diagnostici, per il 10,8% gli errori terapeutici, per il 6,7% le infezioni.

E questi dati ancora non tengono conto dell’emergenza da Covid-19 che stiamo vivendo in questo momento.

Sbagliano meno di quanto pensate

Verrebbe quasi da puntare il dito su questi professionisti che sembrano sbagliare così tanto, eppure, guardiamo ancora più da vicino i numeri del nostro Paese: ogni mille abitanti, l’Italia ha 3,2 posti letto, contro i 5 di media dell’Unione Europea. Abbiamo 5,8 infermieri, quando in media gli altri paesi ne anno 8,5; l’età media dei nostri medici è di 55 anni, la più alta in tutta Europa.

Numeri che fanno riflettere, e anche un po’ arrabbiare. Quante morti sarebbero evitabili?

Ve lo diciamo noi: 70 ogni 100 mila.

In questa situazione si inserisce Folco, professione Risk Manager.

Il Risk Management è l’insieme di tutte quelle attività che servono a riconoscere, gestire ed evitare il rischio. È un processo complicato, che necessita di professionisti, specie perché in sanità la posta in gioco è alta, anzi, altissima.

Attenzione: le storie che raccontiamo sono ispirate a fatti realmente accaduti

Lo sappiamo, lo sappiamo, i nostri podcast crime vi piacciono molto, anzi, forse sono i vostri preferiti. Vi piace immergervi nel nero della psiche umana, sentire storie di assassini seriali, morti cruente, città insanguinate. Piace anche a noi, non credete!

Tuttavia, stavolta non vi portiamo in tempi lontani, o in piccoli paesi dove un serial killer nascosto nell’ombra è già pronto, con la mannaia in mano, a fare a pezzetti il suo vicino di casa. 

Stavolta vi portiamo in una realtà che è molto, ma molto più sporca di sangue dei luoghi dei delitti che vi abbiamo raccontato finora.

Questo sangue è sparso sui pavimenti delle sale operatorie, sui camici immacolati dei chirurghi, nelle stanze dei pazienti ricoverati, nelle sale parto degli ospedali italiani. Ogni giorno, a ogni ora, in ogni istante.

Folco Files vuole raccontare questo: vuole raccontare del dolore dei coniugi Gasbarri, che si sono visti strappare dalle mani i loro bambini appena nati. Vuole raccontare il dolore di Lucia, che da quando è stata operata all’ipofisi, ha perso la gioia di vivere – e molto, molto di più. O ancora le storie di Alfredo, Irene, Marta, del piccolo Gabriele. Storie tremende, rese ancor più tremende perché partono da casi realmente accaduti, e più tremende ancora perché questi casi sono destinati a ricapitare, se non ci sforziamo di fare qualcosa. 

Il nostro Folco ha un nome e un cognome: Maurizio Trombini

Ci sono voci che non si dimenticano. Possiamo dimenticare un viso, un odore, una percezione. Si dimentica il passo svelto o leggero di una persona, i colpi di tosse, le risate. Ma la voce… la voce rimane.

E scommettiamo che avete riconosciuto subito il nostro Folco?

È Maurizio Trombini, attore, doppiatore e speaker dei più talentosi – e riconoscibili – del nostro Paese. 

Sappiamo che non dovete fare un grande sforzo per ricordare dove lo avete sentito, ma vi diamo qualche input: Maurizio Trombini è il narratore degli sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo per RSI, la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, ma è anche la voce di alcuni personaggi dei cartoni animati più famosi con cui i bambini degli anni 90 trascorrevano il pomeriggio, come Dragon Ball Z, i Transformers, One PieceRemì le sue avventure, The Batman e molti, molti altri. 

Ah, quasi ci dimenticavamo: Maurizio Trombini è la voce di Lucignolo, la rubrica di Studio Aperto andata in onda su Italia 1 tra il 2003 e il 2006, e ripresa anni dopo da Enrico Ruggeri e Marco Berry.

Ecco che partiva Smoke on the Water dei Deep Purple, il logo di Italia 1 si divideva in due e appariva “Lucignolo”. Trombini approfondiva, partendo dai testi di Mario Giordano, temi di attualità che coinvolgevano il mondo dei giovani, i loro gusti, le loro manie, i loro eccessi.

Non solo Folco, comunque: intorno a lui gravitano attori, doppiatori e speaker esperti, che prestano la loro voce a personaggi – anzi, persone – che hanno tanto da dire, e che chiedono di essere ascoltate, come Valeria Perdonò, Chiara Leoncini, Maria Ariis, Alex Cendron, Riccardo Buffonini, Dario Sansalone e molti altri. 

Siete pronti ad ascoltare i casi di Folco? 

Folco Files esce con un nuovo episodio ogni giovedì sera, sul nostro sito de Gli Ascoltabili e sulle principali piattaforme di podcast.


Un podcast per Halloween: Lady Killer

Gli Ascoltabili e Audible di nuovo insieme nel segno del crime

Per ovvi motivi, pare che questa notte di Halloween 2020 sarà meno movimentata degli anni precedenti. Niente assembramenti a tema, niente “dolcetto o scherzetto” di porta in porta… ciò però non significa per forza rinunciare al brivido che caratterizza questa festa: come insegnano i migliori film horror – tra cui, guarda caso, il cult Halloween– anche una serata in casa può essere ricca di emozioni. E allora quest’anno l’intrattenimento ideale lo forniscono Gli Ascoltabili: si chiama Lady Killer.

Con questo nuovo podcast, si rinnova la partnership tra Gli Ascoltabili e Audible, la più grande e diffusa piattaforma di contenuti audio di proprietà di Amazon. La prima collaborazione risale infatti al 2019, con il podcast tra fiction e realtà Agatha Christie Scomparsa

Disponibile per l’ascolto su audible.it, Lady Killer è una serie di genere true crime dedicata alle principali serial killer donne della storia.

Dall’inglese Mary Ann Cotton, alla “saponificatrice di Correggio”, passando per nomi meno noti quali Enriqueta Martì o Margarita Sanchez, fino a vere e proprie “celebrità” come Aileen Wuornos… sedici storie in grado di far accapponare la pelle anche agli habitué del genere.

Autentiche sanguinarie o presunte tali, le “lady assassine” sono tutte accomunate da un vissuto fuori dal comune, che ha contribuito a plasmarne la psiche e/o determinarne le azioni. Un passato fatto di abusi, ingiustizie e violenza.

Nascondendosi dietro le convenzioni, protette dalla loro condizione di apparente debolezza, queste donne hanno seminato terrore nelle loro comunità. Spesso lasciando dietro di sé per anni una scia di inquietanti interrogativi.

Il racconto suscita nell’ascoltatore un mix di sensazioni differenti, che vanno dallo sdegno, alla sorpresa, alla fascinazione perturbante tipica del racconto crime… persino, talvolta, una certa umana pietas nei confronti delle killer che, lungi dallo sminuire la gravità dei delitti, ispira una riflessione sulla complessità della natura umana.

Da Demoni Urbani a Lady Killer: il genere true crime

Il catalogo di Audible offre una varietà di contenuti audio, tra podcast audiolibri, che spaziano tra i generi più disparati: tra questi, il fortunatissimo true crime che, come dice il nome, prende spunto da casi reali di cronaca nera. 

Di questo genere a Gli Ascoltabili abbiamo fatto una sorta di bandiera, grazie al successo senza freni di Demoni Urbani, il podcast gratuito dedicato ai maggiori delitti italiani raccontati dalle città in cui si sono svolti. Potevamo quindi tirarci dietro di fronte all’opportunità di arricchire il catalogo Audible con un contenuto originale di questo tipo? Così è nato Lady Killer.

Giallo e thriller, si sa, sono un fiore all’occhiello della tradizione letteraria italiana. Non c’è forse da stupirsi, dunque, se anche al true crime – che pure è un entertainment trend che arriva da Stati Uniti e UK – si appassionano fasce di audience molto trasversali, sia in termini di età che di estrazione culturale.

Tra audio e video, negli ultimi anni sono sorte moltissime serie incentrate su veri delitti, che hanno riscosso da subito un gran successo di pubblico contribuendo all’esplosione del genere su diverse piattaforme.

Si è presto visto che la narrazione true crime non ripercorre semplicemente i fatti, ma si apre a varie interpretazioni, permettendo di volta in volta di portare alla luce problemi del sistema giuridico, o mostrare il rapporto tra il crimine e il contesto in cui si verifica, o ancora raccontare puntualmente non solo “chi” ha commesso il delitto, ma “come”.

Senza contare il senso di sicurezza che si prova nel ripercorrere passo per passo un caso magari già conosciuto: perché rinnovare la memoria di un fatto drammatico spesso significa comprenderlo maggiormente, e comprendere significa fare di tutto affinché non accada di nuovo. Dall’analisi del caso insomma, si ha l’impressione di avere il controllo sulla materia trattata.

Naturalmente, la fruizione del true crime ha anche un altro risvolto, che il formato podcast sviluppa anche meglio del video. L’ascoltatore, messo di fronte alla crudezza di eventi delittuosi verificatisi realmente, è portato a entrare in contatto con le parti più oscure della sua mente. Il mondo immersivo costruito dal podcast, infatti, lo spinge a immaginare ciò che sta ascoltando, dando così spazio a innumerevoli possibili visualizzazioni delle scene crime.

Lady Killer: un format originale, tra cronaca e fiction

L’ideazione del concept di Lady Killer è partita da una riflessione molto chiara: da sempre, parlando di serial killer, le cronache e la letteratura si sono concentrate per lo più su figure maschili. Non molti sanno invece che la storia offre anche numerose vicende di donne che si sono rese colpevoli di omicidi seriali, in alcuni casi capaci di competere con i più oscuri assassini uomini, in altri rivelando una vera e propria “via femminile” all’omicidio.

Ogni episodio di Lady Killer parte da un punto nodale della vita della protagonista, per poi allargarsi al racconto della sua storia, alle uccisioni, espresse con abbondanza di dettagli, in un dispiegarsi cronologico di tutti gli elementi che hanno formato il profilo della donna, fino all’epilogo. Un’immersione narrativa alla quale segue il percorso dell’emersione, ottenuto dal racconto di come la killer viene smascherata, con un’interpretazione finale che cerca la condivisione del pubblico attraverso il meccanismo dell’immedesimazione.

Il tono della voce narrante è diretto, secco, basato sui fatti. Narratore del podcast è Francesco Migliaccio, che i nostri ascoltatori già conoscono come la voce ufficiale di Demoni Urbani: un attore abile che, grazie alla sua voce profonda e inquietante, riesce a sottolineare il torbido delle storie raccontate in ogni puntata.

Il suo racconto è intervallato in ogni episodio alla voce di un’attrice che ci riporta il flusso di coscienza della killer, intervenendo come una sorta di entità onirica a commentare gli eventi della propria vita dopo che questa si è già conclusa.

Le killer sono state interpretate magistralmente da dieci attrici: Maria Ariis, Tamara Fagnocchi, Roberta Federici, Giusy Frallonardo, Viola Graziosi, Chiara Leoncini, Adele Pellegatta, Valeria Perdonò, Federica Toti e Anita Zagaria. Le musiche, volutamente oniriche e inquietanti, sono invece state composte ad hoc dal collettivo musicale Operà Music.

Vi è salita la curiosità? Ora non vi resta che adagiarvi sul divano, abbassare le luci di casa, indossare le cuffie e immergervi nelle più terrificanti storie “nere” al femminile dal Settecento a oggi. La notte di Halloween non è mai stata così reale!


La mia storia: torna il podcast che unisce memoria e intrattenimento

Piccoli uomini, grandi eventi… in podcast

I fan de Gli Ascoltabili se ne saranno accorti: è tornato La mia storia, il podcast su donne e uomini comuni al cospetto di grandi avvenimenti storici. 

Nata nel 2018 da un’idea di Giacomo Zito, la serie è la quintessenza del modo di intendere e fare podcast del nostro gruppo creativo. Alla base, come sempre, c’è il potere della narrazione: in ogni episodio facciamo la conoscenza di un personaggio – fittizio ma verosimile – che si trova alle prese con una vicenda personale. Sullo sfondo nel frattempo si consuma un evento di portata ben più grande, destinato a passare alla storia.

Che si tratti di un fatto criminoso, di un evento sportivo o – come in uno dei nuovi episodi – di un chiacchieratissimo royal wedding, la cronaca si impone nelle vite dei protagonisti influenzando spesso le loro scelte o cambiando la loro prospettiva sulla realtà.

Tra verità, finzione, verosimile, questo podcast gratuito propone dunque un’antologia di racconti in cui ordinario e straordinario si mescolano, per offrire un punto di vista inedito e invitare a guardarci sempre attorno: perché in ogni istante può compiersi la storia

Ad arricchire la narrazione, un ricco sound design che tra effetti sonori e musiche suggestive non manca di includere frammenti di notiziari reali, aiutando l’ascoltatore a immergersi nei fatti conosciuti di un passato più o meno recente che ci riguarda tutti.

La nuova stagione, lo “spettro” di quel virus

Certe storie vanno fatte decantare per essere apprezzate a pieno. È così che, dopo essersi preso un “anno sabbatico”, il podcast narrativo La mia storia torna in grande stile: e lo fa in occasione di uno dei momenti più surreali e significativi del nostro tempo, questo famigerato 2020 che ha unito il mondo intero sotto la minaccia della pandemia da COVID-19.

Proprio il 2020 e il Coronavirus diventano il fil rouge che tiene insieme tutti gli episodi della nuova stagione, fornendo la chiave interpretativa di fatti che sono appena accaduti, eppure già si candidano a entrare nei libri di storia. 

Fatti come l’assassinio, avvenuto il 3 gennaio, del generale iraniano Soleimani, considerato l’uomo più potente del Medio Oriente: l’evento è visto attraverso gli occhi di una donna italiana che lavora a Tehran, nell’episodio che dà l’avvio alla nuova stagione del podcast. La donna, di nome Leila, a partire dalla morte del generale sarà costretta a confrontarsi con una vita divisa a metà, tra due paesi totalmente diversi.

O ancora, insieme ai personaggi immaginari di Johanne Alexandra Hill e di Ed Hoaks riviviamo rispettivamente il “polverone” sollevato dal Principe Harry e Meghan Markle in Regno Unito e lo scandalo sessuale legato al nome di Harvey Weinstein

Nella seconda stagione di La mia storia il tema della pandemia accompagna gli eventi, non quale fulcro narrativo – a eccezione di un paio di episodi – ma come contestualizzazione reale che rappresenta la “nuova norma” in un anno che appare diverso da tutti gli altri. Una scelta autoriale con cui sembrano iniziare a fare i conti anche il mondo del cinema e della televisione, con esempi di prodotti di intrattenimento dove i simboli del Coronavirus (isolamento, mascherine, distanze di sicurezza…) sono semplicemente incorporati nella narrazione

La Storia secondo Gli Ascoltabili

Il podcast La mia storia è nato dalla volontà di arricchire l’offerta di audio drama della piattaforma Gli Ascoltabili, che fin dalla sua nascita, forte dell’esperienza di successo di Destini Incrociati, ha fatto del felice connubio tra realtà e fiction un baluardo della propria sperimentazione nell’ambito della produzione di contenuti.

La Storia con la s maiuscola, però, non era ancora stata affrontata così da vicino dal nostro team. Eppure si tratta di un tema amatissimo dagli ascoltatori di podcast, fin dagli esordi del medium in Italia: basti pensare alla popolarità del podcast di Alessandro Barbero, un fenomeno che ha trasformato uno storico e divulgatore in una star del web capace di attirare anche le generazioni più giovani. O, ancora, al “lato B della storia” raccontato con arguzia e raffinatezza dagli amici di Bistory: un tuffo avvincente nei “fogli dimenticati” del passato, alla scoperta di personaggi entrati nella leggenda o, al contrario, caduti nell’oblio.

Noi de Gli Ascoltabili ci siamo approcciati al genere a modo nostro: vale a dire con l’intento di sfruttare la Storia come mezzo per narrare altre storie, più piccole, con la s minuscola, eppure capaci di risuonare nelle esperienze personali di ognuno. E anche di gettare nuova luce sui grandi eventi che fanno loro da sfondo.

Le voci dietro ai protagonisti

Un racconto pregno di significato merita uno storyteller all’altezza. E in La mia storia i narratori  eccellenti si moltiplicano per il numero degli episodi: sono attori, speaker e doppiatori d’esperienza, tra cui spiccano diversi nomi già noti a Gli Ascoltabili e ai nostri ascoltatori, e che rappresentano sempre una garanzia di qualità. Nomi di prestigio dai background variegati come Maria Ariis, Riccardo Buffonini, Alex Cendron, Chiara Leoncini, Valeria Perdonò, Dario Sansalone e molti altri. Tutti loro hanno messo ancora una volta le loro doti interpretative al servizio delle nostre storie, per dare vita a personaggi che certamente non sarebbero stati gli stessi senza l’apporto prezioso del loro talento.

Un compito non facile quello di questi professionisti della voce, costretti ad adeguare il proprio estro a un formato, quello del podcast audio, che richiede di trovare un punto di incontro tra la forza drammaturgica del teatro e la ricerca estetica, la sveltezza del ruolo di speaker pubblicitario. Altolà agli eccessi, che al solo udito intralciano la comprensione e sono pertanto mal sopportati dal pubblico. E guai anche a non scadere in una lettura “fredda”, che ugualmente rischia di porre una distanza tra narratore e ascoltatore. 

Il risultato perfetto emerge dalla capacità di spogliarsi delle proprie certezze di fronte al microfono, e calarsi nel personaggio senza temere di dare spazio a piccole sbavature e a un’autenticità che su altri palchi e in altri formati verrebbe scoraggiata. 

Curiosi di ascoltare l’esito di questa ricerca? La mia storia arriva con un nuovo episodio ogni venerdì sera, sul nostro sito e sulle principali piattaforme di podcast. E per non perdersi neanche un aggiornamento sui contenuti in uscita, seguite la serie anche sulla pagina Facebook a lei dedicata!


Podcast ASMR: i professionisti del relax da ascoltare dove vuoi

Cos’è l’ASMR?

Partiamo da qualche esempio.

“K… R…”, diceva la balia, e Septimus udiva il gorgogliare della kappa e dell’erre, vicino all’orecchio, melodioso, profondo come un accordo d’organo, ma con accento gutturale come d’una cicala, che gli solleticava deliziosamente la spina dorsale, mandandogli su su fino al cervello onde sonore che urtandosi s’infrangevano. Mirabile scoperta davvero – che la voce umana, in date condizioni atmosferiche (scientifici bisogna essere, innanzitutto), possa ridestare gli alberi alla vita”.

È “La signora Dalloway” di Virginia Woolf. In questo frammento Septimus Smith, reduce della Prima Guerra Mondiale e sconvolto dalla morte del suo migliore amico, Evans, pensa alla voce della sua balia, un sussurro all’orecchio che provoca una sensazione la cui piacevolezza non solo è vivida nella sua memoria, ma è in grado di ripresentarsi con il solo ricordo.

Trasferiamoci in un altro mondo, in un altro mezzo. Edward Mani di Forbice è triste, perché la sua faccia è tutta piena di tagli. Peggy non demorde, e decide di applicare sul viso del ragazzo una generosa quantità di make-up. Mentre Peggy comincia ad aprire barattoli, prendere creme, spalmarle sul viso pieno di tagli, la scena si concentra sui suoni: Peggy sussurra, sentiamo il tap tap delle mani della donna, il rumore del coperchio che si apre, il suono della spatola contro il fondotinta… 

Ancora: avete tutti in mente Il favoloso mondo di Amélie? C’è un famoso elenco dei piccoli piaceri della vita: il “tuffare la mano in un sacco di legumi, rompere la crosta delle crème brûlée con la punta del cucchiaino e far rimbalzare i sassi sul canale Saint Martin”. Vi sembra di sentire quei suoni, vero?

Un ultimo esempio, sicuramente tra i più suggestivi e famosi: conoscete il pittore Bob Ross?

Tra gli anni ’80 e gli anni ’90 ha creato e condotto un programma televisivo, The Joy of Painting, che si proponeva di insegnare l’arte della pittura ai propri spettatori.

Anche qui, la formazione dei colori, la stesura della pittura sulla tela, i movimenti delle mani di Ross associati al suo tono di voce calmo e pacato permetteva di perdersi tra quei suoni, e provare una immediata sensazione di relax.


Ecco, questo è l’ASMR.

Autonomous Sensory Meridian Response, ovvero il brain orgasm che fa impazzire il web

ASMR, acronimo di Autonomous Sensory Meridian Response e traducibile con “risposta autonoma del meridiano sensoriale”, è una sensazione di rilassamento, accompagnata spesso da un formicolio piacevole che raggiunge testa, collo e spalle, provocata da alcuni suoni fatti al microfono da artisti ASMR.

Gli ASMRtist pubblicano video su diverse piattaforme, aprono canali YouTube, producono podcast con frequenza. I suoni in grado di far sussultare l’ascoltatore sono tantissimi, l’unico limite è quello della propria immaginazione: fruscii, carezze, sussurri, movimenti di mani, schiocchi di lingua.

Esistono video pensati per facilitare l’addormentamento, altri per la concentrazione. Molte sono le challenge tra artisti, nei quali si chiede di utilizzare, ad esempio, un “trigger” particolare (ovvero un suono specifico), oppure un microfono specifico, ma anche l’utilizzo di oggetti di uno stesso materiale o di uno stesso colore.

Si possono fare trigger su qualsiasi superficie, e con qualsiasi strumento: le dita sul legno, il sussurro sul microfono, un pennello da cipria sulla pelle… c’è solo da sperimentare.

Se, però, siete particolarmente sensibili ai suoni e rumori, soffrite di misofonia, o semplicemente l’idea di sentire qualcuno che sussurra fa venire l’orticaria, ecco, passate al prossimo articolo. 

I “trigger” più amati

Possiamo distinguere i trigger a seconda di come sono prodotti, su quale materiale, e utilizzando quale strumento.

Suoni che coinvolgono la voce 

Il whispering, il soft spoken e l’inaudible sono i più utilizzati. 

Il whispering è il classico sussurro, fatto vicino al microfono, mantenendo un tono di voce costante e molto basso. Il soft spoken è simile, ma prevede un leggero innalzamento di tono rispetto al whispering.

Interessante è l’inaudible: l’asmrtist pronuncia al microfono parole di cui però non si capisce il significato: l’idea è quella di concentrarsi sui suoni, così da garantire un immediato relax.

I mouth sounds

La categoria dei mouth sounds contiene tutti quei trigger prodotti utilizzando i movimenti della bocca in generale.

Abbiamo il tongue clicking, che consiste nello schiocco veloce o lento della lingua, o l’eating, uno de trigger più amati dagli asmrtist e dai loro seguaci: l’artista, semplicemente, mangia vicino al microfono alimenti di consistenze diverse, amplificando i suoni della masticazione. 

Gli asmrtist sono soliti scegliere alcune parole che, per essere pronunciate, richiedono particolari movimenti della bocca e della lingua, e di ripeterle in continuazione al microfono: parliamo in questo caso di keywords.

Tapping, hand movements, brushing, scratching

I trigger più comuni e più amati e comuni sono senza dubbio il tapping, il brushing, lo scratching e il brushing.

Sono i primi trigger proposti dai vari artisti: il tapping è il semplice tocco delle dita su superfici diverse, tocco che può essere rafforzato se l’asmrtist ha le unghie lunghe; il brushing è il trigger che si crea quando si passa sul microfono un pennello: le setole provocheranno un fruscio più o meno forte, a seconda del volume del microfono e dello strumento utilizzato.


Lo scratching è il suono provocato dalle unghie che “grattano” su diverse superfici, microfono compreso.

I migliori ASMRtist da seguire

Gli asmrtist sono tantissimi e postano video per tutti i gusti. C’è solo da scegliere quali preferire.

In Italia, Chiara ASMR, con i suoi 600 mila iscritti e 130 milioni di visualizzazioni, è una delle più famose. Ventiseienne reggiana, i suoi video sono per la maggior parte in italiano, ma si cimenta anche in video in inglese e spagnolo. Da poco è uscito il suo primo libro dedicato all’ASMR, il potere di un sussurro (Mondadori).

Gibi ASMR è una delle asmrtist più famose a livello globale. Oltre ai video trigger, propone sul suo canale giochi di ruolo e video cosplay con personaggi molto originali. 

Non sorprende quindi che il suo canale abbia raccolto oltre 2,35 milioni di iscritti.

Avendo appena raggiunto un milione di iscritti, ASMR Glow è diventata una forza dal tono pacato da non sottovalutare. Oltre che essere una delle migliori artiste ASMR, è anche un’esperta di makeup e vlogger, che a volte rinuncia a tutorial ispirati alle celebrità.

Il mondo ASMR non è tutto al femminile. Tra i tanti – e talentosi – artisti, c’è ASMR Zeitgeist. Oltre oltre 11 milioni di visualizzazioni e tonnellate di feedback positivi, ASMR Zeitgeist è uno sperimentatore. Crea suoni con gli strumenti più impensabili, usa microfoni e strumentazioni tecniche all’avanguardia, e propone nuovi trend che gli altri artisti, spesso, fanno propri.

Insomma, prendete le cuffie e godetevi qualche minuto di relax. Scommettiamo che non potrete più farne a meno?


Le tecnologie per l’ascolto dei podcast e della radio: come cambiano le abitudini

È nato prima l’uovo o lo streaming audio? Il dilemma del podcast che non poteva vivere senza lo smartphone

Le tecnologie per ascoltare musica, podcast, radio sono importanti quanto gli stessi musica, podcast, radio. Non solo perché gli strumenti influenzano in maniera decisiva le nostre abitudini di ascolto, ma anche perché influenzano la qualità stessa dell’ascolto. Secondo voi, le nostre modalità di consumo audio sarebbero le stesse senza le AirPods o il bluetooth in macchina? Oppure senza lo streaming di Spotify, Apple Music, Tidal, Idagio? E, ancora, non potrebbero esistere i podcast di oggi senza internet sullo smartphone. E così i video-podcast senza YouTube. E che dire del modo in cui scopriamo nuova musica? La pagina Esplora di Spotify non è certo solo una suppellettile…

Anche gli angeli ascoltano Beethoven, ma vogliono la stereofonia

Ma non è solo un discorso legato all’attualità. Anche se volessimo fare una storia della musica, non potremmo prescindere dalle tecnologie di diffusione audio. E non pensate solo all’invenzione del giradischi (e quindi dei dischi) o all’invenzione della radio: tecnologie che hanno stravolto sia il consumo della musica che quello della stessa composizione. Pensate anche all’evoluzione della qualità audio. Credete che sarebbe lo stesso ascoltare, che so, la Nona di Beethoven diretta da Karajan o Dark Side of the Moon dei Pink Floyd senza l’invenzione della stereofonia? Vi immaginate il coro e il tema dell’Inno alla gioia o il rumore delle monete e il basso di Money su un altoparlante monofonico?

L’uomo non è solo corpo è anima: è anche cultura e tecnologia

La storia dell’uomo non è solo fatta di grandi caratteristiche universali (la capacità di percepire i suoni come musica, e quindi di crearne; oppure di sentirsi parte di un tutto infinito e indefinibile); no, la storia dell’uomo è fatta anche di cambiamenti cognitivi dovuti alla cultura e alla tecnologia. Va bene, è vero: sembra un ovvietà. Ma quante volte sentiamo parlare dei bei tempi andati come se noi e le nostre vite fossimo indipendenti da questi cambiamenti? Come se, presi e catapultati, che so, negli anni ’60, saremmo sempre gli stessi noi? Purtroppo non è così. Solo una macchina del tempo può prenderci e portarci nel passato così come siamo.

Covid-19 e consumi audio: un mondo in evoluzione

Prendiamo un esempio concreto e recente: la pandemia da Covid-19. Sono bastati alcuni mesi di lockdown per stravolgere alcune abitudini e accelerare alcuni processi già in corso. Pensate all’ascolto della radio. In quel periodo, molte persone, per ovvie ragioni, hanno smesso di utilizzare l’automobile. Qual è stata una delle principali conseguenze di ciò (a parte la riduzione delle emissioni di CO2, ça va sans dire)? Esatto: le stesse persone hanno ridotto notevolmente l’ascolto della radio. In più hanno cominciato ad ascoltarla in streaming su cellulari, pc e smart tv. Per inciso, proprio quest’anno, si è deciso di passare definitivamente alla Radio Digitale DAB.

Pensiamo anche ai podcast. La pandemia ha fatto crescere in maniera esponenziale ascoltatori e ascolti, facendo passare questi oggetti sonori da prodotti di nicchia a prodotti di massa. Anche oggi che non siamo più in quarantena (almeno per ora), il numero degli ascoltatori di podcast è notevolmente più alto e sono mutati anche i luoghi e le abitudini di ascolto. Per esempio, la macchina è sempre più un posto dove si ascoltano podcast, oltre che la radio; in particolare podcast di notizie e approfondimento, ma anche narrativi. Non solo: anche i format e le aziende come la nostra che se ne occupano stanno aumentando. Certo, noi siamo stati dei pionieri. Ma questa è un’altra storia.

Smartphone, smartphone delle mie brame, chi è il più hi-fi del reame?

Insomma, lo abbiamo capito: lo strumento principe dell’ascolto è ormai lo smartphone. Ad affiancarlo ci sono computer, smart speaker e assistenti vocali, smart tv. Non vi sembra che manchi qualcuno? Esatto, manca l’impianto hi-fi, o la radio o come diavolo vogliamo chiamarlo. Qualcuno potrebbe pensare che questo abbia comportato un abbassamento della qualità di ascolto. No, non è così. O, almeno, non lo è più. Lo streaming audio negli ultimi tempi offre sempre più soluzioni per l’ascolto in alta qualità del suono (anche più del compact-disc). Uno dei pionieri è stato Idagio, la nota app per gli amanti della musica classica (sempre molto esigenti in materia di qualità del suono) che permette un ascolto in qualità FLAC. Per chi ama altri generi, invece, sono arrivati poi Tidal e Amazon Music HD.

Anche per quanto riguarda i podcast, la qualità ormai non si trova solo nelle registrazioni dei programmi radio da ascoltare in differita. Anche i podcast che nascono già come podcast ormai sono in alta qualità. È finito il tempo delle registrazioni casalinghe sceneggiate da amatori improvvisati e curate da speaker da un tanto al kilo. Ormai tantissimi podcast, anche in Italia, sono prodotti da aziende come Cast Edutainment (titolare della nostra piattaforma GliAscoltabili) che fanno della qualità il loro marchio e che si servono di professionisti di alto livello.

Tremate tremate, i vinili son tornati

La rivoluzione ascoltabile di cui parlavamo qualche tempo fa, quindi, non è soltanto figlia di qualche geniale pioniere che ha introdotto nuovi oggetti da ascoltare. È anche, e forse di più, il frutto del cambiamento tecnologico. Certo, oggi assistiamo sempre più ad alcuni atteggiamenti dall’apparenza luddista. Pensate ai collezionisti di vinili e ai nostalgici del cd. Affermano di avere bisogno dell’oggetto per poter davvero gustare il suono e scegliere adeguatamente la musica. Ma, in genere, si tratta di persone che affiancano queste abitudini a quella dello streaming. Più spesso, di persone che danno molta importanza all’aspetto storico della musica. Che quindi vogliono conoscerla per come è stata e come si è diffusa (in fondo l’album musicale esiste perché esiste il disco). È anche comprensibile, poi, sotto certi aspetti un eventuale attaccamento alla tradizione: aprire un’app di musica e podcast e trovarvi dentro decine e decine di milioni di brani e “oggetti audio” tra cui scegliere spesso lascia spaesati. Ma, anche qui, si tratta solo di adeguare i nostri strumenti cognitivi. Il futuro sembra sempre più andare nella direzione in cui nel nostro smartphone troviamo tutto quello che ci serve e tutto in alta qualità. Bisogna solo cambiare prospettiva.


Podcast e audiolibri non sono la stessa cosa

Podcast e audiolibri: conoscerne le caratteristiche per comprenderne la fruizione

Podcast e audiolibri sono sempre più ascoltati dal pubblico italiano – e non solo. Anche se si tratta di due prodotti diversi, pensati per un pubblico più o meno specifico e con differenti metodi di fruizione, può capitare di non saperli riconoscere.

Vale la pena spendere qualche parola sulle loro caratteristiche principali, per comprenderne le differenze e capire quale prodotto sia meglio scegliere in base al proprio tempo, al proprio “mood” e, perché no, al proprio budget.

Senza perdere tempo in tecnicismi che, spesso, lasciano perplessi, un podcast è un file audio ottimizzato per poter essere ascoltato su diversi device elettronici, a partire dagli smartphone. Il nome stesso deriva dal fatto che i primi strumenti per il loro ascolto erano, appunto, i cari e vecchi iPod.

Pensati per l’ascolto seriale, di durata variabile i podcast si possono ascoltare online, su diverse piattaforme, e offline, scaricando le singole puntate.

Diritto, musica, arte, letteratura; ma anche gossip, cucina, true crime: qualsiasi sia l’argomento di interesse, è facile trovare il podcast più adatto alle proprie necessità.

Di per sé, il concetto di audiolibro ha radici ben più profonde rispetto alla sua creazione fisica. L’ascolto, infatti, è per antonomasia la metodologia più efficace di apprendimento e di trasmissione delle storie. Pensiamo ai cantori greci, che tramandavano le gesta degli eroi più gloriosi raccontando ad alta voce al loro pubblico, che spesso ripeteva – e naturalmente modificava – ciò che avevano sentito.

Allo stesso modo, seppur in una forma puntuale e precisa, funziona l’audiolibro.

Un audiolibro – lo dice la parola stessa – è la registrazione audio di un libro: può essere letto da un professionista, come un attore o uno speaker, o dall’autore o autrice del libro in questione. Come i podcast, possono prevedere più voci, oppure essere letti da un’unica persona; possono avere intermezzi musicali, o effetti sonori in linea con la narrazione; possono avere elementi paratestuali che ne aumentano la drammatizzazione, come ad esempio il rumore di uno sparo o l’incedere di passi furtivi.

L’esperienza della lettura si va così ad amplificare, permettendo di “entrare” profondamente nelle parole che si stanno ascoltando.

Podcast e audiolibri hanno, spesso, differente durata

Andiamo a fondo della distinzione. Un’importantissima differenza tra l’ascolto di podcast e l’ascolto di audiolibri riguarda la loro durata. Un audiolibro può richiedere diverse ore di ascolto prima di essere terminato, legato com’è al libro da cui è tratto. Ascoltarne uno dall’inizio alla fine è cosa alquanto complicata: la divisione in capitoli certo può aiutare, ma si rischia di non ricordarsi precisamente i diversi passaggi che sono stati precedentemente ascoltati. Dopotutto, nemmeno leggere un libro senza pause è facilmente fattibile.

In questo senso, i podcast ci vengono in aiuto. Grazie alla loro natura seriale e episodica, in contrapposizione con il fatto che l’audiolibro sia rilasciato come un prodotto singolo, i podcast possono essere più facilmente frazionati e pertanto ascoltati ovunque, in qualsiasi momento.

I dati parlano chiaro: negli Stati Uniti circa il 70% della popolazione ha familiarità con i podcast; più della metà – il 51% – dichiara di averne ascoltato almeno uno nel corso della vita. Ben il 32% degli americani, inoltre, ascolta almeno un podcast al mese, mentre il 22% dichiara di ascoltarne almeno uno a settimana.

Per quanto riguarda l’occasione d’utilizzo, il 49% degli ascolti di podcast avviene in casa, il 22% dei fruitori preferiscono invece ascoltare podcast durante gli spostamenti, sia in macchina, mentre guidano, sia sui mezzi pubblici. Un ulteriore spaccato di popolazione preferisce ascoltare i podcast nel tempo libero, durante l’attività fisica in palestra o durante una camminata in giro per la città.

Una profonda differenza tra podcast e audiolibri consiste nella disponibilità di titoli presenti

In generale, accedere ai podcast è estremamente facile: è sufficiente cercare in rete il proprio titolo preferito, magari partendo da quelli incisi dallo speaker del cuore, oppure scaricare una delle numerosissime app per smartphone, nelle quali cercare con facilità.

Secondo gli ultimi dati statistici, raccolti dalla Edison Research Infinite Dial a marzo 2020, attualmente esistono oltre un milione di podcast e oltre trenta milioni di episodi, in più di cento lingue. I numeri salgono di giorno in giorno.

Così è anche per tutti i podcast de Gli Ascoltabili, disponibili su Spreaker, Spotify, Apple Podcasts e tutte le principali piattaforme.

Diverso è il caso degli audiolibri: essendo protetti da diritti d’autore e, sottoposti alla gestione dei diritti digitali (DRM), i singoli audiolibri sono strettamente collegati alla piattaforma di fruizione o di acquisto. Ciò significa che un libro acquistato su una data piattaforma potrà essere ascoltato esclusivamente da lì, e non potrà essere esportato in un’altra applicazione, né tantomeno essere condiviso.

A livello puramente numerico, invece, la differenza si fa sentire: abbiamo già indicato che esistono, a oggi, circa un milione di podcast. Per quanto riguarda gli audiolibri, invece, i numeri si abbassano notevolmente. Se Audible, per esempio, ha un catalogo di circa 60000 titoli, “solo” 14000 sono in italiano. Su Storytel la situazione non è diversa: dei 10000 titoli disponibili, poco più di 3000 sono in italiano.

Quanto “costa” ascoltare podcast e audiolibri?

Chi vuole avvicinarsi all’ascolto di un audiolibro può, oggi, percorrere diverse strade. Da un lato gli audiolibri, come qualsiasi altro prodotto, possono essere comprati: facilmente reperibili sui principali store online e nelle librerie, hanno spesso un costo cospicuo, tendenzialmente in linea con il prezzo di copertina del volume in edizione trade.

L’alternativa più comune – e più utilizzata – si basa sull’utilizzo di piattaforme di abbonamento, come le già citate Audible o Storytel, che permettono l’ascolto illimitato dei numerosissimi audiolibri in catalogo per una cifra mensile che si aggira intorno ai 10 euro. L’iscrizione prevede un periodo variabile di prova gratuita, dopodiché si può scegliere il tipo di abbonamento preferito.

I podcast, invece, sono prevalentemente gratuiti. Non mancano naturalmente le eccezioni, nello specifico i podcast prodotti da piattaforme fruibili tramite abbonamento: un esempio? La serie Agatha Christie scomparsa, realizzata da Gli Ascoltabili in collaborazione con Audible.

Al di là di questo tipo di produzioni, la natura gratuita del podcast spinge sempre più i podcaster a cercare forme alternative di guadagno, come sponsorizzazioni o crowdfunding, in grado di sostenere la “macchina” produttiva.

In particolare, il crowdfunding prevede di chiedere agli ascoltatori una piccola donazione (ma comunque facoltativa) in cambio dell’invio di episodi extra o altri bonus particolari. A Gli Ascoltabili lo abbiamo fatto con una delle nostre serie di punta, Demoni Urbani.

E voi, siete più persone da podcast o da audiolibri? Intanto, Qui si possono trovare i nostri consigli su alcuni podcast da non perdere!


I migliori podcast esteri del 2020

Quali sono i migliori podcast esteri del 2020

Un 2020 “fortunato” per i podcast di tutto il mondo

Sembrerebbe impossibile cercare i migliori podcast esteri del 2020 in tempi di Covid-19. Ci aspetteremmo un anno durante il quale ascoltare – e magari scoprire – i migliori podcast del 2019 (Gli Ascoltabili, in questo senso, potrebbero rivelare numerose sorprese) oppure guardare ancora più indietro. Ma le cose non stanno così. Anzi, in tempi di lockdown, il mondo del podcasting sembrerebbe, in un certo senso, davvero fortunato. E no, non ci riferiamo solo agli ascoltatori che, costretti a casa, si mettono alla ricerca di nuovi formati e nuovi contenuti. No, parliamo proprio della creazione di nuovi podcast. Questo 2020 si sta rivelando sorprendente. E Gli Ascoltabili, ancora una volta, sono stati in prima linea.

Certo, non è agevole registrare un podcast da casa. Molti conduttori hanno magari dovuto cambiare la disposizione dei mobili e costruire fortini di cuscini nella speranza di avvicinarsi all’acustica degli studi a cui non possono più accedere. Ma – in fin dei conti – non è impossibile. Se pensate che le produzioni televisive e cinematografiche si sono dovute interrompere… Ogni settimana, invece, compaiono nuovi podcast per soddisfare le esigenze particolari di questo momento. Il formato è agile e i suoi autori creativi. È un sollievo.

Oltretutto abbiamo anche qualche serie podcast innovativa e interessante. Molti si sono concentrati, come è naturale aspettarsi, sulle notizie e sugli aggiornamenti quotidiani a proposito della pandemia di coronavirus; altri, invece, hanno creato spettacoli appositamente progettati per distrarci e confortarci. Questo elenco cerca di proporre tutto il meglio spaziando tra le più disparate categorie. Qualche nutriente mix di commedia, conversazione e fiction, qualcuno di divulgazione e approfondimento culturale, altri di narrazione. Alcuni più specifici per la quarantena – come consigli di cucina, storie per bambini e consigli su come gestire i problemi di salute mentale in isolamento. Altri semplicemente permettono agli ascoltatori di scappare – verso un’altra era, altri problemi, un mondo immaginario. Se resistere è difficile, questi podcast lo rendono un po’ più facile.

Qui di seguito, segnaliamo alcuni tra i più interessanti podcast usciti tra la fine del 2019 e questi mesi del 2020. Una selezione, per forza di cose, parziale e incompleta ma che vedrà ulteriori aggiornamenti nei prossimi articoli. Restate sintonizzati.

Dead Eyes

Connor Ratliff è un comico statunitense con una brutta storia alle spalle: quasi venti anni fa stava per partecipare con una piccola parte nella serie Band of Brothers – Fratelli al fronte prodotta da Tom Hanks, quando fu rifiutato dallo stesso Hanks a causa dei suoi occhi spenti. No, non la prese bene. Al punto che porta rancore ancora oggi. Ma sa riderci su, al punto da essere riuscito a trasformarlo in un confessionale comico via podcast: Dead Eyes, appunto. Lo spettacolo prende vita durante le discussioni di Ratliff con i suoi famosi amici, tra cui Jon Hamm e D’arcy Carden. In una conversazione casuale, le celebrità condividono le proprie esperienze di rifiuto: un’occasione per dare uno sguardo su quel mondo crudele e bizzarro che è Hollywood.

Rabbit Hole

L’editorialista del New York Times Kevin Roose ha raccontato il lungo viaggio di un giovane nella tana del coniglio di Internet: dal liberalismo all’alt-right e viceversa, nel suo articolo del 2019 The Making of a YouTube Radical. Roose si proponeva di dimostrare che l’algoritmo di YouTube, progettato per far sì che la gente guardasse, ha portato alla radicalizzazione politica di giovani disillusi o persi che sono stati risucchiati in mondi virtuali tossici sulla piattaforma. Roose sta ora trasformando quella storia in un podcast più lungo – Rabbit Hole, appunto – su come Internet ha trasformato la nostra cultura e politica raccomandando video, post sui social media e risultati di ricerca che ci spingono in diverse direzioni ideologiche e poi continuano ad alimentarci con lo stesso tipo di materiale tossico. Nonostante i buchi oscuri che Roose rivela, non è un pessimista: dopo tutto, Internet è diventato un luogo un po’ più accogliente negli ultimi mesi, poiché amici e familiari si connettono alle chiamate Zoom, attraverso giochi online e sui social media. Roose comunque si propone di dimostrare che le aziende tecnologiche possono rendere Internet più utile e meno ostile e che dovrebbero davvero investire in quel futuro.

Wind of Change

Il giornalista del New Yorker Patrick Radden Keefe è ossessionato da una voce che ha sentito anni fa secondo cui la CIA ha di fatto scritto Wind of Change la famosa ballata degli Scorpions del 1990 come un modo per propagandare la democrazia in Germania, dove la canzone è stata pubblicata per la prima volta. Anche se non ha mai raggiunto il primo posto negli Stati Uniti, la canzone è arrivata in cima alle classifiche di tutta Europa nell’anno successivo alla caduta del muro di Berlino. Keefe si propone di dimostrare la sua teoria in un podcast tortuoso ma avvincente – Wind of Change – che ricostruisce la lunga storia del governo degli Stati Uniti nell’uso della cultura pop americana come copertura per i suoi affari segreti. Gli episodi si trasformano in racconti su come il governo abbia sfruttato Howard Hughes, Nina Simone e un’intera troupe cinematografica falsa per eseguire le sue missioni. Anche se questi possono sembrare diversivi rispetto all’intento principale della serie, la gioia di questo podcast si perde nel mistero.

Talking Politics: History of Ideas

History of Ideas è uno spin-off del podcast principale di David Runciman Talking Politics. In ciascuno dei suoi dodici episodi, si approfondisce qualcuno dei più importanti filosofi che hanno costruito il pensiero politico e sociale moderno. Il Leviatano di Thomas Hobbes (1650), scritto durante la guerra civile inglese, segna l’inizio del viaggio di Runciman attraverso i secoli. Gli argomenti di discussione si spostano dal patriarcato al mercato, dalla politica sessuale alla non-violenza, dal colonialismo alla libertà. Finisce subito dopo la caduta del muro di Berlino, con The End of History and the Last Man (1992) del filosofo americano Fukuyama.

Beatles City

Quest’anno cade il cinquantesimo anniversario dallo scioglimento dei Beatles. Beatles City, però, racconta la storia della band che ha scosso il mondo dal luogo in cui tutto è iniziato: Liverpool. Un viaggio lungo le strade rivestite di arenaria del Woolton d’infanzia di John Lennon, nel soggiorno di Kensington trasformato in studio di registrazione dove i Quarrymen hanno inciso il loro primo disco e giù per i ripidi gradini nella discoteca-cantina del Cavern. Prodotto dalla Liverpool Echo, questo podcast è condotto da Ellen Kirwin e Laura Davis.


Podcast per bambini? Sì, grazie!

Infanzia e podcast: un trend in crescita

Infanzia e podcast: un trend in crescita

Il mondo dei podcast e più in generale dei contenuti audio si sta aprendo sempre più al pubblico infantile. Di questo si parla già da qualche anno: le principali fiere di libri segnalano un trend in crescita nel consumo di audiolibri per bambini e i produttori di podcast hanno integrato i propri cataloghi con contenuti originali dedicati ai più piccoli

In fondo, non c’è da stupirsi: con l’affermarsi della domotica, gli assistenti vocali sono una presenza sempre più diffusa nelle case, che ha favorito l’emergere di numerose applicazioni per l’ascolto e la riscoperta dei contenuti audio

Guardando al contesto familiare, a questo fenomeno se ne accosta un altro: quello di genitori dall’agenda sempre più fitta, che ricorrono alla tecnologia per farsi aiutare nella gestione quotidiana dei figli. Si è iniziato con le favole della buona notte: pare che in moltissimi le facciano raccontare da assistenti vocali come Alexa, Google Assistant o Siri. Un fenomeno che ha già fatto gridare allo scandalo psicologi, sociologi, giornalisti, preoccupati che si perda il valore della lettura condivisa, di quel particolare “tempo di qualità” speso dai genitori coi propri figli. Eppure, se ci pensiamo, non si tratta di una novità assoluta: per fare solo un esempio, le famose Fiabe sonore della Fabbri hanno visto la luce nel 1966! 

Si potrebbe inoltre obiettare che non necessariamente l’inserimento dell’assistente vocale nella routine di famiglia esclude la partecipazione attiva dei genitori al momento di gioco. Questo risulta ancora più evidente se si sposta il focus dagli audiolibri ai podcast: ovvero a formati che non propongono semplicemente la lettura di un libro, bensì un contenuto in serie più strutturato, che può prevedere una narrazione, ma anche un talk, un quiz, o una modalità di intrattenimento interattiva che cambia di episodio in episodio. Il tutto naturalmente a misura di bambino.

Podcast per bambini in Italia

Quali sono quindi i modelli attuali a cui guardare nella nuova frontiera di intrattenimento audio per l’infanzia?

Se si guarda all’Italia, il mondo dei podcast per bambini è ancora in fase embrionale. D’altra parte, il podcasting in generale da noi si è diffuso più tardi che altrove, e solo ora sta vivendo un momento di “esplosione”. Per quanto riguarda i prodotti per l’infanzia, è ancora grande l’influenza degli audiolibri e delle modalità di intrattenimento tradizionali. È così che la maggior parte dei – pochi – podcast italiani per bambini esistenti al momento è incentrato sulla lettura/interpretazione di fiabe: da quelle tradizionali, come nella serie di RadioCivitainBlu dal titolo Nonno, raccontami una favola, ad altre più moderne o inedite, con podcast quali Storie senza paura e Le storie fantastiche del Signor Rockteller.

Al mondo delle fiabe è dedicata anche Piccolaradio, la web radio di Radio3 per bambini.

Senza nulla togliere alla qualità dei prodotti esistenti, sembra dunque che in Italia ci sia ancora ampio spazio di sperimentazione per questo segmento di mercato dei podcast. E si tratta di un segmento rilevante, se si pensa che il settore kids (tra giocattoli, abbigliamento, design e, non ultimo, intrattenimento) si attesta tuttora come uno dei più fruttuosi. 

Una bella sfida per chi, come Gli Ascoltabili, è sempre alla ricerca di nuovi stimoli nella realizzazione di podcast originali!

Podcast per bambini made in USA

Per trovare un panorama più variegato di podcast per under 12 bisogna guardare (neanche a dirlo) oltreoceano, là dove per primo si è diffuso il fenomeno dei podcast. È allora che si scopre che il target kids è capace di stimolare la creatività degli autori di podcast come nessun altro, dando vita a serie originali di altissimo livello. 

È il caso ad esempio di The unexplainable disappearance of Mars Patel, podcast pluripremiato di genere crime interpretato da bambini e pensato per un pubblico dagli 8 ai 12 anni. La serie è prodotta da Gen-Z Media, podcast network per famiglie, ed è arrivata già alla sua terza stagione.

Sempre di Gen-Z Media in collaborazione con PRX è The Big Fib, game show che in ogni episodio vede un bambino intervistare due adulti su un particolare argomento. Solo uno dei due adulti però è un vero esperto della materia, l’altro è un bugiardo. Il bambino dovrà dunque saper porre le giuste domande e valutare le risposte per smascherare il truffatore. Il podcast, che in precedenza si chiamava Pants on Fire, ha avuto talmente successo che ha dovuto cambiare nome perché Disney+ ne ha tratto uno show televisivo col titolo originario. 

A bambini più piccoli si rivolge invece un interessante podcast prodotto da Gimlet, ovvero Chompers. L’idea è semplice ma brillante: due minuti di contenuto, il tempo consigliato dai dentisti per lavarsi i denti. Quell’operazione spesso mal tollerata dai più piccoli. Mentre li guida a usare lo spazzolino, il podcast intrattiene i bambini con giochi, barzellette o racconti divertenti.

Si segnalano poi serie varie di approfondimento, come Wow in the World, primo podcast per bambini prodotto da NPR, o il fortunato Brains On!, di American Public Media, dedicato al mondo della scienza. Infine, le “news per bambini” proposte da Kidnuz.

Perché un podcast per i più giovani

Come si intuisce dagli esempi presentati, il podcast per bambini può facilmente diventare un divertimento per tutta la famiglia. Soprattutto considerando il fatto che la fruizione audio si adatta a diverse situazioni quotidiane, e anzi le arricchisce: i viaggi in macchina, le attività di routine noiose ma necessarie (per l’appunto, lavarsi i denti, ma anche vestirsi o fare il bagnetto), il momento di andare a letto. Il podcast di qualità dà inoltre l’opportunità al genitore di condividere l’ascolto con il figlio, allo stesso tempo dedicandosi ad altro.

I punti a favore dei podcast per l’infanzia non finiscono qui. Come già segnalavamo in precedenza, tanti se ne sono resi conto durante il lockdown: il podcast è un’ottima idea anche perché è un tipo di intrattenimento che non (necessariamente) coinvolge uno schermo. Intendiamoci: non c’è nulla di male nei contenuti video, ma è utile che la cosiddetta generazione Alpha – la classe 2010 e oltre, che nasce “con il tablet in mano” ed è abituata a ragionare in termini visivi – abbia la possibilità di esplorare forme di fruizione alternative. 

Non bisogna infatti sottovalutare il potenziale educativo del podcast. Ci sono alcune capacità e competenze che il formato audio e il podcast in particolare aiuta a sviluppare meglio del video: ad esempio la capacità di ascolto e comprensione di un contenuto, l’attenzione al dettaglio, la conoscenza del lessico, l’allenamento mnemonico. Il podcast spinge inoltre il bambino a vagare con l’immaginazione, stimolando dunque in lui la capacità di storytelling

Noi de Gli Ascoltabili da sempre seguiamo con interesse l’evoluzione del mondo podcast in Italia e all’estero. Naturalmente non ci facciamo sfuggire anche le considerazioni relative all’infanzia. Contiamo tra non molto di contribuire anche noi allo sviluppo di questa interessantissima fetta di mercato, che si dimostra ricca di potenziale e di spunti creativi. Stay tuned!


Podcast e media tradizionali: sta iniziando la rivoluzione ascoltabile?

A 15 anni dalla nascita dei podcast, giornalismo, nuovi media e media tradizionali ripensano il loro rapporto con i contenuti audio

A 15 anni dalla nascita dei podcast, giornalismo, nuovi media e media tradizionali ripensano il loro rapporto con i contenuti audio

Nell’ultimo numero della Lettura, l’inserto settimanale del Corriere della sera dedicato ai libri e alla cultura, un articolo riservato ai podcast dedica un’attenzione particolare al nostro Demoni urbani, segnalandolo come una delle più importanti serie gialle in podcast oggi esistenti in Italia. 

Ora, che un giornale si occupi di podcast e, addirittura, ne segnali un po’ da ascoltare ci sorprende solo in una certa misura. Che, però, lo faccia trattando di libri e di contenuti culturali nei formati tradizionali… Beh, questo ci sorprende un po’. Non a caso, a proposito dei podcast, il giornale parla di «fiction a puntate, corsi da ascoltare su smartphone, tablet e altri dispositivi connessi: un’idea in più per queste settimane estive.» 

Tutto ciò ci spinge a riflettere sul rapporto che i podcast hanno con i media tradizionali, il giornalismo e l’editoria.

Ma andiamo con ordine.

Podcasting e webcasting. Tra iPod, Rss, blog; le origini del formato 

Quando, nel febbraio 2004, il Guardian annunciava una audible revolution prossima allo scoppio, il termine podcast non era ancora diffuso. Anzi, in realtà non esisteva nemmeno. Esistevano gli Apple iPod, i file mp3, il sistema Rss, i weblogs (sì, si chiamavano ancora così) e i software “casalinghi” per l’editing audio. Ovviamente, esistevano anche le radio. E queste stavano ormai sbarcando sulla rete per offrire lo streaming gratuito dei propri contenuti. Il Guardian pensava a un grande ritorno delle radio amatoriali e si chiedeva come chiamare questo fenomeno: Audioblogging? Podcasting? GuerillaMedia? 

Ma non finiva qui. Registrare una puntata e diffonderla in rete allo stesso modo di un comunissimo file mp3 (ci ricordiamo tutti Napster e eMule; che nostalgia…) o di un articolo su un blog (ora possiamo chiamarlo così) poteva essere un gioco da ragazzi. Ecco fatto: nel settembre 2004, un tale Dannie Gregoire, in una discussione su Yahoo Groups (altro che nostalgia!), utilizzava la parola ‘podcasting’ (dalla visibile fusione di ‘iPod’ e ‘broadcasting’) per chiedere alcuni consigli riguardo al download e alla sincronizzazione di particolari contenuti audio, commentando tra parentesi «yes, I like making up new words». Nel 2005, Apple iTunes aveva già predisposto la diffusione di tale innovativo formato e ‘podcast’ sarebbe diventata la parola dell’anno secondo il dizionario statunitense New Oxford.

Ma i podcast in Italia restano ancora per lungo tempo una nicchia ignorata dai giornali e dall’editoria

Come si può immaginare, la rivoluzione audio era in là da venire. Per molto tempo ancora i media tradizionali e l’editoria, a parte qualche lodevole eccezione, si disinteressano del formato, specialmente in Italia. Qui, in particolare, quando i podcast cominciano a diffondersi intorno alla fine del decennio, sono concepiti più che altro come delle repliche on demand delle trasmissioni radio. I podcast di un certo rilievo realizzati a partire da contenuti originali e appositamente pensati cominciano a comparire solamente nella seconda metà degli anni ’10. Pensate che ancora a fine 2017, in un articolo sui podcast italiani, Wired definiva il formato come ‘una nicchia’ ed era costretto a iniziare spiegando cosa significasse il termine. «Non sentirete mai fare questa domanda negli Stati Uniti – scriveva –, dove i podcast sono ormai da anni una realtà affermata e rilevante sul mercato.» E citava come esempio, non a caso, Serial, il podcast di giornalismo investigativo che dal 2014 aveva già totalizzato, nel 2017, oltre 250 milioni di download e aveva dato il via al fenomeno delle serie true-crime, di cui il nostro Demoni urbani oggi rappresenta il massimo esempio in Italia. I podcast italiani segnalati dall’articolo sembravano più che altro degli esperimenti. Di questi, l’unico che oggi ha un certo rilievo è Da Costa a Costa, in cui il giornalista Francesco Costa, attraverso delle «chiacchiere da bar» (come le chiama lui), commenta l’attualità e la politica.

Sembra assurdo, vero? Sono passati solo tre anni eppure il mondo sembra essere cambiato. O, almeno, sembra essere cambiato il ruolo dei podcast nel mondo, e in Italia… Pensate che intanto, nel 2018, è nata la nostra piattaforma Gli Ascoltabili, legata a Cast Edutainment, e che questa è stabilmente diventata una della più note e seguite piattaforme di produzione podcast originali.

Il boom del podcasting in Italia prima e dopo il Covid-19 tra Spotify, Apple e Amazon

Cosa è successo intanto? Certamente c’è stata una pandemia da Covid-19 che ci ha costretti tutti a casa e che ha portato a una vertiginosa crescita degli ascoltatori di podcast (in Italia, il 30% nei primi quattro mesi del 2020), oltre che a un sostanziale aumento dell’offerta in tale formato. Ma non solo. Amazon nel maggio 2016 decide di lanciare anche in Italia Audible, azienda di produzione audiolibri che nel 2008 era già stata rilevata dal crescente colosso dell’e-commerce. All’epoca, la piattaforma offriva quasi esclusivamente audiolibri, affiancando la già nota offerta di ebook Kindle per cui Amazon era nota. Col tempo, però, cominciano a prendere sempre più piede e ad avere più successo proprio i podcast, in particolare quelli di fiction e di storie narrate come se fossero fiction. Uno dei prodotti più noti e apprezzati che la piattaforma propone è la nostra serie dedicata ad Agatha Christie.

Cominciano, inoltre, ad avere un successo sorprendente anche i podcast di divulgazione culturale. Ne segnaliamo due, in particolare. Quelli che hanno come speaker narratore Alessandro Barbero, le cui conferenze, trasformate in podcast, avevano già cominciato a spopolare su Spotify e Apple Podcast, e che Audible ha sapientemente ingaggiato per realizzare podcast di divulgazione molto efficaci. Poi quelli di Alberto Angela, del quale non si limita a realizzare gli audiolibri dei suoi successi editoriali, ma lo ingaggia per realizzare, con la sua voce, dei podcast a tema culturale.

E giornalismo, nuovi media, editoria, radio?

Insomma – lo si può vedere – il mondo editoriale italiano, come sempre più spesso accade, arriva in ritardo anche all’appuntamento con i podcast. Persino la radio, con cui il podcasting dovrebbe forse avere una certa affinità, sembra venirne travolta. Pensate al podcast La zanzara. Nato dalla nota trasmissione di Giuseppe Cruciani e David Parenzo, questo programma radio oggi è, appunto, più noto come podcast che come trasmissione. In ogni caso si tratta sempre di quello che si diceva prima: non un podcast appositamente pensato, ma una replica on demand del programma. Tuttavia – va segnalato –, alcune radio sono riuscite a utilizzare tale formato in maniera sapiente per allargare sempre più il loro pubblico di riferimento. Radio 3 ha persino (ri)proposto vecchie letture e vecchi radiodrammi degli anni ’50, ’60, ’70 come contenuti di fiction podcast da ascoltare quando si vuole.

Per concludere, la rivoluzione audio che il Guardian annunciava nel 2004, in Italia sta scoppiando ora, probabilmente grazie anche all’azione catalizzatrice del Covid e all’ormai radicale diffusione delle piattaforme streaming, oltre che alla nascita di aziende, come Cast Edutainment che produce Gli Ascoltabili, le quali hanno deciso di investire nel podcasting come elemento di edutainment e di corporate communication. L’editoria tradizionale, il giornalismo, la televisione e la radio si stanno, invece, accodando al fenomeno cercando di ritagliarsi una loro parte che però sembra avere sempre meno peso.


I video podcast: un paradosso o una realtà?

Cosa sono i videopodcast?

Che gli ascoltatori abituali di podcast siano in costante aumento, non solo negli USA ma anche in Europa e in Italia, ce lo dimostrano molti dati. Proprio nell’epoca in cui si pensava che il video avrebbe trionfato, i fruitori di contenuti puramente audio crescono costantemente. Perché, allora, soprattutto negli Stati Uniti, diversi tra i più popolari podcast vengono pubblicati su YouTube corredati da contenuti video? Non solo: sulle piattaforme podcast – Apple, in particolare – i videopodcast si fanno più numerosi: CNN 10, per esempio, che, quotidianamente, riassume in dieci minuti le notizie più importanti del giorno; oppure il seguitissimo TED, che non si limita, come si potrebbe credere, a trasformare in podcast le sue già note conferenze, ma crea dei contenuti nuovi appositamente concepiti. Resta YouTube, però, il luogo in cui questo formato si trova in abbondanza. Perché? Qual è, allora, la differenza tra un podcast e un comunissimo video in streaming?

I videopodcast, quel qualcosa in più.

Andiamo con ordine. Un video podcast, come si può intuire, non fa altro che aggiungere, all’elemento audio, l’elemento video. Provate a guardare, per esempio, il nostro @Home – Tecniche di sopravvivenza, il video podcast nato per superare bene la quarantena. L’elemento video, si diceva, può essere di vario tipo e diversa complessità: semplici immagini o filmati di accompagnamento, motion graphics, oppure – come più spesso accade – i volti di chi parla, anche ripresi in studio di registrazione e variamente montati. Già, i volti; tra poco torneremo sull’importanza di questo elemento. Intanto, come si può aver intuito, in un video podcast resta comunque l’audio l’elemento più importante. Per quanto la complessità video possa variare, alla fine un video podcast può essere anche solamente ascoltabile (esatto: come i nostri podcast). Il contrario, invece, non è possibile.

YouTube. Ovvero Dove ti ascolto i podcast

Sia come sia, si pensi che, secondo un studio di Futuri Media/University of Florida citato da The Verge, YouTube è attualmente il podcast player dominante sul mercato: il 43% degli ascoltatori di podcast mensili afferma di aver utilizzato, nell’ultimo anno, la nota piattaforma video per ascoltare podcast; più di Apple (34%) e Spotify (23%). Certo, si potrebbe obiettare, i contenuti su YouTube possono anche essere formati, di fatto, di solo audio (qualche foto e due scritte in sovrimpressione non fanno un video podcast). Tuttavia, se si fa una ricerca, si può empiricamente notare come i podcast di maggior rilievo abbiano in genere un vero elemento video. In alcuni casi, addirittura, podcast di successo già esistenti hanno deciso di offrire, tramite YouTube, i loro programmi in un nuovo formato video podcast, differenziando i contenuti per spingere gli ascoltatori che vogliono approfondire l’ascolto verso il tradizionale formato. Come ad esempio hanno fatto Joe Rogan con il suo  Joe Rogan Experience e H3.

Il podcast H3, in particolare, utilizza uno dei take più popolari nel formato “YouTube podcast”. Vi sono, infatti, tre canali: H3H3 Productions (6 milioni di iscritti), H3 Podcast (2 milioni) e H3 Podcast Highlights (1,3 milioni). Il canale principale viene utilizzato per commenti più lunghi, le collaborazioni speciali e gli sketch comici. Gli ultimi due, invece, sono dedicati esclusivamente al podcast. Il principale canale Podcast H3 ha oltre 208 milioni di visualizzazioni totali, ma il canale secondario dedicato alle clip di ogni episodio ne ha oltre 388 milioni. La creazione di un canale separato per le clip consente ai podcaster di sfruttare l’algoritmo di raccomandazione di YouTube, che mostra i contenuti su argomenti specifici a cui uno spettatore è già interessato.

Perché un videopodcast?

Ora resta la domanda principale: perché? Inutile girarci intorno: YouTube dà accesso a una platea di due miliardi di utenti registrati (sì, avete letto bene). Spotify ha “solo” 230 milioni di utenti mensili. Inoltre, grazie alla funzione che genera in automatico i sottotitoli, la piattaforma può far arrivare il proprio contenuto in tutto il mondo. Insomma, non c’è storia. Ma YouTube è pensata per il video, non per il podcast. E sono pensate per il video anche tutte le funzioni di marketing e monetizzazione che la stessa piattaforma offre. Si interfaccia bene, poi, con i social network; anche questi pensati per il video più che per i podcast. Se è vero, infatti, che sui social è possibile condividere anche delle clip audio, è altrettanto vero che le clip video sono di maggiore e più immediata presa sugli utenti, grazie soprattutto alle modalità di anteprima, fruizione e condivisione che gli stessi social offrono.

Scienza e podcast

Approfondiamo un altro aspetto. Poco sopra abbiamo fornito un dato curioso: in genere, nei video podcast, l’elemento video è formato dai volti degli speaker o degli ospiti. In più – si diceva –, il video si può anche ignorare e mantenere la fruizione classica di solo audio senza perdere fondamentali elementi di significato o narrazione. Perché, allora, investire tempo e denaro per creare contenuti video? Qui la risposta ci viene dalle scienze cognitive. «Because half of the human brain is devoted directly or indirectly to vision». Queste le parole del professor Mriganka Sur del MIT’s Department of Brain and Cognitive Sciences. Noi esseri umani siamo tendenzialmente animali “visuali”. Recuperiamo più facilmente informazioni tramite le immagini, apprendiamo più facilmente, ricordiamo meglio. Insomma, un podcast corredato di volti riesce ad arrivare a un pubblico più ampio e a risultare più memorabile, e genera maggiore desiderio di serialità e ripetizione. Molto più di quanto possa fare il solo audio. Una caratteristica sorprendente della memoria umana, infatti, è che le immagini sono ricordate meglio delle parole. I test di riconoscimento evidenziano come le persone riescano a ricordare più di due mila immagini con almeno il 90% di accuratezza, per un periodo di diversi giorni, anche con tempi di presentazione molto brevi durante l’apprendimento. Questa eccellente memoria per le immagini supera la nostra capacità di ricordare le parole. Il motivo potrebbe risiedere nel fatto che le immagini vengano associate automaticamente e con più facilità ad altre conoscenze sul mondo. Il che si traduce in una codifica più elaborata di quanto si verifichi con le parole.

Guardiamoci in faccia su… youtube!

Ma non solo: la nostra attenzione è particolarmente sensibile ai volti, alla loro ricerca e indagine, alla loro memorizzazione. Tale attitudine diventa più importante man mano che si invecchia, a causa della ricchezza di informazioni che si possono ottenere dai volti. Secondo alcuni psicologi, le caratteristiche facciali ci forniscono addirittura più dati della stessa lingua parlata. Noi umani siamo “progettati” per far gravitare la nostra attenzione sui volti di altri umani. Usiamo le espressioni facciali di altre persone per sviluppare il contesto emotivo. La tua battuta è stata una freddura? I tuoi manicaretti hanno deliziato o no gli ospiti? Devi osservare i volti delle persone per scoprirlo. Gli umani hanno circuiti neurali specifici dedicati al riconoscimento facciale. Vivono nel lobo temporale mediale e si scatenano ogni volta che vediamo una faccia. Questi circuiti fanno sì che un volto balzi subito in primo piano nella nostra attenzione, anche quando è in competizione con altri stimoli. Quindi il nostro cervello reagisce in modo diverso ai volti. Dà a questi la priorità rispetto ad altri stimoli visivi. 

E poi? E poi niente

Il video, insomma, offre al pubblico un motivo in più per scegliere un podcast anziché seguire il flusso di altri stimoli a cui sono quotidianamente soggetti. Un podcast video propone un diverso tipo di attrattiva che l’audio da solo non può offrire.

A questo punto, però, è bene tirare le fila. Abbiamo visto come, di fatto, in un video podcast l’elemento video – almeno per il momento – non va a intaccare l’elemento audio. I podcast restano quello che sono: degli ascoltabili. Il video, tuttavia, permette di arrivare a platee molto più ampie, di utilizzare più facilmente gli algoritmi di promozione e diffusione dei social, di rendere più memorabili i propri contenuti. Insomma, non ci troviamo di fronte a una rivoluzione. I creatori di podcast sanno che YouTube è uno strumento prezioso per lo sviluppo e la crescita di podcast, ma YouTube non ha innescato alcun cambiamento nei prodotti che possa arrivare a trasformarli. Piuttosto, la crescita comune che stanno avendo i podcast  di qualità deriva dalle iniziative dei loro autori e dalla qualità dei loro contenuti; oltre che dall’intuizione di come utilizzare YouTube a loro vantaggio.


La scialuppa e la nave

La tecnologia ci ha teso una mano in queste settimane. Ma non è la risposta

Misuriamo il livello di sollecitazione del computer portatile dalla schizofrenia con la quale la sua ventola parte per raffreddare il processore. In queste settimane è sempre accesa. Abbiamo la suite di Adobe per registrare con Audition, Pages sempre aperto per scrivere i copioni, XMind, Zoom, Zencastr, Slack, Mail, Keynote… un casino.

Da quando abbiamo scoperto gli strumenti di videoconferenza, non passa giornata senza una sessione, una call… alla fine ci si sente esausti. Noi che facciamo podcast di professione abbiamo sperimentato l’uso di queste piattaforme che ci hanno permesso di simulare l’interazione con ospiti, esperti, influencer come se fossero in studio con noi. Ma non c’è davvero uno studio. E questo è certamente uno degli aspetti che più ci mandano in confusione quando progettiamo un podcast.

Oggi la pianificazione de GliAscoltabili è ricca di nuovi titoli e progetti: ora che abbiamo quasi terminato grandi serie come Demoni Urbani e Sostenibilità for Beginners, la nostra concentrazione è tutta sulla prossima stagione, nella quale intendiamo pubblicare nuove serie narrative di grande impatto. A patto di trovare momenti di concentrazione verticale, sempre più difficili nella babele della connettività a 360°.

I contesti delle nostre videocall ci fanno atterrare in soggiorni con librerie, nella migliore delle ipotesi, quando non in cucine e angoli nella camera da letto. Le immagini di background in chiave hanno vivacizzato per un po’ le nostre discussioni. Ma dopo aver commentato le (finte) vacanze alle Maldive o qualche scorcio di montagna, riemerge la pesantezza di una situazione che appiattisce le nostre realtà. Cerchiamo allora con determinazione ciò che attraverso la narrazione, nei podcast che realizziamo, ci propone un senso della nostra esperienza umana in questi appartamenti. 

Oggi è più facile entrare in contatto, ma ciò che facciamo riveste valore nella dimensione sociale

Da produttori di podcast italiani abbiamo intervistato molte figure importanti su ambiti tra i più eterogenei: giornalisti, scrittori, esperti tecnologici, scienziati, medici. È sempre stato interessante incontrarli eppure… vederli in questi contesti familiari, sebbene ce li faccia sentire più vicini, rende più difficile attribuire loro la straordinarietà che rappresentano.

Abbiamo già condiviso la difficoltà di trovare delle storie in questo periodo che non siano di virus e resistenza. Anche le storie di ripartenza alla lunga sono poco stimolanti. Come se uscire da questo binario unico, che è il ritorno a tappe verso la normalità, fosse un film già visto. Possibile che anche il video sia diventato un luogo di omologazione, fatto di webcam e computerini, dove mettersi spalle alla finestra ci fa diventare piccoli seguaci di Nosferatu?

Meglio un podcast fatto bene. Solo audio. E pazienza se YouTube fa più numeri del podcast. In fondo è l’unico caso in cui l’immagine è al servizio dell’audio, godiamoci questo piccolo primato dei podcast italiani.

Il podcast è specchio di una società in cammino

Ci impone di immaginare, di colmare con la nostra fantasia autobiografica le suggestioni che il sonoro ci trasmette, è per questo uno strumento esaltante sia per chi realizza contenuti in formato podcast che per chi li ascolta. Naturalmente stiamo scrivendo dei podcast narrativi più coinvolgenti, quelli frutto di un percorso di progettazione che nasce dall’ispirazione per una storia, un’atmosfera, che prende il volo dal pensiero, più che dall’intrattenimento fugace del tenersi compagnia come fanno generalmente le radio. Quel podcast che ci piace fare a GliAscoltabili, parlando di ogni argomento capace di contenere una storia coinvolgente.

Per questo il podcast riflette la società: perché è specchio delle nostre idee e delle nostre paure, delle nostre felicità e solitudini. Un terreno di sperimentazione che la residenza forzata nelle nostre case ha amplificato squarciando panorami che non avremmo potuto visitare personalmente, permettendoci di viaggiare laddove non avremmo potuto percorrere pochi metri a piedi senza essere fermati. Adesso siamo pronti a fare di nuovo sul serio, al netto dei “mostri” della diretta come Zoom, Skype, Bluejeans, che ci distruggono nell’immagine, con le nostre allergie, le nostre familiarità che improvvisamente diventano broadcast per persone sconosciute che si impossessano dei nostri privati. Keep out!

Con @HOME – Tecniche di sopravvivenza abbiamo conosciuto persone interessanti, scoperto dimensioni inedite. Non vediamo l’ora di ritornare a raccontare la vita

L’esperienza del podcast che poi è anche un video Zoom che è anche un video YouTube di @HOME – Tecniche di sopravvivenza è stata un’ottima scialuppa di salvataggio che ci ha permesso di guadare il mare che avevamo davanti, insieme a un gruppo di naufraghi che ha voluto mettere a disposizione le proprie competenze e il proprio metodo redazionale per fare qualcosa fatto bene, pensato, con un capo e una coda. Se vi dicessimo che questo progetto lo abbiamo fatto anche e soprattutto per noi? E poi abbiamo imparato nuove modalità per entrare in contatto con il nostro pubblico, attraverso esperti-persone normali che ci hanno fatto sentire meno soli e con qualche strumento in più per interpretare quanto ci stava accadendo.

Ora che il peggio sembra passato siamo tutti pronti a riprendere il nostro lavoro di narratori, e a impostare nuove serie di podcast capaci di guardare al futuro, come una serie sui grandi scrittori condotta da Paolo Roversi, una sul mondo sanitario dove le mille storie umane che si svolgono negli ospedali rivelano drammi, passioni, solidarietà e scenari incredibili, collaborazioni con altri podcaster di successo, perché non vediamo l’ora di contaminarci con contributi di esperienze differenti. Infine, narrazione per bambini, per dare il giusto tributo ai grandi assenti dal dibattito pubblico: narriamo anche per loro. GliAscoltabili non seguirà più le stagioni. Saremo pronti anche ad agosto per fare il nostro lavoro: interpretare la realtà per attribuirle un senso con podcast italiani di qualità.


@HOME: “un podcast ci salverà”

Se ne è parlato tanto in ambito entertainment, la quarantena da Coronavirus soprattutto nel primo mese si è accompagnata a un interesse crescente del pubblico nei confronti del mondo dei podcast. Tra conferme e novità presso le piattaforme più seguite, sono stati molti anche gli amateurs che si sono improvvisati podcaster, dando vita a contenuti audio inediti con i mezzi offerti dalle quattro mura di casa. 

Già, perché è stata proprio la casa il nucleo pulsante di ogni attività privata e professionale a partire da marzo 2020: contenitore di tutte le paure derivanti da una situazione di crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti.

A GliAscoltabili siamo ripartiti da qui, dalle nostre case. Abbiamo preso i nostri interrogativi legati a questo periodo, e abbiamo trovato una connessione con la nostra voglia di produrre contenuti anche nelle limitazioni imposte dalla quarantena. Così ha preso vita @HOME – Tecniche di sopravvivenza, una nuova serie di podcast sorta da e per l’emergenza COVID-19.

Chiacchierate in quarantena

@HOME – Tecniche di sopravvivenza deriva dal confronto tra Giacomo Zito, fondatore de GliAscoltabili e due esperti di tematiche cliniche e psicologiche: Stefano Guerrasio, divulgatore e Chirurgo ortopedico all’Ospedale S. Gerardo di Monza e Angelo Maravita, Professore di Psicobiologia all’Università di Milano-Bicocca.

Il progetto ha preso le mosse da una principale constatazione: quella che da un giorno all’altro il mondo a cui eravamo abituati era mutato profondamente, generando una nuova routine quotidiana che nessuno sapeva bene come gestire. Di colpo, la vita di sempre era stravolta, e non si era certi di avere i mezzi sufficienti per affrontarla. Come vivere ad esempio la distanza dai propri cari? O, per contro, l’eccessiva vicinanza data da una forzata convivenza 24/7? E come reimpostare un lavoro solitamente fatto di relazioni dal vivo?

Con il tono leggero di una chiacchierata tra amici, @HOME – Tecniche di sopravvivenza ha voluto fornire spunti di vita vissuta e suggerimenti per affrontare i disagi più comuni derivanti dalla situazione di isolamento forzato. Un talk che ha coinvolto insegnanti, psicologi, artisti, madri e padri di famiglia, personal trainer, medici specializzati in patologie domestiche, imprenditori. Al timone del progetto, per l’appunto, Giacomo Zito, Stefano Guerrasio e Angelo Maravita: i tre conduttori che di settimana in settimana hanno messo a disposizione le proprie competenze ed esperienze personali, arricchendo il confronto coi loro ospiti.

Lavoro, relazioni, dolori fisici e psicologici. I temi di @HOME – Tecniche di sopravvivenza

In ogni episodio della serie, si è affrontato un tema diverso a partire dagli interrogativi più pressanti della nuova quotidianità. Innanzitutto la dimensione lavorativa, protagonista del primo incontro. Interi settori, non di rado legati a modalità produttive e di comunicazione obsolete, si sono visti costretti a stravolgere i propri strumenti per poter sopravvivere. E il digitale si è imposto  ampiamente laddove prima era sfruttato solo in minima parte.

È poi esploso l’uso dello smart working: una piccola rivoluzione in un Paese per molti aspetti ancora figlio della generazione del boom economico, che fatica a scorgere un’operatività efficace in uno scenario che non preveda l’ufficio, gli scambi dal vivo, il timbro del cartellino e le canoniche otto ore. Un cambiamento, quest’ultimo, che se da una parte si è rivelato vincente, dall’altra è stato ed è oggetto di pericolosi fraintendimenti, come ci ha raccontato Massimo Miglioretti, professore associato di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni: “solo in Italia lo chiamiamo smart working, in tutto il resto del mondo si chiama agile working!”. Un’inesattezza apparentemente di poco conto, ma che nasconde una mancata comprensione dell’essenza stessa di tale modalità: l’idea di un lavoro più elastico, più “agile”, per l’appunto. Con un unico scopo ultimo: il benessere della persona. Nelle mani di chi non vi è avvezzo, il lavoro da remoto rischia invece di trasformarsi in un’operatività nervosa e aritmica, che vede sfumare i confini tra vita privata e vita professionale.

Il tema del benessere è proprio il fil rouge delle conversazioni di @HOME – Tecniche di sopravvivenza: nel secondo episodio ci si sposta dal mondo del lavoro per esplorare il benessere familiare, in particolare nel rapporto tra genitori e figli. In famiglia infatti, l’isolamento è diventato “isolamento condiviso”: bimbi piccoli che richiedono sempre più attenzioni, adolescenti che cercano i propri spazi. Tra risate e consigli specialistici, abbiamo fatto tesoro in particolare delle parole dello psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, che tra i suoi interventi ci ha lasciato un’importante testimonianza: quella di ascoltare bambini e ragazzi, dare loro fiducia, per poter innovare le nostre modalità di relazione e costruire una società migliore.

A seguire nella serie, la ricerca del benessere anche in una situazione di isolamento forzato ha toccato i temi degli incidenti domestici, della comunicazione, della gestione dei dolori cronici. 

Oltre a divertenti aneddoti di vita vissuta, abbiamo così appreso utilissime nozioni di pronto soccorso domestico, consigli di mindfulness per la gestione di ansia e mal di testa, tips per una postura corretta: piccole “tecniche di sopravvivenza”, per l’appunto. Per gestire meglio il presente, ma anche un futuro tutt’ora incerto.

Una serie di “prime volte”, un’esperienza che non si esaurisce nell’emergenza

L’esperienza di @HOME – Tecniche di sopravvivenza ha visto nel suo ultimo episodio una sorta di bilancio del periodo di quarantena. Protagonisti della conversazione, oltre al trio di host, Stefania Doria, Psichiatra olistica, e Gianluigi Nasto, CEO di Party Trade – La Fabbrica delle Feste, che hanno fornito spunti positivi su un momento di crisi dai profondi risvolti mentali, fisici, sociali e culturali. Con uno sguardo ad almeno due categorie particolarmente “fragili”: le persone in terapia, e i lavoratori attivi in settori ora totalmente fermi (nello specifico, gli eventi). 

Grazie a @HOME – Tecniche di sopravvivenza, la quarantena è diventata occasione per GliAscoltabili di vivere una serie di “prime volte”: la prima volta che facciamo un talk show, la prima volta che registriamo un’intera serie da casa… e anche la prima volta che un nostro podcast è prodotto sin dalla nascita anche e soprattutto in formato video, per il canale YouTube.

@HOME – Tecniche di sopravvivenza è terminato, ma il valore dei suoi confronti non si esaurisce con l’emergenza Coronavirus. Le “tecniche” suggerite dal podcast vogliono essere una guida e un supporto per la vita di tutti i giorni… isolamento o meno.


Futuri communication designer incontrano il podcast

Per il secondo anno il nostro corso di brand storytelling alla Naba è basato su progettare e realizzare un podcast

Il corso di giornalismo 2019/2020 del biennio specialistico di communication design dell’università NABA tenuto da Giacomo Zito e dal team de Gli Ascoltabili, è stato ancora una volta dedicato al podcast, come strumento di comunicazione poliedrico e innovativo. L’anno precedente il campo di indagine è stato lasciato aperto in ambito editoriale, liberando la fantasia degli studenti in progetti di podcast basati sullo storytelling. Quest’anno ci siamo spinti ben oltre, indagando il rapporto che si genera tra questo strumento emergente di comunicazione, il podcast, e le strategie di comunicazione d’impresa. Un constraint che certamente ha complicato le cose agli studenti del biennio specialistico, ma allo stesso tempo che ha rappresentato un laboratorio di ricerca di connessioni tra la strategia d’impresa espressa dai brand e le mille possibilità declinabili attraverso il branded podcast. Se poi consideriamo che le classi del corso universitario sono tre di cui una internazionale, il laboratorio ha assunto caratteri di particolare interesse non solo per il limitato scenario italiano, ma anche per quello di mercati emergenti con i quali le nostre imprese dovranno certamente confrontarsi anche in termini di comunicazione.

Il metodo di indagine parte, come sempre, dall’analisi del contesto di riferimento delle aziende, ottenuta attraverso l’immersione nelle loro realtà, la raccolta di documenti e fatti che hanno contribuito a costituire l’identità della marca e del prodotto/servizio. L’ordinamento di questi elementi narrativi, spesso apparentemente caotici, nel progredire delle aziende nel tempo, è il primo atto narrativo capace di determinare un senso che posizioni il brand nel proprio scenario. Da questa premessa, certamente teorica nella metodologia, ma immediatamente applicabile in qualsiasi situazione, è partito il lavoro di ricerca creativa e progettazione di un branded podcast.

Per i futuri communication designer il campo d’indagine è stato il rapporto tra podcast e brand

Per dei giovani studenti, armati di creatività ed entusiasmo, soprattutto in un challenge giocoso e coinvolgente come l’ideazione e la produzione di un branded podcast, munirsi di un solido impianto metodologico è stato certamente un passaggio difficile e per niente scontato. Il podcast è uno strumento che trova nell’engagement narrativo la propria ragione d’essere. E la connessione tra brand e storytelling avviene su un piano metaforico molto più alto di qualunque altro medium di comunicazione. Non stiamo infatti vendendo prodotti o servizi, bensì, grazie al branded podcast, riusciamo a tessere relazioni profonde e stabili con i pubblici di riferimento con i quali instauriamo rapporti di fiducia che rendono i nostri destinatari a loro volta narratori della nostra storia. Un concetto che, in ambito marketing, può essere assimilato alla condivisione dell’impianto valoriale del brand tanto da trasformare il cliente-utente in brand ambassador al tempo stesso. 

Spostandoci su un altro punto di vista, possiamo vedere il brand come vero e proprio publisher di contenuti di carattere generale, della cui produzione è legittimato in quanto “esperto della materia”. Il podcast, nella strategia di content publishing del brand è al centro del sistema di strumenti attivabili, per diverse ragioni: la crisi dell’articolo da leggere, che non ha più appeal in un universo di media digitali, la flessibilità e agilità dell’ascolto in una quotidianità che ci vede impegnati in diverse attività multitasking…

Nel corso che il team de Gli Ascoltabili ha tenuto sotto la guida di Giacomo Zito, è stata quindi data libertà totale nella scelta dei brand, a patto che la direzione della soluzione prescelta fosse pienamente in linea con lo studio dello stato di realtà e dei valori dello stesso. Indagine che risponde a un set di domande come: qual’è il contesto di riferimento? Quali sono i valori del prodotto-servizio del brand? Come si posiziona il brand nel mercato? Che tipo di impatto sociale  e di relazioni umane genera l’attività economica del brand? Eccetera, eccetera.

Tre classi di cui una internazionale hanno interpretato il genere “branded podcast” con originalità

Compreso che il podcast da progettare e produrre doveva rispondere a una serie stringente di requisiti, ovvero non essere solo fresco e creativamente originale, ma precisamente rispondente a un’ipotetica strategia di branding, gli studenti NABA si sono suddivisi in gruppi, con dei ruoli specifici a livello professionale, occupando tutti i ruoli necessari nella realizzazione di un podcast: dallo strategist, avente il compito di garantire obiettivi di comunciazione dell’Azienda, allo show runner, figura che ha la responsabilità di mantenere l’identità del format in tutte le sue sfumature, dall’art director con il compito di definire la visual identity del format, agli host che dovranno condurlo, fino al sound designer che ha il compito di calare in realtà suoni e musiche che contribuiscono a definire il prodotto. I brand prescelti sono stati di diversa natura: aziende italiane, internazionali, estere con presunti interessi a internazionalizzarsi nel nostro paese, appartenenti a differenti ambiti merceologici, dal food al furniture, dall’entertainment alla moda. Per esempio sono stati scelti brand come Moschino, Ikea, Decathlon, Mutti, Uniqlo, Fashion brand metropolitani, grossi gruppi di home luxury cinesi e piccole label di complementi per la casa. Carattere rilevante di tutti i gruppi, l’elaborazione di concept narrativi che non si rivolgessero esplicitamente al brand, ma ai suoi valori, elevati al rango di ispirazione per altrettante storie rivolte ai pubblici di riferimento, ben segmentati in un documento di progettazione che ha rappresentato l’elemento di valutazione del corso. L’esecuzione poi, è stato il momento di maggiore eccitazione per gli studenti, che si sono ritrovati a realizzare in concreto ciò che hanno ideato. Accolti negli studi de Gli Ascoltabili, i ragazzi della Naba si sono atteggiati a veri e propri producers, supportati dai nostri sound designers. E hanno realizzato la classica “pilota” da sottoporre all’azienda di riferimento – come peraltro avviene nella realtà quotidiana per la divisione “branded podcast” della nostra piattaforma.

L’eccitazione da parte dei giovani neoprofessionisti della comunicazione è stata altissima e una riprova l’avete nell’ascolto di tutte le pilota che Gli Ascoltabili hanno pubblicato in un cofanetto esclusivo dedicato a questo progetto universitario. Scoprirete idee, trattamenti, modalità di racconto nuove, fresche, originali. Molte di loro certamente troppo avanguardiste, ma comunque importanti per generare confronti e nuovi scenari. 

Per noi de Gliascoltabili un momento fondamentale di contaminazione con diverse sensibilità. Un rapporto win-win che ci ha fatto crescere insieme. Per le aziende, difficilmente i progetti arriveranno al tavolo dei brand che sono stati scelti. In fondo l’obiettivo è stato quello di far esercitare gli studenti in ipotesi di lavoro, ma chissà, in futuro sottoporremo questi progetti di ricerca alle varie aziende se non altro per avere un feedback sulla corretta interpretazione del loro posizionamento.

La presa di coscienza che il branded podcast è un nuovo decisivo strumento di comunicazione per le imprese

Un effetto nuovo, che non avremmo certamente sottoscritto all’inzio del corso universitario, è stato il constatare che anche se impostato sul brand, il lavoro di  progettare un podcast è stato ricco dal punto di vista editoriale, a dimostrazione che i contenuti e la marca, se relazionati con onestà intellettuale, trasparenza, e scopo sociale, possono perfettamente convivere insieme in un contesto armonico, nel quale per l’audience è pienamente percepita la differenza tra contenuto di qualità e interesse economico del brand e proprio per questa ragione accettata la proposizione di valore in termini di contenuti che il brand, quale attore sociale nel contesto, può esprimere aggiungendo conoscenza e senso all’interpretazione della realtà. Avviene pertanto uno spostamento di peso nel mondo dell’informazione e della narrazione: l’azienda diventa un soggetto pienamente legittimato a parlare di temi anche dirimenti, divisivi o in ultima istanza di tipo politico, laddove la politica non deve essere intesa come faziosità e perseguimento di interessi particolari, ma – nell’accezione più alta, progetto per il futuro della convivenza civile, progetto di un’idea di sé in rapporto agli altri. In fondo le aziende si confrontano con i mercati, che sono fatti di persone. Esse hanno la necessità di attivare un reciproco riconoscimento. In questo ci sembra che, con la crisi della politica militante, forse le imprese possono intestarsi ruoli sociali di soggetti capaci di interpretare la realtà e offrire, narrando, un senso condiviso. Vi auguriamo buon divertimento ascoltando tutte le pilota dei branded podcast degli studenti Naba, ai quali diamo appuntamento per il prossimo anno con un nuovo coinvolgente progetto formativo.


È il branded podcast, bellezza…

Progettare il post crisi anche nella comunicazione, con uno strumento in più

In queste settimane nelle quali ci sentiamo un po’ inutili nelle nostre case, con la sorpresa di riassaporare tempi che ci ricordano l’infanzia o l’adolescenza, il senso di frustrazione cresce ogni volta che ascoltiamo uno dei leitmotiv dei mezzi di informazione: “nulla sarà più come prima, il sistema economico cambierà, così come cambieranno i nostri comportamenti e le nostre abitudini”. Un assunto tanto efficace nel generare ansia, quanto generico e poco analizzato. Nel nostro piccolo proviamo a dare un contributo, per quanto ne sappiamo. Il fenomeno dei podcast italiani, come nel resto del mondo è letteralmente esploso: chiunque ha riscoperto il piacere di condividere il proprio stato d’animo, le proprie emozioni o il proprio punto di vista su determinati argomenti, attraverso un podcast di qualità. Chi li ascolti, la propria cerchia di relazioni, o un pubblico più vasto, è un tema attualmente di secondaria importanza: il podcast fai da te lenisce più chi lo fa che chi lo ascolta, ma resta un’opportunità in più. Uno strumento che entra appieno nel lessico quotidiano di sessanta milioni di italiani che gustano l’ebbrezza di ricercare contenuti affini alle proprie sensibilità e scelgono il momento nei quali fruirne. Il famoso podcast on demand

Abbiamo spesso trattato delle caratteristiche del podcast come strumento nelle mani delle imprese: si adatta alla manutenzione di relazioni di fiducia, richiede tempo e quindi qualità del contenuto, non deve assolutamente promuovere, pubblicizzare, nel senso più caroselliano del termine, ma informare, approfondire, affondando nei valori comuni le ragioni della condivisione. 

E, ultimo, ma in realtà primo, deve essere animato da una grande potenza di ingaggio narrativo. 

Vi facciamo notare un aspetto curioso: i social hanno influenzato i media tradizionali nel senso della condivisione. La notizia è partecipata, commentata in diretta da tutti i media. Gli influencer ospitano la chat line nelle loro dirette, i tv magazine hanno un giornalista che legge i post del pubblico in diretta e via dicendo.

Il podcast ha caratteristiche molto diverse. Il pubblico commenta il pezzo, l’episodio, da recensore, discute merito, forma, trattamento, come si fa con un film. Nessuno si sognerebbe al cinema (ammesso che vi torneremo, come speriamo) di mandare a lato dello schermo il flow dei commenti tipo: “che scena pietosa”, “che doppiaggio scadente” o “che brutta fotografia”, giusto?

Cosa porta quindi il podcast a manifestarsi come strumento antitetico alle modalità attuali di comunicazione, determinando un al di qua e un al di là nel quale comunicatore e fruitore sono profondamente distinti e legati allo stesso tempo?

La nostra risposta: la qualità. Che non significa serietà, e neppure bellezza della forma. Ma attribuzione di senso, condivisione, autenticità dei contenuti. Benvenuti nel mondo dei branded podcast, care aziende. Siete disponibili a giocare la partita?

La crisi del giornalismo tradizionale determina un profondo cambiamento

Leggiamo con grande interesse e apprensione l’analisi di un giornalista autorevole, Marco Bardazzi, sul futuro della carta stampata.  , che decreta la rapida e definitiva sparizione della stampa propriamente intesa, accelerata da queste settimane di crisi pandemica. Il suo osservatorio di esperto professionista oggi si esprime dall’interno di una delle aziende strategiche più importanti del paese: Eni, della quale Bardazzi è da anni responsabile della comunicazione esterna. Da quando risponde alla sua direzione, Eni si è sempre dedicata a realizzare contenuti giornalistici di grande qualità, in ogni forma possibile: reportage fotografici, articoli, video didattici, e alla fine anche branded podcast, che propongono in chiave sonora i temi di ricerca e le storie della grande azienda e delle sue ricerche, dei quali noi della piattaforma di podcast Gliascoltabili siamo stati e continuiamo ad essere i primi contributor. Il lavoro del team di Bardazzi accoglie giornalisti, ma anche esperti di marketing, e semplici redattori “senza tesserino” che lavorano fianco a fianco, in team, condividendo le regole primarie della comunicazione d’impresa che può essere veicolata attraverso un branded podcast: attribuzione di senso, autenticità, condivisione.

Le regole dell’informazione restano le stesse. Ma la categoria dei giornalisti deve accettare l’apertura a nuovi interpreti

Altra campagna che di questi tempi imperversa sulle reti televisive è quella a favore del giornalismo “serio”nei confronti di quello “fake”. In particolare mi viene in mente la campagna delle reti Mediaset, che si scaglia, come spesso fanno coloro che hanno altri obiettivi per la testa, contro nemici generici, senza puntare il dito contro nessuno in particolare. Il che determina fondamentalmente la creazione di due schieramenti tra i quali imporre la scelta: siete contro il male vero? Anche noi. Quindi: noi verso tutti gli altri. A parte il nostro dissenso verso questa impostazione, come avrete compreso, l’aspetto sociologico che cogliamo è proprio l’attribuzione di dignità verso coloro che attraverso i media digitali stanno occupandosi, volenti o nolenti, di informazione e storytelling. Scusate se ci sentiamo tirati in ballo come produttori di contenuti in formato podcast anche di stampo giornalistico, come il format “sostenibilità for beginners” che per il suo valore viene ribattuto e amplificato persino da testate autorevoli come Lifegate Radio. Il tema è proprio questo e ci viene da riprendere ancora una volta la frase del film “Deadline” con Humphrey Bogart che dichiarava l’ineluttabilità dell’ondata di piena del giornalismo con la frase storica: “È la stampa, bellezza, è la stampa: e tu non ci puoi fare niente”. Bene, cambiamo la parola “stampa” con qualcos’altro. È arrivato il momento, con buona pace delle reti Mediaset, dei giornali, non dei giornalisti dei quali abbiamo bisogno come l’aria, quelli che, alla faccia dei tesserini, fanno informazione basandosi su regole irrinunciabili, è arrivato il momento di far pronunciare a Bogart un’altra frase: “è la libertà della comunicazione digitale, bellezza, che crea una nuova consapevolezza, e tu ci puoi fare qualcosa: tipo metterti a fare un branded podcast!”. Raccolta delle informazioni, verifica, ordinamento dei fatti, messa in trama. È la nostra legge, da sempre. Senza tesserini. Senza ordini che minacciano la radiazione.

Oltre il blogging, oltre la content strategy, il podcast è lo strumento che ha massimizzato le opportunità di condivisione.

Veniamo ora alle imprese. Mi ha sempre colpito, citando per la terza volta Marco Bardazzi, il giornalista che comprende come non sia contrario alla sacerdotalità del mestiere di giornalista, porsi al servizio delle imprese. In passato lo hanno fatto i grandi, giornalisti e scrittori. Umberto Eco, Italo Calvino, Giuseppe Ungaretti, Gio Ponti, Salvatore Quasimodo. La disinvoltura di Bardazzi ne conferma la statura professionale e la lucidità, indipendenza di analisi. Dimostra che saper governare i contenuti, saper dare risposte suffragate da fatti e argomenti solidi, non è un monopolio e può essere oggetto di indagine anche da parte di imprese che fanno cose in nome del profitto. Il tema di fondo è il riconoscimento: il pubblico riconosce un brand come portatore di un valore, decide di acquistarne i prodotti perché ci vede un vantaggio e un valore. Sono entrambi concetti economici, a nostro modo di vedere, si pongono su piani diversi: il vantaggio si ha in relazione a una spesa. Quanto è minore quest’ultima tanto è maggiore il vantaggio. Ma è il valore che ne determina la dimensione. E il valore non si può quantificare con il denaro. Quanto vale la tua comunicazione, azienda? Quanto vale il tuo branded podcast narrativo? Il valore che saprai attribuirgli accrescerà il percepito del tuo brand secondo parametri che non siano economici? Non puoi aspettarti di vuotare i magazzini: il tuo pubblico sarà disponibile a spendere qualche centesimo di euro in più alla pompa (giusto per parlare di Eni) o sullo scaffale (e su quale prodotto metterci sopra vi lasciamo sbizzarrire) nella misura in cui ne riconoscerà il valore e l’affinità al proprio mondo valoriale. 

Noi de Gliascoltabili facciamo branded podcast di valore. Lo facciamo per denaro, certo. Ma sempre fedeli a ciò in cui crediamo. Partire dal documento, verificare i fatti, ordinarli, metterli in trama e dare loro un twist narrativo per creare un branded podcast irresistibile.


Delitti & Roversi, un nuovo format crime

Paolo Roversi, uno degli scrittori “crime” più prolifici del nostro Paese, si cimenta nel podcast con Gli Ascoltabili

Doveva accadere, prima o poi, che la piattaforma di podcast narrativi dalla quale vi scriviamo si contaminasse con le penne più prolifiche e appassionate del genere crime. Un incontro di sensibilità che hanno raggiunto vette apicali, Gli Ascoltabili con Demoni Urbani, la serie giunta alla sua terza stagione e supportata da un crescente riscontro di pubblico e appassionati, diventata uno dei migliori podcast italiani su Spotify e sulle altre piattaforme.

L’incontro tra Gli Ascoltabili e Paolo Roversi è stato favorito proprio da un’iniziativa di Simone Spoladori, l’ideatore di Demoni Urbani, e chi altri poteva farlo? Ce lo porta un pomeriggio stanco di ottobre, nel quale incontriamo Paolo, che subito si presenta con il suo sorriso disarmante e compagnone. Come spesso accade, l’idea che ti fai di uno scrittore noir è completamente diversa da ciò che poi la realtà ti offre sul suo piatto d’argento. Paolo è un ragazzo (sì, ragazzo è la parola giusta, nello spirito) diventente e che si diverte in quello che fa. Non banale, abituato all’approfondimento, ma che non si prende mai troppo sul serio.

Quando ci sediamo a parlare, emerge subito l’apprezzamento per il mondo dei podcast. In fondo quella del podcast narrativo è l’estensione naturale del blogging o del social writing. E uno scrittore, per far arrivare il pubblico ai propri romanzi e racconti, vive del rapporto con i propri lettori. Ed eccoci qui.

Paolo stava per rilasciare il suo ultimo romanzo, Psychokiller, oggi in libreria edito da SEM

Nasce una collaborazione attorno a un progetto: raccontare la Milano Criminale degli anni sessanta… In un podcast

Iniziare una collaborazione si, ma da cosa? Per Paolo e Simone non ci sono dubbi: potremmo iniziare dalle storie della Milano criminale, quella cui Paolo ha dedicato un libro, uno dei suoi primi libri di racconti, uscito nel 2011

Ci siamo, l’accostamento con la serie “Demoni Urbani” è immediato, anche se Demoni parla di delitti, i racconti della mala milanese hanno sempre per sfondo la città. Ecco, la città come teatro di vicende che lasciano con il fiato sospeso. Questo è il denominatore comune tra le due idee. 

Anche lo sfondo è affascinante. Quello della Milano del boom economico, della crescita industriale, una milano grigia nella quale tutti i suoi abitanti pensavano solo a lavorare e a produrre per una società affamata di benessere. Quella dove le scorciatoie erano considerate riprovevoli, figuriamoci quelle basate sul crimine come rapine, furti con scasso. 

Era anche una Milano nella quale raramente ci scappava il morto. Anzi, nei casi che Paolo Roversi racconta con la sua viva voce, non capita mai. Questa particolarità rende ancora più mitizzata la figura dei suoi protagonisti, spesso ammirati per le loro gesta criminali, spesso adulati anche dalla stampa, da penne autorevoli come quella di Indro Montanelli…

Il progetto è pronto. Sono quattro le storie da raccontare:

La rapina di Via Osoppo, quella dei sette uomini d’oro. Anno 1958

La rapina di Via Montenapoleone. Anno 1964

La storia di Luciano Lutring, il solista del mitra.

La storia della Banda Cavallero, fine anni ’60.

Da un’idea narrativa alla sua realizzazione in formato podcast. Nasce Delitti & Roversi… il podcast

Paolo Roversi ha in testa tutti i passaggi chiave delle storie. E noi autori ci chiediamo se basti la sua voce con un sottofondo musicale per risolvere il trattamento della serie. Che volete, è la nostra cifra realizzativa, quella di creare atmosfere anche con una realizzazione attenta, immersiva, fatta di ritmo e commenti musicali.

Un podcast che possa quindi essere memorabile, ascoltabile, coinvolgente, che possa riportarci nell’atmosfera di quegli anni diventati oramai mitici. 

È così che i nostri relizzatori hanno realizzato un podcast nel quale le musiche hanno un ruolo fondamentale. Le musiche delle serie di cinema polizieschi che in Italia hanno spopolato negli anni ’60 e ’70.

E non finisce qui. Per contestualizzare adeguatamente ciascuna delle quattro storie, abbiamo inserito delle schede informative su come si viveva in quel periodo storico. Quali fossero le auto del momento, quanto costava la vita, com’era la conformazione delle nostre città, profondamente cambiate oggi. Le Schede sono state incorniciate con un particolarissimo sound design, come fossero spezzoni di veri telegiornali dell’epoca, quelli di Rai 1 e Rai 2, dal momento che non c’erano altri canali disponibili all’epoca.

Delitti & Roversi esordisce con una serie di quattro episodi che rappresenta solo l’inizio di una lunga storia

Il titolo “Delitti & Roversi” nasce da un veloce ping pong frutto di una collaborazione allargata tra noi autori, Paolo Roversi e sua moglie, che è una validissima copywriter. È proprio un titolo felice, laddove il cognome dello scrittore assume un carattere così… sinistro, oltre che aperto, e quindi adatto a mille reinterpretazioni e varianti. 

Noi de Gli Ascoltabili condividiamo l’importanza di una copertina altrettanto coinvolgente del contenuto del podcast. Per questo ci siamo affidati all’immaginazione del team grafico che segue tutte le nostre produzioni. Gianluca Chinnici e Nicoletta Intrepido, coadiuvati da Mona Mahmoudian hanno elaborato un nuovo progetto grafico che mette Paolo Roversi al centro della scena… podcast!

Insomma, questo podcast sui crimini che hanno reso mitica la mala milanese degli anni ’60 è solo l’inizio di una collaborazione con Paolo Roversi che ci porterà a tanti altri progetti in futuro.

Abbiamo già in cantiere un’idea importante di cui non vi spoileriamo niente, tanto più che sulla piattaforma Gli Ascoltabili c’è pronta questa miniserie di quattro episodi di podcast consigliati da ascoltare “a nastro”, come una serie di Netflix appassionante…

Siamo convinti che Delitti & Roversi diventerà un punto di riferimento tra i podcast italiani.

Come da manuale quindi concludiamo con i crediti.

La serie di podcast gratuiti è condotta da Paolo Roversi, curata da Giacomo Zito e Simone Spoladori. Ricerche musicali e sound design: Francesco Campeotto. Produzione Ilaria Villani. Comunicazione Maria Triberti. Visual design e Social: Gianluca Chinnici, Nicoletta Intrepido, Francesca Limardo.


Demoni Urbani, online la terza stagione

Continua l’esplorazione del cuore di tenebra d’Italia, raccontato dai luoghi che ne portano il segno

I nostri ascoltatori più fedeli se ne saranno certamente accorti: è tornata Demoni Urbani, la serie crime ormai diventata cult, che ripercorre i più atroci delitti compiuti nelle città italiane.

La perturbante voce di Francesco Migliaccio ci accompagna nuovamente verso storie criminali conosciute e meno conosciute, alla scoperta del “lato oscuro” dello Stivale. Una narrazione vibrante che, tra indagini sul comportamento umano e descrizioni da medico legale, trasporta l’ascoltatore indietro nel tempo, facendolo sentire parte integrante di luoghi e culture spesso dimenticati. 

Sì, perché per molti versi la grande protagonista silenziosa di Demoni Urbani è lei: la città, con il suo carico di storia e tradizioni, con i suoi abitanti che vedono, mormorano, sentenziano, da dietro una tenda appena scostata o radunati attorno al tavolino di un bar… detentori di una memoria collettiva che, di volta in volta, ci consegna un tassello preziosissimo della nostra cultura.

Demoni Urbani: quando la città è vittima, carnefice e… giudice

Da sempre, in letteratura e al cinema, il crime più di altri generi è votato all’analisi critica del contesto geografico e sociale in cui avvengono i fatti che racconta. Il crime intrattiene infatti una relazione privilegiata con l’ambiente cui fa riferimento: si potrebbe dire che il “luogo del delitto” non è soltanto lo spazio fisico in cui si verifica il reato, ma anche la cultura che permea di senso tale spazio.

È facile immaginare come l’Italia, paese così vivace e variegato, così ricco di tradizioni concentrate in uno spazio ristretto, si presti particolarmente all’esplorazione storica e umana offerta dal genere crime.

Non sarà un caso se, storicamente, nel nostro paese il genere in questione assume addirittura un altro nome, il “giallo” mutuato dalle famose copertine della serie Mondadori. Una testimonianza palpabile dell’influenza che può avere la cultura locale su una tipologia letteraria (e non solo) sempre più ricca, sempre meno associabile a un solo colore.

La “vocazione locale” dell’Italia si riversa sull’interpretazione (e di conseguenza, sulla rappresentazione) di quelle tristi storie delittuose che hanno sconvolto le nostre città. 

“Il paese è piccolo e la gente mormora”… influenzato dal proprio mondo, il giudizio implacabile della comunità locale spesso e volentieri si infiltra tra le pieghe della storia, determinando il corso degli eventi o quanto meno il ricordo che se ne conserverà.

I delitti compiuti da Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira nell’immaginario comune diventano “il massacro del Circeo”, Pietro Pacciani (o chi per lui) è conosciuto come “il mostro di Firenze”, Leonarda Cianciulli è “la saponificatrice di Correggio”, Marco Bergamo è “il mostro di Bolzano”, e così via. Il luogo del delitto diventa identificativo del delitto stesso, come condannato a portare nel tempo una cicatrice che non si rimargina.

Una tradizione che spazia dalla carta stampata al grande e piccolo schermo

Numerosissimi autori negli anni hanno colto questo tratto della nostra cultura, sfruttandolo ed esplorandolo nelle loro detective story. Ricordiamo così la Milano noir di Giorgio Scerbanenco, Renato Olivieri e molti altri, la Bologna di Carlo Lucarelli, la borghesia torinese di Fruttero & Lucentini, l’irresistibile Sicilia dipinta da Andrea Camilleri… o ancora, in tempi più recenti, la cupa Aosta vista dagli occhi del vicequestore Rocco Schiavone nei romanzi di Antonio Manzini, e la Napoli anni Trenta di Maurizio De Giovanni con il suo Commissario Ricciardi.

La tendenza italiana a riservare un ruolo particolare al luogo dell’azione si riscontra anche al cinema e in televisione. Senza andare nel dettaglio delle moltissime sfaccettature che l’impronta territoriale presenta nel crime made in Italy sullo schermo, basterà segnalare che a un certo punto la città è arrivata a “invadere” persino i titoli dei film: è successo negli anni Settanta, con il breve quanto fortunato filone dei poliziotteschi, che ci ha regalato titoli come Roma a mano armata, Milano calibro 9, Napoli violenta, Milano odia: la polizia non può sparare… ecc.

Demoni Urbani, la storia italiana del crimine in chiave podcast

Demoni Urbani si inscrive in questa tradizione, portando la voce della città sporca di sangue nell’universo dei podcast: senza porsi limitazioni di tempo, si va dalla Roma di epoca fascista della vicenda di Gino Girolimoni, alla Busto Arsizio delle Bestie di Satana, fino alla Erba di Olindo e Rosa Bazzi (al centro di uno dei nuovi episodi).

Il web è già in fermento: sono infatti migliaia i fan del podcast ideato da Simone Spoladori, che si affrettano a postare commenti, valutazioni, condivisioni ad ogni uscita. A Simone Spoladori chiediamo quale sia, secondo lui, il segreto di questa serie.

«Direi che Demoni Urbani ha permesso e permette agli ascoltatori di ripercorrere fatti di cronaca noti – come la vicenda de Il mostro di Firenze o la strage di Erba – e anche di scoprire fatti decisamente meno noti, come gli omicidi della Stretta Bagnera o la storia del vampiro di Bergamo. Poi penso che il crime abbia successo alla radio perché, non mostrando le efferatezze che vengono raccontate, costringe ognuno a fare i conti con il lato nero della propria immaginazione, e questa operazione ha indubbiamente un fascino perverso. Credo però che l’aspetto determinante per il successo della serie siano le straordinarie performance di un attore fantastico come Francesco Migliaccio».

Che si tratti di una grande metropoli o di un antico borgo, il narratore di Demoni Urbani Francesco Migliaccio si incammina metaforicamente lungo i vicoli e bussa alle porte degli interni che custodiscono i più inquietanti segreti della nostra storia. Ne riascoltiamo suoni e rumori, ne ricordiamo i dettagli processuali, interroghiamo le città nel tentativo di comprendere qualcosa di più sull’orrore che arriva a sconvolgere la realtà di tutti i giorni. 

E le città, dolentemente, rispondono.


I 10 migliori podcast esteri scelti per voi da “Gli Ascoltabili”

La top 10 internazionale secondo "Gli Ascoltabili"

Ascoltandoci e leggendoci l’avrete capito: i podcast sono quella cosa che si ascolta “tra un caffè e una corsa verso l’autobus”. In una vita frenetica come la nostra, mentre collezioniamo informazioni a non finire e non abbiamo più tempo di selezionare ciò che vogliamo sentire, il podcast è completamente slegato da vincoli di spazio e di tempo.

Quando e dove ascoltare un podcast? Lo decidete voi. Che stiate scalando una montagna, siate al mare con gli amici o sul letto in una calda domenica pomeriggio, il podcast sa farvi compagnia, meglio di qualsiasi altra cosa. Un amico che arricchisce il vostro tempo, senza monopolizzarlo, che potete spegnere e riaccendere quando volete e che ha sempre storie nuove da raccontarvi.

Rispetto ai podcast in italiano non ci dilunghiamo nemmeno! Gli Ascoltabili hanno i podcast che fanno per voi: crime, d’intrattenimento, informativi, introspettivi, per tutti i gusti.

Mentre in Italia il podcast si sta affermando solo ora, in altri Paesi, come UK e USA, è un fenomeno ormai ben radicato.

Gli Ascoltabili sono i podcast giusti per qualsiasi momento della giornata. Ma, se siete talmente podcast addict da non farvi bastare i podcast italiani, se siete curiosi e aperti ad ascolti più “internazionali” e volete sapere che cosa c’è al di fuori della nostra penisola, noi de Gli Ascoltabili non vi lasciamo soli: ecco dunque una lista di podcast esteri per questa estate 2019, da non perdere assolutamente.

Giro del mondo 10 podcast

Cominciamo con SERIALpiù di un milione di americani sta impazzendo per questo nuovo cult in formato podcast. Serial nasce dai medesimi creatori di This American Life ed è condotto dalla giornalista Sara Koenig. Il podcast racconta storie criminali realmente accadute, con un taglio estremamente giornalistico che sa tenere col fiato sospeso fino all’ultimo colpo di scena.
Se siete in attesa della terza stagione di Demoni Urbani, il nostro podcast sui crimini italiani più efferati, Serial potrebbe tenervi buona compagnia. 

Di tutt’altro genere è BAD WITH MONEY, podcast di successo in cui Gaby Dunn racconta il difficilissimo rapporto che i millennials hanno con le loro finanze. Investimenti di dubbia efficacia, chicche sui guadagni degli youtuber e molto altro: Bad with money parla dei giovani come non avete mai sentito!

La BBC, tra programmi d’informazione e documentari, si è buttata nel mondo dei podcast, producendo format di rilievo come THE FOOD PROGRAMME, che parla di cibo da diversi punti di vista: che cambiamenti potrebbe portare la situazione politica europea del 21esimo secolo sulla nostra tavola? Come cambierà il nostro rapporto col cibo nell’era dei social network? Se avete fame di congetture e riflessioni sul tema, questo è il podcast che fa per voi!

Poteva mancare un podcast sul sesso? Ovviamente no. Se Quelli della 405 ha aperto tutti i vostri Chakra sensuali e vi ha tolto qualche tabù dal cuore, GUYS WE F#@$!F è il podcast senza filtri che stavate cercando. Senza vergogna, senza pudore, ma pieno di battute da farvi rotolare dal ridere, le due newyorkesi Corinne Fiser e Krystyna Hutchinson parlano liberamente del sesso con i loro ex, alzando fiere il loro manifesto dell’“anti-slut shaming podcast”.

Se siete appassionati di design e la nostra puntata di Destini incrociati su De Lucchi – Sottsass vi ha lasciato con l’acquolina in bocca, vale la pena prendersi 4 stagioni di tempo per ascoltare 99% INVISIBLE. Questo podcast di successo americano di Roman Mars racconta come e quanto il design impatti sul nostro modo di vivere. “Il 99% di ciò che sei è invisibile e intoccabile”: questo è il punto di partenza di ogni episodio, che racconta i lati più nascosti e trascurati del design, costruendo uno storytelling piacevole e sempre diretto e mirato.

Una produzione firmata Gimlet è CRIME TOWN, una serie che racconta come il crimine organizzato ha cambiato e sta cambiando le città americane. Un mix di giornalismo investigativo e dramma ben ricamato, che lega trame apparentemente sconnesse per dare, nel corso della serie, una mappa ben precisa di ciò che accade.

TED TALKS DAILY è un podcast con pubblicazioni giornaliere sugli argomenti più disparati, dall’intelligenza artificiale alla geologia. Ogni episodio è raccontato dai più grandi innovatori, pensatori e attivisti del nostro tempo e raccoglie in formato audio gli stessi contenuti delle già famosissime conferenze Ted Talks. 
Ispirarti, permetterti di pensare in grande, convincerti a fare quel passo tanto difficile sono stimoli che solo un podcast, tra una pausa pranzo ed una corsa serale, può darvi.

Se soffrite d’insonnia, forse SLEEP WITH ME è il podcast per voi. Tra i trend di Spotify, infatti, si fa spazio un format molto particolare, che con la sua voce profonda e i suoi suoni rilassanti vi permetterà di dimenticarvi dei vostri problemi e di annoiarvi così tanto, ma così tanto, da farvi cadere in un sonno profondissimo.
Per settembre, quando torneranno le ansie da lavoro, mettetelo in lista, vi servirà.

THE CHERNOBYL PODCAST segue il grandissimo successo della nuovissima mini serie HBO: la collezione di interviste al suo creatore, Craig Mazin, ne svela i retroscena più interessanti, raccontando le fasi produttive e le scelte narrative necessarie alla resa drammatica del prodotto. Negli episodi di questo podcast emergente vengono svelate tutte le sotto-trame più impensabili e inedite, tagliate dallo show per esigenze narrative.

Ultimo, ma non meno importante, GLOBAL NEWS PODCAST è uno tra i podcast informativi più ascoltati dell’anno: in maniera puntuale racconta le news da tutto il mondo analizzandone nel dettaglio tutti gli aspetti. Le sue pubblicazioni sono molto frequenti: due volte al giorno durante i giorni feriali e una volta nel weekend. Global news resta uno dei podcast di successo più completi e degni di attenzione.

Una lista che potrebbe continuare a lungo, quella dei podcast esteri più ascoltati e interessanti del 2019. Per rimanere aggiornati sulle novità tenete d’occhio il nostro blog e prestate attenzione ai trend delle migliori piattaforme per podcast. Nell’attesa delle nuove serie de Gli Ascoltabili, auguriamo un buon podcast internazionale a tutti voi!


Le radio libere degli anni 70 e i podcast: la libertà e la creatività ritornano, sempre

Radio libere e podcast, due mondi diversi? Forse no. La radio libera sconvolge i 70’s...

Fino a 50 anni fa pubblicare contenuti audio non era “roba da tutti”.

Innanzitutto, perché era molto diversa la fruizione, non esistevano i devices mobili su cui oggi ascoltiamo i contenuti che ci accompagnano quotidianamente, podcast, musica o webradio. Al di là di questo, è bene ricordare come non esistessero nemmeno le radio private, ma soltanto un’unica radio statale.

I privati non avevano né facoltà né tantomeno il permesso di trasmettere il proprio palinsesto, tanto che la legge stessa riservava solo allo Stato l’esercizio di radiodiffusione circolare.

Anche in Italia, in altre parole, gli unici canali consentiti, ad eccezione di poche esperienze locali, erano la radio pubblica Radio Rai, e la televisione pubblica, Rai TV.

Gli anni ‘70 sono stati forieri di novità in molteplici aspetti della società, smantellando convenzioni e abbattendo luoghi comuni. Come ogni status quo assopito che si rispetti, anche il mondo della radio, negli anni ’70, viene attraversato da una febbrile fame di novità. Nell’aria ancora carica dello spirito della contestazione giovanile, si avverte la voglia di staccarsi da “mamma Radio Rai”, che dettava regole, modalità, stile e contenuti in tutta Italia, con il suo approccio granitico e didascalico, per cercare qualcosa di diverso, per “creare” qualcosa di diverso.

La legge e il desiderio

Si sa, la storia insegna che laddove c’è abbondanza – se non eccesso – di regole, dettami, leggi che limitano la libertà d’espressione, cresce il desiderio. In questo caso, il desiderio di libertà porta a una vera rivoluzione. Le persone, lo vediamo anche ora con i podcast, hanno voglia di dire la loro, hanno voglia di storie da ascoltare, di dare informazioni, di parlare, di sentire voci diverse.

Il 1974 è l’anno di svolta: la Corte Costituzionale concede ai privati la facoltà di trasmettere, anche se solo via cavo, programmi in ambito locale, la prima storica sentenza contro il monopolio statale. Sdoganata la libertà d’espressione anche in ambito locale, ecco che l’ultima vittoria da ottenere è la trasmissione via etere. 


Altro aspetto che trova conferma sui libri di storia è che, per ottenere un diritto, nella maggior parte dei casi, occorre muoversi dal basso: proprio sull’onda di questa spinta rivoluzionaria, a metà degli anni ‘70 alcuni pionieri pensano bene di forzare la mano e di aprire radio private via etere, senza aspettare un pronunciamento dello Stato, nella speranza di ottenerne ben presto piena legittimazione.

Nascono così le radio libere, che vanno a riempire l’FM, la modulazione di frequenza, che fino a quel momento gli italiani praticamente non ascoltavano, focalizzati sull’AM (modulazione di ampiezza). Le radio libere vanno a occupare le frequenze FM superiori ai 100 MHz: la prima a iniziare le trasmissioni è Radio Parma, che inizia nel Dicembre 1974 sulla frequenza 102 MHz. 

L’FM ha il problema del range geografico: non c’è emittente in grado di coprire un’intera provincia. La radio diventa così locale, si rivolge a un pubblico di zona, apre all’interazione con il pubblico, ma trasforma i problemi in opportunità: ad esempio, dato il target ristretto, autori e speaker immaginano programmi disegnati su un pubblico specifico. Insomma, un laboratorio creativo straordinario, in qualche misura paragonabile a ciٍ che sta accadendo oggi con il podcasting. Non tutti, infatti, sappiamo ancora cos’è un podcast ma molti di noi sanno quanto in crescita sia il portato di questo fenomeno. 

Dalla radio libera al podcast

Le radio libere hanno vita breve, scoraggiate dai mille cavilli tecnici e burocratici inseriti dalle regolamentazioni successive al ‘74, ma instillano nella coscienza collettiva la necessità di ricercare uno spazio di espressione totalmente aperto, che non escluda voce alcuna, nessun linguaggio e nessun punto di vista. Dal 1976, le regole permettono la fioritura di queste realtà.

E oggi? Il significato del podcast, di cui tanto si parla, puٍò apparire come una diavoleria del 21esimo secolo, ma in realtà è profondamente imparentato con quell’epoca.


Facciamo un po’ di etimologia del termine, tanto per capire quando nasce: “podcast” vede la luce con la diffusione dei feed RSS, popolare per lo scambio di registrazioni audio su dispositivi elettronici. Compare per la prima volta nell’articolo Audible Revolution, pubblicato sul The Guardian e firmato da Ben Hammersley, e viene usata per definire il nuovo fenomeno di diffusione (cast) di file audio in formato MP3 disponibili su supporti portatili (pod) per la creazione di palinsesti digitali, per cui non era necessario passare dall’etere. Pensando alle radio libere, non vi viene un senso di deja-vu?


Con queste parole: “Come chiamarlo? Audioblogging? Podcasting? GuerillaMedia?” Hammersley definì per la prima volta, una rivoluzione nuova, dal sapore antico. Un nuovo modo di sfruttare le vie del non-etere, un nuovo approccio ai contenuti audio che assolve alla stessa necessità di base degli anni ’70: libertà di contenuti, varietà di scelta e estrema facilità di produzione.

Perché il podcast, oggi? L’era del self-entertainment

Capire come fare podcast è semplice e ve l’abbiamo già raccontato in altri articoli: basta una connessione Internet, un client e tanta voglia di raccontare. Si possono usare piattaforme gratuite di registrazione, editing, e pubblicazione e i contenuti prodotti possono essere online in pochissimo tempo e raggiungere chiunque. 

Con queste “radio libere 2.0” tutti possono essere podcasters e partecipare a questa nuova, grande rivoluzione dell’audio.

A quanto pare, la libertà che caratterizza il fenomeno del podcasting, simile a quella contagiosa carica rivoluzionaria degli anni ‘70, sta raggiungendo anche i millennials. Quei ragazzi che spesso tacciamo di essere totalmente refrattari all’informazione, forse sono solo alla ricerca di un medium con cui si possano sentire a proprio agio. Se fosse il podcast, flessibile, poco invasivo, che non occupa spazio sui devices ed è segnato da una mobilità radicale, a rinsaldare il legame tra le giovani generazioni e l’infotainment?

Approfondiremo il tema in un prossimo articolo.


Il genere Crime sfonda il muro dei podcast, ed è subito febbre!

Crimini, misteri, ladri e tutori della legge. La domanda di suspense e adrenalina non tramonta mai e sfonda nel mondo dei podcast.

È vero, per un blog che è dedicato ai migliori podcast italiani, parlare di televisione è forse fuori tema, ma la nostra attenzione è più che giustificata: nel mondo della serialità televisiva, la categoria crime è indubbiamente una di quelle che ottiene i riscontri maggiori, ovvio che per chi sperimenta nella creazione di podcast di successo, l’argomento diventi all’ordine del giorno. 

Negli ultimi trent’anni della storia della tv, non si contano le serie, appartenenti a questo genere, che sono diventate veri e propri cult, dal seminale CSI a The Wire, da Breaking Bad a True Detective. Si tratta di prodotti di altissima qualità, sia sul piano della costruzione narrativa sia su quello della confezione, particolarmente caratterizzati da un impianto visivo di altissimo livello.

Insomma, dalla progettazione alla scrittura, dalla sceneggiatura alla realizzazione, niente viene lasciato al caso. La stessa ricetta che viene richiesta a un podcast da classifica.

Il 2017 è l’anno di svolta per il genere Crime in tv, che ha dato ispirazione ad innumerevoli serie di podcast.

Alla fine del 2017, su Netflix, ha visto la luce un prodotto estremamente interessante e innovativo: si tratta di Mindhunter, che ha avuto come showrunner Joe Penhall (The Road) e alla regia nientemeno che David Fincher (Fight Club, Seven) e ha cambiato la carte in tavola. Scritta e girata benissimo, Mindhunter ha saputo raccontare gli anni della nascita della psicologia criminale e la mente di efferati serial killer rinunciando in modo radicale alla rappresentazione visiva dei crimini, incentrando il racconto esclusivamente sulla parola senza che la tensione drammatica ne risentisse minimamente. Al contrario, la scrittura evocativa di Penhall, fatta di parole “piene” ed estremamente calibrate, ha trasformato l’assenza della componente visiva in un punto di forza in grado di rendere ancora più intensa la drammaticità delle situazioni raccontate.

Fatte le debite proporzioni, è stata proprio la visione di una serie come Mindhunter il punto di partenza per il team di autori de Gli ascoltabili per immaginare una serie crime in formato podcast, incentrata quindi sulla parola, i suoni, le atmosfere da ascoltare. Il fascino della psicologia criminale, i torbidi monologhi interiori dei serial killer e la ricostruzione di indagini e crimini ci sono sembrati perfettamente compatibili con la nostra filosofia di fare intrattenimento di alto livello, di costruire narrazioni efficaci e con grande cura della confezione per un programma on demand

Abbiamo ovviamente ascoltato con grande interesse uno dei più importanti esperimenti di podcast crime esistente negli Stati Uniti, Crimetown, prodotto da Gimlet Media, che dedica ogni stagione a una diversa città americana e a una singola storia criminale in essa ambientata. 

L’idea de Gliascoltabili si era da subito orientata verso una struttura antologica della serie di podcast, ma ci siamo chiesti se le città italiane non avessero da offrire storie criminali, magari poco note, altrettanto interessanti, se non di più, rispetto a quelle offerte da Crimetown. 

Il passaggio decisivo è avvenuto quando ci siamo imbattuti la storia di Antonio Boggia, il killer della Stretta Bagnera, viuzza nei dintorni di via Torino, a Milano: anche Milano, alla fine dell’Ottocento, aveva avuto il suo Jack lo Squartatore, ma in pochi ne erano a conoscenza. Noi ci siamo subito appassionati alla vicenda e ai dettagli di quella storia ormai sepolta nel tempo. Tanto da farla ritornare a vivere in un podcast capace di rievocare i brividi di quei momenti.

Da un caso ispiratore a una serie di podcast di successo: Demoni Urbani

Spaziando dall’Ottocento dino ai giorni nostri, sono state molte altre le storie criminali che ci hanno affascinato, alcune note e altre meno note, che sono avvenute nelle strade, nelle metropoli o nelle piccole città nelle quali scorre la nostra quotidianità. 

Da questo insieme di circostanze e di considerazioni è nata alla fine la serie di podcast Demoni Urbani, la cui prima stagione ha ottenuto un grande successo di pubblico, anche grazie alle straordinarie interpretazioni dell’host Francesco Migliaccio, attore di teatro dal talento cristallino e dalla carriera importante, che con la sua voce graffiante e a tratti dolente accompagna gli ascoltatori nelle storie infernali dello show.

Forti di questo importante successo abbiamo subito messo in cantiere la seconda serie di podcast, che porta Demoni Urbani alla pausa estiva, con gli smartphone di tutti gli appassionati ben carichi di episodi da ascoltare tutti d’un fiato, come vuole la tradizione delle serie tv, meglio se di notte, meglio se a luci spente!

La seconda serie del podcast racconta alcune storie decisamente famose nell’ambito della cronaca nera del nostro paese, come quella del primo episodio, dedicata al Mostro di Firenze, nella quale la voce di Francesco Migliaccio ricostruisce sia la fobia collettiva del “mostro” che ha segnato gli anni ’80, sia la grottesca sfilata degli improbabili “compagni di merende” durante il processo che ne seguì, negli anni ’90.

Ogni podcast crime ha una sua carica di attrazione. Cosa porta un ascoltatore a entrare nei meandri della follia omicida?

L’interesse nei confronti del crimine, addirittura il fascino che l’illegalità esercita nei confronti dell’uomo è un dato che certamente non va dimostrato. Dal mito alla letteratura, dal teatro al cinema, dal videogioco al podcast, tutti i generi narrativi vantano una produzione che soddisfa una domanda sempre crescente. Il podcast è arrivato ultimo in ordine di apparizione, ma mutua tutte le categorie e gli stili narrativi dei suoi predecessori. Demoni Urbani, la serie crime de Gliascoltabili ha raccolto questa eredità e subito si è posizionata ai primi posti delle classifiche di podcast italiani. La domanda è naturale: cosa porta il pubblico ad interessarsi di queste vicende oltre il fatto che siano all’interno di podcast di qualità come Demoni? Certamente il bisogno di conoscere i limiti del proibito, esplorare il confine labile tra bene e male, proiettare fuori da sé, per osservarla meglio, la paura della morte, come ultimo confine del nostro vivere.

Gli autori del podcast Demoni Urbani lavorano in questa direzione, aiutati dalla splendida voce di Francesco Migliaccio che scava nelle menti, nei profili psicologici di carnefici e vittime, ponendo a ciascuno di noi la domanda: cosa avrà portato questi protagonisti della notte a delitti così efferati?

Demoni è un podcast che ha sì come perno una voce profonda e sfumata, ma anche la realizzazione complessiva è estremamente curata. Dalla scelta delle musiche, che attingono ai generi più attuali di electro pop con sfumature punk, al sound design, volto ad esaltare i suoni di quei momenti tragici, per proiettare chi ascolta nel “qui e ora” di ciò che è accaduto.

Non abbiamo ancora terminato di scrivere la seconda serie che già una terza è in programmazione. Da settembre 2019 il podcast di maggiore successo tornerà in programmazione con storie che, oltre alle varie città italiane, toccherà luoghi e protagonisti che, fino a un istante prima di rivelarsi quali spietati assassini, si celavano attorno a noi con sconcertante naturalezza.

Intanto che aspettiamo i nuovi episodi, vi invitiamo su gliascoltabili.it a fare incetta dei migliori podcast di intrattenimento, per i vostri momenti di relax… e di terrore di quest’estate. 


I podcast e l’estate: quali ascoltare?

In montagna o al mare, le produzioni de gliascoltabili.it soddisfano ogni aspettativa 

Circa un anno fa, quando abbiamo lanciato la nostra piattaforma di podcast, la redazione de gliascoltabili.it si è seduta attorno a un tavolo. Ci siamo detti: dobbiamo lavorare per far sì che la nostra audience possa capire in primo luogo… cos’è un podcast. 

Non una domanda qualsiasi: se parlare di podcast all’estero (leggi: negli States) non sorprende nessuno, in Italia un anno fa erano in molti a chiedersi: «cosa significa podcast? Dove ascoltarli? Ah, quindi funzionano come la radio?», et similia. 

Oggi la situazione, nel nostro Paese, si è evoluta in maniera interessante: lo strumento podcast ha contagiato diverse realtà, interpretando una nuova esigenza di comunicazione sempre più diffusa – ne ha scritto di recente anche il Corriere della Sera qui, e vi invitiamo a scorrere il pezzo perché troverete una bella sorpresa che ci riguarda. 

Dicevamo: un anno fa ci siamo seduti attorno a un tavolo. Abbiamo pensato: faremo capire a tutti come si fa un podcast. Cosa è un podcast. E insieme abbiamo individuato la prima direzione possibile: la diversificazione dei contenuti e dei generi. 

Sì, anche il podcast ha i suoi generi: la comedy, l’infotainment, il crime.

E tanti altri, pronti a soddisfare tutte le necessità della vostra estate all’insegna dei migliori podcast in circolazione.

I podcast dell’estate de gliascoltabili.it 

È stata proprio la varietà dei generi, applicata ai podcast da noi prodotti, a consentire ai nostri ascoltatori di accedere a un ventaglio ampio di offerte. Contenuti da ascoltare in libertà, durante il commuting, ovvero il tempo che impieghiamo da casa a lavoro, o nel tempo libero. 

Solo che tra stress, pensieri e attività varie, spesso anche ascoltare un podcast si configura come troppo impegnativo – per noi non è così, ma questo è un altro discorso… 

D’estate, però, non ci sono scuse. Il sudoku, i cruciverba e l’olio abbronzante con il podcast si armonizzano bene. Cosa c’è di meglio, sotto al sole o coperti dalla protezione di un ombrellone, che appassionarsi a tantissime storie da ascoltare

In questo invito all’ascolto dei podcast dell’estate, la produzione de gliascoltabili.it vi viene incontro sorprendendovi da ogni prospettiva. Anche giocando di contrasto: da un lato la brezza del mare o l’aria frizzante della montagna, dall’altro le atmosfere cupe, le storie laceranti di Demoni Urbani, la serie crime della piattaforma, ai vertici delle classifiche dei podcast più ascoltati dell’estate 2019.

Un bel modo per lasciarsi avvolgere dalla voce dell’host, l’attore Francesco Migliaccio, dalla tensione e dal lato torbido della mente umana a confronto con l’odore della morte. 

Affrontando la vita a tinte meno fosche, ascoltare un podcast vi potrà avvicinare a episodi di incontri, di relazioni spirituali e professionali che hanno trasformato l’esistenza di due personaggi. Parliamo di Destini Incrociati, una delle produzioni di punta de gliascoltabili.it

Condotto e ideato da Giacomo Zito, è tra gli esempi italiani più interessanti di non-fiction, Destini Incrociati racconta i legami tra coppie creative del design, dell’arte, della musica, dell’entertainment e della politica: Michele De Lucchi ed Ettore Sottsass, Marina Abramovich e Ulay, Freddie Mercury e Montserrat Caballé, Tina Fey e Childish Gambino, Gianīs Varoufakīs e Alexis Tsipras. 

Con La mia storia, invece, la faccenda si fa più densa, intima e articolata: si tratta di un’ambiziosa serie antologica in podcast che intreccia vicende realmente accadute a ricostruzioni di pura fiction. 

Sarete testimoni dell’inadeguatezza di un maschio alfa alle prese con il primo Gay Pride italiano, della riscoperta di un’America nascosta da parte di un’intellettuale liberal durante le presidenziali 2016, della frustrazione di un giovane pescatore siciliano che si ritrova sul set de “La terra trema” di Luchino Visconti e vorrebbe diventare una stella del cinema. 

Sempre restando nell’ambito di storie e personaggi riconosciuti, Vinyl Nights, condotto da Roger Mantovani, è un esempio importante per capire cos’è un podcast dedicato alla musica e chi la crea. Nel caso di Vinyl, si tratta dei retroscena che hanno ispirato la realizzazione di quegli album che hanno rivoluzionato la storia della musica: da Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles a Highway 61 Revisited di Bob Dylan. 

Spazio a racconti intensi anche con Gli adolescenti si fanno male, una delle prime serie podcast italiane a unire narrazione e informazione scientifica, condotta da Furio Ravera, psichiatra e psicoterapeuta, che ripercorre i casi di giovani pazienti con problemi di tossicodipendenza, carenze emotive, alcol. Frammenti di vita raccontati dalle voci di giovani attori provenienti dalle migliori accademie teatrali italiane. 

Water & The Hero, invece, è il format dedicato all’acqua e ai suoi eroi, condotto da Riccardo Felici e realizzato grazie al supporto di Kingii, il più piccolo dispositivo di galleggiamento al mondo. 

Per ogni puntata, l’epopea “quotidiana” di personaggi che, in campi differenti, hanno trovato nell’acqua quell’elemento in più che dà un senso alle loro giornate: tra le guest star che si avvicendano al microfono ci sono atleti, biologi e c’è anche Luca Colombo, il pilota milanese che a bordo della sua moto ha conquistato il primato mondiale di velocità sull’acqua dolce con 104 Km/h

Estate in podcast: approfondimento è bello!

Sì, nelle serie de gliascoltabili.it ci sono le storie, l’elemento umano, la forza della narrazione. Tuttavia ci interessa allo stesso modo creare podcast di qualità, che possano attirare l’attenzione dei nostri ascoltatori.
Perché non approfittare dei ritmi morbidi dell’estate per appassionarsi a tematiche attuali, declinate in chiave podcast

Oggi, ad esempio, si sente parlare moltissimo di cambiamenti climatici, di emergenza ambientale, di responsabilità sociale d’impresa: noi abbiamo raccolto questi e altri temi in una serie che si chiama Sostenibilità for Beginners, affidata a Giacomo Marino Gallina, studente di Sviluppo Sostenibile all’Università degli studi di Milano, e a Giuseppe Paternò Raddusa, uno degli autori della piattaforma. 

Se invece volete fare un ripassino sulle tendenze cinematografiche della passata stagione e su qualche grande classico del passato, vi aspetta I magnifici sette: un rotocalco di informazione cinematografica condotto da Simone Spoladori e Giuseppe Paternò Raddusa, che ha visto avvicendarsi ospiti del calibro dei registi Sebastian Lelio (premio Oscar nel  2017 per Una donna fantastica), Claudio Giovannesi, Roberto Minervini, dei critici Maurizio Porro e Gianni Canova, degli attori Gianmarco Tognazzi, Pina Turco e Antonella Lualdi

Agosto, moglie mia non ti conosco… in podcast sì, però! 

Noi della redazione riteniamo che, per creare affezione in un pubblico di ascoltatori di podcast, si debba lavorare in maniera interessante sul concetto di comedy, declinandolo con originalità. 

Abbiamo quindi deciso di lanciare Scemi da un matrimonio, la serie che racconta per ogni puntata i disastri di donne e uomini alle prese con le grandi contraddizioni dei sentimenti: gelosie, paranoie, invidie. Sullo sfondo, la (presunta?) crisi della coppia moderna, raccontata da alcune delle più belle voci italiane: Adele Pellegatta, Tommaso Amadio, Roberta Federici, Alberto Mancioppi, Stefania Pepe e molti altri. 

Quelli della 405, invece, vi dirà tutto quello che vorrete sapere sul sesso. Come? Filtrandolo con gli occhi audaci e liberi di un gruppo di spregiudicati millennials, ragazzi e ragazze con esistenze, provenienze geografiche e orientamenti sessuali differenti, che condividono lo stesso appartamento. Le loro pareti sì che possono parlare: per ogni episodio si confrontano in maniera accesa  e dissacrante su un tema diverso,  l’autoerotismo, la famigerata “prima volta”, le app di dating per incontri al buio… 

E se la comedy è il vostro pallino, tra i podcast italiani più divertenti c’è HardCorviale, la serie ideata da Fabio Di Ranno e Valeria Giasi (conosciuti per aver scritto diversi episodi de I Cesaroni). Una produzione che abbiamo deciso di accogliere su gliascoltabili.it, perché dopo averne ascoltato i primi due episodi ne siamo rimasti incantati. 

La tragicomica epopea di Nando, settantenne che scopre il mondo del porno su Internet dopo anni passati a noleggiare film in videoteca, non potrà lasciarvi indifferenti, in quest’estate 2019 dedicata ai podcast. 

Come scaricare i podcast de gliascoltabili.it

Bene, ecco una panoramica delle produzioni de gliascoltabili.it, tra i podcast più ascoltati dell’estate; adesso tocca a voi capire come scaricare e dove ascoltare le nostre serie. Gratuitamente, s’intende.  

Potete visitare il sito della piattaforma, gliascoltabili.it, ascoltarli in streaming da browser desktop e mobile o scaricarli dalle maggiori piattaforme audio: Spotify, iTunes, SoundCloud e Spreaker. Buon ascolto. E buona estate… 


Il futuro della corporate communication strategy è nei podcast

Le aziende hanno necessità di comunicare con mezzi efficaci adatti alla creazione di legami. Il podcast è perfetto allo scopo.

Gliascoltabili.it è una piattaforma di podcast indipendente che basa il proprio successo sulla qualità dei contenuti e l’eccellente realizzazione. È certamente il produttore dei migliori podcast in circolazione. L’esperienza dei suoi autori, maturata in ambito radiotelevisivo, è affinata costantemente dal core business della società responsabile del progetto, NoEthicsNoBrand, una vera e propria agenzia di comunicazione. 

Nenb – ci piacciono gli acronimi – realizza progetti di comunicazione basati sulla narrazione e custodisce i brand e i loro progetti gestendo ogni aspetto, dalla strategia alla realizzazione di output come brand identity, immagine coordinata, progetti di storytelling motivazionale e di posizionamento sul mercato.

Insomma, anche noi appassionati di storie abbiamo un business alle spalle che ci permette di produrre podcast straordinari scaricabili gratuitamente.

In questo articolo vogliamo approfondire il legame esistente tra podcast e comunicazione d’impresa e lo facciamo partendo da noi stessi. Esprimerci attraverso la piattaforma di podcast gliascoltabili.it , a quasi un’anno dal suo varo, è stato certamente un grande investimento, solo apparentemente privo di ritorni. Infatti il feedback in termini reputazionali è stato altissimo. 

NoEthicsNoBrand si è subito posta nel proprio contesto di riferimento come soggetto leader nella creazione di contenuti di storytelling anche in formato podcast, dimostrando di saper analizzare la realtà raccogliendo informazioni, dati, documenti, ordinarla attraverso un sapiente lavoro di narrazione orientata a un obiettivo, declinare il risultato in oggetti di comunicazione apprezzati dai clienti. 

Insomma, gliascoltabili.it è diventato uno dei migliori biglietti da visita di NoEthicsNoBrand, facendoci entrare a pieno titolo tra gli interlocutori essenziali per comunicare con i podcast. 

Per le aziende il podcast è un’opportunità. Ma attenzione a scegliere il tono di voce giusto.

Il podcast si sta sviluppando esponenzialmente e le ragioni del suo successo sono le stesse che hanno trasformato il mondo con l’espansione dei social media. Anche i podcast sono infatti contenuti on demand, condivisibili attraverso i social, capaci di intrattenere e, allo stesso tempo, di informare.

Inevitabile che anche questi programmi audio richiedano le stesse attenzioni riservate ai nostri piani strategici applicati a Facebook o Instagram. Generare legami con la propria comunità, infatti, richiede trasparenza e capacità di andare dritti al punto. I nostri interlocutori, dall’altra parte degli… auricolari, non vogliono sentirsi presi in giro e se riconoscono in un’azienda un soggetto affidabile e autorevole, sono disposti ad accettarlo come “broadcaster”. 

In un podcast aziendale pertanto, il confine tra comunicazione pubblicitaria e cultura d’impresa o del settore di riferimento deve essere assolutamente percepibile, altrimenti il pubblico non saprà orientarsi e finirà inevitabilmente per rifiutare il contenuto audio prodotto con mille sforzi. Esattamente come fa sdegnosamente davanti a un messaggio pubblicitario indesiderato. 

Un’altra regola fondamentale per realizzare un podcast aziendale di successo, è trattare i contenuti con grande serietà e rigore nella gestione delle informazioni. Viviamo in un medium – quello digitale – nel quale le fake news sono in agguato e non c’è niente di peggio che offrire un’informazione non verificata per scatenare la legittima reazione di chi dispone di informazioni fresche e aggiornate. Il web in questo non è disposto a perdonare. Diverse aziende, generalmente nel proprio reparto marketing, hanno affiancato al team figure di giornalisti con il compito di custodire la “narrazione d’impresa” e i documenti che ne formano la storia ma, badate bene, non con il compito di foraggiare la stampa o i media tradizionali come farebbe un ufficio stampa, quanto di curare la conformità e correttezza delle informazioni diffuse attraverso i propri mezzi. L’azienda diventa così una vera media company, e il podcast uno strumento a disposizione, che ha necessità di gestire le proprie uscite, disporre di un piano editoriale, verificare il feedback con il pubblico, rispondere alle critiche eventuali così come ai complimenti, eccetera eccetera.

Nel realizzare un podcast per un’azienda dobbiamo individuare un obiettivo. Che può essere, come abbiamo visto per gliascoltabili.it, reputazionale (esperti della narrazione che dimostrano, con stupendi podcast originali, la loro capacità di linguaggio), editoriale (storie in formato podcast che affrontano temi vicini all’azienda senza cadere nell’autoreferenzialità). Oppure essere percepiti come leader o semplici esperti in un determinato settore (così quando un’azienda dovrà realizzare un podcast, si rivolgerà aGliascoltabili.it), informare il pubblico sui propri prodotti e il modo migliore di utilizzarli (forse il podcast meno diffuso, dal momento che si pone in atto un piccolo conflitto d’interesse…).

Le aziende insomma comunicano con tutti i mezzi a disposizione, perché sono organizzazioni sociali e agiscono nella comunità generando conoscenza che può quindi essere opportunamente condivisa a beneficio di tutti, proprio come stiamo facendo in questo articolo.

Alcuni felici esempi italiani di podcast per le imprese realizzati da gliascoltabili.it

Trasferire tutta la conoscenza e le competenze che hanno reso un’azienda leader in un podcast, richiede la scelta di una logica organizzativa dei contenuti e di un tono di voce appropriato. NoEthicsNoBrand ha prodotto per diverse aziende podcast con diverse modalità adatte a loro.

Ancor prima che la piattaforma di podcast gliascoltabili nascesse, il suo team di autori ha lavorato a stretto contatto con Barilla, la grande multinazionale italiana del food,  per celebrare il centenario della nascita di Pietro Barilla. Era il 2013. Furono realizzate cinque puntate audio narrate e scaricabili direttamente dal sito. Era nato uno dei primi podcast d’impresa. Il lavoro, trattandosi di un committente così importante, e soprattutto per una celebrazione che atteneva al suo fondatore, estremamente delicato. Ma il metodo, da allora, non è affatto cambiato. Una lunga intervista con Luca Barilla, uno dei figli, ha permesso di far emergere i valori importanti che hanno guidato l’impresa sino ad oggi, oltre che a scrivere una pagina importante della storia Barilla in forma di podcast. 

Un progetto realizzato anche in lingua inglese che, circa tre anni dopo, ha ispirato un’altra grande azienda italiana a realizzare una serie di podcast sul tema dell’energia: ENI.

Il nostro team, affiancato dalla newsroom di Eni formata da esperti e giornalisti, ha realizzato e continua a produrre podcast sull’energia ogni mese. Spaziando da temi attinenti al business di Eni (fa praticamente di tutto), a temi che di fonti di energia hanno poco a che fare, magari più attinenti all’energia delle persone!

Divulgazione, informazione, sensibilizzazione su temi importanti per il futuro del nostro pianeta, sono gli argomenti trattati dai podcast che realizziamo per il colosso dell’energia. Ad oggi sono più di 70!

Un ultimo e recente esempio di podcast prodotto da gliascoltabili.it è Water & the Hero, questa volta un podcast editoriale che presenta in ogni puntata un piccolo grande eroe dell’acqua: persone normali che dedicano la loro vita all’acqua in tutte le sue forme. 

La struttura è quella di una produzione indipendente, solo che il tema è stato sponsorizzato da un’azienda che sente i temi acquatici molto affini ai propri valori e al proprio business: Kingii International, che produce e distribuisce nel mondo un dispositivo di galleggiamento di emergenza – Kingii appunto – da portare al polso. Con il contributo di Kingii, Riccardo Felici, l’host del podcast, intervista in ogni puntata campioni sportivi, esperti di salvataggio in mare, recordman che corrono con la motocicletta (quella da strada) sull’acqua, biologhe marine che combattono tutti i giorni per la difesa dei fondali marini e della loro biodiversità.

Il podcast aziendale motivazionale: come comunicare al proprio team per allinearlo con efficacia.

C’è infine un ultimo tipo di podcast che le imprese devono considerare per attivare un’efficace azione di allineamento e condivisione degli obiettivi interna. Una volta c’è erano le circolari, poi i video aziendali. Ma tutti peccavano di un difetto: invece di generare intimità, mettevano distanza tra i vertici, i Ceo, e i collaboratori.

Un podcast per il blog aziendale invece fa ascoltare la voce del capo in una veste colloquiale, lo si mette in luce come persona, permette di scoprire la sua personalità e le varie sfaccettature, diventa “uno di noi”, insomma, in un formato talk show che è la forma di intrattenimento sia radiofonica che televisiva più comune alla quale siamo tutti abituati.

Abbiamo visto diverse possibilità con le quali un’azienda si avvicina al podcast come strumento di comunicazione. 

Il nostro team è a disposizione per offrire soluzioni e indicazioni anche per il vostro nuovo podcast aziendale!


I disagi adolescenziali in un podcast tra fiction e realtà!

Podcast di successo: non solo intrattenimento. "Gli ascoltabili" lancia una serie che coniuga fiction e problemi adolescenziali

Come tutte le idee che si rispettino, anche Gli adolescenti si fanno male, serie di podcast prodotta da gliascoltabili.it, nasce da un clima fertile per la sperimentazione che si respira nella nostra redazione. I nostri autori si guardano intorno come segugi, pronti a raccogliere ogni idea che abbia in sé un indizio di novità creativa per creare un podcast.

Di solito sono le persone e le loro storie il punto di partenza ideale di una serie di podcast di successo. Ed è anche il caso del quale vogliamo parlarvi. Ci ha contattati ancora un anno fa (gliascoltabili.it non esisteva  ancora) il prof. Furio Ravera (foto in evidenza), psichiatra esperto di tematiche giovanili che ha scritto diversi libri sull’argomento, frutto dello studio di numerosi casi seguiti sul campo. Ci chiedeva di supportarlo nell’editing di un libro basato su casi oggetto della sua esperienza di psichiatra. Abbiamo accettato la sfida non tanto perché comprovati editor (anche se ci sappiamo fare…), quanto perché convinti di poter dare un valido contributo alla diffusione di storie che avrebbero potuto essere di aiuto a giovani in difficoltà e ai loro genitori. E così è stato facile appassionarsi ai contenuti del manoscritto, da cui ha preso strada l’idea di un format per un podcast che riuscisse a intrattenere, oltre che informare, sulle storie di chi abusa di sostanze o si sottopone a sorprendenti pratiche di autolesionismo attraverso le quali esprime il proprio disagio.

Il nostro obiettivo era comunque di creare qualcosa di veramente unico, che potesse parlare sia ai millennials che a un pubblico più maturo, senza tradire la nostra anima intrattenitiva. Perché i podcast de Gliascoltabili, sono questo: intrattenimento e grandi storie

Gli Adolescenti si fanno male, l’originalità di un podcast nel quale l’esperto adulto e il giovane alla ricerca di sé dialogano insieme.

Per come erano state scritte da Furio Ravera, le storie cliniche dei suoi pazienti erano straordinariamente coinvolgenti ed emotive. Ne siamo stati subito coinvolti, alcuni di noi in quanto genitori di adolescenti, altri perché giovani con ancora presente l’esperienza di crescere appena vissuta. È stato questo coinvolgimento il catalizzatore per creare un podcast vincente.

Infatti non avremmo mai voluto perdere, nel creare un podcast, la vividezza di quello stile di racconto, la sensazione alla lettura di conoscere i protagonisti nel profondo, di provare per loro intima condivisione, compassione, desiderio di cessare la loro sofferenza. Abbiamo quindi deciso di redigere, di ciascun paziente, una scheda della personalità. Come nelle sceneggiature dei film, anche il podcast ha le sue regole narrative: il nostro foglio excel si è riempito di nomi di fantasia, età ipotetiche, abitudini, cenni biografici e dei famigliari, pensieri e tratti del carattere. A quel punto, per il nostro autore Giuseppe Paternò Raddusa, scrivere monologhi assolutamente verosimili, anche se di fantasia, è stato un gioco da… ragazzi! 

Poi abbiamo chiamato giovanissimi attrici e attori provenienti dalle migliori accademie teatrali di Milano, e abbiamo proposto loro la sfida: sarebbero stati capaci di interpretare paure, sofferenze e pensieri di coetanei meno fortunati di loro? Beh, la risposta la riserverà l’ascolto delle puntate del podcast. Noi ne siamo orgogliosi!

Avevamo quindi le testimonianze dei pazienti, completamente ricreate in registrazione al microfono ma assolutamente vere nel significato, e ora? Ecco che abbiamo fatto entrare in scena il Prof. Furio Ravera il quale era inizialmente riluttante a varcare la soglia dello studio di registrazione dei podcast de gliascoltabili.it, ma alla fine – e ve lo stiamo per raccontare – ci ha preso un gran gusto.

Furio Ravera, dallo studio psicanalitico allo studio di registrazione del podcast.

Lo studio dove registrare i podcast è una grande sala con un tavolo quadrato e quattro microfoni, le cuffie e tutto il resto. Dall’altra parte del vetro i tecnici del suono Sara Varicchione e Francesco Campeotto. Un’atmosfera, per chi non si è mai cimentato nel realizzare un podcast, che può rivelarsi imbarazzante. Diciamo che anche per il grande esperto Furio Ravera, trent’anni di ricerche cliniche in ambito psicologico, un felice presente come specialista EMDR e una riconosciuta competenza a livello nazionale, entrare nello studio come host di un podcast ha destato più di una perplessità. Poi lo abbiamo invitato ad accomodarsi e a indossare la cuffia. A quel punto gli abbiamo proposto di ascoltare insieme la testimonianza registrata dalla prima attrice. 

All’ascolto, gli occhi di Ravera si accendono, improvvisamente anche lui pare rivivere le stesse sensazioni provate davanti ai suoi pazienti, entrare nelle loro storie, interrogarsi su come impostare la seduta per aiutarli a superare il loro disagio… E poi la riproduzione della traccia registrata dall’attore termina e si accende la lampadina “on air” della registrazione.

Furio Ravera si è trasformato così in un fiume in piena davanti al microfono, ha compreso perfettamente la logica per realizzare un podcast di successo che abbiamo riservato al suo progetto e ne è parte, fulcro portante, al cento per cento.

Siamo andati avanti così, per dodici puntate di podcast scaricabili gratuitamente sul nostro sito e sulle principali piattaforme di aggregazione come ITunes, Spreaker, Spotify.

Fiction, contenuti e un’eccellente realizzazione: ecco perché quelli de Gliascoltabili sono considerati i migliori podcast in circolazione.

Un risultato, quello del podcast Gli Adolescenti si fanno male, che è frutto certamente di una grande passione e cura dei dettagli, ma soprattutto di una competenza e talento nel raccontare storie che i nostri autori hanno sviluppato in anni di impegno e sperimentazione nei podcast che sono oggi il medium più in crescita nel panorama dell’intrattenimento sonoro, tanto che Spotify stessa, dopo essere diventata leader in ambito musicale, ha deciso di investire nello storytelling d’autore.

Il podcast di qualità come “Gliadolescenti…” è in grado di accrescere la conoscenza e la cultura dell’ascoltatore, creando allo stesso tempo identificazione e intrattenimento. Con un piccolo grande vantaggio: mentre la parola “Intrattenere” nasce dall’espressione “tenere a sé”, con il podcast libera dai vincoli di spazio e tempo e permette di ascoltare on demand la puntata che ci interessa, dove e quando vogliamo.

Scoprite tutte le serie di podcast successo de gliascoltabili.it sul nostro sito e dateci tutte le stelle disponibili, laddove ci sono stelle! Abbiamo bisogno del vostro supporto per continuare a produrre i migliori podcast di qualità liberi da scaricare.


La mia voce è adatta per fare un podcast? Riflessione semiseria sugli ingredienti per fare un podcast da classifica

Come tutte le cose, anche per i podcast, il punto non è l’obiettivo ultimo. Ma il percorso per raggiungerlo

Tutti coloro che si avvicinano al mondo dei podcast hanno almeno due obiettivi: un’idea, un contenuto e il desiderio di farsi conoscere. L’ordine è esattamente questo, non può essere ribaltato con considerazioni del tipo “cosa “tira” in questo momento e di cosa potrei parlare per fare un podcast di successo? Okkei, forse l’ho presa un po’ alla larga, ma questo inizio di ragionamento ha a che fare con il ruolo che la voce ha nel podcast per come lo intendiamo oggi.

Il podcast se ne fa un baffo del “palcoscenico” offerto dai media tradizionali. Le generazioni cresciute davanti alla televisione hanno impresso nel proprio dna una “grammatica” della forma fatta di formule di rito, musiche al momento giusto, applausi, eccetera eccetera. Il bello del fare un podcast gratuito è esprimersi in modo totalmente libero, sperimentando nuove modalità, ricercando il proprio linguaggio adatto all’audio per il digitale

Gli unici aspetti che vale la pena preservare nel processo di costruzione di un podcast sono: l’intelligenza del contenuto, la spontaneità, la progettazione efficace della narrazione. E la notizia è che non serve una bella voce per fare un ottimo podcast.

Ok, se ce l’avete già questo non è per forza un problema. Il punto è che non esiste una voce bella o brutta, ma unicamente una voce usata bene o male. E soprattutto una voce che è capace di trasferire dei contenuti da una parte (il microfono) all’altra  (lo smartphone di chi ascolta il podcast). 

La voce attiene alla forma e per fare un podcast la forma non basta. 

Lo script. Fondamentale in un podcast, ma non usarlo quando schiacci il tasto “rec”.

Script, scritto, quindi pensato, frutto di rielaborazione, processo di perfezionamento continuo. Un’ancora di salvezza quando l’emozione ti blocca il flusso spontaneo della narrazione, ma anche un peso enorme quando si tratta di liberare la freschezza e la spontaneità di un podcast.

Meglio un’organizzazione schematica dei contenuti che liberi la personalità dell’host del podcast. Essere sé stessi in questi casi è fondamentale e la naturalezza dell’esposizione è qualcosa che si può e si deve allenare con il tempo. Non dimentichiamo che un podcast da classifica ha nella continuità della produzione e della pubblicazione la prima condizione per poter avere delle chance di divulgazione.

Per noi di Gliascoltabili la scrittura di un podcast è un aspetto fondamentale. Ma stiamo lavorando costantemente insieme ad attori e giornalisti per sperimentare le modalità più efficaci per generare l’effetto naturalezza che tutti gli ascoltatori ricercano in un podcast. Bene, il podcast è interessante, i contenuti sono ok, la forma mi piace, ma il tono di voce dell’host è scostante e genera una distanza.  Ecco che tutti gli sforzi per costruire un contenuto in formato podcast diventano improvvisamente vani.

Vero è anche l’opposto: non serve necessariamente replicare l’atmosfera incasinata della nostra cameretta una domenica mattina per essere considerati freschi e spontanei, e allora?

Anche un podcast di “chiacchere” richiede tanta preparazione.

Un esempio ci è dato dal podcast degli studenti Naba “Quelli della 405”, che ha completamente rivoluzionato il significato di podcast, portandolo a un livello di quotidianità e spontaneità da millennials. Per di più in un argomento tabù come il sesso senza veli vissuto dai giovani. La storia dei podcast si arricchisce così di un nuovo tassello, laddove ben sette ragazzi e ragazze si riuniscono in un ambiente domestico per parlare delle loro esperienze. Ma se credessimo che il progetto non richieda una grande preparazione autoriale compieremmo un grosso sbaglio. Il nostro Giuseppe Paternò Raddusa segue costantemente i ragazzi, discute con loro la scaletta del podcast, ne smussa le spigolature, genera raccordi. In una parola, progetta.

Abbiamo già parlato di Edison Jakupi e del suo podcast QBPC. Anche lui, partendo dal presupposto di costruire un podcast in formato talk show, ha il suo momento di studio e preparazione. Cosa sono i podcast è quindi un concetto che assume tantissime connotazioni e che ci impone di fermarci alla definizione di “un programma audio di vari contenuti veicolati attraverso il medium digitale sulle piattaforme di distribuzione audio più diffuse”. Non ci resta che procedere esempio per esempio, per capire cosa può maggiormente interessarci.

Cosa significa podcast

Entrare nel soggiorno della nonna con un podcast forse è una missione impossibile sulla carta. Dipenderà da come ci abitueremo a interagire con uno smart speaker, a quanto l’intelligenza artificiale riuscirà a coccolarci nelle azioni più comuni e soprattutto a garantirci la libertà di cui abbiamo bisogno senza generare l’effetto “grande fratello”.

Abbiamo bisogno di facilitatori, non di badanti. Per questo il podcast, al di là della difficoltà di pronuncia del nome, per i più tradizionalisti, è uno strumento ancora pieno di potenzialità, la cui definizione sfugge alla nostra umana necessità di dare un’etichetta alle cose. Siamo nel mezzo di un percorso di cambiamento, non sappiamo se sarà il web o la trasmissione wifi, a gestire le nostre fruizioni, non sappiamo nemmeno se saremo continuamente intermediati dai grandi colossi che si stanno scannando per i contenuti. L’importante è che il podcast sia sempre assimilabile a una necessità per la quale il genere umano continua a battersi perché è incomprimibile. La libertà di raccontare storie. E noi de Gliascoltabili siamo particolarmente appassionati a uno storytelling di qualità, tanto da dedicare tutto il nostro tempo per proporvi costantemente nuove ingaggianti produzioni.


Gli Ascoltabili si cimenta con la comedy su un tema di grande attualità: le coppie…scoppiate!

Deliziosa, irriverente, Scemi da un matrimonio – Tragistorie di coppia, la serie di podcast pensata e scritta da Giuseppe Paternò Raddusa, vanta interpreti di grande rilievo. 

Il matrimonio fortifica la coppia… sì, forse in un mondo parallelo. 

Scemi da un matrimonio – Tragistorie di coppia è il titolo della nuova serie comedy de GliAscoltabili.it, con la quale arricchiamo l’offerta di podcast gratuiti che prende posto tra altri format di successo come Destini Incrociati e Demoni Urbani

Il titolo richiama ironicamente quello del film “Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman; obiettivo della serie di podcast è infatti quello di raccontare i passaggi più bizzarri, folli e allucinati nell’esistenza di una coppia. Ne sappiamo tutti qualcosa, e per questo la coppia, intesa come passaggio anche transitorio di vite che si incrociano, è un microcosmo da esplorare con ironia, divertimento, forse il modo migliore di affrontare anche realtà non propriamente idilliache… Com’è che diceva Vasco rossi? ”Come nelle favole?”

Ancora una volta una serie di podcast di successo in uscita settimanale, da ascoltare tutta d’un fiato, in 12 irresistibili episodi.

Dodici episodi in cui ventiquattro persone, omo- ed etero-sessuali (il mondo è bello perché vario) si scontrano con uno degli ostacoli più pericolosi e sfidanti di sempre: imbastire un legame sentimentale senza finire in manicomio. O al Pronto Soccorso. 

Ossessione per il tradimento, cambi di genere, maschilismi e terrore della vecchiaia: questi alcuni dei temi che ispirano gli episodi di podcast.

Ogni puntata viene affidata a due importanti interpreti del panorama teatrale italiano, chiamati a interpretare i membri di una delle dodici coppie; a Giacomo Zito, ideatore e voce di Destini Incrociati e fondatore della piattaforma insieme a Simone Spoladori, il compito del narratore, “mentore spirituale” che raccorda i momenti più distruttivi ed esilaranti delle storie raccontate. 

“Sono veramente felice di fare da mentore narrante a queste coppie. Lo trovo un registro narrativo leggero, divertente, ironico. Per un’anima da doppiatore come me è davvero gratificante. E poi lavorare con attori che conosco e stimo è veramente esaltante: Roberta Federici, Dario Merlini, Dario Sansalone, Daniele Crasti, Angela Ricciardi, Marta Lucini, solo per citarne alcuni. Non ho ancora finito la prima serie di podcast, che vorrei sapere quando cominciamo la prossima!”

Queste le parole di Giacomo, al quale rispondiamo che la seconda serie di Podcast di “Scemi” (ormai in redazione lo chiamiamo così) dipenderà dal successo del podcast e dagli ascolti, che ci auguriamo molto numerosi.

Il 2019 è l’anno dei podcast e “Scemi da un matrimonio” segna un cambio di marcia per celebrarne l’esplosione!

Noi de GliAscoltabili.it abbiamo cominciato a produrre nuovi format di podcast di diverso genere narrativo. Dal talk show a comedy di intrattenimento come Scemi da un Matrimonio, che ha una struttura veloce, simile a un reality, ma in grado di esaltare le doti interpretative degli attori che prendono parte con entusiasmo alla produzione. Chiediamo a Giuseppe Paternò Raddusa di raccontarci il primo episodio, senza spoilerare troppo, s’intende!

“La prima puntata del podcast è dedicata a una coppia giovane. Eddie è un fashion designer, Martino uno scrittore di successo: sono la coppia più invidiata di tutta Milano. Fino a quando Martino entra in un vortice di paranoia e depressione quando scopre che Eddie, su Instagram, ha iniziato a seguire un bel ragazzo con il quale ha iniziato a chattare. La sofferenza di Martino è così pressante da minare la serenità della coppia. Martino inizia a essere sospettoso e a peggiorare la qualità del suo lavoro, ossessionato dall’idea di inchiodare il compagno. L’ossessione di Martino si spinge a livelli altissimi, tanto da organizzare un’imboscata al ragazzo e…”

Ok Giuseppe, basta così, altrimenti non ci divertiremmo nell’ascoltare un podcast di cui sono già disponibili on line diverse puntate, così che potrete goderveli “a nastro”, come si dice tra i podcast addicted in stile Netflix!

Un’ultima cosa la chiediamo a Giuseppe: come pensi che evolverà il futuro del podcast dopo questa sperimentazione?

“Ogni produzione de GliAscoltabili è sperimentazione. Certo, utilizziamo stili e modalità conosciute, come il narratore fuori campo che parla direttamente al pubblico, gli attori che rappresentano le loro storie, ma anche gli attori che rompono la quarta parete e si rivolgono direttamente al pubblico, un po’ come accade nei confessionali dei reality. Come vedi si parla di contaminazione di generi che ci aiuta a disegnare nuovi scenari del podcast italiano.”

Una serie di podcast tutta estiva da ascoltare sulla sdraio in spiaggia. “Scemi da un matrimonio” è così: un momento di leggerezza per riflettere su se stessi.

Come si dice? Si raccontano aspetti seri della vita con ironia e divertimento. Non abbiamo ambizioni particolari nel cambiare il mondo. Noi de GliAscoltabili.it ci limitiamo ad osservarlo e a offrirlo in podcast di intrattenimento come “Scemi”, pronti a far trascorrere a pubblici diversi venti minuti di puro divertimento!

Non vi resta che tuffarvi nella sezione del sito che ospita tutte le nostre serie e decidere in cosa immergervi: l’offerta di podcast de GliAscoltabili sta diventando talmente ampia da soddisfare ogni interesse del sempre più vasto pubblico dei podcast italiani!


Con i podcast si ride: HardCorviale è online su Gli Ascoltabili!

Il passaggio da analogico a digitale (nel porno) ispira una esilarante epopea romana in podcast, solo su Gli Ascoltabili dal 7 giugno.

HardCorviale: il podcast che non ti aspetti, tra Scola e Cesaroni

Fabio Di Ranno e Valeria Giasi – autori, sceneggiatori e produttori dalla tv, che annoverano I Cesaroni tra i loro lavori più amati – ci hanno contattato su Internet, per la precisione su Facebook, uno dei canali social de GliAscoltabili.it su cui veicolare i nostri podcast. Ci hanno scritto di aver scritto e prodotto una serie podcast fictional dal titolo HardCorviale – Non c’è sesso senza buffering. «Sarebbe bello farla uscire sulla vostra piattaforma!», e noi, sempre attenti sulle evoluzioni del mondo podcast, abbiamo deciso di contaminarci con questa simpatica realtà tutta romana.

Prima di tutto abbiamo cercato di capire cosa fosse HardCorviale, e ci è bastato ascoltarne i primi minuti in anteprima per catapultarci in un universo a metà tra il cinema di Ettore Scola e una puntata di Stracult. Nulla è visivo: HardCorviale è una serie esclusivamente in podcast. Che dal 7 giugno potete ascoltare solo su GliAscoltabili.it

Behind HardCorviale: perché il podcast?

HardCorviale, in otto episodi, racconta la tragicomica epopea di Nando Moricone, un pensionato che vive a Roma e che, fin da subito, dichiara di essere vittima “della crisi del porno”. L’ultimo noleggiatore della zona ha chiuso i battenti e lui si trova costretto ad affrontare un viaggio iniziatico alla scoperta del web, affiancato da una spalla che di virgiliano ha ben poco: il rapper Derek. 

“Hard” sintetizza tutto quello che c’è da immaginarsi sul porno; “Corviale”, per chi non lo sapesse, è il nome di un imponente complesso residenziale romano che in molti conoscono come “Il Serpentone” per le dimensioni che ha, luogo dell’anima che fa da motore al dramma esistenziale del povero Nando. 

Con una premessa così, ci è sembrato assurdo non assecondare l’allettante proposta di Fabio e Valeria, dato che un soggetto come quello da loro pensato dimostra cosa significa podcast oggi: uno strumento moderno e coinvolgente che dice la sua sulla direzione che stanno prendendo l’intrattenimento, l’informazione, il modo di raccontare storie.

Qualcosa che sperimentiamo da ottobre, quando GliAscoltabili.it ha fatto il suo debutto, offrendo a chi ci ascolta serie podcast dai contenuti diversificati, in linea coi trend – affrontiamo il sesso visto dai millennials con Quelli della 405, giovani problematici con Gli Adolescenti si fanno male, i disagi delle coppie moderne con Scemi da un matrimonio, le crime stories più efferate con Demoni Urbani… – a dimostrazione che il podcast, se si vuole, può raccontare davvero di tutto. Ed è così che, tra i titoli che produciamo, abbiamo deciso di ospitare un podcast di qualità come HardCorviale. 

È stato interessante, da parte nostra, comprendere come Di Ranno e Giasi, provenienti dal mondo della televisione, abbiano deciso di virare verso il mondo dei podcast: «Avevamo voglia di sperimentare in maniera libera un racconto che fosse sganciato da… da tutto – ci ha detto Valeria – dalle esigenze produttive che hai quando lavori al cinema, in tv, dove ci sono esigenze legate all’Auditel, o alla produzione». 

Dalla tv al podcast, dalle immagini ai suoni

Per due autori che arrivano dal mondo della scrittura per la tv non dev’essere stato semplice capire come si fa un podcast. Quando abbiamo incontrato Fabio, poco prima della messa in onda del podcast su GliAscoltabili.it, ci ha raccontato come per lui «la differenza è che manca l’immagine: in tv o in un film puoi ridurre i dialoghi, perché gli spettatori devono essere attenti alle immagini, che possono raccontare anche senza dialoghi. Con il podcast, invece, il fuoco dev’essere sul dialogo, da lì si deve evincere tutto, anche solo una battuta può raccontare tutto quello che c’è da sapere di un personaggio».

E soprattutto assume un ruolo fondamentale il lavoro sul suono, come osserva Valeria: « Ci siamo concentrati molto su un modello creativo che, al di là dello script, comprendesse anche un tipo di narrazione legata ai suoni: utilizzo della musica, dei sound effects, della regia vera e propria. Abbiamo attraversato una fase sperimentale abbastanza lunga, che ha compreso anche il lavoro con gli attori, per cercare di definire appieno quale potesse essere la migliore cifra stilistica per il progetto».

Podcast e personaggi, come ti creo un carattere che funziona

E di personaggi HardCorviale ne ha un bel campionario, a partire dal protagonista, Nando Moricone, “vittima della crisi del porno”, che nella serie ha la voce di Fabio Quinti Asmanzio. Quello di Moricone è un personaggio complesso, ricco di sfumature, al centro di una transizione digital non richiesta e sgradevolissima. 

«Il carattere di Nando», rivela Fabio, «ha ispirato tutta la storia. Abbiamo immaginato un uomo che fosse gagliardo e candido, con una sua particolare visione del mondo. Lo abbiamo soprannominato ‘l’uomo del cacciavite’, perché ha questa visione di uomo d’altri tempi, un po’ vintage, non si è mai preoccupato di imparare qualcosa di nuovo, come navigare sul web». Insomma, un personaggio che ricorda certe sfumature della commedia all’italiana, con un’accelerata importante in direzione della contemporaneità: con HardCorviale il linguaggio del podcast si contamina con quello della commedia, del divertimento.

Ne viene fuori un podcast di qualità, che – ne siamo certi – sarà in grado di appassionare gli ascoltatori grazie a un mix davvero equilibrato tra risate e, perché no, un po’ di amarezza. Quella che si riscontra in tutte le storie che si rispettano, e che meritano di essere raccontate. Come scaricare il podcast? Ovviamente sulla nostra piattaforma di contenuti audio, gratuitamente, a partire dal 7 giugno


I podcast mettono al centro una passione: la tua

La democratizzazione della tecnologia rivoluziona la produzione di contenuti d’intrattenimento.

Dando un’occhiata al panorama dei podcast italiani e stranieri, accanto alle grandi produzioni di podcast narrativi come quelli targati Gimlet o ai podcast che sono una diretta emanazione di piattaforme giornalistiche e d’informazione, esiste un ecosistema di player giovani e agguerriti che non hanno nulla da invidiare ai primi in termini di ricchezza e qualità dei contenuti.

Sono cambiati i tempi in cui gli strumenti tecnologici, dati i loro elevati costi, erano un’esclusiva di pochi; la democratizzazione della tecnologia ha fatto sì che tutti, con una spesa quantificabile in poche centinaia di euro, possano produrre contenuti d’intrattenimento potenzialmente in grado di raggiungere un pubblico molto più ampio che in passato

L’autoproduzione, oggi, non è più sinonimo di amatorialità e bassa qualità. È successo con la musica, per esempio: il mercato musicale non è solo stato invaso da dischi autoprodotti o singoli registrati nella propria cameretta, ma ne è stato radicalmente cambiato. Le grandi major del disco si sono dovute adattare a questo cambiamento, convertendosi a una vera e propria attività di scouting nel mare magnum di Internet alla ricerca della next big thing.

Non esistono i podcast perfetti; esistono invece i podcast che funzionano.

Se un discorso del genere vale per la letteratura – pensate al caso editoriale 50 sfumature di grigio, nato come fanfiction di Twilight – o, in parte, anche per il cinema, sicuramente il mondo dei podcast è quello che trae più forza da questa rivoluzione tecnologica. Chiunque può infatti sviluppare il proprio podcast e arrivare a scalare la classifica dei podcast più ascoltati, a patto che sappia rispettare poche semplici regole. Perché, come abbiamo già detto più volte, non esiste una formula perfetta per la creazione di un podcast di successo; ma esistono alcune caratteristiche fondamentali che non devono mancare.

Di alcuni abbiamo già parlato recentemente nel nostro blog; la continuità, ad esempio, intesa come  regolarità nella produzione e nella pubblicazione dei contenuti. Ma è necessario anche sapersi di rivolgere in maniera diretta e spontanea al proprio pubblico. Un pubblico che non deve essere per forza ricercato a tavolino, magari andando alla ricerca degli ultimi trend del momento. Ogni contenuto intelligente, originale e innovativo deve essere supportato da un ingrediente fondamentale: la passione per la materia trattata.

Perché la passione è il carburante che sostiene le nostre scelte e il nostro modo di raccontarle; qualcosa che il pubblico sa individuare immediatamente e immediatamente apprezzare. È la passione, più che la competenza o una “bella voce”, a saper coinvolgere i propri ascoltatori. Insomma, anche se pensi che potrebbe essere un’idea vincente, se non sai chi siano Virgil Abloh e VETEMENTS non ci pensare proprio a sviluppare un podcast di moda! Al contrario, non si deve aver paura di convogliare la propria passione, per quanto di nicchia essa sia, all’interno di un podcast: come siamo soliti dire noi de GliAscoltabili.itogni nicchia ha la sua vetrina”. 

Anche i podcast riflettono infatti le trasformazioni in atto nel modo in cui ci relazioniamo tra individui: costruiamo comunità attraverso la condivisione di interessi, per quanto “strani” questi interessi possano sembrare a prima vista. Ecco perché siamo convinti che non esistano podcast perfetti, ma che esistano solo podcast che funzionano; e la passione è il collante che regge ogni tassello del mosaico che andrete a comporre.

Water & The Hero: il nuovo format targato GliAscoltabili.it che racconta la passione per l’acqua in tutte le sue forme

E all’insegna della passione è dedicato il nuovo format prodotto da GliAscoltabili.it, Water & The Hero, un podcast in forma di talk realizzato grazie al supporto di Kingii, il più piccolo dispositivo di galleggiamento al mondo.

Chi sono gli eroi al giorno d’oggi? Tutti coloro che, guidati da una forte passione e da una motivazione tenace, trasformano la propria esperienza di vita in un esempio per tutti. Ed è la passione per l’acqua che ha radicalmente cambiato la vita degli ospiti che, puntata dopo puntata, incontreremo all’interno del nostro nuovo format.

Condotto brillantemente da Riccardo Felici, Water & The Hero si trasforma così in una ricognizione del rapporto tra l’uomo e l’acqua, la vera protagonista di queste storie, storie fatte di speranze, sfide e lieti fine e che ricostruiremo nelle tappe più importanti. Nel corso degli episodi, gli ospiti avranno infatti la possibilità di analizzare il loro legame con l’acqua, rievocando i momenti più intensi del proprio percorso, ma aprendosi anche a parentesi più leggere, di puro intrattenimento.

Tra i nomi coinvolti ci sono Luca Colombo, il biker milanese con il record di percorrenza su acqua dolce, che ha compiuto la traversata del Lago di Como alla velocità di oltre 43 nodi; Alessandra Giannascoli, biologa marina che ha lasciato l’Italia per vivere e lavorare tra i coralli australiani; il campione di stand-up paddle Martino Rogai e Serena Galvani, imprenditrice, velista e fotografa che ha fondato l’A.R.I.E. (Associazione per il Recupero delle Imbarcazioni d’Epoca) e che ha contribuito a restaurare la storica goletta Leone di Caprera, oggi esposta al Museo nazionale della scienza e della tecnologia di Milano. 

Water & The Hero arricchisce in questo modo il bouquet dell’offerta de GliAscoltabili.it, una piattaforma podcast gratuita che da sempre punta alla creazione di podcast originali e di qualità; podcast nati dalla passione per la parola, la narrazione e tutto ciò che, parafrando Dante, move il sole e l’altre stelle. E… già che ci siamo: se avete una passione che crediate possa essere trasformata in un podcast di successo, perché non provate a contattarci?


Il significato del podcast per le aziende

Uno strumento in più per la comunicazione d'impresa

Le aziende, tra i più sensibili e attenti interpreti dei trend e dei cambiamenti nei modi di comunicare, si stanno sempre più interessando ai podcast come strumento di comunicazione. Presenti nei social network, investono sempre di più nel mondo digitale, dove il pubblico spende più tempo e attenzione alla ricerca di contenuti, intrattenimento, relazioni.

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