Da “Gomorra” a “Mare Fuori”: quello che non ti hanno mai detto sulle riprese che hanno bloccato Napoli

Napoli non si ferma mai, ma a volte si blocca. Non per traffico o mareggiate: per quelle scene che tutti aspettano. È l’effetto collaterale di storie che escono dallo schermo e invadono la città, trasformando banchine militari e quartieri popolari in luoghi di pellegrinaggio, con corde tirate, silenzi contrattati e attese lunghissime per un ciak di pochi secondi.

Da "Gomorra" a "Mare Fuori": quello che non ti hanno mai detto sulle riprese che hanno bloccato Napoli
Da “Gomorra” a “Mare Fuori”: quello che non ti hanno mai detto sulle riprese che hanno bloccato Napoli

C’è chi dice che il successo di Mare Fuori o Gomorra nasca solo dalla scrittura. È vero, ma non basta. In mezzo ci sono facce, scelte di location e una città, Napoli, che si presta e resiste. Le serie hanno acceso un fenomeno costante: il turismo cinematografico. Gente che arriva per vedere un cancello, una scala, un molo. E resta per un caffè, una foto, una storia da portare a casa.

Dati alla mano, il pubblico c’è e spinge. Le ultime stagioni di Mare Fuori hanno raccolto oltre cento milioni di stream su RaiPlay. Gomorra – La Serie, prodotta da Sky, ha viaggiato in più di 190 territori. Numeri che spiegano l’energia intorno ai set. E anche la pressione.

La base navale e il pellegrinaggio che nessuno aveva previsto

Il cuore inatteso è la Base Navale della Marina Militare a Napoli. Qui, dove l’accesso è regolato e il mare parla piano, il perimetro è diventato un punto di pellegrinaggio. Gruppi, scolaresche, curiosi. Tutti fermi sul marciapiede di via Acton o affacciati tra il verde di Molosiglio, in attesa di uno sguardo, un ciak, un saluto dal cast.

La produzione si è adeguata. Orari elastici. Riprese all’alba o in notturna. Zone cuscinetto con transenne e controlli aggiuntivi. Nessun dettaglio riservato trapela: è una regola. L’area è militare, il divieto di sorvolo per droni vale a prescindere dalle camere, e i movimenti della troupe si pianificano con anticipo. Se servono deviazioni al traffico, entrano in gioco i vigili. Accade spesso, ma non sempre viene pubblicizzato: la priorità resta la sicurezza e l’assenza di spoiler.

Il risultato? Tempi lunghi per un’inquadratura pulita. Attese che, al di là delle seccature, muovono l’economia minuta: bar pieni, taxi occupati, B&B in overbooking durante i picchi di lavorazione. È l’altra faccia dell’indotto, quello che non trovi nei bandi ma nelle chiacchiere di chi lavora a due passi dal set.

Casting di strada, set blindati, città che cambia

Questa storia non nasce oggi. Con Gomorra, le Vele di Scampia sono diventate un’icona. Alcune sono state demolite tra il 2020 e il 2023, ma il mito resiste. Le location reali creano attaccamento, e i set si blindano. Call sheet con nomi in codice, scene spezzate, coperture visive per depistare i curiosi. Niente è lasciato al caso.

C’è un altro dettaglio che fa la differenza. L’alchimia del cast. Attori formati accanto a volti presi fuori dai provini tradizionali. Non è folklore: è una scelta. Dà verità al dialetto, al gesto, al passo. Cambia persino il modo in cui parliamo e ci vestiamo. Chi lavora sul campo lo vede: i ragazzi imitano le battute, i brand locali cavalcano l’onda, i tour “sulle tracce di…” spuntano come funghi. Non sempre sono ufficiali, e non sempre affidabili, ma esistono.

C’è poi un confine sottile tra curiosità e invasione. Le produzioni lo sentono. Proteggono le storie e le persone. Limitano gli accessi, chiedono rispetto. Molti dettagli operativi restano riservati, ed è giusto così: alcune informazioni non sono pubbliche per motivi evidenti.

E allora, la prossima volta che passerai sul lungomare e vedrai un tratto chiuso, prova a pensare a quel che c’è dietro. Non solo una scena. Ma una città che si presta a farsi racconto. Un set che respira col mare. E una domanda semplice: quanto di questa energia tornerà, domani, nella vita di chi qui ci vive ogni giorno?

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